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	<title>Famija Arciunesa &#187; Ambiente</title>
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		<title>Vetrate pericolose</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:42:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni anno centinaia di uccelli muoiono per collisioni contro superfici vetrate. Queste collisioni  possono verificarsi tutti i giorni dell’anno e a volte superano gli abbattimenti prodotti nella stagione venatoria sul nostro territorio. Le tracce di questi incidenti le possiamo trovare su molti edifici e pannelli vetrati.  Purtroppo, queste perdite sono state a lungo sottostimate, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ogni anno centinaia di uccelli muoiono per collisioni contro superfici vetrate. Queste collisioni  possono verificarsi tutti i giorni dell’anno e a volte superano gli abbattimenti prodotti nella stagione venatoria sul nostro territorio. Le tracce di questi incidenti le possiamo trovare su molti edifici e pannelli vetrati.  Purtroppo, queste perdite sono state a lungo sottostimate, in passato anche dalle stesse associazioni animaliste,  poiché le piccole vittime, una volta cadute a terra, vengono immediatamente catturate da gatti, ratti e altri uccelli predatori. D’altro canto, in assenza di reali dati, il problema non è mai stato affrontato in maniera adeguata neppure dai progettisti edili.Per fortuna oggi è aumentata la sensibilità e la coscienza in molti cittadini i quali  segnalano il continuo verificarsi di questi episodi. Questa accresciuta sensibilità ha fatto si, che taluni progettisti, architetti e a industrie del settore, si siano impegnate seriamente per risolvere il problema. Senza ombra di dubbio le pareti vetrate riflettenti o trasparenti, rappresentano nel “paesaggio architettonico urbano” un punto di eccellenza e su questo non si può che essere d’accordo, ma queste vetrate rappresentano anche delle vere e proprie trappole mortali per gli uccelli. Un uccello vede attraverso una facciata in vetro un albero, il cielo o un paesaggio che lo attira e si dirige verso questi obiettivi con un volo diretto, colpendo così la lastra. Il pericolo è tanto più grande quanto più trasparente ed estesa è la facciata in vetro. Il secondo fenomeno sono i riflessi. A seconda del tipo di lastra e dell’interno dell’edificio, i dintorni vengono riflessi in maniera più o meno marcata. Se sull’edificio si specchia un parco cittadino, all’uccello sembrerà di vedere un attraente spazio vitale e vi si dirigerà in volo senza rendersi conto che si tratta solo di un’immagine riflessa. Anche specchi sistemati nel mezzo di un paesaggio hanno le stesse conseguenze. Come è noto gli uccelli si orientano principalmente con la vista. I loro occhi sono ben sviluppati e indispensabili alla loro sopravvivenza; nella maggior parte delle specie sono posti sul capo in posizione molto laterale, ciò permette loro una visione a «grandangolo» (per alcune specie persino a 360°). In questo modo sono in grado di accorgersi molto velocemente dell’avvicinarsi di un nemico. Lo svantaggio è che solo un angolo relativamente piccolo del campo visivo viene coperto da ambedue gli occhi, limitando la visione stereoscopica e, di conseguenza, la percezione della profondità di campo. I due emisferi cerebrali sono di conseguenza molto divisi; i due occhi assumono spesso due diverse funzioni contemporaneamente: mentre uno fissa un verme, l’altro sorveglia i dintorni. La scomposizione dell’immagine è straordinaria: mentre noi possiamo distinguere a malapena 20 immagini al secondo, un uccello è in grado di distinguerne 180. Evidenti differenze esistono anche per quanto riguarda la visione dei colori. Gli uccelli, ad esempio, riescono a distinguere le varie tonalità di verde meglio di noi uomini. Il vetro è apparso relativamente di recente; per questo, benché dal punto di vista visivo gli uccelli siano ben adattati al loro ambiente, non lo riconoscono quale ostacolo. Oggi le nuove conoscenze permettono di risolvere il problema, perché è possibile costruire rispettando gli uccelli  e questo non vuol dire in alcun  modo  limitare la creatività  e rendere  un’architettura monotona, ma più semplicemente cercare di evitare inutili trappole e sviluppare misure di protezione esteticamente gradevoli e orientate al futuro. Esistono già alcune soluzioni sperimentate con successo, come ad esempio l’utilizzo di vetrate colorate non riflettenti, vetri deformanti o traslucidi, lastre con decorazioni satinate o reticolate. Ad esempio, sulle  vetrate prospicienti la zona balneare potrebbero essere indicate decorazioni che richiamano l’aspetto marino, come serie di onde, pesci o gabbiani.  Le soluzioni sono molteplici, ritengo che l’architettura su questo fronte possa dare ampio spazio alla creatività. È auspicabile anche una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni locali, affinché prevedano  negli stessi strumenti urbanistici, regole e soluzioni tecniche al fine di  evitare mortali collisioni  di uccelli contro le pareti vetrate.</p>
<p>Antonio Cianciosi<br />
(Ambientalista)</p>
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		<title>Arboreto &#8220;Cicchetti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:29:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Inaugurato l’Arboreto “Cicchetti”
