Riccione perla Cultura

martedì, marzo 26, 2013
da famijarciunesa

RICCIONE perla CULTURA

Scrivo queste cosucce qualche mese prima della pubblicazione, perciò può accadere che gli eventi avanzino più veloci del previsto. Una domenica dell’estate scorsa ho trovato il Palazzo del Turismo pieno di vita: sul piazzale il mercatino “old time”, al primo piano una mostra scolastica e al secondo piano i saggi musicali. Tutto bene, dunque, il luogo piace ai riccionesi e agli ospiti, proprio come dicevamo. Poi il piazzale è diventato, in estate, il “salotto culturale della città”: benissimo. A proposito: perchè lo stupendo mosaico astrologico del pavimento è stato ricoperto anziché restaurato? C’è chi sa rispondere, magari in modo da far arrossire qualcuno? Dunque, un luogo di identificazione civica e culturale, per i riccionesi, crediamo che esista. Sul significato di “civico” abbiamo detto: resta da chiarire che cosa si intende per “culturale”, parola molto usata ma poco conosciuta.
Cultura
In una monografia dell’Assessorato alla cultura di qualche anno fa, si faceva il censimento delle associazioni culturali cittadine. Non lo crederete, ma erano tantissime. La mia bravissima amica Sabrina di Rimini, che aveva redatto il documento, aveva anche chiesto a tutti i responsabili culturali dei circoli e ad alcuni “opinion leaders” di dare la loro definizione della parola “cultura”. Ebbene, al di là della dicitura generica di “sapere molte cose”, è venuta fuori un’accozzaglia di concetti tutti diversi fra loro da indurmi a pensare che non ci sono idee precise in merito. Del resto, provate a interrogare le enciclopedie e la rete e vedrete che non è facile venirne a capo. Allora, ancora una volta mi sono impegnato anch’io per una definizione soddisfacente e credo di esserci riuscito, almeno per me. Eppure si tratta di un concetto semplicissimo, quasi banale: cultura significa riflessione. La parola deriva dal verbo latino “colere” (coltivare) e per cultura si intende riflettere sulle nostre idee. Qualcuno c’era arrivato vicino, ma non ha avuto il coraggio di farne teoria. L’informazione, oggi ritenuta chiave di tutto e mitizzata dalla tecnica, non è sufficiente. Infatti è noto che la cultura non si ferma al nozionismo, ma richiede la nostra partecipazione intellettuale per farne una elaborazione veramente “nostra”, originale e personale. L’informazione resta comunque una base importante per la nostra vita intellettuale. La cultura, poi, non è secondo me un appannaggio nobiliare e neppure un concetto assoluto. Infatti ho pensato, anche su suggerimento di un angelo, di formularne una definizione in versione più “viva” e in forma di equazione: guardare + ascoltare ‑‑‑> riflettere ‑‑‑> comunicare. Qualcuno, in odore di sapienza filosofica, confonde il concetto di cultura con quelli di “conoscenza” e di “formazione”, che pure sono adiacenti. Ma, se ci pensate bene, si tratta di qualcosa di diverso. Ne possiamo discutere. Oggi, con l’aria che tira, la cultura sembra passata in sott’ordine. L’ex ministro dell’economia diceva: “Vado a farmi un panino di cultura”. Come dire: senza pagnotta non si fa poesia. Sarà vero, per gli immancabili costi pubblici, anche se una saggia amministrazione dei “beni culturali” porterebbe un mare di soldi. Intanto, riflettere non costa nulla mentre noi siamo abituati ad adagiarci sulle mode e sui luoghi comuni del vangelo pubblicitario. Per tanti, pensare costa fatica. Ma il buon Dio ci ha fornito gratuitamente due attrezzi di valore inestimabile: il libero arbitrio e l’intelligenza. Sta a noi farne il buon uso. A questo punto, proviamo ad esaminare l’offerta culturale cittadina. Che cosa si può dire? Esiste qualcosa che si possa definire “politica culturale”? Lo vedremo la prossima volta.

Isidoro

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