Teatro

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Dal 2001 al 2011 sono state effettuate un gran numero di recite con le Compagnie da me dirette una media di 6 all’anno per un totale di 60 e con le compagnie invitate alle rassegne- denominate “In dialet l’è mej” una media di 4 / anno per un totale di 40 per un centinaio di serate, bisognerebbe controllare le fatture della SIAE per averne il totale.
I Arciunis – Attori per caso – l’Almadira – La Rungaja sono le compagnie che hanno portato più volte sul palco ciascuna rappresentazione ed effettuato repliche delle seguenti commedie dialettali: Pidriul e i su fiul, Scapazoun un è un quaioun, Un chelc t’un stinch, Te sta zet che ti fat e ciarghin, I sèld iè com i dulur, U iè piò mat adfura, Ho scapuzè t’un furminent, Ogni frot la su stasoun, Done e amor gran brusor, L’anandra te guaz, E diavle e fa al pgnate, L’è fadiga magnè e pèn senza muliga.

L’UTILE NETTO DELLE RECITE E DELLE RASSEGNE E’ SEMPRE A  FAVORE DI FAMIJA ARCIUNESA

Un libro che racconta 35 anni di teatro a Riccione (per info Giuseppe 338 4304667)

polvere cop Teatro

Giuseppe Lo Magro racconta: “Mettendo a posto cose di casa, mi è balenata l’idea di raccogliere il materiale prodotto in 35 anni di commedie che ho portato in scena assieme a voi, fatto di foto, manifesti, sceneggiature, redazionali, e realizzare così una pubblicazione, La pelvra de pèlch-scènich, che vuole essere un grazie a tutti coloro che con me hanno collaborato in questa lunga ed appassionante esperienza. Il teatro dialettale mi ha regalato enormi soddisfazioni, e ha permesso di mettermi in relazione con tanti carissimi amici, che questa sera vedere qui mi fa un gran piacere…”. Queste le parole che un emozionatissimo Giuseppe Lo Magro (smessa per qualche secondo l’abituale aria tenace e ‘spavalda’) ha proferito di fronte ad una settantina di affiatati ed esuberanti commensali  e attori per diletto, che con lui hanno lavorato, in tempi e modalità differenti, nelle 14 commedie in dialetto rappresentate dal 1978 al 2009, e che grazie alla loro briosa verve  hanno incontrato il favore della gente divertendola, per ritrovarci dentro parole, modi di dire e movenze tipici della nostra precisa fetta di territorio. Il cammino espressivo di Giuseppe iniziò nel lontano 1974 quando dalla platea del Cinema Africa, assistendo alla pièce dialettale della compagnia I Sgrazid che recitava ‘in lingua locale’ (in quegl’anni il dialetto vantava ancora un buon numero di simpatizzanti…) restò folgorato da questa forma di spettacolo, tant’è che incominciò a giraci attorno, sino a che un giorno, dopo gavetta di siparista, suggeritore, aiuto tecnico e prime piccolissime partecipazioni, si lanciò con una sua di commedia, Pidriul e i su fiul. Non prendeva spunto da testi classici o partenopei, come era stato sino ad allora, ma da un esplicito spaccato di “riccionesità”, da storie tutte nostre animate da ritratti umani altrettanto autentici.  Ricoprendo la triplice figura di autore, regista, ed attore, dopo poco diede vita alla sua prima compagnia: I Arciunis, che esordì il 13 marzo 1978, a cui seguirono L’almadira  e La rungaja.