Dopo anni di attesa, l’arboreto “Cicchetti” ha riaperto i battenti al pubblico con una serie di servizi e attività culturali, culinarie e d’intrattenimento, che hanno una duplice valenza: sociale e ambientale. A tagliare il nastro, sabato 16 aprile, è stato il sindaco Massimo Pironi, affiancato dai responsabili delle cooperative Cento Fiori, PachaMama, Artigianate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Inaugurato l’Arboreto “Cicchetti”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo anni di attesa, l’arboreto “Cicchetti” ha riaperto i battenti al pubblico con una serie di servizi e attività culturali, culinarie e d’intrattenimento, che hanno una duplice valenza: sociale e ambientale. A tagliare il nastro, sabato 16 aprile, è stato il sindaco Massimo Pironi, affiancato dai responsabili delle cooperative Cento Fiori, PachaMama, Artigianate e Millepiedi  in capo al  Consorzio sociale romagnolo. Tra le novità del “polmone verde”, che s’inserisce nel “Boulevard dei paesaggi”, spicca il planetario che, con la sua cupola semisferica, consente di scrutare la volta celeste. Accanto sono stati ricavati un  bar e il ristorante “Sicomoro” che proporrà piatti con prodotti stagionali del territorio, a chilometro zero, e del commercio equo, nonché spazi per mostre ed eventi. Il punto di ristoro spalancherà la porte martedì, mercoledì e giovedì solo per pranzo, venerdì, sabato e domenica per pranzo e cena. Chiuso il lunedì. Dall’11 giugno al 15 settembre, invece, tutti i giorni dalle 9 alle 22,30. Aperto pure un punto vendita PachaMama di articoli con stampa romagnola, impressa su tele grezze tradizionali, realizzate da Artigianate con colori organici e atossici, e la bottega “Altromercato” di PachaMama. Qui si trovano generi alimentari, come caffè, te e cacao, provenienti dal sud del mondo, alimentari della cooperazione sociale italiana (prodotti di Libera e delle cooperative che operano in carcere), artigianato etnico prodotto attraverso progetti di sostegno dei piccoli produttori asiatici, africani e dell’America Latina). All’interno è stata allestita anche una libreria volante. Per chi ama il genuino, ogni martedì mattina nell’arboreto é possibile acquistare frutta e verdura, coltivati nei dintorni. Tutti i giorni, invece, la Cooperativa Cento Fiori vende piante ornamentali nel “Garden”, dove vengono organizzate attività d’informazione e sensibilizzazione sul verde. Si tratta di una vecchia serra ristrutturata, a pochi passi da quella che dal 2003 ospita il presepe meccanico di Maurizio Veterani sotto l’egida di Famija Arciunesa. Per gli amanti della lettura è stato attivato anche il libero scambio di libri, attività che affianca quelle ludiche e ricreative, organizzate dalla cooperativa Millepiedi. Potranno pure dissetarsi, usando il distributore d’acqua delle nostre condutture, filtrata e, volendo anche gassata. E’ in vendita a 5 centesimi al litro.  Un particolare. L’intera area, compreso le sette serre, dove il Cavalier Augusto Cicchetti coltivava rare e pregiate piante, fiori e alberi, fu acquisita dal Comune nel 1992/1993. L’ex sindaco Massimo Masini, decise di farne un arboreto, dedicato, a Cicchetti. Da allora i progetti, a partire da quello ambizioso da 350mila euro dell’architetto Mussoni e quello che nel 2003 con un milione di euro già a bilancio, che prevedeva la realizzazione della “Casa delle farfalle” in accordo con Aquafan e Oltremare, si sono moltiplicati, finendo tutti nei cassetti. Nel parco ha preso, così, piede il degrado. Nel 2004 un paio di serre si erano trasformate addirittura in deposito di rottamazione per carrozzine e arnesi sanitari, tant’è che il Comune stracciò la convenzione stipulata con la cooperativa di allora, liquidata con 16mila euro. Nel 2003, intanto, l’ex sindaco Daniele Imola ha concesso un lembo di terra, sul lato di viale Massaua, per la sede degli scout. All’inaugurazione dell’Arboreto, benedetto da don Maurizio Fabbri, la professoressa Emanuela Cicchetti ha ricordato come tutto il verde di Riccione sia nato dalla sua famiglia, partendo dal bisnonno Lodovico. Su suggerimento del suo amico, il conte Martinelli che svernava a Parigi, disegnò la città giardino.</p>
<p style="text-align: justify;">Nives Concolino</p>
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		<title>Curiosità senza età</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:13:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LE COLONIE: cattedrali sulla sabbia
Regali e gigantesche, le colonie  incarnano fuor di dubbio un grande esempio di architettura, quali autentiche cattedrali sulla sabbia. Tanto c’è da raccontare di loro, perché nella storia riccionese di tante animate vicende sono risultate le immobili testimoni.
COLONIE AL FRONTE
La colonia Modenese durante la seconda guerra venne utilizzata come ospedale militare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>LE COLONIE: cattedrali sulla sabbia</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Regali e gigantesche, le colonie  incarnano fuor di dubbio un grande esempio di architettura, quali autentiche cattedrali sulla sabbia. Tanto c’è da raccontare di loro, perché nella storia riccionese di tante animate vicende sono risultate le immobili testimoni.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COLONIE AL FRONTE</strong><br />
La colonia Modenese durante la seconda guerra venne utilizzata come ospedale militare per il ricovero dei soldati feriti sul fronte russo, e nel periodo dell’occupazione tedesca, alla fine di agosto del ’44, divenne l’isola di salvezza di riccionesi sorpresi dalla pausa dell’offensiva alleata che doveva liberarli. Fu il nascondiglio di braccati perché indocili o sfuggiti ai rastrellamenti; fu un punto di ricomponimento delle famiglie smembrate del territorio e un punto d’informazione e d’incontro per chi non voleva stare solo ed indifeso nel marasma della guerra combattuta per le strade e nei campi. Una concentrazione di migliaia di anime in pena che paradossalmente si era ritrovata nel posto più esposto alle azioni di guerra, ma che veniva in qualche modo considerato zona franca da rispettare. Anche se non di rado i tedeschi entravano per cercare uomini per vari impieghi e donne da ‘usare’, in un prevedibile fuggi-fuggi generale. Da lì si seguivano l’evolversi degli eventi, grazie a quello che si vedeva… e soprattutto sentiva; ed è sempre da lì che il 16 settembre del ’44, la fine del fronte di guerra, un’interminabile fila di cittadini smunti e spaventati se ne uscirono per dirigersi verso il centro liberato di Riccione. Un’onda umana che trascinandosi dietro carretti, sacchi e biciclette si ingrossava mano a mano per i tanti disperati che uscivano dai rifugi e da case che erano sembrate vuote: un’onda che cavalcava la corrente…  di libertà.</p>
<p><strong>COLONIE PIENE DI SALUTE</strong><br />
