Spiaggia e Turismo

lunedì, giugno 3, 2013
da famijarciunesa

Nuovi bagni con piscine e chiringuiti

La minacciosa “nube” della Bolkestein, direttiva europea sulle concessioni demaniali, non frena l’intraprendenza dei bagnini riccionesi, che sulla spiaggia con coraggio stanno investendo milioni di euro. Sono una decina gli stabilimenti balneari che quest’estate sfoggeranno una nuova veste. Altri lo faranno nei prossimi mesi. Nel 2012, infatti, l’Ufficio del Demanio ha rilasciato una quindicina di licenze. Per altre dieci la pratica è in fase d’istruttoria. L’onda dell’innovazione allungherà così l’elenco delle nuove zone. Sono 23 quelle inaugurate negli ultimi due/tre anni, grazie a quell’effetto “domino” che con la riqualificazione sfida la crisi economica. Dall’arenile sono sparite centinaia di cabine, quelle rimaste in piedi  sono state predisposte in perpendicolare rispetto la battigia, in modo tale da aprile dei “cannocchiali” sul mare. Eliminati anche   tanti lastricati, mentre si sono moltiplicate le piscine, le vasche per idromassaggi, palestrine, angoli wellness, aree giochi per i bimbi, pannelli termici e fotovoltaici. Per la prima volta, dopo l’esperimento fatto una decina di anni fa da Fulvio Binotti con il noto conduttore televisivo Paolo Brosio, entreranno in funzione anche i “chiringuiti”. Il primo ad allestirlo per offrire in spiaggia tutti i prodotti a base di frutta, tranne cocco, bomba e canditi, già venduti dagli ambulanti, è il Bagno 71 dei fratelli Conti in società con il bar ristorante Frank di Gabriella Conti. La stabilimento è stato interamente rifatto su disegno del geometra Stefano Montanari. In attesa dei permessi per i chiringuiti altre Spiagge, come la 134-135 di Fausto Ravaglia (il bagnino che ha prestato il suo volto per lo spot promozionale televisivo della Regione Emilia-Romagna) , che l’anno scorso è stata completamente ridisegnata , e la 112 con il bar ristorante Tanimodi dei fratelli Corazza. Sull’onda dell’innovazione decolla anche la terza Cooperativa Bagnini di Riccione la “Riviera” di recente formazione, ma con esperienza pluridecennale, cominciata con la Cooperativa marinai di Salvataggio. I sei soci: Renè Vandi, Danilo Protti, Massimo Bianchini e Massimo Pignatello con il presidente Giancarlo Ripa e il vice Giuseppe Amati, i mesi scorsi hanno rinnovato i Bagni 46 e 47, 130 e 131. In queste ultime due zone, in attesa di stringere un accordo con il Bar Movida per un chiringuito, il geometra Domenico Bellanova ha previsto pure una piscina per adulti con fungo d’acqua, una piccola piscina una per bimbi, un paio di idromassaggi con getti di per la stimolazione vascolare, dove poter stare anche stesi, l’angolo del cardiofitness e la palestra. Poi le docce, calde anche di sera, il baby point con animazione, il parco giochi per i bambini, il wi-fi e punto internet. Il cannocchiale sul mare si è allargato fino 40 metri. Un’oasi del benessere immersa nel verde con idromassaggi e getti d’acqua,  wellness e relax, piscine per adulti e bambini caratterizzano anche i bagni 46 e 47, accanto al bar ristorante Flamingo, risistemato dal nuovo gestore Giacomo Pratola. Anche in questo caso l’eliminazione di 13 cabine e la diversa disposizione delle altre ha consentito di aprire un varco visivo di oltre 61 metri. Considerato il fenomeno erosivo, tutti i manufatti, compreso le casette dei bagnini, in queste due zone sono stati arretrati. Sempre su disegno di Bellanova, sono stati rinnovati i Bagni 60 e 70. Il primo di Giorgio Tontini è  caratterizzato da un’ampia piscina (pensata per fare anche aquagym, idromassaggi e ginnastica per mamme) e un gazebo che fungerà da “piazza”. Le due strutture sono state realizzate al posto di un blocco centrale di 20 cabine, in parte recuperate e in parte eliminate. Ed è sempre uno specchio d’acqua con un angolo fitness e relax a caratterizzare il nuovo look del Bagno 70 dei fratelli Raffaella e Mario Zannoni. Garantito il cannocchiale sul mare con l’eliminazione di 15 cabine sulle 63 preesistenti. Veste nuova, infine, anche alla 76, Bagni Guido, e alla 95 di Marco Fabbri. Come ci confermano all’ufficio Demanio del Comune, ai bagni che quest’estate sfoggiano la nuova cartolina si aggiungono i 23 rifatti degli ultimi due/tre anni e quelli (una decina in tutto) con pratica in fase d’istruttoria. In soldoni, il salto di qualità interessa circa un terzo dei concessionari. E non è poco!

Nives Concolino

Perla verde? No, russa

Riccione, provincia di Mosca. E’ il sogno di centinaia di operatori turistici che hanno capito che soltanto i russi potranno, almeno nei prossimi anni, risollevare le sorti dell’economia locale. Ragione per cui, a fine marzo, una delegazione targata Riccione ha preso un aereo per sbarcare nella capitale russa dove era in corso la fiera del turismo, appuntamento fino ad ora disertato dalle singole località della riviera. Riccione, grazie soprattutto ai vari consorzi che hanno investito sul mercato dell’Est, era presente con uno suo stand, il suo nome, i suoi operatori. Prima erano soltanto la Regione Emilia Romagna e l’Enit a occuparsi della promozione, ma la concorrenza degli altri Paesi, per non parlare di quella delle mete turistiche italiane, hanno convinto i riccionesi a mettersi in proprio, nonostante l’irritazione manifestata dalle autorità regionali, indispettite dall’iniziativa solitaria della Perla verde. Come se l’appiattimento verso il basso o il marchio Emilia Romagna bastassero a sostenere l’afflusso dei vacanzieri russi. A differenza di altre partite, in questo caso  l’amministrazione comunale si è resa disponibile a sostenere gli operatori, partecipando attivamente alla missione. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, dopo stagioni spese ad inseguire il mercato tedesco, sempre più asfittico, e i camperisti di Oltralpe. Segmenti ormai sgonfi, che solo marginalmente puntano sulla Riviera, mentre i russi si mantengono in cima alla classifica delle presenze; numeri record che tengono a galla il settore alberghiero e soprattutto quello commerciale, come confermano i bilanci delle aziende che affidano i loro bilanci  alla massiccia dose di rubli incamerati. I corsi riservati alle commesse e agli albergatori, l’utilizzo nei negozi di personale madrelingua, danno l’idea della penetrazione dei nuovi turisti, che hanno occupato il ruolo che negli anni Sessanta ricoprivano i tedeschi. L’unico rischio che pesa sul futuro è la tenuta dall’aeroporto Fellini, la principale porta d’accesso dei russi, schiacciato da una montagna di milioni di debiti. La flessione dei voli produrrebbe un calo di presenze, un’eventualità temuta come la peste dagli imprenditori locali e dai soci pubblici dello scalo.

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