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	<title>Famija Arciunesa &#187; Cultura</title>
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		<title>Arte futurista 1923</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 13:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Arte Futurista &#8211; Riccione 1923
Inaugura la mostra Filippo Tommaso Marinetti
Con  Regio Decreto  n. 1439  del  19 ottobre 1922,  pochi giorni prima della marcia su Roma (28 ottobre), e dell’avvento al potere  del fascismo,  la nostra città vedeva finalmente  riconosciuta la propria  aspirazione all’ autonomia comunale. Dopo anni di reiterate  proteste e battaglie civili della popolazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Arte Futurista &#8211; Riccione 1923<br />
<span style="color: #ff0000;">Inaugura la mostra Filippo Tommaso Marinetti</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Con  Regio Decreto  n. 1439  del  19 ottobre 1922,  pochi giorni prima della marcia su Roma (28 ottobre), e dell’avvento al potere  del fascismo,  la nostra città vedeva finalmente  riconosciuta la propria  aspirazione all’ autonomia comunale. Dopo anni di reiterate  proteste e battaglie civili della popolazione, avviate sin dagli  ultimi decenni dell’Ottocento, e sostenute altresì dai proprietari dei primi villini, Riccione poteva infine abbandonare il ruolo di semplice frazione o “borgata”, com’era il più delle volte citata nelle pubblicazioni e perfino  negli opuscoli illustrativi del capoluogo riminese, per divenire, nel volgere di pochi lustri, una delle più rinomate stazioni balneari d’Italia. A prescindere da ogni giudizio di merito sulle mutate condizioni politiche  nazionali e locali, l’autonomia amministrativa stimolò la crescita  economica e civile di una comunità che da  tempo ambiva ad autogovernarsi, per essere pienamente  artefice del proprio futuro.Cessate le agitazioni che avevano caratterizzato buona parte della precedente estate, le cronache locali sottolineano un notevole  incremento del movimento turistico, di provenienza  anche estera, favorito anche da un ricco programma di iniziative sportive, ricreative e culturali volte all’intrattenimento degli ospiti della “ Perla verde dell’Adriatico”. In ambito culturale,  suscita un grande interesse la mostra  d’arte futurista, inaugurata il 30 agosto 1923, nientemeno che da Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto 1876- Bellagio 1944),  padre fondatore del  Futurismo, prima avanguardia storica italiana, che “pronunciò un lungo discorso”. Purtroppo, la rivista  da cui si è attinto la notizia di questo straordinario  evento, si limita ad un breve cenno, ed ulteriori ricerche effettuate su giornali e periodici  dell’epoca, sinora infruttuose, non permettono di  illustrare con maggior dovizia di particolari, quello che fu  il carattere della rassegna, di conoscere la sede espositiva ed i nomi degli artisti che presentarono le loro opere.  L’adesione di una simile personalità dell’arte  europea, induce  a ritenere che si trattasse di una manifestazione d’ un certo rilievo nel panorama artistico dell’epoca, con la partecipazione di pittori probabilmente solo “influenzati” da quel movimento culturale che investì con forza dirompente le arti figurative. Si può supporre che sia stata  organizzata in uno dei pochi alberghi allora provvisti di spazi “polivalenti”, che potevano ospitare concerti, recite, ed altre forme d’intrattenimento, data la totale assenza, in un comune che muoveva i primi passi,  di strutture ricettive pubbliche, quali saloni di proprietà comunale od il Palazzo del Turismo che verrà realizzato diversi anni dopo nel 1938. Dalla medesima fonte documentaria, si desume che gli organizzatori furono i “signori Pedrini e Mingozzi, e che annessa alla mostra, c’è una esposizione di cartelli reclame della Casa Argo di Bologna”. Viene citata una agenzia pubblicitaria, che fu attiva a Bologna negli anni Venti e Trenta, di cui sono conosciuti manifesti, cartelloni, opuscoli e cartoline, prodotte per diversi luoghi di villeggiatura marina e termale. A questa ditta, la nuova Amministrazione civica, constatata la notevole professionalità nel settore della comunicazione, due anni dopo, nel 1925, ordinerà il primo manifesto pubblicitario di Riccione, con la dicitura: “ La perla verde dell’Adriatico”. Questo motto, che per tanti anni ha contraddistinto l’offerta turistica della nostra città a livello internazionale, accompagna l’immagine di una seducente  sirena che danza sui flutti del mare  tenendo nelle mani una corona di rose rosse: sullo sfondo, la spiaggia dorata con i bagnanti,  le cabine  e gli ombrelloni variopinti del “Delizioso Soggiorno della Riviera Romagnola”: località già capace di rispondere ad una domanda crescente di vacanza, e destinata, in pochi anni, a primeggiare tra i centri balneari d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fosco Rocchetta</p>
