Palazzo Turismo

lunedì, febbraio 13, 2012
da famijarciunesa

Pironi “straccia” il contratto d’affitto

Doveva trasformarsi in un megastore, ma di fronte a questo progetto il sindaco Massimo Pironi appena insediato, ha storto il naso ed ha promesso di rescindere il contratto d’affitto del Palazzo del Turismo. Così è stato. Con la delibera del consiglio comunale che “revoca l’assegnazione in godimento a terzi” dello storico edificio, il Comune è tornato a disporre in pieno del suo bene. Ma in agguato c’è una consistente richiesta di danni che potrebbe superare i 200/300mila euro.  Già, perché l’antiquario Alberto Verni,  procuratore della ditta aggiudicataria, la Sa. San Marino Fine Arts con sede a Dogana, non intende essere liquidato senza una contropartita. Se richiederà 200/300mila euro o più per i danni, al momento il noto imprenditore non lo dice. All’indomani  della revoca, lo scorso 26 novembre, ha dichiarato: “Non mi sono mai trovato in una situazione del genere. Non riesco a quantificare, quei soldi possono essere tanti o niente per il progetto che avevo in mente. Al Palazzo del Turismo dovevamo aprire un megastore, come quello dell’Excelsior Milano (Gruppo Coin, a due passi dal Duomo). Non me ne intendo di politica,  ma quando togli qualcosa a qualcuno, qualcosa si dovrà dare!”. Di fatto, oltre due anni fa, quando il sindaco Massimo Pironi, affiancato da Verni, in conferenza stampa ha annunciato che il Turismo sarebbe tornato al Comune, si era parlato di una contropartita, che ora non c’è. Si puntava sulla “Cacetta”, che però Verni assicura di non aver mai visto all’interno, perché tra l’altro è abitata.  Resta la rabbia del privato che ha visto sfumare l’affare, ma anche la soddisfazione di tanti riccionesi, che non avevano mai digerito questa operazione della giunta Imola. Il Palazzo del Turismo era stato assegnato alla Sa  per 25 anni con un canone d’affitto di 250mila euro annui, per ripagare parte delle spese del pala congressi.  A proposito della revoca, l’assessore al Patrimonio Ilia Varo, ribadisce che il  Comune ha proceduto con un atto legittimo “per sopraggiunta utilità”. Nel palazzo che già ospita l’assessorato al Turismo, sono arrivati anche gli uffici della Cultura e dello Sport.  Ma Verni non ingoia l’amaro boccone, anche perché, dopo aver vinto il bando, aggiudicandoselo, aveva visto annullare il tutto, per cui era andato avanti attraverso una trattativa privata. Sforzi vani, il sogno del megastore è svanito, come il “Cubo” con negozio interrato che doveva sorgere nella piazzetta del Faro in viale Ceccarini. Altro progetto finito tra la polvere dei cassetti.

Nives Concolino

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