Le prime colonie (nascono come ‘ospizi’) in realtà erano centri di cura per i bambini affetti da ‘scrofolosi’, malattia che colpiva coloro che vivevano in ambienti insalubri e in regimi nutritivi insufficienti: sorsero grazie all’iniziativa di filantropi che offrirono il denaro necessario. A Riccione la prima risale al 1877 (seconda in Romagna dopo la Matteucci di Rimini): la colonia  Martinelli-Amati, nell’area Grand Hotel, che in estate accoglieva gruppi numerosi di bambini provenienti da Modena, Bologna, Ferrara, bisognosi di sole, mare ed aria buona. Le colonie inconsapevolmente fecero da traino a quello che sarebbe poi diventato il fulcro della nostra economia: il turismo balneare. Erano strutture che rispondevano alle più moderne esigenze d’igiene e dove ne venivano accuratamente controllate le tabelle dietetiche; ogni anno i locali venivano visitati dal medico provinciale e il numero dei posti disponibili stabilito con decreto prefettizio. Fu Mussolini, che scelse Riccione quale sua seconda casa, che ne fece costruire parecchie, disponendo che vi fossero accolti migliaia e migliaia di bambini e non più solo quelli ammalati. Le colonie sopravvissero fino al 1940 per poi trasformarsi lentamente in case-vacanze, e a  partire dagli anni ‘70 a svuotarsi. Le presenze di bambini diminuirono vistosamente, per il variare delle dinamiche dell’industria del turismo, per l’elevarsi generale del tenore di vita, ma anche per il calo demografico. Negli anni ‘80 e ‘90 se ne concluse l’epoca.</p>
<p><strong>COLONIE SPORTIVE</strong><br />
La colonia Reggiana, non più utilizzata e di proprietà del Comune di Riccione, nel 1989 aprì un suo piccolo angolo per il Vela Club Marano. Si racconta che ai giovani organizzatori che ne varcarono la soglia si presentò uno scenario apocalittico: un nauseabondo tanfo  avvolgeva un guazzabuglio di letti sfatti, effetti personali dispersi a terra, stracci e generi alimentari vari. Spalancarono i finestroni per dare un po’ di luce ed aria agli spazi di una struttura che era diventata un ricettacolo di ospiti abusivi di vario genere, con ovvie ripercussioni per la vivibilità della spiaggia prospiciente, in special modo di sera quando l’oscurità celava traffici  non propriamente leciti. Più di un mese ci volle per ‘bonificare’ la zona scelta per allestire rastrelliere per tavole da surf, ganci per appendere vele, bagni , spogliatoi… Mentre l’Amministrazione comunale sistemava robuste inferriate a porte e finestre al fine di stroncare una volta per tutte il flusso inarrestabile di inopportune figure, fu necessario più volte l’intervento dei Carabinieri che dopo meticolose perlustrazioni all’interno riuscirono a far sgombrare circa una cinquantina di persone che per loro stessa ammissione vivevano da mesi nelle stanze ai piani superiori. La determinazione dei soci del club che si prolificarono negli anni è stata premiata: tante le performance di windsurf e kite-surf di  giovani del posto e non,  e tante le iniziati vedi successo.</p>
<p>COLONIE TRA PASSATO E FUTURO<br />
Le colonie erano edificazioni d’avanguardia, e negli anni sono diventate materia di studio di numerosi concorsi d’idee anche a livello internazionale. Proprio in questi giorni sono apparse di nuovo protagoniste sulle pagine dei quotidiani, a proposito di un ambizioso progetto che da diversi anni attende di essere portato a buon fine: il progetto “Futurismo”, che sorgerà su 52mila mq e coinvolgerà le colonia Reggiana, Savioli e Adriatica. La Savioli sarà abbattuta per dare spazio al ricettivo alberghiero, l’Adriatica resterà pubblica, mentre la Reggiana sarà data in convenzione per  50 anni ad una società che realizzerà un lussuoso resort. Progettazione che arrecherebbe prestigio alla zona nord di Riccione, quella del Marano, da sempre ‘trascurata’, nonostante in estate, da alcuni anni, diventi  il mondano cuore notturno della movida. Una meta spettacolare per il popolo giovane che può aggirarsi, gioioso e chiassoso, tra i tanti locali (ex bar di spiaggia) disseminati sulla sabbia… e attorno alle colonie.</p>
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		<title>Cemento a Riccione</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 13:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cemento soffoca Riccione
Molto probabilmente lo spettacolo “C’è chi dice no!, Fatti e Misfatti di Riccione”, che si è svolto il 9 febbraio scorso al Teatro del mare, ha rappresentato per Riccione un vero punto di svolta. Per la prima volta la voce di cittadini che protestano sulle scelte dell’amministrazione comunale si è fatta “coro”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il cemento soffoca Riccione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molto probabilmente lo spettacolo “C’è chi dice no!, Fatti e Misfatti di Riccione”, che si è svolto il 9 febbraio scorso al Teatro del mare, ha rappresentato per Riccione un vero punto di svolta. Per la prima volta la voce di cittadini che protestano sulle scelte dell’amministrazione comunale si è fatta “coro”. Infatti, ad organizzare la riuscitissima e affollatissima manifestazione, usando lo spettacolo satirico come mezzo per comunicare il proprio disagio e la propria protesta, ben 6 comitati spontanei di cittadini – Comitato NO TRC, Comitato Abissinia NO ai divieti di sosta, Comitato Promo Alba, Comitato Colle dei Pini, Comitato Parco del Tirso, Comitato Riccione Paese &#8211; per la maggior parte nati per dire No ai tanti e troppi progetti di cementificazione che stanno letteralmente divorando ogni spazio verde della città o per contrastare scelte amministrative contestate, con l’appoggio di associazioni più propriamente di promozione, si sono uniti sotto la sigla di un unico Comitato che, prendendo a spunto la canzone di Vasco Rossi, hanno chiamato “C’e’ chi dice no!”