Donne di una volta

giovedì, febbraio 4, 2010
da famijarciunesa

“La Pulici”, una donna dolcemente forte

Le mancavano due anni per compiere un secolo. Il 22 ottobre scorso si è spenta la grande energia vitale di Ricci Marcellina, conosciuta da tutti come Mercede, la signora Pulici. E’ morta di vecchiaia e nel suo letto, quello che forse si auspicherebbero tutti: “Era stanca – racconta Ilio, uno dei figli – e diceva  che dopo aver dato tanto era adesso disponibile a staccare la spina dalla vita”. Una vita per la quale il lavoro ha costantemente assorbito buona parte del suo tempo, che non ha precluso un percorso familiare articolato ed intenso. Dopo aver avuto in giovanissima età una figlia, Gioia ‘Nini’ dal suo primo marito, si sposò poi con Giuseppe Pulici dal quale ebbe quattro figli, Michele e Sonia (purtroppo scomparsi entrambi), Maurizio ed Ilio. Una donna molto forte e schiva Mercede, che parlava pochissimo di sé, almeno sino agli ultimi anni, e che anche coi suoi ragazzi non lasciava trapelare alcuna sdolcinata emotività, mantenendo sempre un affettuoso distacco (forse perché faceva parte di una generazione in cui i figli davano ‘del voi’…). “Noi fratelli chiamavamo mia madre ‘la tedesca’, perché non era solita esprimere i propri sentimenti; però noi ci siamo sempre sentiti molto amati; i fatti per lei andavano a sostituire le parole non dette.” Una donna emancipata, visto che dal 1939, assieme al marito Giuseppe, che aveva  conosciuto qui a Riccione quando in estate lavorava nella scorta di Mussolini, aprì una cartoleria  in centro, diventata poi, quando collaborò con lei anche  Michele, libreria. “Mia mamma ha venduto libri scolastici a tutti i riccionesi, ed è restata a lavorate lì per quasi settant’anni, mentre mio padre si staccò presto per aprire una gelateria-pasticceria poco lontano e, nell’angolo Ceccarini-Gramsci, la prima pizzeria estiva: il “Vomero”.  Mercede era nata nell’11, all’inizio della prima guerra mondiale, e raccontava che a Riccione questa non aveva lasciato segni tangibili, a parte l’angoscia di veder partire i suoi cittadini per il fronte: come suo fratello Gioia “Nini” (un ‘Bichina’) che faceva parte di quell’improvvisato esercito di soldati ‘ancora col vestito della comunione’. “La seconda invece la visse sulla sua pelle, quando il fronte si fermò qui in città e la sua cartoleria ci si trovava nel bel mezzo: una volta venne anche gravemente devastata da una bomba. Ma quello che la scioccò più di tutto, anche della guerra, fu il terremoto del ’16, nel vedere la terra aprirsi sotto i piedi.” Un contesto comunque sia molto difficoltoso, nel quale lei riuscì a gestire attività e quattro figli piccoli (la grande si sposò molto presto col riccionese Silvio Gasparini). “Eravamo scatenati e, anche se sembra un controsenso, nonostante passassimo la maggior parte del nostro tempo nelle scuole delle Maestre Pie e nel cortile della Chiesa Mater Admirabilis, vicinanza importante per la nostra formazione, ci sentivamo da mia madre molto seguiti. Apparentemente ‘chiusa’… era molto aperta al mondo, tant’è che la nostra casa fu sempre un porto di mare, piena di gente ed affetti.”

Maria Grazia Tosi

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