Tre domande a Giuseppe: Quali sono stati i personaggi che ti sono rimasti più nel cuore o comunque in quello del pubblico?
“Senza ombra di dubbio Pidriul e Brudèt della prima commedia Pidriul e i su fiul. Fu un  successo… sperato, ma andò oltre le più rosee aspettative. Sicuramente la trama aiutò con vicende riscontrabili nella realtà di allora, ma la mossa vincente fu rappresentare il dualismo Paese-Marina (a quei tempi sentitissimo), coi due avversari Pidriul (il contadino) e Brudèt  (il marinaio), veramente ‘ruspanti’. Altra mossa positiva fu che i personaggi avevano dei soprannomi nostri; in precedenza quasi sempre si interpretava conservando il proprio nome di battesimo. Qui avvenne il contrario, e per molto tempo Rodolfo Ciotti e il sottoscritto vennero chiamati nella vita reale Pidriul e Brudèt: la commedia etichettava.”
Perché hai chiuso con un eclettico ruolo che ti ha sempre visto ‘protagonista principale’?
“Sicuramente l’abbandono non è stato indolore. Se penso a quanti spettatori hanno assistito alle mie rappresentazioni ho qualche ‘brividino’… Pidriul oltre 2.000, Scapazoun 2.400 e L’è fadiga scavalcò i 3.000, e parliamo solo delle prime edizioni e solo a Riccione (al Cinema Africa e al Cinema Teatro Turismo). Ma mi era diventato ‘pesante’ mandare avanti la macchina organizzativa: avevo bravi attori che sono sempre riuscito ad infilare nei personaggi a loro più congeniali, e sul palcoscenico sono stati perfetti; ma quanto a collaborazione esterna… solo briciole. Per cui… stop! Anche se ogni tanto la frase “Mo an fè piò gnint?” solletica la mia creatività.”
Cosa ti ha lasciato l’incontro con tutti gli amici-attori che dopo tanti anni hai voluto riconvocare?
“Il grazie collettivo che ho voluto estendere a tutti coloro che con me hanno respirato la mitica polvere del palcoscenico in un’esperienza ricreativa mi è ritornato come un’eco amplificata; ho compreso che è stata soprattutto un’esperienza di vita. Tre generazioni, caratteri diametralmente opposti, professioni agli antipodi… eppure i traguardi via via prefissati sono stati raggiunti assieme… per la gioia di un applauso. Una gioia extra mi è arrivata con la presenza di Oreste Pavesi. Interprete delle prime due commedie (1978 e 1979), era tornato nella sua Mantova per motivi di lavoro. E dalla sua terra natia è sceso da noi dopo oltre trent’anni… per un abbraccio che assume un valore infinito.

Maria Grazia Tosi

Dal Teatro dialettale
1.500 euro per il Centro 21

Fratelli di Taglia e Famija Arciunesa hanno unito le loro forze per organizzare l’ennesima Rassegna di commedie vernacolari denominata “In dialèt l’è mej”. L’edizione 2013 si è svolta in cinque serate, da fine febbraio a fine marzo, nella simpatica atmosfera del rinnovato Teatro del Mare, con lo scopo di devolvere l’utile in beneficenza privilegiando i ragazzi del Centro 21 che si stanno costruendo la loro sede (con mille difficoltà e tanta energia). Così il 22 aprile u.s. Giovanni Ferma e Giuseppe Lo Magro si sono recati presso la sede provvisoria al Centro di Quartiere Fontanelle per la “cerimonia” della consegna dei 1.500 euro raccolti nelle mani della presidente Maria Cristina Codicè. Quattro chiacchiere in allegria; i ragazzi hanno raccontato il loro progetti in corso d’opera; i “teatranti” hanno promesso di continuare l’opera di sostegno, poi la foto di gruppo! Ma tanto resta ancora da fare per cui, se qualcuno desidera contribuire ad aumentare la gioia di questi ragazzi suggeriamo gli IBAN degli “Amici del Centro 21”:                                     www.amicidicentro21.altervista.org

CREDITO VALTELLINESE: IT 90 H 05216 24100 0000000 60221. BANCA DI RIMINI: IT 25 M 08970 24100 0000900 06491 – Intestati al Centro 21  Potete destinare il vostro 5 x 1000: codice fiscale 91103040407 (i contributi versati sono deducibili). E-mail: info@centro21rimini.org.


Dal Teatro dialettale
1.000 euro per il Centro 21

Fratelli di Taglia e Famija Arciunesa hanno unito le loro forze per organizzare la rassegna di commedie dialettali 2011 (quattro serate al Teatro del Mare in gennaio/marzo) e devolvere l’utile a scopo benefico. Il risultato è stato di mille euro, consegnati il mese scorso nella sede provvisoria del Centro 21, con una simpatica “cerimonia” caratterizzata da quattro risate e classica foto di gruppo. Al momento dei saluti non è mancata la promessa di futuri impegni per contribuire alla realizzazione del progetto del nuovo ambiente dove i ragazzi potranno fare esperienze necessarie alla loro crescita intellettuale e ad un proficuo inserimento nel tessuto sociale.

CENRO 21 Teatro

Sorridenti al clik : Da sin: Giuseppe Lo Magro, Daniele Dainelli, Sara, Giovanni Ferma, Maria, Valentina, Maria Cristina Codicè.

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