. L’iniziativa, spontanea e autogestita, che ha trovato in Facebook un prezioso alleato per la sua promozione, ha acceso i riflettori del palcoscenico teatrale sulle tante e forti perplessità e le animate contestazioni che stanno accompagnando alcuni progetti che l’Amministrazione comunale di Riccione vuole realizzare ed alcune decisioni da essa già predisposte. Progetti e decisioni che hanno un filo rosso che li lega tutti tra loro. Tanto cemento al posto del verde o per realizzare parcheggi interrati. E ancora parcheggi, sottratti ai residenti per costringerli all’acquisto di quelli privati. Una filosofia che il Comitato “C’è chi dice no!” ritiene scellerata, da contrastare con forza e con l’impegno di tutti i cittadini di Riccione che amano questa città e che non intendono cedere alla logica dei costruttori e della speculazione edilizia, per fare cassa o per rispondere ad una progettualità senza senso. A dar loro voce, sul palco, Davide Fabbri, ecologista convinto, e Roberto Mercadini, attore satirico. Insieme a raccontare lo scempio che si sta abbattendo su Riccione. Ciascuno a suo modo. Fabbri, l’ecologista, attraverso un’analisi spietata, di numeri, cifre e peccati della cementificazione di Riccione, di ieri e di oggi. Mercadini, con i suoi taglienti monologhi, tra satira e realtà, tra denuncia e comicità, rubando un sorriso a volte davvero amaro, a infierire sui vizi e sulle assurdità di chi ha perso il buonsenso e rincorre il mero profitto. Un mix di effetto che, con il contrappunto di filmati che hanno raccontato lo scempio e le pervasive ferite al territorio, ha svegliato qualche coscienza ancora sopita. E che ha fatto dire a chi c’era che forse a Riccione qualcosa nel rapporto tra amministrazione e cittadini sta cambiando davvero. A rincorrere i commenti, la sorpresa di molti che hanno guardato all’iniziativa come uno spartiacque che segnerà la vita della città. E’ la prima volta che a Riccione cittadini, riunitosi in comitati, si organizzano, dando vita ad una manifestazione unitaria per dare più forza alla loro protesta. Un segnale evidente che l’Amministrazione comunale e la politica della città non possono non cogliere. Perché se da un lato sembra sempre di più venire meno la capacità dell’Amministrazione di coinvolgere i cittadini nelle scelte, dall’altro sembra non ci sia più spazio per le decisioni prese dall’alto, senza confronto né verifiche con la città. Sembra ormai chiaro che Riccione non è più disponibile a rilasciare deleghe in bianco a chi governa la città e a chi dall’alto scranno dovrebbe proporre alternative e altre soluzioni possibili. Il comitato “C’è chi dice No!” non è una sfida né una rivendicazione, incapace di leggere il futuro. E i comitati che lo animano non sono insensibili e riottosi, portatori di piccoli interessi personali, ancorati a quel No, che tutto nega e su tutto protesta. Sembra piuttosto che il Comitato sia una scelta e un’opportunità per non stare a guardare, immobili e indifferenti, al declino annunciato di una città che ha bisogno invece di ritrovare, per il suo rilancio e il suo futuro vero e possibile, la sua originalità e la sua tradizionale attrattiva. Rinnovandola, senza tradirla né avvilirla o peggio senza soffocarla con una dissennata quanto inarrestabile colata di cemento, vittima anche del protagonismo di una vanità politica senza limiti. Una città che ha, piuttosto, bisogno di investire su se stessa e sulla sua straordinaria normalità di città accogliente, serena, efficiente. Per il turista che viene e per chi ci vive per sempre.</p>
<p>Alberta Del Bianco</p>
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		<title>Il laghetto Protti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 14:50:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esiste a Riccione un angolo di paradiso tuttora sconosciuto a molti riccionesi, si trova in un’area a confine con il territorio comunale di Misano Adriatico, tra la  ferrovia e la statale, a nord con il camping Riccione e a sud con il rio Alberello: quest’area si chiama laghetto Protti. Nel  corso degli anni Riccione ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Esiste a Riccione un angolo di paradiso tuttora sconosciuto a molti riccionesi, si trova in un’area a confine con il territorio comunale di Misano Adriatico, tra la  ferrovia e la statale, a nord con il camping Riccione e a sud con il rio Alberello: quest’area si chiama laghetto Protti. Nel  corso degli anni Riccione ha conosciuto il benessere legato al turismo e la conseguente espansione edilizia, un urbanizzazione sempre più crescente che ha provocato una drastica diminuzione del verde. Questa frenetica corsa alla cementificazione ha  miracolosamente risparmiato un piccolo fazzoletto di terra e acqua permettendo cosi di far giungere a noi un area  ricca di biodiversità, praticamente quasi intatta, un ecosistema  di zona lacustre di notevole interesse ambientale.  Il laghetto Protti  si è formato alla fine degli anni sessanta  a seguito  della dismissione di una cava di  sabbia e  viene  perennemente alimentato da falde idriche sotterranee. L’intera  zona  è rimasta per molti anni in uno stato di abbandono e questo ha favorito la rinaturalizzazione  di tutta l’area contigua al lago stesso che si presenta attorniato da una ricca vegetazione, in prevalenza a canneto,  cannuccia di palude,  canna del Reno, Canna domestica, in alcuni anfratti  è  presente anche la Tifa o Stiancia (conosciuta per la caratteristica infiorescenza cilindrica) un tempo si utilizzavano i frutti di questa pianta per imbottire i materassi. Le spighe femminili vengono utilizzate ancora oggi per la composizione di mazzi di fiori secchi.. L’intera area è ricca di fauna acquatica, al suo interno è possibile scorgere una coppia di cigni reali selvatici che frequentano in maniera stanziale il laghetto eogni anno nidificano tra la fitta vegetazione lacustre, i canneti brulicano di gallinelle d’acqua, mentre le folaghe scorazzano da una sponda all’altra, dal fondo in volo radente, appare uno sgargiante martin pescatore, In cielo fa ogni tanto la sua comparsa un  falco (Gheppio). Viene da domandarsi se davvero siamo a Riccione o in un’oasi del WWF, tanta è la sorpresa nel  vedere un ecosistema così ricco di biodiversità.  