Metro di costa

lunedì, febbraio 13, 2012
da famijarciunesa

Soldi e battaglie sul filo dei binari

Bocciato il referendum, la battaglia prosegue. Una strada sempre più in salita quella percorsa dai militanti “No-Trc”, che nei mesi scorsi hanno occupato la sala consiliare per manifestare contro il metrò. Circa duecento persone, sorvegliate da vigili, poliziotti e carabinieri, con palloncini con le scritte contro l’intervento, all’esterno del municipio ciambella e vino. Alta la tensione durante la votazione presa a maggioranza tra le urla e i fischi del pubblico. Atto finale preceduto dalle manifestazioni che hanno avuto come bersaglio il sindaco Massimo Pironi. Lo dimostrano le scritte apparse nel sottopasso: <Pironi vattene>, accusato di non avere fatto abbastanza per far osteggiare il progetto contestato dai quattromila firmatari del referendum. Il sindaco Pironi e il PD hanno tentato una mediazione tra le spinte dell’opinione pubblica e gli impegni presi per il varo del progetto. Alla fine la soluzione non accontenta praticamente nessuno. Mette al riparo il progetto, ma scontenta gli enti riminesi; fa arrabbiare i comitati che si sono visti negare la possibilità di andare alle urne per sondare come la pensano i riccionesi. I paletti messi dal consiglio comunale sono più che altro formali, ma più di questo Pironi non poteva obiettivamente ottenere. Anche perché – lo si è saputo soltando più tardi – se si fosse votato sulla cancellazione del tratto riccionese del metrò di costa i consiglieri favorevoli avrebbero rischiato pesanti azioni risarcitorie per il mancato rispetto degli impegni economici già presi. La questione era peraltro riesplosa quando da Rimini si era saputo di un ulteriore ampliamento dei costi legati all’opera. L’aumento già previsto dei costi per realizzare il Trc, hanno tentato di dire i riccionesi, dovrà accollarserlo qualcun altro. Il gruppo consiliare del Pd l’ha spuntata ma è una vittoria di Pirro: «Il Comune di Riccione ha già provveduto ad accendere un mutuo di 6 milioni 278mila euro – hanno dichiarato gli esponenti del Pd – limitando definitivamente la compartecipazione al progetto a detta cifra». Non un euro in più e, attenzione, la cifra si riferisce ai 93 milioni stimati. «Con le promesse di finanziamenti che oggi non ci sono, noi non intendiamo andare avanti». Ha alzato la voce Enrico Angelini, il segretario del Pd di Riccione. Ha difeso l’importanza del Trc fino a prendersi sonori fischi in una assemblea pubblica alla festa del partito. Questo è accaduto a settembre. Da allora i tempi sono cambiati e le incertezze che regnano a Roma hanno stravolto il contesto. Dalla capitale si attendono 53 milioni di euro, ma al momento il finanziamento è di soli 43 milioni. Senza dimenticare che lo Stato paga per il trasporto pubblico locale, ma la quota, girata dalla Regione, oggi è diventata impalpabile. Dunque i Comuni saranno costretti ad accollarsi anche la maggior parte dei passivi derivanti dai costi di gestione del metrò. «Fino a oggi abbiamo fatto la nostra parte perché crediamo che quest’opera possa essere strategica ma non intendiamo chiedere altri sacrifici alla nostra comunità, non intendiamo dirottare altre risorse sul Trc togliendole a interventi già previsti. Riccione ha dato e non è proponibile continuare a dare per quest’opera. Per noi le priorità sono l’economia cittadina e il welfare», ha dichiarato Angelini. Insomma, nessuno ha intenzione di fare ulteriori sacrifici per far correre il Trc. Ma la sensazione, a Riccione come a Rimini, è che il treno sia già partito e nessuno è in grado – anche volendo, e sono tanti – di fermarlo.

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