Distastri in arrivo

martedì, marzo 26, 2013
da famijarciunesa

TRC nel salotto… di casa

Il cantiere tira dritto. Sotto traccia, senza dare troppo nell’occhio, se non fosse per quell’interminabile serpertone di tubi che corre accanto ai binari della ferrovia tra Rimini e la Perla verde. Solo la politica, in particolare la lista civica, tiene i riflettori puntati sul Trc, nella segreta speranza che da Roma arrivi un dietrofront che le amministrazioni locali non sono in grado di dare. «Procediamo con i  lavori — conferma dall’Agenzia Mobilità l’ingegner D’Andrea — si parte dalla stazione di Rimini, poi Miramare e  via via fino al Marano, ai confini con Riccione>. Dove i lavori proseguono in sordina. Chi passa in treno vede scorrere le tracce del cantiere della metropolitana di costa. Che si insinua nei giardini, che sfiora le case che fiancheggiano la ferrovia.
Il confine è sottile, i conflitti covano sotto la polvere che ancora le ruspe non hanno alzato, ma che finirà per arroventare il clima quando l’opera diventerà più invasiva. «Hanno abbattuto una ventina di alberi — segnalano alcuni residenti di Rimini — tra Rivazzurra e Miramare. Erano piante in salute>. Dal Comune di Rimini confermano che si tratta dei lavori per il Trc fatti dall’Agenzia Mobilità. «Stiamo procedendo con la realizzazione della stazione prevista a Fiabilandia»,  spiega ancora D’Andrea. Si è conclusa, raccontano, la bonifica relativa alla presenza di eventuali ordigni bellici. Insomma, l’opera va avanti. Nonostante l’ostilità di un numero crescente di cittadini e la perplessità degli amministratori, costretti però a bere l’amaro calice. E se a Rimini si contano gli alberi abbattuti, a Riccione si pronostica una vera e propria strage ai lati dalla linea ferroviaria, quando il cantiere del metrò di costa inizierà davvero a marciare a passo spedito. Difficile, fino ad allora, prevedere cosa potrà fermarlo ma la strada   è ancora tutta in salita.

La tassa di guerra

La tassa che spacca. Volano gli stracci tra la giunta Pironi e gli albergatori, su cui si abbatterà l’imposta di soggiorno. Balzello odioso, ma soprattutto inatteso. Ad accendere la miccia è l’annuncio del sindaco: tassa sia, nonostante le promesse dell’anno passato e i distinguo da Rimini. La Perla virtuosa che evita di introdurre l’imposta sui turisti, i ‘vicini di casa’ costretti dai conti in rosso ad applicarla già dallo scorso ottobre. Pochi mesi dopo è tutto un altro film. Riccione capitola e gli albergatori si sentono traditi. E’ guerra senza esclusione di colpi, con il sindaco che riesce a peggiorare la situazione ad ogni comunicato e uscita pubblica. Mal consigliato, Pironi si trova ad incassare anche l’imbarazzo del suo partito, un Pd altrettando spaesato di fronte alla violenta reazione dell’associazione guidata Bruno Bianchini e dal direttore Cevoli. E’ un’escalation di minacce e repliche velenose, tra il sindaco e l’Aia. Con gli albergatori che promettono battaglia e annunciano la discesa in campo, quello politico ovviamente. Un intervento deciso ma non così efficace, vista anche la reazione delle altre categorie, non così dispiaciute che la batosta si abbatta sulla testa degli albergatori. L’intenzione di buttarla in politica non preoccupa più di tanto, anche perché l’Aia non ha mai brillato quando è stato il momento di tutelare politicamente i suoi interessi, soprattutto quando c’era la possibilità di ottenere dalle amministrazioni di centrosinistra il riscontro della non belligeranza. Gli albergatori non hanno mai fatto lobby, e in municipio lo sanno. Neppure gli esponenti delle opposizioni sembrano scaldarsi più di tanto a favore della crociata degli hotel. Ma l’Aia trova inaspettatamente un alleato nel sindaco stesso, firmatario di un comunicato stampa da denuncia. Non penale, l’oltraggio è al buon senso e alla decenza. Pironi indispettito arriva a minacciare di negare agli alberghi la gestione del Palas, una mossa dilettantesca che rovescia la partita. Da vittima delle bordate politiche il sindaco diventa il persecutore, il padre-padrone dei destini e dei beni pubblici, una versione che non si adatta all’autore, che del dialogo ha fatto un totem. Il Pd prende le distanze, molti si indignano anche se non lo dicono apertamente. Intanto, il sindaco conferma che la tassa ci sarà. Non a Pasqua ma prima dell’estate. Servono due milioni per far quadrare i conti del bilancio, ma la somma sarà ben più pesante in termini elettorali. Il partito lo sa e inizia a sondare eventuali candidati per sostituire in corsa Pironi, che però annuncia di voler tirare dritto e presentarsi nel 2014 per la riconferma. Nessuno, nel frattempo, dice cosa ne sarà dei milioni incassati con l’imposta. Il vero nodo è lì, tra le pieghe di bilanci che si allungano con voci assurde e ormai insostenibili. Sagre, gitarelle, eventi improvvisati, tagli sì ma a casaccio. Ne valeva la pena? Pironi lo scoprirà soltanto nei prossimi mesi. I suoi ‘consigliori’, invece, non lo capiranno mai.

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