Anni ‘60/’80

venerdì, ottobre 14, 2011
da famijarciunesa

Il fascino di Riccione “Perla verde” dell’Adriatico
Prezioso gioiello fra tutte le spiagge italiane

Divenuta comune autonomo nel 1922, dopo che la sua fama aveva richiamato l’imperatore romano Diocleziano con la sua corte fastosa e godereccia e la regina Cristina di Svezia. Era la meta preferita di Benito Mussolini, dei figli e parenti del dittatore. Richiamava numerosi industriali: da Olivetti a Borghi, dal conte Rognoni, proprietario del Guerin Sportivo e potente dirigente calcistico, ai Barilla, ai Campari, ai Marzotto, agli Zegna, ai Piaggio, dai banchieri ai più famosi stilisti. Soggiorno prediletto dei maggiori campioni sportivi. Il magico Pelè era venuto a trascorrere a Riccione una fetta della luna di miele. Riccione bella e peccaminosa, splendida con i suoi sei chilometri di spiaggia con il verde, difeso con grande accanimento fino all’irrefrenabile invasione del cemento. Questa fascinosa Perla Verde era l’unica cittadina di mare in cui si poteva attendere l’alba bevendo champagne o Chinotto Neri, oppure brindando con un stuzzicante Trebbiano dei colli, mangiando un risotto sul porto, tra scosciate bionde filanti in minigonna cullati dagli ultimi successi sul juke box, attorniati da implacabili seduttori che non conoscevano concorrenti. Riccione era la regina del divertimento, il più famoso centro di seduzione in cui le donne passeggiavano quasi danzando con atteggiamenti fatali. Dalle nobildonne che nella notte ballavano a piedi nudi il “cha cha cha” sulla stola di visone in viale Ceccarini alle seducenti indossatrici, alle decine e decine di miss felici della loro generosità, alle attrici svenevoli e maliziose fino alle splendenti fanciulle che puntavano tutto sulla loro avvenenza. Una conturbante contessina toscana amava ripetere: “vorrei svenire sdraiata” mentre tutte cercavano di dare ancor più impeto alla loro esuberanza con amori vorticosi, imitate dalle commesse della Standa o dalle impiegate della Stipel agghindate a festa. Splendide come fossero principesse insaziabili, distributrici d’amore e di “cha cha cha” ritmato da Xavier Cugat la cui moglie Abbe Lane aveva sinuosi ancheggiamenti che toglievano il respiro e spingevano i romani alla disperata invocazione “Abbe pietà di noi “. I locali da ballo si rubavano a colpi di milioni le maggiori attrazioni del momento. Viale Ceccarini era il salotto prestigioso nel quale imperava lo Zanarini, un bar tavola calda condotto con grande abilità dalla famiglia Bartolini con cuochi di sicuro talento che alle prime ore del mattino fingevano di servirti due uova al tegamino . Erano invece due mezze pesche sciroppate circondate da panna. Per quei tempi l’eleganza era al top. Abiti lunghi imbevuti da scie di profumi e smoking per i gran gala al Savioli, che hanno aperto la strada al Saviolino, a Villa Alta, alla Panoramica. Il Vallechiara lanciato dalla famiglia Spadini era il più gioioso il più divertente e presentava le più grandi stars del momento: da Caterina Valente a Mina, da Modugno a Nico Fidenco dalla indemoniata Joe Collins a Ornella Vanoni, a Massimo Ranieri, a Rita Pavone a Carla Boni. Celebre in tutto il mondo la pista a goletta che aveva reso famosi i Savioli. Bepi Savioli ricordava con orgoglio di aver incontrato sulla Quinta di New York un petroliere che gli raccontava con gioia d’aver ballato sulla pista del Savioli. Dagli anni 60 agli 80, grazie anche al boom economico, Riccione ha vissuto il periodo di maggior splendore. Quando il Savioli organizzava il “Gran Premio Riccione” e il “Bal in tete” c’erano due ali di folla ad applaudire i partecipanti e dovevano intervenire i carabinieri a disciplinare il traffico. Accorrevano i grandi attori: Mastroianni, Sophia Loren, Claudia Cardinale, De Sica, Totò, Sordi, Gassman, Vitti, Eleonora Rossi Drago, Lollobrigida, Ekberg… molti arrivavano in carrozza.
