Vandalismo

martedì, febbraio 12, 2013
da famijarciunesa

Vandalismo: come arginarlo e prevenirlo

È successo anche a Riccione. Il primo episodio a Capodanno, in cui alcuni vandali, teppisti per meglio dire, hanno distrutto la statua di Wojtyla con delle mazze; a Ferragosto hanno mandato in frantumi la perla in vetro dentro la maxi conchiglia davanti al Palazzo del Turismo. A fine estate, con un flessibile (inspiegabilmente non sentito o avvertito da nessuno) hanno mutilato il braccio della sirena in bronzo. Altri episodi in cui hanno distrutto staccionate nel parco, la brandina e il secchiello giganti nelle rotonde. Episodi ancora senza un colpevole, senza un perché che, nuovamente, hanno gravato sulle casse comunali e sui cittadini. Ma dunque: perché accadono certi episodi? Chi sono gli autori? Per rispondere a queste domande, occorre spendere qualche parola e qualche digressione socio-criminologica sul vandalismo in sé. Il vandalismo è un atto voluto a ledere, deturpare e distruggere determinati obiettivi, quali luoghi, opere d’arte, statue ed ambienti naturali. In quest’ultimo caso si parla di vandalismo contro natura, meglio conosciuto come piromania. L’atto vandalico, oltre ad essere fatto per chi sa quale divertimento, ha lo scopo di intimidire e lanciare determinati messaggi; spesso verso la società o persone in particolare e, nella preponderanza dei casi, si riesce a cogliere anche un determinato stato d’animo del soggetto o soggetti che lo hanno compiuto, come rabbia, frustrazione, solitudine, diseducazione ed abbandono. Nella maggioranza dei casi si tratta di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni. La maggior parte di essi hanno bassa autostima e hanno almeno una causa che li porta a riversare rabbia e frustrazione verso cose o persone: in genere mancanza di lavoro, perdita dell’amata o dell’amato e situazione famigliare complicata, poco presente sull’educazione e sulle frequentazioni dei propri figli. Complice poi l’alcol e divertimento eccessivo inoltrato fino alle prime luci della mattina, causano mancanza di freni inibitori. Va sottolineato come il vandalismo sia un atto voluto, quindi con piena volontà nel recare danno. Le bravate o le ragazzate, apostrofate erroneamente da molti, sono ben altre. Nei casi sopracitati, si tratta unicamente di delinquenza. Come tale, gli autori vanno identificati, denunciati e puniti. La pena minima è una multa; in diversi casi anche il carcere, come previsto dal nostro codice penale. Questi episodi di vandalismo accaduti a Riccione, oltre a ledere l’immagine della città, “Perla verde dell’ Adriatico” da sempre ai primi posti come tenore di vita , servizi e divertimento per tutti, pesa il fatto che sono i cittadini incolpevoli a pagare ingiustamente le spese di riparazione di ciò che viene distrutto. Il problema è che solo una volta, i teppisti, sono stati beccati in flagranza e denunciati. Che cosa fare dunque? Le telecamere sono una soluzione; efficaci certo per la fondamentale identificazione, ma poco per la deterrenza, perché ad alcuni soggetti, la telecamera non provoca alcun freno. Ma è comunque un buon inizio. La via maestra da seguire è la prevenzione. Non potendo civilizzare le persone, si deve trasmettere il messaggio che la delinquenza viene punita. Chi distrugge, deturpa e mutila statue ed altro, non deve far pagare il cittadino incolpevole; l’autore va identificato e gli va fatto pagare (ai suoi genitori compreso) tutto fino l’ultimo centesimo. L’educazione al rispetto di cose e delle persone e di ciò che è delinquenza, anziché bravata, deve partire nelle scuole. Personale competente, inserito nelle scuole a spiegare ed aiutare ragazzi ed insegnanti in questo percorso, costa poco e produce tangibili risultati. Per quanto riguarda la protezione di cose, abitazioni, statue ed opere d’arte, le misure più comuni ed efficienti sono le protezioni perimetrali attorno al luogo definito a “rischio”, barriere e difese a protezione di ciò che si vuole proteggere ed impianti di sicurezza deterrenti che rivelano e segnalano ogni tentativo di avvicinamento. Tutto questo è inutile se però manca il senso civico e umano del cittadino. Non solo evitando di fare certi atti di delinquenza, ma segnalando e denunciando senza timore chiunque compie comportamenti lesivi. Sarebbe utile, specie durante l’estate in cui Riccione è gremita da tanto turismo, studiare alcuni programmi di sicurezza e prevenzione, con la collaborazione di tecnici come criminologi e forze dell’ordine. Far percepire sicurezza, crea sicurezza.

Criminologo Dott. Mirko Felici

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