Chiude “Pico”

martedì, marzo 26, 2013
da famijarciunesa

“Pico” ha chiuso bottega
2 milioni di storici scatti senza “casa”

Non senza rimpianti e con un gran nodo in gola, lo scorso 31 dicembre Epimaco (Pico) Zangheri, decano dei fotografi riccionesi, ha abbassato per sempre le serrande del suo mitico negozio: Foto Riccione. Dal dopoguerra in poi, con l’occhio del cronista umile e discreto, ha raccontato la storia della città attraverso il suo obiettivo, immortalando personaggi, eventi, episodi di cronaca bianca e nera. Un patrimonio che sfiora i 2milioni di scatti, archiviati con pazienza certosina dal figlio Gianni, che l’affianca nel lavoro dagli anni Settanta. A indurre il noto fotografo a chiudere bottega è stata la crisi, ma soprattutto l’avvento del digitale che ha portato un po’ tutti a improvvisarsi fotografi, e la concorrenza della grande distribuzione. Fattori che hanno messo in ginocchio tante attività del settore. Dopo l’estate a Riccione hanno spento le luci anche ad altri studi, come Foto Serenella che gli storici fotografi Candiotti di Morciano avevano lanciato e poi affidato in gestione a terzi nella zona dell’Alba. Altri colleghi sarebbero sull’orlo del collasso: una debacle. Con la chiusura di Foto Riccione, in Viale Gramsci, si allarga il “buco nero” del  Grand Hotel, che non trova più la forza di riaccendere le luci. Ma Pico, nonostante i suoi 82 anni, non ha intenzione di appendere la macchina fotografica al chiodo. Vorrebbe dare continuità alla sua professione anche il figlio Gianni, ma il suo futuro, al momento senza sbocchi, è legato a una proposta che non ha ancora ottenuto un riscontro concreto: l’acquisizione da parte del Comune del prezioso archivio storico che, oltre ai due milioni di immagini, include negativi, diapositive, un migliaio di vecchie cartoline di Riccione, una decina di suoi libri fotografici, come I cavalieri del vento, Pico fotografo a Riccione e altre pubblicazioni con le sue esclusive foto, scattate a centinaia di vip, come Totò, Anita Ekberg, Gina Lollobrigida, Benigni, Dalla, Dorelli, Celentano, Morandi, Mina Fiorello e il Nobel Montalcini, solo per citarne alcuni. Un incalcolabile “miniera” dal valore inestimabile, che Gianni vorrebbe cedere al Comune in digitale. Questo progetto la scorsa estate era stato “sposato” dal sindaco Massimo Pironi che intendeva finanziarlo attraverso l’operazione dell’H & M, purtroppo conclusasi in modo inglorioso al suo nascere. Per acquisire questo patrimonio e altre collezioni private ora si cercano altre strade.  La città saprà custodire questo patrimonio? Vedremo. “Se il Comune mi offre un incarico per archiviare e digitalizzare tutto il materiale, consentendomi di avere uno stipendio per mantenere la mia famiglia – commenta Gianni Zangheri -, sono pronto a cedere  l’archivio e a seguire ancora come fotografo gli eventi della città, altrimenti cambio mestiere. I costi di gestione e la concorrenza non mi consentono di portare avanti un negozio”. Al di là di tutto resta il mito di Pico che per il suo talento, professionalità e discrezione nel tempo ha guadagnato notorietà, pure per i suoi scatti pubblicati su importanti quotidiani e riviste nazionali. Una grande rete di collaborazioni anche televisive, a partire dai canali Mediaset e della Rai che, mentre si svuotavano gli scaffali della storica “bottega”, ha registrato un servizio per “Tg2 Storie”. Un’occasione per ripercorrere le tappe principali della carriera di Pico, cominciata nel 1943, quand’era appena tredicenne,  come “scattino” alle dipendenze di Alfredo Ricci,  dal quale rilevò il negozio degli anni Venti nel 1974. L’emozione nell’abbassare quella serranda è stata davvero forte, incontenibile, ma Pico,  sempre con il suo immancabile e tenue sorriso, ha trovato l’entusiasmo per raccontarci ancora una volta alcuni aneddoti del suo mestiere e dell’epoca d’oro della città, le storie di vita notturna, fatti e personaggi. “La mia prima macchina fotografica è stata un’Agfa Silelet – ricorda -. Scattavo foto nei locali da ballo dell’epoca: alla Baita, al Florida e al Cavalluccio Marino, ma soprattutto al dancing Savioli. Qui si tenevano grandi eventi, come il “Gran Bal en tête” e il Premio “Riccione per il mondo dello spettacolo”, dove grazie al patròn Bepi Savioli, ho fotografato tantissimi personaggi, che sfilavano tra ali di folla”. Tra gli scatti più memorabili quelli di Alberto Sordi, Giulietta Masina, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Foà, Rascel, Nazzari, De Filippo, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, fino a Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Poi i comici Alighiero Noschese e Gino Bramieri e una miriade di cantanti: Teddy Reno, Rita Pavone, Tony Renis, Renato Zero e Raffaella Carrà, fino alle personalità di Stato e della Chiesa: da Papa Giovanni Paolo II al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. “Se continuerò a girare per strada con la macchina fotografica appesa al collo (finché la salute me lo consentirà) conclude – è solo perché questa per me non è una passione, ma una vera e propria malattia”.

Nives Concolino

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