Altrettanto avveniva al Vallechiara. Il Florida organizzava feste particolari, soprattutto in maschera dedicate agli stregoni, agli indovini mentre il grazioso “Punta dell’Est” che si avvaleva di complessi internazionali teneva le luci soffuse e il gestore l’ex campione dei mediomassimi Montebelli guardava compiaciuto le coppie avvinghiate in balli densi di promesse e di notti gonfie di stordimenti. Un clima di grande festa, di innamoramenti mozzafiato, di carezzevoli abbandoni. Un’iniziativa curiosa e divertente l’aveva presa il cantante Paolo Bacilieri che aveva aperto un locale chiamandolo “La Stalla” sotto al Mediterraneo, hotel di lusso, con la partecipazione di una mucca che dormiva davanti al dancing. A mezzanotte la mucca, lucidata a festa, veniva condotta all’interno del locale con il suo campanaccio suscitando l’ilarità dei presenti. Una sera la mucca si era fermata davanti a un tavolino ed aveva muggito all’indirizzo di Celentano nel locale con alcuni amici. Un nobile antiquario marchigiano aveva organizzato una festa per un Sottosegretario ai Beni Culturali a cui prevedeva di vendere alcuni quadri pagando un conto di 820.000 lire e al momento di pagare estrasse un assegno, invece di chiedere lo sconto disse: faremo 850.000 lire. Il complesso che suonava costava tre pezzi da 10.000 lire. E se ne era andato prima di mezzanotte per raggiungere Villa Alta accompagnato da alcune bellissime per incantesimare il Sottosegretario. Erano i tempi delle voci carezzevoli di Bruno Martino e Fred Bongusto. Il maestro Paolo Zavallone, famoso per il suo fiuto musicale, mi aveva portato al Saviolino promettendomi: “ascolterai un cantante più bravo di Bruno Martino”, a quei tempi una specie di oracolo. Aveva ragione. Suonavano i Loris il cantante era Fred Bongusto. Nando Pucci Negri, marito di Anna Maria Mussolini presentava al Savioli, Alvaro Alvisi al Vallechiara, Daniele Piombi un po’ ovunque e iniziava la sua serata con “Sotto questo meraviglioso cielo di stelle”. Un’introduzione che non cambiava mai. Si ballava anche al “Milan de not” sopra l’attuale Canasta e il Clan di Celentano aveva aperto, il dancing Park, nel parco di viale Ceccarini oltre la Ferrovia in cui si esibivano nella stessa serata Pippo Baudo, Fausto Leali e i Novelty, Bruno Martino e la vedette francese Silvy Vartan. Mille lire il prezzo d’ingresso che per quei tempi in cui si consumava un buon pasto con qualche centinaia di lire era piuttosto elevato.Ancora più costoso ballare al Saviolino e a Villa Alta in cui a un’ora della notte venivano offerti piatti di spaghetti o di maccheroncini a quelle coppie che non si erano ancora inoltrate nel verde della natura ad attendere l’alba. Beppe Brili si arrampicava sugli alberi davanti al Canasta ed emetteva fischi dalle fantasiose variazioni, attirando ilarità ed applausi. C’era il Caffè Concerto all’angolo tra viale Ceccarini e via Virgilio in cui si esibivano le voci più famose. L’ora dell’aperitivo in viale Ceccarini era il momento della parata delle bellezze di casa nostra o estere. Molta eleganza: abiti bianchi di lino per gli uomini e vestiti dalle generose scollature per le fanciulle che si apprestavano alle notti goderecce. Auto spyder, Ferrari e Maserati rosse fiammanti parcheggiate sul marciapiede del salotto di Riccione. Ne avevo una anch’io. Un mondo scomparso lentamente con l’avvento delle discoteche, dei camping, con il mutamento delle mode e delle tendenze e con l’emigrazione dei nomi più prestigiosi verso le località della Sardegna e di altre spiagge frequentate da politici e dalle loro corti. Erano in arrivo, seppur in lontananza, le veline, le letterine sino alle escort che prediligevano i lussuosi cabinati, mentre la gioventù dei figli dei fiori riempiva con un rumore assordante i grandi raduni di musica rock e successivamente perdevano la vita nei party rave con droga e grandi ubriacature. Si indossavano per moda jeans strappati e magliette scolorite. La droga scorreva a fiumi E il poetico fare all’amore si trasformava nel realistico quanto metallico “fare sesso”. L’atmosfera poetica era svanita. Condomini cancellavano il Savioli, il Florida, e gli altri locali. Era la stagione dei saccopelisti, delle donne vestite di stracci. E ai tempi nostri emergevano le escort a 10.000 euro alla notte. Tutto meccanico, tutto frenetico fra volgarità tuonanti, insolenti battute e sgangherati commenti. Imperavano le parolacce nelle loro infinite coniugazioni. Rimane sempre la bellezza di Riccione, l’affabilità dei suo abitanti, i tortellini fatti dall’arzdora, il Sangiovese delle colline, l’eleganza di viale Ceccarini e dei suoi prestigiosi negozi. Il sindaco e i suoi amministratori oggi parlano di riqualificazione della sempre attraente stazione balneare in cui è ancora possibile ammirare un bel lato B, passeggiare sui moderni lungomare, orgoglio e vanto di questa seducente città che nel pieno dell’estate diventa una metropoli festosa e pirotecnica, ancor capace di calorosi abbracci e d’incantevoli dondolii.

Valentino Fioravanti
giornalista scrittore

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