I mammiferi di cui è certa la presenza sono la Talpa, il Ratto e il Riccio. Il riccio é’ un mammifero appartenente all’Ordine degli Insettivori,  é lungo una trentina di centimetri, di cui due o tre spettano alla coda; ha il capo largo ed il muso piccolo e appuntito, gli occhi sono piccoli e scuri, le orecchie sono larghe, corte e arrotondate. Il tronco è tozzo, sostenuto da zampe brevi, con lunghe dita armate di robusti artigli. Le parti dorsali, dalla fronte alla coda, e i fianchi sono ricoperti da aculei (che sono peli modificati) brevi (2-3 cm) e duri, di colore grigio con l’apice biancastro; le parti inferiori sono invece rivestite di peli brunastri. La femmina è più grande del maschio. Di indole poco socievole, ha abitudini crepuscolari e notturne, mentre durante il giorno si nasconde nella propria tana di paglia e foglie, situata nelle cavità dei tronchi, sotto le rocce o nei cespugli. Procede sul terreno lentamente, esplorando e fiutando qualsiasi oggetto che incontra: la vista è poco sviluppata, mentre ha un udito ed un olfatto finissimi, riuscendo addirittura a sentire gli insetti muoversi sotto terra. Caratteristico è il suo modo di difendersi: al minimo rumore sospetto l’animale fa un salto sulle quattro zampe per colpire con gli aculei qualsiasi cosa si trovi vicino. Dopo di che si appallottola stretto, nascondendo capo e zampe, trasformandosi in una sfera spinosa difficilmente attaccabile; adotta la stessa tattica anche quando gli succede di cadere da un muro o di scivolare lungo un pendio: in tal modo evita di ferirsi. La sua dentatura è completa, formata da 44 denti aguzzi e taglienti, ed è particolarmente adatta a triturare gli insetti. Oltre a questi si ciba di molluschi, lombrichi, ranocchie, lucertole, piccoli mammiferi, nidiacei e anche frutti; é un abile cacciatore di vipere, che afferra per il collo rompendo loro la colonna vertebrale. Non risulta vero che  il riccio sia immune dal veleno delle vipere,  è solo molto abile a difendersi dal loro morso velenoso.  Viene  anche segnalata la presenza della Donnola. La donnola lunga circa 30 centimetri, ha un corpo sinuoso coperto da pelo raso, morbido, il dorso è di colore fulvo e il ventre biancastro. Le zampe sono corte, robuste e munite di unghie aguzze e taglienti. La coda, corta rispetto al corpo. Le orecchie sono larghe e arrotondate. La donnola è un animale molto agile nei suoi movimenti ed è in grado anche di nuotare, si nutre di  topi, talpe, uccelli, conigli, lucertole, orbettini, bisce d’acqua, rane e pesci. Tra i rettili, oltre alla biscia d’acqua, il Biacco, la lucertola è possibile imbattersi con un Ramarro.   Il Ramarro (in dialetto ràgano, règan) è una bella lucertola di circa 40 centimetri di lunghezza, abbastanza comune  nelle siepi e nei boschi. Nell’adulto la parte superiore del corpo è verde, macchiata o punteggiata di nero, mentre la parte inferiore è uniformemente gialla. Durante il periodo degli amori, il maschio ha la gola blu. La livrea del Ramarro si modifica con l’età, il giovane è bruno, ornato di una o due file di macchie bianco-giallastre. Queste macchie scompaiono con la crescita, ma possono anche persistere nelle femmine adulte. Il ramarro è diurno, infatti lo si vede quando si scalda al sole su una pietra o su un albero.  dalla metà di novembre fino a metà febbraio va in letargo, ricomincia a nutrirsi a marzo. L’accoppiamento avviene in modo brutale: il maschio morde la femmina sui fianchi, tenendola tanto stretta da arrivare al punto di ferirla. Le femmine adulte depongono 2 volte all’anno( da 6 a 21 uova per covata), le più giovani una sola volta. La femmina scava una buca lunga circa 20 centimetri, in cui depone le uova, durante il mese di maggio. Terminata la deposizione la femmina abbandona le uova.  La  schiusa avviene dopo  3 mesi. La fauna acquatica la fa da padrona, sono numerose infatti, le specie che frequentano il laghetto, il maggior numero è rappresentato sicuramente dai germani reali, ma è facile vedere anche  la Gallinella d’acqua, la folaga, il tuffetto, lo Svasso maggiore e lo Svasso piccolo, mentre è più difficile riuscire a scorgere il Tarabusino e la Nitticora, sono state avvistate di passo, anche la Marzaiola e il Mestolone. Sono numerose anche le specie di uccelli che frequentano  abitualmente quest’area, tra questi si segnala  il merlo, la Gazza, la Tortora dal collare, l’Averla,  la Cinciallegra, l’Usignolo, la Capinera,  il Torcicollo, la Cornacchia grigia, la Ballerina bianca, il Gabbiano comune e il Gabbiano reale, il Verzellino,  il Verdone, il Lui piccolo e la Cannaiola, questi è un piccolo uccello migratore passeriforme di colore bruno sul dorso e bianco fulvo sull’addome, vive nei canneti molto fitti cibandosi di insetti.  Nel periodo invernale è possibile vedere lo scricciolo e il pettirosso. È certa la presenza anche di alcuni rapaci notturni, come la Civetta,il Gufo comune, il Barbagianni e l’allocco, nelle sere d’estate è possibile ascoltare l’assiolo, è un piccolo Gufo, alto appena venti centimetri è di colore grigio bruno striato, il piumaggio assomiglia moltissimo alla corteccia degli alberi, tanto da renderlo invisibile tra i rami, sulla testa sono presenti due ciuffi auricolari,  che abbassa quando è in allerta, si nutre in prevalenza di insetti, in particolare di  cavallette, coleotteri e falene. Oggi tutta l’area del “Laghetto Protti”  è sottoposta a vincoli ambientali in quanto  riconosciuta come area di interesse naturalistico in ambito urbano. Per la sua posizione, vicinissima al centro abitato e turistico si presta a diventare una piccola “oasi naturalistica” in ambito urbano, ciò permetterebbe visite guidate didattiche/educative e turistiche per gli appassionati di “birdwatching”.  A tal fine, si renderebbero indispensabili adeguati interventi di sistemazione dell’area che favoriscano  l’incremento della biodiversità, la creazione di percorsi pedonali  schermati accessibili a tutti senza barriere architettoniche e punti di avvistamento. Il recupero e la riqualificazione dell’area del lago Protti sarebbe sicuramente un ulteriore attrattore turistico e  un ritorno positivo per tutta la zona sud di Riccione.</p>
<p>Antonio Cianciosi<br />
(Ambientalista)</p>
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		<title>Cassonetti di proprietà</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 15:04:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via i cassonetti dalla zona mare
