Emilia Garavelli

giovedì, giugno 10, 2010
da famijarciunesa

La “Miglia”. Come dentro un film

Nella foto è in posa con il fazzoletto in testa e il grembiule bianco, quello ampio con la pettorina, attaccata al  suo carrettino dalla tendina bordata da un merletto d’altri tempi carico di lupini e dolciumi. Alle sue spalle, la chiesa di Fontanelle, appena costruita. Nell’immaginario di qualcuno, forse, ritornerà il ricordo di quegli anni, quando la campagna era tutta intorno, quando le auto erano poche, quando la vita era meno tecnologica ma più genuina. Ora, il panorama è cambiato, non assomiglia più a quello che si respirava nella periferia riccionese negli anni sessanta, ma lei è sempre la stessa, autentica e schietta, mentre riavvolge il nastro dei ricordi della sua vita.  Inizia così il racconto di Emilia Garavelli, detta “Miglia” un racconto intenso,  tra  gli avvenimenti del suo passato che si mescolano tra loro come nella sceneggiatura di un film.  Nata a San Clemente nel 1923 dove trascorre con la sua famiglia gran parte della sua infanzia, negli anni duri, dove la guerra aveva lasciato macerie e miseria e la fame era una realtà giornaliera. Dopo il matrimonio con Alfredo Leardini, i due, provvederanno insieme al sostentamento della famiglia lavorando in un podere di proprietà di un ordine di suore di Miramare. Incommensurabili i sacrifici delle donne in quei tempi  all’interno delle famiglie patriarcali contadine, una realtà segnata da tante fatiche: le mansioni domestiche, il lavoro nei campi, l’assistenza agli anziani, la cura dei figli e del marito, tutto con grande  dedizione. Un racconto di  grande dignità morale però il suo, mentre trasferisce le vecchie immagini ancora nitide nella sua mente.Dopo,  la nascita dei suoi tre figli, Luciano,  Antonio (Toni) e Pasquale (Lino). Eventi felici e dolorosi al tempo stesso, nella loro incomprensibile successione. Un contagio di difterite metterà a rischio la vita dei tre figli e dei cugini vicini. Tre giorni nei quali i bambini combatteranno in condizioni disperate tra la vita e la morte. Per il primogenito Luciano, sopraggiungerà la morte, strappandolo per sempre all’affetto della sua famiglia. Una piega dolorosa della sua vita che comunque non fletterà Emilia, una donna capace di resistere ai venti più impetuosi. Nel 1951, la famiglia si trasferirà a Riccione, nel quartiere Fontanelle. La Miglia  nel frattempo che lavorava nel pastificio Ghigi di Morciano  è sempre più conosciuta e  ben voluta nel quartiere per la sua allegria e il suo buonumore. Nel 1962, Don Gino Mordini parroco di Fontanelle, posa la prima pietra della chiesa, lui stesso le consiglierà di intraprendere l’attività  di ambulante di dolciumi. Non v’è Messa o festa religiosa  in cui non si senta il cigolio stridente dei cerchioni del suo carrettino, accompagnato dal suo sorriso. Sempre in quegli anni la “temeraria” guiderà una rivolta delle donne di Fontanelle contro le prostitute collocate nelle strade del quartiere. Aneddoti divertenti di ceffoni e parrucche strappate che  circolano ancora oggi nei racconti delle persone della zona. Lavoratrice instancabile, si adopererà anche nelle  attività della parrocchia, come cuoca nei campeggi estivi dei ragazzi del quartiere. Chiude il suo racconto  guardando il cielo con un  desiderio… mai realizzato “prèima ad murì a vria fè un gir sóra un aparèc”. Sono le ultime voci  queste, autentiche, che emergono dal passato, dalla nostra storia, quasi sparite oggi,  testimonianze involontarie di un mondo che cambia vertiginosamente, che si adegua al più rumoroso presente.

Cinzia Bauzone

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