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		<title>Riccardo Mantani Renzi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 08:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Un grande attore di casa nostra
Nato a Morciano di Romagna nel 1930 si trasferisce con la famiglia a Riccione nel febbraio del 1935. Dopo aver fatto parte di alcune filodrammatiche locali, sceglie di intraprendere la carriera teatrale e raggiunge a Milano Pina Renzi, zia materna e nota attrice degli anni ‘30 e ‘40. Qui esordisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un grande attore di casa nostra</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Morciano di Romagna nel 1930 si trasferisce con la famiglia a Riccione nel febbraio del 1935. Dopo aver fatto parte di alcune filodrammatiche locali, sceglie di intraprendere la carriera teatrale e raggiunge a Milano Pina Renzi, zia materna e nota attrice degli anni ‘30 e ‘40. Qui esordisce in rivista nel 1951 al “Teatro Dal Verme” e lavora con la già citata Pina Renzi e con  attori del calibro di Beniamino Maggio e Franco Sportelli, che gli insegnano i segreti del palcoscenico. Ma la sua passione vera è il teatro di prosa e nel 1952 comincia a recitare accanto a nomi importanti come Ruggero Ruggeri, Renzo Ricci, Gianni Santuccio, Tino Carraro e Paola Borboni. Con compagnie stabili e di giro ha affrontato, in quasi sessant’anni di teatro, un po’ tutto il repertorio teatrale, dal classico greco al moderno, passando per Goldoni, Moliere, Pirandello, De Filippo ecc… Negli anni ‘60/’70 lavora al “Teatro Filodrammatici” di Milano dove viene diretto da  Pugelli, Guicciardini e Alberto e Gianni Buscaglia. Tra i titoli di questo periodo: “Sei personaggi in cerca di autore “ e “Così è se vi pare” di Pirandello, “Gli Innamorati” di  Carlo Goldoni, “La Stangata Persiana” dal “Persa” di Plauto, “Avventure, morte e dannazione di Don Giovanni” di A. e G. Buscaglia. Negli anni ‘80 ha lavorato con Strehler in opere di De Filippo ( La Grande Magia), Goethe (il Faust), Brecht (L’Anima buona di Sezuan), Pirandello (Come tu mi vuoi) e Moliere (L’Avaro) al fianco di Paolo Villaggio. Da fine anni ‘80, al “Piccolo Teatro” di Milano, ha continuato il lavoro con Lamberto Pugelli che lo considerava, se così si può dire, il suo attore di fiducia, affidandogli spesso in Pirandello delle didascalie, dove interpretava lo scrittore stesso in parti di prosa molto belle.  Alcuni titoli di sue interpretazioni al “Piccolo Teatro”sono: “La Bella e la bestia” (1987) accanto a Giuseppe Pambieri e Lia Tanzi, “Pilade” (1989) di Pier Paolo Pasolini, “Il libro di Ipazia” (1995) di Mario Luzi, “Recitazione di Siddharta” (1998) di Herman Hesse, tutto questo per la regia di Lamberto Pugelli. La sua ultima apparizione teatrale è Il Caligola di Camus (2002/2003) per la regia di Carlo Longhi accanto a Franco Branciaroli. Nel 2001 al Teatro Regio di Torino aveva esordito in una commedia musicale intitolata “Kiss me, Kate”, per la regia di Lamberto Pugelli. Ha lavorato anche in RAI in diverse commedie tra le quali ricordiamo, “Il medico per forza” di Moliere per la regia di Enzo Ferrieri, andata in onda sul programma nazionale dal Teatro Convegno di Milano nel marzo del 1959 e “Il Volpone” di Ben Jonson regia di Vittorio Barino, trasmessa in televisione su RAI 3 nel marzo del 1985.Importanti anche i suoi trascorsi in Radio con sceneggiati vari tra i quali: “L’odissea galattica dell’ammiraglio Fox” (1981), “Variazioni sul nero” (1982), “Moliere” (1985), “Tutti i colori del giallo” (1989/1990), “Anna Kuliscioff” (1991/1992), tutti andati in onda su radio uno per la regia di Gianni e Alberto Buscaglia. Non ama molto ricordare il suo lavoro come doppiatore, in realtà ha dato la voce, tra i tanti, a personaggi come Charley Grapewin nel “Mago di Oz”, John Gielgud in una serie di telefilm intitolata “Ricordi di guerra”, a William Roerick alias Henry Chamberlain in “Sentieri” e nonno Sam in “Kiss me Licia”. Una carriera importante, che ha visto Riccardo calcare le scene dei migliori teatri italiani, diviso tra Milano, dove ha risieduto per tanti anni, e le località dove si è esibito. Ma il legame con l’amata Riccione non è mai venuto meno, qui Riccardo è sempre tornato ogni volta che gli impegni glielo permettevano,  e qui è tornato a vivere da più di quindici anni.</p>
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		<title>Cineforum Riccionese</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 10:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>famijarciunesa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Cineforum Riccionese: 50 oscar!