Controlli e multe per i trasgressori
Colpo di spugna sui cassonetti di Hera disseminati su strade e marciapiedi nella zona a mare della ferrovia. I riccionesi che li hanno richiesti alla Spa, possono tenerli ancora in dotazione, ma solo in proprietà privata. In caso contrario scatteranno le multe da 50 euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Via i cassonetti dalla zona mare<br />
Controlli e multe per i trasgressori</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Colpo di spugna sui cassonetti di Hera disseminati su strade e marciapiedi nella zona a mare della ferrovia. I riccionesi che li hanno richiesti alla Spa, possono tenerli ancora in dotazione, ma solo in proprietà privata. In caso contrario scatteranno le multe da 50 euro in su. Previste sanzioni, in questo caso salate, anche per chi abbandona i rifiuti ingombranti, mobili, materassi, vasi, elettrodomestici e altro, accanto ai cassonetti, contestando anche il danno ambientale. Un gruppo di addetti stà già effettuando controlli mirati per rintracciare chi ha questo brutto vizio, attraverso l’identificazione di etichette e altri indizi. Si fa, intanto, piazza pulita di cassonetti sotto la ferrovia. Ristoratori, commercianti e cittadini sono avvisati. Lo staff del sindaco, che già in ottobre aveva messo in guardia operatori e semplici cittadini, ha fatto affiggere una cinquantina di cartelli in altrettanti punti in cui si trovano i contenitori dei rifiuti solidi urbani. A caratteri cubitali si legge: “In questa zona la raccolta viene effettuata porta a porta. Dopo lo svuotamento riposizionare i cassonetti all’interno della proprietà privata”. Quindi in rosso: “I trasgressori saranno multati”. Fa seguito l’invito a non abbandonare i rifiuti fuori dai contenitori e il NUMERO VERDE DI HERA (800 999 500) per informazioni. Dal tavolo di sicurezza e decoro, che fa capo a Riziero Santi, avvertono che “i cassonetti su strade, marciapiedi e altri luoghi pubblici non saranno tollerati, soprattutto d’estate”. Sotto controllo soprattutto i piazzali Azzarita, dove la giunta per l’alto numero di contenitori ha esaminato un progetto ad hoc, Roma e San Martino. Nel frattempo si adegua l’isola ecologica in viale Massaua, davanti alla vecchia fornace, che puntualmente si trasforma in discarica. Sarà delimitata e posta vicino alla strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Nives Concolino</p>
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		<title>Bike sharing</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 15:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro progetti per pedalare. Arriva anche il “Bike sharing”
Per dare un taglio al traffico e all’inquinamento e migliorare la qualità ambientale, Riccione punta sulla bicicletta e sui percorsi pedonali. E’ l’obiettivo del  “Progetto di mobilità dolce” che prevede quattro iniziative: “La Perla in bici” con il bike sharing, ciclostazioni, comodato d’uso gratuito di biciclette per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Quattro progetti per pedalare. Arriva anche il “Bike sharing”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per dare un taglio al traffico e all’inquinamento e migliorare la qualità ambientale, Riccione punta sulla bicicletta e sui percorsi pedonali. E’ l’obiettivo del  “Progetto di mobilità dolce” che prevede quattro iniziative: “La Perla in bici” con il bike sharing, ciclostazioni, comodato d’uso gratuito di biciclette per chi lavora nelle zone a traffico limitato, e “Bimbibus pedibus”. Per incentivare l’uso delle ruote l’assessore alla Polizia municipale Lanfranco Francolini ha acquistato 40 nuove rastrelliere per parcheggiare oltre 350 bici e ha fatto stampare una mappa delle piste ciclabili con i luoghi in cui si possono parcheggiare le bici e i cinque percorsi consigliati: naturalistico per raggiungere i parchi, culturale per visitare ville, musei e pinacoteca, protetto per i bambini, panoramico, per i più atletici, e dello shopping per recarsi nei centri commerciali naturali, dal Paese all’Abissinia e dall’Alba a San Lorenzo. Il 9 maggio, in concomitanza della Giornata nazionale della bici, sono partiti i due primi progetti “C’entro in bici”.   Bike sharing “La Perla in bici”. E’ inserito nel piano “C’entro in bici”, al quale hanno aderito un centinaio di comuni italiani, tra i quali Bologna, Cesena, Faenza, Modena Ferrara, Roma, Verona. Su cauzione di 10 euro, le persone riceveranno una chiavetta da lasciare inserita in una colonnina durante l’uso del mezzo. Attraverso la lettura dei dati personali impressi, questo sistema consentirà di sapere sempre chi usa le due ruote. I forestieri, aderenti al progetto, partito nel 2001 da Ravenna, se in possesso di una chiavetta, potranno usarla anche a Riccione. Il mezzo però non si potrà trattenere oltre quattro ore al giorno e sarà concesso solo dalle 6/7 di mattina, fino all’una di notte. A disposizione 32 bici in otto rastrelliere, posizionate nei piazzali Ceccarini, Cadorna, Matteotti e San Martino, nonché all’incrocio tra i viali Dante e Boito, in via Giulio Cesare a San Lorenzo e sulla Statale all’angolo con via Matera. Riconoscibili anche per i loro colori intensi, le biciclette sono dotate di ruote  antiforatura e di doppi cestini. Bici in comodato d’uso gratuito. Il servizio è stato rilanciato  per i lavoratori delle zone a traffico limitato. Per usare questi mezzi, si  dovrà presentare domanda alla Polizia municipale che ha previsto due postazioni: nella zona delle terme e davanti al comando di via Cortemaggiore. A disposizione circa 30 bici, ma l’assessore, se serviranno, ne commissionerà altre 70. La ciclostazione. E’ stata ricavata in un deposito concesso dalle Ferrovie dello Stato in stazione. Munita di telecamere, servirà soprattutto agli studenti e ai pendolari.  Se il servizio decollerà, sarà dotato pure di un’officina. La gestione è stata affidata a una cooperativa. “Bimbibus e pedibus”. Con questo progetto, sin dal prossimo anno scolastico, si vuole incentivare l’uso della bici e delle proprie gambe. In soldoni, a turno, i genitori potranno accompagnare sette/otto scolaretti per volta nello stesso plesso scolastico, in bici o a piedi, seguendo un percorso, identificato con gli agenti della Polizia municipale. Le quattro iniziative, messe a punto con la dirigente Graziella Cianini e altri assessorati, tramite delle ricerche effettuate da David Aguzzi, dovranno far lievitare il numero di persone che usano la bici. Che in provincia vengono usate da oltre il 30 per cento dei residenti, ma solo dal 10 per cento per andare a lavorare.</p>
