Lavoro come terapia

martedì, marzo 26, 2013
da famijarciunesa

Il lavoro come terapia

Un ambizioso proposito socio-culturale, dove lavoro disabilità ed integrazione ne sono i cardini, è stato sottoscritto il 2 febbraio tra i sindaci di Coriano, Riccione e Misano. Il sindaco corianese Domenica Spinelli, promotrice del progetto, si è dichiarata molto soddisfatta in quanto, aggiungendosi a quelli che l’AUSL già ha in atto, va a contrastare il disagio di quei giovani che concluso il percorso scolastico si ritrovano ‘abbandonati’, e privi di opportunità di relazione sociale e quindi di evoluzione; tanto più quella di rapportarsi con una dimensione propria della quotidianità di ogni persona che stia diventando adulta: il lavoro. “Il progetto che abbiamo elaborato anche grazie alla ‘testardaggine’ e determinazione di Gina, (madre riccionese di un ragazzo autistico), e che prevede in breve il coinvolgimento di altri due giovani, è volto ad avviare un percorso educativo e riabilitativo al fine di valorizzare capacità personali che potrebbero confluire in un vero e proprio lavoro. Una sfida importante che ha visto la piena condivisione del Comune di Riccione e di Misano, e che cercherà assieme a loro di reperire fondi nei Piani di zona.” Ovviamente la difficoltà è quella di trovare aziende aperte ad una dimensione che si distacchi dal consueto, propense ad  arricchire il proprio bagaglio di azioni solidali ed innovative. In questo caso è stata la “Grabo” di Giorgio Grassi, una ditta di Coriano che produce ed esporta in tutto il mondo articoli particolari e gioiosi: i palloncini. La stessa gioiosità la si ritrova nella sua tipologia gestionale, fatta di partecipazione emotiva e momenti aggreganti tra tutti gli operatori. Risultati concreti che speriamo permettano sempre di più non solo ad aiutare giovani con problemi, ma anche le famiglie che senza un aiuto delle strutture pubbliche fanno veramente fatica a tirare avanti. E cosa pensa la battagliera e tenace mamma di Andrea, sino ad ora il protagonista principale del progetto, come lo è stato nel libro da lei scritto “Il mio Principe” il cui successo è anche servito a focalizzare l’attenzione sul problema autismo? “Per me si è realizzato un sogno. Aver concretizzato questo progetto e sapere che Andrea trascorrerà del tempo in un accogliente ambiente educativo-lavorativo è davvero una grande conquista, quasi un miracolo. Di certo svolgerà le attività che sarà in grado di compiere, supportato dal suo educatore. Questa conquista gli farà aumentare l’autostima, poiché un lavoro dona dignità alla persona e permette di vivere la vita vera nella sua normalità.”

SCUOLA E LAVORO: PER UN’OPPORTUNITà IN PIù
La crisi economica ha riportato anche gli adulti sui banchi di scuola. Un Corso di formazione per operatore di cucina è stato organizzato dall’Istituto Alberghiero Savioli di Riccione, in orari pomeridiani, per conferire uno strumento in più a studenti o no, giovani e meno giovani, abili o assolutamente digiuni, da spendere nel lavoro. Il corso iniziato il 4 marzo finirà verso metà aprile: giusto in tempo per disporre di un’opportunità in più per farsi la stagione nella cucina di un hotel o di un ristorante, e magari chissà… riprendere lo studio l’anno successivo e divenire così un vero chef. Gli incontri, che vedono la collaborazione delle aziende di settore e dell’Associazione Albergatori di Riccione, sono condotti dal professor Massimo Corvino, da una quindicina d’anni docente del Savioli. “Sono molto utili per perfezionare o instradare: spesso i partecipanti in parallelo incominciano a fare qualche esperienza sul campo, e le due cose assieme riescono a formare quella che potrebbe diventare una vera e propria professione.” Anche all’alberghiero di Rimini tanti quest’anno gli iscritti ai corsi serali, e così anche presso scuole medie, istituti e centri di formazione professionali. E non solo la cucina, ma anche la sartoria, l’informatica, le piccole riparazioni, il marketing sono le materie che fanno accorrere in massa persone alla ricerca di un’occupazione.

UN LAVORO INGEGNOSO
A Riccione durante la prima guerra mondiale, quando gli uomini erano al fronte, l’ingegno delle donne del posto la vinse contro il Regio Decreto del 1915 secondo il quale la pesca marittima era proibita oltre i 500 metri dalla riva tramite imbarcazioni con alberature e vele. Cosa si inventarono le ragazze Luisa Santi, Angelina Mulazzani e Rosa Corazza?! Sperimentarono la pesca con la tartana (per prendere paganelli e morsioni), trainata a forza di remate e con l’aiuto… di un ombrello, per catturare il vento e aiutare così la navigazione della barca. Una ciurma femminile che per ingegno e concreta necessità di sopravvivenza, diede buon esempio dell’intraprendenza e fantasia romagnola.

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