Arriva l’atollo…

martedì, febbraio 12, 2013
da famijarciunesa

Atollo: in marzo la presentazione

Per rilanciare il turismo, Riccione torna a puntare sull’atollo. Pronto lo studio di prefattibilità e una serie di modellini che vengono comparati tra loro per poi fare la scelta più funzionale, in attesa della presentazione al pubblico, prevista a metà marzo. Esteso sui 60 ettari di superficie, l’isolotto artificiale ruoterà attorno a un porto, che dovrebbe occupare un terzo dell’atollo, con un terminal capace di accogliere le navi da crociera e il loro carico di passeggeri, pronti a fare shopping. Poi spazio a hotel, negozi, ristoranti e appartamenti, contornati da spiagge, ma anche a un parco e a centri di ricerca con archeomuseo e spazi per benessere. Una serie di strutture e servizi, che saranno definiti strada facendo. L’isola artificiale che, con il suo chilometro di diametro, dovrebbe estendersi a tre miglia dalla battigia tra il porto e viale Ceccarini, riaccende gli appetiti e l’innata fantasia degli imprenditori locali, ancora ammaliati dal progetto degli isolotti. Quello lanciato nel 1977 dal noto tecnico riccionese Arnaldo Tausani,  che fu subito accolto a braccia aperte dai comuni di Riccione (che ne vanta la paternità) Misano, Cattolica e Gabicce. L’intervento da “nababbi”, intanto ha acceso la curiosità dei mass media stranieri, che di recente gli hanno riservato ampi servizi. L’opera, da realizzare in project financing con un miliardo di euro, nasce sotto l’acronimo di T.H.ER.E. (Touristic Hub Emilia-Romagna Est Sealine) che è centro dipartimentale di ricerca, formato per studiare e formulare proposte di sviluppo sostenibile delle coste (mare e  terra ferma), ma anche progetto di ricerca, sviluppato dal Centro dipartimentale dell’Università di Ferrara “Sealine”, diretto dal professore Luca Emanueli, e promosso da Sis Spa, in rappresentanza dei 14 Comuni della Valconca, compreso Gabicce. I loro tecnici, assieme a quelli dei ministeri dell’Ambiente, Beni Culturali, Infrastrutture e Sviluppo economico, nei mesi scorsi si sono confrontati sull’opera che, come garantisce il direttore di Sealine: “Sarà una innovativa “smart island” che fungerà da traino per tutto il territorio. Avrà, cioè, una gestione a “ciclo chiuso”, del tutto autosufficiente, di acqua, energia elettrica e anche rifiuti”. “Anche se l’atollo sarà realizzato in project finacing, avrà un controllo pubblico fino alla fine, – sottolinea il professore Emanueli –. I privati, per intenderci, non potranno fare quello che vogliono”. Quindi aggiunge: “sull’intervento ci sono degli interessamenti da parte di diversi imprenditori, ma per l’aggiudicazione dei lavori verrà indetto un bando pubblico. I tempi di realizzazione li comunicheremo in marzo, durante il convegno di presentazione”.

Nives Concolino

Ridateci un motivo per tornare a sognare

Sogno. Utopia. Peggio: follia. Ma perché non provarci lo stesso? Perché rimanere sempre con i piedi incollati a terra, zavorrati dall’ordinaria amministrazione, aggrappati al nuovo vocabolario dettato dalla crisi? Volare alto, abbiamo dimenticato come si fa. I nostri nonni, i nostri padri hanno voluto e saputo provarci. Rischiando. Faticando. Alzando l’asticella, un centimetro dopo l’altro. Hanno fatto i soldi, è vero, ma hanno anche saputo inventarsi un’industria che prima non esisteva, un modello vituperato ma imbattibile. L’atollo è il passo verso l’iperspazio, la conquista di una luna virtuale, solo una bella favola. Ma l’importante è crederci. Probabilmente avremo più possibilità di vincere al SuperEnalotto che di vederlo in mezzo al nostro mare, ma non per questo abbiamo il diritto di affondare l’ultimo estremo sogno che una riviera, ormai sazia e appesantita, si è voluta dare. Navigare a vista, galleggiare, sopravvivere. Questo purtroppo ci stiamo abituando a fare. Colpa nostra e dei politici che – sempre noi, chi altri? – abbiamo eletto o contribuito a rappresentarci. Ragionieri della politica, mediani del consenso, profili molto molto bassi. A destra, come a sinistra; in giunta come all’opposizione. Non tutti, ma molti sì. Troppi per poter ancora sperare di tirare avanti senza colpi di coda, un guizzo o la tenacia che hanno solidificato gli sforzi dei nostri padri. Per pigrizia e opportunismo abbiamo delegato ad altri il compito di sognare anche per noi. E’ più facile sparare nel mucchio che indicare la strada giusta, la via di uscita a una crisi che si lascerà alle spalle migliaia di vittime e le nostre sempre piu fragili certezze. L’atollo è soltanto un’icona, il paradosso usato per reagire alla conservazione dello status quo, in politica come in economia. Crederci, nonostante tutto e tutti, significa riappropriarsi della capacità di stupirsi. E di guardare ancora lontano, verso il mare, a caccia di un orizzonte mai come oggi così scuro.

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