<p>Nives Concolino</p>
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		<title>Effetti maltempo</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:30:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Strade “gruviera” e pini “menomati”
Gelo e neve hanno fatto precipitare la situazione di numerose strade di Riccione, da tempo in attesa di un  restyling. Basta pensare che, appena in una settimana, dall’8 al 15 febbraio gli operai della Geat sono intervenuti per rattoppare 1.200 buche, delle quali 56 solo in via Massaua. Tra le più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Strade “gruviera” e pini “menomati”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gelo e neve hanno fatto precipitare la situazione di numerose strade di Riccione, da tempo in attesa di un  restyling. Basta pensare che, appena in una settimana, dall’8 al 15 febbraio gli operai della Geat sono intervenuti per rattoppare 1.200 buche, delle quali 56 solo in via Massaua. Tra le più piccole e quelle più grandi, dall’inizio dell’anno alla penultima settimana di febbraio la Spa ne ha registrate addirittura 4.600. In media ne sono state chiuse 600 a settimana, vale a dire un centinaio al giorno.  Per sistemare le strade, ridotte a colabrodo, è stato necessario comprare materiale per 10mila euro, mentre per manodopera  e mezzi sono serviti  45mila. A conti fatti ogni rattoppo dal più insignificante in su è costato 13 euro. A questo punto partono i bandi la sistemazione delle arterie più disastrate. Tra quelle maggiormente compromesse, oltre a viale Massaua, risultano i viali Berlinguer, Castrocaro, Emilia, Empoli, Montebianco, Romagna Limentani, Udine, Venezia, Dell’Ecologia, Dei Mille e Flaminia, in particolare il tratto  che a San Lorenzo fiancheggia la pineta. Tra i viali più precari del centro spicca viale Oberdan, in “pessime condizioni”, ma in questa arteria servirà un intervento più consistente, in quanto occorre rifare marciapiedi e sottoservizi, in particolare le fogne bianche. Problema che riguarda diverse strade della zona turistica, dove le condutture risalgono a oltre sessanta anni. Sono precarie, perché  erano state pensate per un carico urbanistico di gran lunga inferiore all’esistente. Comunque sia, come annuncia il presidente della Geat, Alessandro Casadei “l’indirizzo di massima è quello di sistemare il maggior numero di strade, per cui s’interverrà facendo solo il “tappetino”, ossia l’asfalto”.  Al di là dei danni alle strade c’è quello incalcolabile causato al verde pubblico. Mai, come i mesi scorsi, i pini sono il peso della neve, hanno fatto registrare un strage di grossi rami che, sbrancati, sono finiti a terra, richiedendo l’intervento di altre squadre di operai.</p>
<p>Nives Concolino</p>
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		<title>Moria di pesci</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il freddo ha ucciso le alaccie
Assieme al riscaldamento globale è responsabile della moria di pesci
Chi, nei freddissimi giorni di fine febbraio, si fosse avventurato per una passeggiata sulle nostre spiagge, si sarà certamente imbattuto in una scena certamente sbalorditiva. Il bagnasciuga, a Riccione, così come a Rimini, a Viserba e su fino a Cesenatico, era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il freddo ha ucciso le alaccie</strong><br />
Assieme al riscaldamento globale è responsabile della moria di pesci</p>
<p style="text-align: justify;">Chi, nei freddissimi giorni di fine febbraio, si fosse avventurato per una passeggiata sulle nostre spiagge, si sarà certamente imbattuto in una scena certamente sbalorditiva. Il bagnasciuga, a Riccione, così come a Rimini, a Viserba e su fino a Cesenatico, era letteralmente ricoperto di pesci morti.  Tutti animali di discrete dimensioni, attorno 15-20 centimetri e anche di più, i pesci morti formavano in qualche punto un vero e proprio tappeto. Uno spettacolo macabro che ha lasciato non poche persone prima sgomente e poi vogliose di sapere cosa era successo. Superato lo sbigottimento per la triste visione, una cosa saltava subito agli occhi: tutti i pesci erano uguali. Cioè non si era di fronte a una generale moria di pesce, ma un’unica specie era stata colpita dal fenomeno. Era già questo, un primo e fondamentale indizio. I pesci erano evidentemente sardine o sarde, ma gli esperti che si sono occupati di spiegare il fenomeno, in particolare i biologi della Daphne di Cesenatico (ARPA Emilia-Romagna) li hanno ben presto identificati come appartenenti alla specie Sardinella aurita, detta comunemente Alaccia. L’alaccia, come altre specie della sua stessa famiglia, appartiene alla categoria di pesce comunemente definito “pesce azzurro”. Assomiglia molto alla più comune sardina (Sardina pilchardus), ma da questa si distingue per una riga mediana dorata che separa il dorso blu-verdastro dai fianchi argentati. Cosa dunque aveva ucciso le alaccie in quei freddi giorni di fine gennaio? Le cause sono in effetti legate proprio alle temperature e anche al… riscaldamento globale. Questo pesce si trova in tutto il Mediterraneo e predilige acque calde, per cui è più facile trovarla nei bacini meridionali. Negli ultimi anni però, proprio a causa dell’aumento generalizzato delle temperature, si è spostata anche in bacini nei quali una volta era molto rara, come il mar Ligure e ovviamente l’Adriatico.Abbiamo dunque un pesce che è comune in Mediterraneo, che predilige acque calde, e che negli ultimi anni ha potuto spostarsi anche in nord Adriatico. Ma a fine gennaio, quest’anno, le temperature del nostro mare sono state molto, molto fredde, parliamo di 5–5,3° C. E a queste acque gelide, un pesce avvezzo a mari un po’ più gradevoli, non può resistere. Da qui, improvvisa ed inevitabile, la strage. Tra l’altro la cosa si era già verificata, ma in misura minore, anche nell’inverno del 2002. La moria ha fatto la sua comparsa, i primi giorni di febbraio, anche nelle acque marchigiane, per poi esaurirsi gradualmente. Smentite dunque le comprensibili, ma affrettate ipotesi di avvelenamenti o inquinamenti vari.</p>