Come un lunghissimo ed indimenticabile film la vita del Cineforum Riccionese ha raggiunto i cinquanta: mezzo secolo compiuto all’insegna dell’impegno e della creatività. Nonostante l’età, però, si è mantenuto bene: i cambi generazionali e l’avvicendarsi delle mode non ne hanno sciupato la freschezza né smorzato l’entusiasmo. Una realtà culturale protagonista della nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Cineforum Riccionese: 50 oscar!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come un lunghissimo ed indimenticabile film la vita del Cineforum Riccionese ha raggiunto i cinquanta: mezzo secolo compiuto all’insegna dell’impegno e della creatività. Nonostante l’età, però, si è mantenuto bene: i cambi generazionali e l’avvicendarsi delle mode non ne hanno sciupato la freschezza né smorzato l’entusiasmo. Una realtà culturale protagonista della nostra città dall’inizio degli anni ’60, che ha brillato da subito: questo grazie alla lungimiranza e alla determinazione di Geo Cenci, suo storico regista, l’esperienza cinefila di Isidoro Lanari, il sostegno economico del Comune. Non da meno la collaborazione della Parrocchia Mater Admirabilis, che mettendo a disposizione il piccolo e tanto amato Cinema Africa, ha contribuito a realizzare un progetto forte e ben strutturato. La sua chiusura nel 2008 e così la sospensione della preziosa competenza tecnica e gestionale di Sanzio Zamagni, ha catapultato la programmazione filmica in una delle nuovissime sale del Palas; una doppia proiezione e l’assenza di un abbonamento ne hanno cambiato di poco le modalità di fruizione, lasciandone inalterata l’anima. Un’anima ricca, e non soltanto per la qualità e varietà stilistica delle pellicole proposte al pubblico, ma per il punto di forza che le differenzia: la discussione, aperta a tutti, alla fine del film. Un momento di crescita e di confronto che ne aumenta di tanto lo spessore culturale e democratico. Dal ‘93 è uno dei figli di Geo Cenci, Alberto, che con eguali coscienziosità e slancio coordina con successo il Cineforum Riccionese.<br />
<strong>In un quotidiano bombardamento di immagini, quale ruolo riveste?</strong><br />
“ll Cineforum Riccionese è un luogo e un momento temporale dove ritrovarsi per vedere e , soprattutto , discutere insieme di Cinema, che da sempre è un modo di leggere ed immaginare ciò che è accaduto, accade e accadrà. Un luogo ed un momento potremmo dire fuori dal tempo, dal nostro tempo in particolare, che si è fatto sempre più frenetico e che ci porta troppo spesso a ricevere immagini che poi non elaboriamo. Il Cineforum Riccionese è il luogo ed il momento in cui elaborare, singolarmente ed insieme,  il Cinema, quello di meglio che, a nostro parere,  è stato prodotto da un punto di vista tematico e tecnico.”<br />
<strong>Come coabita con le proiezioni del Film d’Autore e quelle da cartellone?</strong><br />
“ In questi 50 anni ha sempre tenuto fede alla linea originale di offrire innanzi tutto al proprio pubblico film con varie tematiche di discussione, spesso anche forti, provenienti , soprattutto in questi ultimi 15-20 anni, dalle più diverse cinematografie emergenti e non. Questo ha portato a proiettare film visti poco o affatto, in bianco e nero o sottotitolati, distanti dai cosiddetti film da cartellone e, anche se meno, dal film d’autore.” <strong>Come ha fatto per tanto tempo tenere alta l’attenzione del pubblico?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Attraverso la qualità dei film proiettati, la discussione e la presenza ininterrotta per  50 anni. Di questi tre fattori , la discussione ha fatto e fa tuttora la differenza. La possibilità per tutti di dire la propria opinione, in maniera semplice, senza il bisogno di alcuna cultura cinefila specifica se non la voglia di mettere insieme le sensazioni prodotte dalla visione del film, è il segno distintivo del Cineforum Riccionese, che ha continuato ad attirare pubblico in questi anni.”<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo il Cineforum festeggerà, coi suoi amici, il suo mezzo secolo?</strong><br />
“Stiamo pensando proprio in questi giorni sia al ciclo di film che comincerà a gennaio che ai festeggiamenti di una tappa così importante: forse con la proiezione di alcuni film simbolo di questi anni di Cineforum, oppure con una piccola pubblicazione che raccolga la storia di questo “film” che dura da 50 anni !”</p>
<p style="text-align: justify;">Maria Grazia Tosi</p>
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