Don Pietro

venerdì, ottobre 14, 2011
da famijarciunesa

Don Pietro ha lasciato Riccione Era la “Quercia” dell’ospedale

Durante la messa pomeridiana di domenica 27 giugno, don Pietro Cannini (classe 1919) si è congedato dal “Ceccarini”, dov’era cappellano dal 1952, e ha ceduto il testimonial a don Angelo Rubaconti, parroco di Misano. Dopo mezzo secolo il granitico sacerdote si è trasferito nella Casa del Clero a Rimini per godersi il meritato riposo. Un passo obbligato, ma davvero sofferto per l’anziano sacerdote che, nonostante i suoi 92 anni, con passo lesto e felpato, si aggirava ancora tra un reparto e l’altro, offrendo assistenza spirituale e conforto sempre con massima discrezione e umiltà. L’ospedale per don Pietro era ormai diventato la sua casa. Qui svolgeva il suo apostolato e qui viveva con l’essenziale in un piccolo locale all’ultimo piano. Nato a Vecciano (Coriano), dove sono venuti alla luce anche gli altri suoi dieci fratelli, ha cantato messa nel 1952. E’ stato cappellano per due anni a Scacciano (Misano), e per altri quattro nella parrocchia di San Martino, finché nel 1960 è entrato per sempre al “Ceccarini”. Dirigenti, medici, infermieri, operatori e autorità, assieme ad alcuni semplici cittadini e al direttore dell’ospedale Romeo Giannei, hanno salutato lo storico cappellano nel corso di una cerimonia ad hoc. Con un tenue sorriso don Pietro ha esordito, dicendo: “Voglio fare un duplice ringraziamento. Il primo, verticale,va a Dio che mi ha conservato la vita così a lungo e mi ha dato tanti doni per condurre la missione evangelica. Ho trascorso la mia vita prima per i bambini, poi per i poveri, gli anziani e gli ammalati, qui in ospedale, e quando c’era bisogno, a Casa Serena. Il secondo grazie, orizzontale, va alle persone. I miei sessant’anni di sacerdozio li ho spesi in comune collaborazione, mai uno screzio con nessuno. In questo ospedale ci siamo sempre aiutati reciprocamente in tutto e con rispetto”. Parole confermate dalle numerose e toccanti testimonianze anche “Don Pietro è stato una presenza amorosa per malati e medici. La mattina alle 6 l’ho visto tante volte, con il Santissimo sacramento, in giro per le camere a portare la comunione”, ricordo il cardiologo Pierangelo Del Corso. “Alle 7 ci davamo subito il buongiorno in ascensore, questo mi mancherà!”, esclama il primario Luca Garulli. La collega Marina Gambetti ricorda i tragici incidenti, quando non si trovava il coraggio di comunicare i decessi dei giovani ai genitori “mi chiudevo nel Pronto soccorso e chiamavo don Pietro, per darne notizia insieme e offrire un po’ di conforto”, racconta. “Don Pietro per la sua umanità è stato un punto di riferimento prezioso per il malato che, spesso, ha bisogno di una parola in più e di una medicina in meno”, testimonia il primario Andrea Grossi. “Ho compiuto trent’anni di “Ceccarini” da poco e posso ben dire che don Pietro è stato una presenza che ci ha accompagnato sempre e ovunque, encomiabile!”, fa eco il medico Manlio Sanseverino. Poi la nota di Gloria Monticelli. “Conosco don Pietro dal 1980 – conclude – è stato un aiuto importantissimo, soprattutto di notte, quand’eravamo soli con una trentina di persone e si temeva il decesso, lui ci aiutava in tutto”. A don Pietro va il grazie dell’intera città e anche di Famija Arciunesa.

Nives Concolino

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