<p>Marco Affronte<br />
Responsabile Scientifico Fondazione Cetacea</p>
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		<title>Prolungamento molo</title>
		<link>http://www.famijarciunesa.org/ambiente/prolumgamento-molo.html</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 09:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Nessuno è profeta in patria
Prolungamento molo di Cattolica. Proposta di progetto con pali
A distanza di anni torno a scrivere sul prolungamento dei moli del porto di Cattolica ed in particolare quello di Levante. Opera necessaria ed indispensabile, sostengono i marinai di Cattolica e Gabicce mare, per mettere in sicurezza 1e loro imbarcazioni nell’entrare ed uscire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nessuno è profeta in patria</strong><br />
<span style="color: #ff0000;">Prolungamento molo di Cattolica. Proposta di progetto con pali</span></p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di anni torno a scrivere sul prolungamento dei moli del porto di Cattolica ed in particolare quello di Levante. Opera necessaria ed indispensabile, sostengono i marinai di Cattolica e Gabicce mare, per mettere in sicurezza 1e loro imbarcazioni nell’entrare ed uscire dal porto canale in occasione di grosse mareggiate; problema questo che si è accentuato con la costruzione della nuova darsena da diporto. Questo prolungamento richiesto dalle marinerie di Cattolica e Gabicce, mentre è difeso dalle relative amministrazioni comunali, viene contestato da quelle di Misano Adriatico e di Riccione in quanto temono che questa ulteriore proiezione in mare della “PALATA” di levante provochi erosione sui loro litorali già colpiti dal fenomeno. Ultimamente il Sindaco di Riccione allarmato dalla notizia che a breve partirà la gara per la realizzazione del molo di Levante, si è rivolto alle autorità superiori competenti per venire in possesso del progetto ed anche per trovare una eventuale soluzione diversa, per risolvere l’imboccatura del porto. Progetto che la precedente Amministrazione avrebbe già dovuto essere in possesso di copia se veramente era intenzionata a confrontarsi con le Amministrazioni interessate, ma che pur troppo per incompetenza non era mai stato richiesto. Non conosco il progetto elaborato approvato, pertanto non entro nel merito, ma se questo ricalcasse l’impostazione dello schema progettuale da me presentato a suo tempo e che aveva avuto il consenso di alcune personalità di Cattolica e quella ufficiosa di un esponente della Provincia, le giuste preoccupazione di entrambi i Sindaci non avrebbero motivo di essere. Il progetto del prolungamento del molo di levante che propongo è così formato: da pali in c.a del diametro di cm 30 distanziati tra loro di cm 50 e posti su tre file parallele e distanziate tra loro di metri 2,50. I pali nelle estremità alta vengono collegati con una soletta in c.a formante la banchina in continuità all’esistenza per il passaggio pedonale e carrabile per la manutenzione del faro di levante posta all’estremità a mare. Questa struttura così concepita consente l’abbattimento della corrente durante le mareggiate che provengono sia da levante (est) che da ponente (nord) nella seguente maniera. Con la mareggiata di levante l’onda colpendo la prima fila di pali si frazionerà e mentre una parte rimbalzerà verso l’esterno (indietro) andando a colpire l’onda successiva rallentandone la corsa; la rimanente entrerà tra la prima fila dei pali incontrando poi la seconda per poi uscire nel canale attraverso l’ultima fila dopo aver perso velocità e consistenza. A questo punto si incontrerà., accostandosi, in maniera obliqua con l’onda che entrerà dall’ingresso del canale per poi proseguire insieme verso l’interno formando uno specchio d’acqua, molto tranquillo tale da permettere l’accesso a qualsiasi natante. Questa struttura così concepita attraverso i pali permette anche lo scorrimento della sabbia (sempre che ci sia) proveniente da sud (Monte di San Bartolo) andando ad alimentare le spiagge di sottovento. Pertanto qualora venisse realizzata la struttura così come descritta torno a ripetere le Amministrazioni di Misano Adriatico e di Riccione dovrebbero stare tranquille per l’erosione sempre che ci sia, ma non i pescatori perché l’opera non è compiuta in quanto non è stato preso in considerazione cosa avvenga nel canale con le mareggiate di Ponente (nord) altrettanto pericolose. Pericolo che si è accentuato con la costruzione della darsena da diporto in quanto l’onda (la massa d’acqua) proveniente da nord correrà lungo la scogliera ed attraverserà il canale per poi infrangersi con forza contro la nuova palata di levante dove parte passerà tra i pali mentre la rimanente rimbalzerà in mezzo al canale creando una zona perturbata da mettere a disagio le imbarcaziòni di piccolo e medio tonnellaggio. Per evitare tale situazione si deve costruire una struttura analoga a quella dì levante ma dì lunghezza inferiore collegata con la darsena da diporto in modo da avere una continuità della banchina ove alle estremità a mare sarà collocato il faro di ponente. NB. una struttura chiusa risolve il problema della sicurezza solo in parte e quindi è da scartare in quanto all’ingresso dell’imboccatura del canale si creerà una zona abbastanza perturbata tale da mettere in difficoltà le imbarcazioni di piccolo tonnellaggio, causa l’incontro delle due correnti, quella da levante (est) e l’altra che corre verso il largo proveniente da sud ovest (basta andare su un molo ed osservare la situazione).</p>
<p>Adriano Prioli</p>
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