Bruna e Mimma

giovedì, giugno 7, 2012
da famijarciunesa

Bruna e Mimma, donne moderne

Indomite ed anticonformiste: sono madre e figlia, ma la cosa curiosa è che non è facile a prima vista capire chi sia la madre e chi la figlia, avendo una i capelli canuti e l’altra corvini ma non nell’ordine che ci si aspetterebbe, ed entrambe un’eguale vivacità. Bruna Tommasini, vedova di Ruggero Papini, è mamma di Mimma: 99 anni la prima e 80 la seconda. Ruggero Papini a 5 anni venne da Roma a Riccione con il padre Memmo e la madre Rosa Urbinati, riccionese. Conobbe Bruna, si sposarono giovanissimi e da loro nacque Mimma. Il nonno Memmo, e successivamente Ruggero, avevano il garage della FIAT già dagli anni ‘30, quando ancora era collocata in un capannone in viale Corridoni. Ma col tempo servivano sempre maggiori posti auto e presto lo spazio fu insufficiente;  il Comune propose loro uno scambio con un terreno molto più grande dove spostare l’azienda, quello davanti al porto, e lì restò sino alla sua chiusura. Un’attività forse più ‘maschile’, ma alla quale invece Mimma partecipò appieno, e così tutta la famiglia dei Papini (anche i fratelli di Ruggero e rispettivi figli); Bruna invece si occupava della casa e della cucina che era sempre aperta a tutti i familiari che abitavano negli appartamenti soprastanti il garage. Bruna è stata una donna temeraria, curiosa, permalosa ma paziente, decisamente emancipata per i tempi che viveva; prese la patente a diciotto anni quando a Riccione di donne al volante se ne vedevano ben poche, ed anche la sua più grande passione era inusuale per l’epoca: amava fortemente viaggiare, e ancora oggi quando parla di posti lontani e bellissimi che ha visto le si accende una particolare luce negl’occhi. Mimma è scattante e molto simpatica, s’infiamma e si sfiamma facilmente, e si definisce un pochino ‘maschiaccio’. Nel garage era il tuttofare e adorava le auto e soprattutto le motociclette. Ricorda ancora con nostalgia la sua Guzzi rossa… “Ho partecipato a tante di quelle gimcane con le auto, assieme ad Astro Bologna! Quando ero ragazza facevo diventare matto mio babbo perché quando mi cercava non c’ero mai, magari scappavo in spiaggia a fare il bagno, o prendevo il vespino e me ne andava in giro!” Bruna: “Ho girato tutto il mondo, dall’Australia al Brasile, dall’America all’Europa… mi è rimasta solo la Russia! Per me viaggiare è stato sempre molto importante, dove potevo andare andavo, e lo facevo con mio marito Ruggero. I nostri viaggi li abbiamo quasi sempre condivisi con altri riccionesi: i Barilari, i Venturini, i Pozzi, i Santini… Con alcuni di loro abbiamo utilizzato il pullman con itinerari organizzati da Elide Berardi, ma soprattutto l’aereo. Dopo la morte di mio marito sono andata a 80 anni a Londra da sola ma con un viaggio organizzato; ora ho smesso purtroppo, perché non avrei più la compagnia… e le gambe.” Mimma: ”Io ho viaggiato solo in auto o pullman, perché presi da giovanissima una gran paura: andai a fare un volo con il piccolo aeroplano di Renzo Ceschina, con la mia amica Cicci e altre due persone. A Miramare prima di alzarci un aereo della squadra acrobatica che faceva delle evoluzioni sopra di noi cadde. Partimmo lo stesso, e quando fummo sul mare ci assalì un terribile temporale che ci obbligò ad un atterraggio a Foggia. Dal quel momento solo viaggi a terra. Per fortuna che a me e mio marito piaceva soprattutto andare a sciare in montagna.” Una famiglia di gran lavoratori, ma una famiglia benestante che non si faceva mancare momenti di svago  e leggerezza. Anche se come le altre dovette subire le tragiche difficoltà della guerra, che li vide ‘sfollare’ a Gemmano quando qui a Riccione passava il fronte. Le loro testimonianze sono state anche raccolte tra le altre da Silvana Cerruti in Canducci nel libro “La guerra all’improvviso”. Bruna: “La nostra famiglia si era rifugiata a Gemmano, inizialmente in una grande casa che apparteneva alla zia del Podestà. Un giorno i tedeschi incominciarono a bombardare e noi ci nascondemmo in un rifugio. Buttarono bombe fumogene davanti alle due bocche degli ingressi e mio suocero Memmo che soffriva d’asma dovette uscire fuori…  e lì morì, colpito da una scheggia di granata. Dopo aver attraversato terribili esperienze tornammo a Riccione, dove trovammo una situazione molto critica: siccome Memmo era stato fascista, alcuni riccionesi pensando che noi stavamo dalla parte dei tedeschi si vendicarono su mio marito Ruggero, suo figlio, denunciandolo: fu portato in un campo di concentramento a Padula per due anni”. Mimma: avevo tredici anni quando scappammo a Gemmano. Lì sono morti, oltre a mio nonno, cinque dei miei amici di 15-16 anni. Si sono messi a giocare con un residuo bellico e sono saltati per aria. La guerra me la ricordo eccome, è stata terrificante… i giovani devono pensarci bene, il mondo deve pensarci bene!” Bruna e Mimma nel 59 lasciarono la FIAT al resto della famiglia Papini e presero la “Pensione  Luciana” di Innocenti vicino al porto, facendola diventare “Pensione Mimma”. Bruna di ricette se ne intendeva molto e Mimma andò a Monaco per alcuni mesi ad imparare il tedesco. Con loro lavorò anche il ragazzo friulano che lei sposò nel ’63: Umberto Ceconi, nipote della signora Hilde Schieder moglie di Severo Savioli. Da allora la famiglia, arricchita dalla nascita di Carlo ed Elisabetta, ha vissuto e lavorato sempre assieme: Bruna seguiva la cucina, Umberto il bureau e Mimma si occupava degli acquisti e di tutti i giri necessari per un’attività turistica. Il classico esempio di struttura familiare che ha contribuito a far diventare Riccione una rinomata località balneare. Il babbo Ruggero inoltre tenne la licenza di taxi per trent’anni.  Una mamma e una figlia che ancora oggi abitano assieme. Verrebbe da chiedersi se due donne così tanto grintose e dopo tanti anni di convivenza vadano d’accordo. Mimma: “Poco! Ma non ci siamo mai ‘ammazzate’. Ancora oggi quando mi lamento con mia mamma per qualcosa che ha fatto o detto, lei mi riprende severa e risentita. “Diventerai vecchia anche tu…?!” “Mamma, ma ho 80 anni!”.

Maria Grazia Tosi

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