Pari Opportunità

martedì, marzo 26, 2013
da famijarciunesa

Il lavoro delle donne
Per la Giornata Internazionale della donna:
OPPORTUNITY – donna e lavoro: career Day

Una tematica quella del lavoro dalla quale quest’anno non si poteva prescindere. Non è che il career day prometta un’assunzione… ma sicuramente permette l’acquisizione di migliori strumenti per intercettare le aziende, per capire come adeguarsi alle esigenze del mercato, come valutare la possibilità di creare una propria professione, ma anche semplicemente per imparare a redigere un curriculum. L’iniziativa si articola su più aree: area aziende, per colloqui e/o preselezioni per eventuali assunzioni e/o formazioni specifiche; area formazione, per apprendere modalità necessarie al conseguimento di una specifica mansione; area testimonianze, per ascoltare donne che raccontano come siano riuscite a realizzare il proprio sogno; area nuove idee, per verificare la fattibilità di un progetto e imparare i giusti percorsi per portarlo a buon fine; area mestieri, per valorizzare gli antichi mestieri, spesso abbandonati dalle nuove generazioni. Nel prossimo numero i risultati del ‘laborioso’ evento.

IL LAVORO PUBBLICO E IL CUG: MA COS’E’?
Il Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità (CUG) è un organismo  istituito anche dal Comune di Riccione nel novembre scorso, composto da qualificati rappresentanti dell’Amministrazione, quattro selezionati tra il personale in base ai curricula presentati e quattro nominati dalle Organizzazioni Sindacali. Questo comitato è chiamato, nei quattro anni del proprio mandato, a compiti ben precisi: assicurare nell’ambito del lavoro pubblico parità e pari opportunità di genere, rafforzando la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e garantendo l’assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologica e di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione e alla lingua; favorire l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, migliorando l’efficienza delle prestazioni lavorative anche attraverso la realizzazione di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei sopraelencati principi; razionalizzare e rendere efficiente ed efficace l’organizzazione della pubblica amministrazione anche mediante l’unificazione di competenze. Un compito  impegnativo per questi/e 8 dipendenti comunali selezionati tra i 444 dell’Amministrazione, nel trovarsi a costruire dalla base una  cultura diffusa  in materia di parità di genere e antidiscriminatoria, sia tra i colleghi che nella  stessa Dirigenza. “Nel corso di questo primo anno di lavoro abbiamo già individuato alcune criticità e ricevuto molte segnalazioni da parte di colleghi e colleghe – spiega la presidente Assunta Sorvino – ; complessivamente  non si può parlare di problemi drammatici come quelli di settori lavorativi del privato, ma bisogna considerare le funzioni e le responsabilità che gravano sul personale di una Pubblica Amministrazione (educative, di vigilanza, di prevenzione dei rischi) e il rapporto costante con la cittadinanza, a tutte le sue esigenze e i suoi bisogni: ogni aspetto che riguarda questi lavoratori e soprattutto lavoratrici va affrontato con la consapevolezza che il benessere di chi lavora nella P.A. è strettamente correlato alla qualità del servizio fornito.” Tra i lavori portati a termine in questo primo anno di vita c’è il contributo alla stesura del piano per le Azioni positive  approvato dalla Giunta Comunale, e in programma l’elaborazione di un Codice Etico antidiscriminatorio e un’indagine di valutazione del benessere organizzativo.

DATE, DONNE, LAVORO E NON SOLO
1977 – La partecipazione femminile al mercato del lavoro – Nel 1977, considerando le donne fra i 25 e i 64 anni, ossia a partire da quando il percorso di studi dovrebbe essere completato, ne risultavano attive (occupate o in cerca di lavoro) 35 su 100. La soglia del 50% viene raggiunta solo nel 2000 per salire a 56% nove anni dopo. Nella media europea a 27 paesi le donne attive nella stessa fascia di età sono il 69,4% e superano l’80% in Lettonia (80,1), Norvegia (80,6), Islanda (82,7) e Svezia (82,8).
1926 – Donne laureate – Negli anni Venti frequentare l’università era un privilegio riservato a poche, erano appena 15 le donne su 100 laureati; questo valore sale a 31 nel 1950, a 44 nel 1980. Nei primi anni Novanta si verifica il sorpasso delle femmine sui maschi laureati: la “quota rosa” supera il 50% e continua ad aumentare fino a raggiungere il 56,7% nell’anno accademico 2008/2009.
1948 – Donne in parlamento – In Italia il diritto di voto alle donne è stato accordato con un decreto legislativo del 1945. La prima occasione di voto fu nel 1946 con il referendum istituzionale fra monarchia e repubblica e le elezioni politiche per eleggere l’Assemblea Costituente. Nella legislatura della storia repubblicana (1948), le donne erano il 7,7% degli eletti alla Camera dei deputati e appena l’1,2% al Senato. La presenza femminile tocca il minimo storico nel 1963 e nel 1968 alla Camera (2,8% degli eletti) e nel 1953 al Senato (0,5%); la presenza massima si registra invece nella XVI legislatura (2008), con il 21,1% di donne elette alla Camera e il 19,5% al Senato. Nel mondo la rappresentanza rosa nei parlamenti è maggioritaria solo nel Ruanda (54,9% di donne elette); in Svezia è al 46,5%, in Sudafrica al 44,5%. (Tratto da: “1861-2011 L’ITALIA IN CIFRE” – analisi ISTAT per i 150 anni dell’Unità d’Italia).

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