Ebo Bezzi

mercoledì, dicembre 1, 2010
da famijarciunesa

Ebo Bezzi… il “Conte” Baffiti

“E va a fnì ch’im ha psì tl’aqua de batésme” (Va a finire che mi hanno pisciato nell’acqua del battesimo). Così deve aver pensato il giovanissimo Ebo Bezzi all’età di quattordici anni. Rimasto crudelmente orfano alla nascita (1915), col babbo che moriva in trincea nel conflitto mondiale della Grande guerra, vedeva spirare anche la mamma alle soglie dell’adolescenza. Non gli rimaneva che rimboccarsi le maniche e affrontare di petto una vita tutta in salita. Così va a Milano e il suo coraggio lo premia. Trova addirittura due lavori : aiuto meccanico all’Alfa Romeo di giorno e “strillone” di sera al teatro Odeon. E’ un ragazzo intraprendente, non vuole fossilizzarsi, cerca il nuovo, la vita deve essere anche avventura. A diciotto anni è autista di autotreni per conto della Pirelli e a ventidue le sue aspirazioni lo portano in Africa Orientale, al seguito del sogno coloniale del regime fascista. Con tanto di licenza di commercio per il recupero dei metalli residuati bellici e vendita di pezzi di ricambio, fa la spola tra il porto di Massaua e Addis Abeba. E’ in buona compagnia. Tanti riccionesi hanno preso al volo l’occasione di poter lavorare e magari tornare a casa con un bel gruzzoletto. Tra gli altri Attilio Cecchini “Cèch”, Vinicio Sorci, Nicola Casali “Colino” ed è da questa combriccola che ci è stato tramandato un episodio curioso e gustoso per la sua paradossalità. Dovendo cambiare una gomma ad un automezzo “Cech” stava sistemando il cricco quando “Colino”, nell’intento di rendersi utile, se ne uscì con la seguente frase : “ Sposta una spana vèrs Rémne” (Sposta una spanna verso Rimini). Tutti scoppiarono in una fragorosa risata. L’indicazione poteva infatti “funzionare” se fossero stati a Riccione non certo in un luogo che distava migliaia di chilometri dai luoghi natii. Luoghi che Ebo rivide nel 1939, col suo ritorno a casa nell’intento di godersela un pò. Ma la pace ebbe breve durata. L’Italia entrò in guerra e per il nostro giovane, chiamato alle armi, fu un periodo travagliatissimo. Grazie alle sue risorse fisiche e mentali supera difficoltà e peripezie di ogni tipo compreso un periodo di clandestinità. Dopo il “ 25 aprile ‘45” incomincia a dar sfogo alla sua inventiva, al suo estro creativo, al suo eclettismo non comune. Dal suo “cilindro” escono una serie di locali pubblici che faranno storia, che diventeranno luoghi mitici del divertimento. Con “incoscienza” pionieristica ad Ebo sono sufficienti i soldi per comperare le cambiali, una penna per firmarle e …voilà l’attrazione è fatta! Dancing “Giardino delle Magnolie”, Dancing “Paradiso” (che divenne “Vallechiara” dopo l’intervento del parroco), Dancing “Desperados” sono le prime “creature”. Poi torna a Milano e lavora nel ristorante “Riccione” dei fratelli Metalli. Va in Svezia a fare il cuoco attratto da chissà quali miraggi. Se ne torna nella Perla verde a sfornare nuove idee: Bar Trento, Bar Canasta, Bar Tre Moschettieri, Ristorante pizzeria “Del Gallo” (poi venduto a Dolfo Ciotti), Dancing Park, Ristorante “Il passatore“ (a Gradara), Ristorante “Il covo dei pirati” e infine il Camping “Adria”. Attività vulcaniche sempre accompagnate dal motto: “Buon cibo, belle donne, motori rombanti”. Il tutto vissuto con una signorilità ineguagliabile tant’è che si “meritò “… per acclamazione popolare il titolo di “Conte” durante una delle sue cene “oceaniche” allietate da musicisti d’eccezione compreso il cantastorie-fisarmonicista Morelli di Sant’Arcangelo che arrivava in Guzzi abbinata all’elegantissimo sidecar di legno. Il Conte “Baffiti” della famiglia dei Bezzi ci ha lasciato vent’anni fa ma la sua fama è nel ricordo di chi lo conobbe ed ebbe la fortuna di dividerne i momenti felici.

G.L.M.

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