Cemento a Riccione

venerdì, aprile 15, 2011
da famijarciunesa

Il cemento soffoca Riccione

Molto probabilmente lo spettacolo “C’è chi dice no!, Fatti e Misfatti di Riccione”, che si è svolto il 9 febbraio scorso al Teatro del mare, ha rappresentato per Riccione un vero punto di svolta. Per la prima volta la voce di cittadini che protestano sulle scelte dell’amministrazione comunale si è fatta “coro”. Infatti, ad organizzare la riuscitissima e affollatissima manifestazione, usando lo spettacolo satirico come mezzo per comunicare il proprio disagio e la propria protesta, ben 6 comitati spontanei di cittadini – Comitato NO TRC, Comitato Abissinia NO ai divieti di sosta, Comitato Promo Alba, Comitato Colle dei Pini, Comitato Parco del Tirso, Comitato Riccione Paese – per la maggior parte nati per dire No ai tanti e troppi progetti di cementificazione che stanno letteralmente divorando ogni spazio verde della città o per contrastare scelte amministrative contestate, con l’appoggio di associazioni più propriamente di promozione, si sono uniti sotto la sigla di un unico Comitato che, prendendo a spunto la canzone di Vasco Rossi, hanno chiamato “C’e’ chi dice no!”. L’iniziativa, spontanea e autogestita, che ha trovato in Facebook un prezioso alleato per la sua promozione, ha acceso i riflettori del palcoscenico teatrale sulle tante e forti perplessità e le animate contestazioni che stanno accompagnando alcuni progetti che l’Amministrazione comunale di Riccione vuole realizzare ed alcune decisioni da essa già predisposte. Progetti e decisioni che hanno un filo rosso che li lega tutti tra loro. Tanto cemento al posto del verde o per realizzare parcheggi interrati. E ancora parcheggi, sottratti ai residenti per costringerli all’acquisto di quelli privati. Una filosofia che il Comitato “C’è chi dice no!” ritiene scellerata, da contrastare con forza e con l’impegno di tutti i cittadini di Riccione che amano questa città e che non intendono cedere alla logica dei costruttori e della speculazione edilizia, per fare cassa o per rispondere ad una progettualità senza senso. A dar loro voce, sul palco, Davide Fabbri, ecologista convinto, e Roberto Mercadini, attore satirico. Insieme a raccontare lo scempio che si sta abbattendo su Riccione. Ciascuno a suo modo. Fabbri, l’ecologista, attraverso un’analisi spietata, di numeri, cifre e peccati della cementificazione di Riccione, di ieri e di oggi. Mercadini, con i suoi taglienti monologhi, tra satira e realtà, tra denuncia e comicità, rubando un sorriso a volte davvero amaro, a infierire sui vizi e sulle assurdità di chi ha perso il buonsenso e rincorre il mero profitto. Un mix di effetto che, con il contrappunto di filmati che hanno raccontato lo scempio e le pervasive ferite al territorio, ha svegliato qualche coscienza ancora sopita. E che ha fatto dire a chi c’era che forse a Riccione qualcosa nel rapporto tra amministrazione e cittadini sta cambiando davvero. A rincorrere i commenti, la sorpresa di molti che hanno guardato all’iniziativa come uno spartiacque che segnerà la vita della città. E’ la prima volta che a Riccione cittadini, riunitosi in comitati, si organizzano, dando vita ad una manifestazione unitaria per dare più forza alla loro protesta. Un segnale evidente che l’Amministrazione comunale e la politica della città non possono non cogliere. Perché se da un lato sembra sempre di più venire meno la capacità dell’Amministrazione di coinvolgere i cittadini nelle scelte, dall’altro sembra non ci sia più spazio per le decisioni prese dall’alto, senza confronto né verifiche con la città. Sembra ormai chiaro che Riccione non è più disponibile a rilasciare deleghe in bianco a chi governa la città e a chi dall’alto scranno dovrebbe proporre alternative e altre soluzioni possibili. Il comitato “C’è chi dice No!” non è una sfida né una rivendicazione, incapace di leggere il futuro. E i comitati che lo animano non sono insensibili e riottosi, portatori di piccoli interessi personali, ancorati a quel No, che tutto nega e su tutto protesta. Sembra piuttosto che il Comitato sia una scelta e un’opportunità per non stare a guardare, immobili e indifferenti, al declino annunciato di una città che ha bisogno invece di ritrovare, per il suo rilancio e il suo futuro vero e possibile, la sua originalità e la sua tradizionale attrattiva. Rinnovandola, senza tradirla né avvilirla o peggio senza soffocarla con una dissennata quanto inarrestabile colata di cemento, vittima anche del protagonismo di una vanità politica senza limiti. Una città che ha, piuttosto, bisogno di investire su se stessa e sulla sua straordinaria normalità di città accogliente, serena, efficiente. Per il turista che viene e per chi ci vive per sempre.

Alberta Del Bianco

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