Stagioni del turismo

giovedì, giugno 10, 2010
da famijarciunesa

4 stagioni del turismo straniero

Per i 50 di collaborazione quale agente di viaggi, quest’anno il riccionese Luciano Sabbatelli è stato premiato dall’Aereoporto “Fellini” di Miramare. “Già dal ‘58 lavoravo coi Charter tedeschi – racconta -. A quei tempi le agenzie erano rare e con orgoglio posso dire che in pochi anni avevo già partner in tutta la Germania, che mi hanno permesso di lavorare per tanto tempo con le più grandi agenzie, di Stoccarda, Francoforte, Dortmund, Essen… e tanti Bus Operator. Riccione negli anni del boom era affollata di tedeschi: da Monaco arrivavano tre voli alla settimana con la Compagnia Bavaria. Dopo due decenni quel particolare turismo si è decisamente impoverito; sicuramente la nostra località che tanto andava di moda è risultata troppo cara rispetto ad altre in giro per il mondo. Personalmente mi sono interessato al mercato belga e lussemburghese già dal ’74, quando ho incominciato ad interagire con la Luxair che aveva introdotto un nuovo volo per Rimini; sono stato scelto da loro per la buona ‘renomè’ che avevo acquisito presso le agenzie tedesche. E tuttora è questo il mercato del quale mi occupo.” E i tedeschi che fine hanno fatto? Ne arriva ancora qualche famiglia di ‘affezionati’ con la propria auto ed in bassa stagione, sporadici pullman di sportivi o di agenzie che ancora apprezzano le nostre offerte, e solo qualcuno con l’aereo, ma con voli di linea.

DIVERSO
I primi anni ’80 diventano testimoni di un turismo diverso che caratterizza una piccola parte della storia riccionese: il turismo gay, che fa storcere il naso dei benpensanti e che colora di stravaganza una città balneare in crisi d’identità. Decisamente eccentrico il pubblico che approda nella nostra città, facendola diventare pari ad Ibiza, Sigez e Mykonos (e tanto da suggerire il cattivo gusto dello storpiamento del nome Riccione, aggiungendo una  H dopo le due C). In viale Ceccarini sono tantissime le coppie di ragazzi che si vedono passeggiare mano nella mano; ben curati, spesso vestiti estrosamente e quasi sempre con baffi. I locali della notte diventano intrigante e trasgressivo punto d’incontro: Club 99, Peter Pan, Villa delle Rose sono i più frequentati, e non bastano i continui e più o meno eclatanti blitz della Polizia a sospenderne l’attività. Visto l’afflusso di questa tipologia di mercato, vengono ventilati  anche eventi mirati, ma già nell’estate del ’85 il fenomeno entra in crisi, sicuramente dietro le polemiche di tanti residenti, operatori turistici e non, che temono un’etichettatura della realtà balneare riccionese che non appartiene storicamente loro. Un segnale significativo parte dall’Amministrazione, che proprio in quei giorni affigge per la città manifesti con uno slogan che la dice lunga: “Riccione città per tutti”.

STORICO
Dopo la grande guerra prolificano le pensioncine, la cui gestione, che oltre a mobilitare nonni, genitori e figli distribuiti nei vari reparti, si snodava su modalità operative tutt’altro che tecnologiche. Si partiva dal retro-cucina, con il lavaggio della biancheria.  Lavatrice, essiccatoio, mangano… o servizio esterno lavanderia? No, grandi mastelli e contenitori di cemento, dove mettere  a bagno l’ingombrante bucato, per sfregarlo con forza e sapone, e dopo averlo sbattuto per il risciacquo, prenderlo  uno da una parte e uno dall’altra e strizzarlo. Una volta asciutto, per stirarlo lo si metteva sul tavolone di cucina, si accendeva un fornello col carbone per scaldare i ferri di ghisa neri. E il reparto notte? Un bagno ogni 7 stanze, in fondo al corridoio e con i clienti che dovevano coordinare i tempi per non ritrovarsi a fare una doccia tutti nello stesso momento; considerato che poi  spesso l’acqua finiva, costringendoli a lavarsi al mare, e ad utilizzare per i  sanitari quella con la quale l’albergatore aveva anticipatamente riempito la vasca del mini bagno. Al ristorante i problemi non c’erano;  le ricette erano nostrane e gustose: lasagne o tagliatelle il giovedi’ e la domenica e così anche il dolce: pesce il venerdì.

FUTURISTA
All’inizio del mio operare nel Marketing turistico – racconta il riccionese Alberto Gnoli -, chiesi ad un vecchio albergatore che lavoro fosse il suo: “un lavor da mat”. Totalizzante: non c’era famiglia, spazio privato, né tempo libero. Credo sia questo che abbia reso unico il nostro turismo. Ma è sufficiente per il futuro tale formula per assicurarne il successo? La mia risposta è tre volte no: occorre avere il cuore nel passato sì, nel mantenimento di genuinità e passione, ma la testa nel futuro, interpretando nuove esigenze, unendo  forze ed investendo. Quattordici anni fa è nato la Riccione Family Hotels il primo Club di Prodotto, alberghi specializzati in servizi per la famiglia… ed è stato subito successo! Ora siamo maturi per arrivare alle ‘catene di prodotto’, ovvero ad imprese alberghiere che si trasformino in modo radicale, dalla struttura architettonica a quella gestionale. A questo proposito è stato recentemente finanziato un progetto dalla Regione attraverso la Provincia di Rimini per la creazione di ‘un incubatore di moderne catene alberghiere’ (Hospitality Factory). Auspico quindi che presto vedremo la nascita dei i-pod hotels, colorati, economici, tecnologicamente all’avanguardia, senza ristorante, aperti tutto l’anno, internazionali; oppure gli you&me hotels, sofisticati e prestigiosi, pensati per persone in cerca di dettagli, e dove ogni cosa viene studiata per stupire; o anche i romagna design hotels, a riscoprire e valorizzare la nostra essenza romagnola.”

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