Amiche che se ne vanno

martedì, dicembre 18, 2012
da famijarciunesa

Adua ora ci sorride dal cielo

Era la decana degli operatori commerciali di Riccione Paese. L’ “anima” della sua storica cartoleria, che ha visto passare intere generazioni di studenti. Adua Pozzi, nata l’11 ottobre 1935 in quel borgo che tanto ha amato, se n’è andata all’improvviso il 29 settembre, lasciando nel dolore quanti l’hanno conosciuta, ma soprattutto il marito Rinaldo Berardi e i figli, Bobo e Rita, che l’affiancavano nel lavoro. Determinata, tenace e di grande spirito, aveva sempre la battuta pronta per i clienti che, spesso, entravano in negozio imbronciati e ne uscivano con il sorriso. Adua è vissuta sempre con discrezione, lontano dai clamori, ma proprio per quel suo carattere gioioso e  per quella sensibilità verso la sua clientela, ha fatto breccia tra i ragazzi, come tra gli adulti e gli anziani. Non è un caso che nel giorno delle esequie, officiate dal parroco don Maurizio Fabbri e dal suo cappellano don Alessio Alasia, la nuova chiesa di San Martino fosse zeppa di persone. Tra le centinaia di presenti, oltre ai congiunti, compreso i nipoti Martina, Luca ed Enea, c’erano numerosi operatori del Paese, noti medici, albergatori, bagnini, artigiani, rappresentanti di varie associazioni, compreso Famija Arciunesa, e diversi amministratori comunali di ieri e di oggi, a partire dal vicesindaco Lanfranco Francolini e dal sindaco Massimo Pironi che rimarca: “Adua è stata la nostra storia. Mi ha accompagnato fin da quando, a tre anni, sono entrato nella scuola delle “Maestre Pie”, ossia da quando si usava la penna stilografica con la carta assorbente fino a oggi, senza mai cambiare. Ci lascia un grande vuoto”. Sensazione riportata in diversi commenti riportati da amici e conoscenti anche su diversi profili di Facebook, come quello di Andrea Canini del Pier Caffè che ricorda Adua per “le battute e le prese in giro, che solo lei aveva il coraggio di fare”, ma anche per la prontezza nel chiedere ai clienti come stavano figli e genitori. Un mito, una di quelle persone che lasciano il segno e che non dovrebbero mai mancare”. La Pozzi teneva tanto ai buoni rapporti, che, come racconta la nipote Martina,  la Pozzi per non scontentare nessuno, ogni mattina andava a prendere il caffè in un bar diverso del centro storico. Nonna Adua era una grande lavoratrice, sottolinea, ma anche moglie, mamma e nonna speciale!”. Così don Maurizio la ricorda come donna “socievole, dalla battuta sempre pronta per tutti. Una signora dal carattere giocondo che guardava la vita con umorismo”. Aggiunge: “Non vorrei essere irriverente, ma Adua con le sue battute ora farà sorridere qualcuno anche in Paradiso…”  La fede ad Adua di fatto non è mancata. Non solo, nonostante la famiglia e il lavoro, si è impegnata in parrocchia, come messaggera. Un ultima nota. Il cuore della Pozzi ha sempre pulsato forte per il marito morcianese, sposato il 30 settembre 1956 nella vecchia chiesa di San Martino, davanti a don Alfredo Montebelli. La freccia di Cupido era partita durante un ballo al Vallechiara Dancing. Internet era ancora lontano e anche il telefono non era ancoro d’uso comune, tra i due cominciò così una fitta corrispondenza. Decine di lettere d’amore, scritte con la stilografica, che Adua, custodiva come reliquie in un cofanetto assieme alle foto d’epoca.

Nives Concolino


Addio alla contessa Pullé

Commozione e dolore per la scomparsa della Contessa Grazia (Grace) Pullé, nobildonna della nota dinastia riccionese (il padre Frangiotto Pullè, oltre a essere stato deputato, fu podestà di Riccione dal 1932 al 1941). Il suo cuore ha cessato di battere per sempre a 70anni compiuti, lo scorso 6 settembre, tra le grandi cure dei suoi cari. Lascia il marito Edmondo (Duccio) Forlani, noto geologo di fama internazionale, i tre figli, Andrea, Filippo e Francesca, e quattro fratelli Lina, Vittorio, Galeazzo, che vive a Milano, e Paola che abita a Cesena. Sempre sorridente, pacata e serena, la contessa era una donna poliedrica, una vera creativa. Oltre ad aver insegnato per anni nelle medie di Riccione e altre scuole del Riminese, divideva il suo tempo tra lo sport e l’arte della quale era una vera cultrice. Per un certo periodo si è anche interessata di politica.  “Mia sorella che aveva studiato alle Belle Arti di Urbino, ottenendo poi l’abilitazione all’insegnamento  – racconta la sorella Lina -, aveva una grande propensione per il disegno e la pittura. Un grande senso artistico! Le nostre case, che le piaceva tantissimo arredare con grande gusto e raffinatezza, ne sono piene. Era una amante del bello e questo spiccato gusto lo esprimeva anche nel vestire con eleganza”. Queste doti e il suo savoirfaire sono sempre stati accompagnati da un perenne sorriso. “Grazia non si è mai rivolta a una persona in maniera sgarbata, neppure in famiglia _ riprende la signora Lina _. Teneva tanto all’educazione e al rispetto e il suo esempio lo ha trasmesso ai figli. La sua gentilezza si esprimeva in ogni occasione”. Anche quando praticava lo sport, in particolare nuoto, schettinaggio e tennis, come i suoi genitori (il padre Frangiotto e la madre Giannina Candiani)  passati alla storia per le partite di doppio giocate a Riccione con il Duce e l’amico architetto Lucio Savorgnan.  Un particolare. Dopo aver insegnato per diversi anni, la contessa, ultima dei sette fratelli (Roberto ed Enrico sono scomparsi da tempo) ha affiancato il marito nel lavoro. Non senza specializzarsi e ottenere attestati di merito. Ha seguito pure l’iniziativa provinciale: “Donne in politica”, promossa dalla Provincia, ma rimasta delusa, si è allontanata da quel mondo, dedicando più tempo all’arte.

Nives Concolino

Commenti non consentiti.

Marcar Rimini
Ceccaroli
Composet
Michelotti Santini
Guest.it
Spazio Assiamica
cd arredamenti
ediltutto
riccionese tendaggi
carrozzeria artigiana
ranch saloon
Muccioli
cavalluccio marino
bottega imbianchino