G. “Fino” Montebelli

lunedì, giugno 3, 2013
da famijarciunesa

Giuseppe Montebelli detto “Fino”

Giuseppe Montebelli ha compiuto 92 anni. Da sempre chiamato “Fino” è nato il 22 febbraio 1921 a Rimini, in località Santa Maria in Cerreto, piccolo centro situato vicino all’attuale comunità di San Patrignano. Una famiglia contadina: il padre Domenico, la madre Adele, la nonna Emilia, sposata dopo la morte del marito, in seconde nozze con Tentoni Michele. Giuseppe non ha mai conosciuto “nonno Montebelli”, per lui è sempre stato Michele. La famiglia patriarcale costituiva l’ossatura fondamentale del sistema produttivo agricolo. I ruoli al suo interno, erano ben definiti: uomini e donne, giovani, anziani e bambini svolgevano compiti ben precisi assegnati dal capo famiglia. Nel maggio del 1921 tutta la famiglia si è trasferita Riccione per gestire a mezzadria un podere in località “Belvedere” (Villa Alta). Era in quel mese che venivano effettuati i cambi di gestione dei mezzadri nella gestione poderale. Riccione (ancora frazione di Rimini) contava poco più di 5.000 residenti: un “piccolo mondo antico” caratterizzato da una grande povertà ma zeppo di racconti e di ricordi che suscitano spesso un senso di nostalgia. La “borgata” reclamava l’autonomia amministrativa per poter sviluppare le proprie potenzialità economiche e sociali, rappresentate soprattutto dalla nascente industria turistica e il 19 ottobre1922 la ottenne con l’atto ufficiale. Il 4 novembre 1923 si insediò il primo sindaco, Silvio Lombardini. Tornando a Fino, nel 1922 nasce il fratello Pepino (Pino) che ha gestito per anni la barbieria in viale Gramsci di fronte al Grand Hotel, poi nel 1928 è venuto al mondo Alfredo che purtroppo morirà a solo due anni. Finita l’esperienza di mezzadria i Montebelli e i Tentoni si trasferiscono in “Paese” vicino all’Ospedale Ceccarini, oggi viale Formia. La famiglia che aveva vissuto sempre insieme costruisce due piccole casette adiacenti, una per i Tentoni, l’altra per i Montebelli. Fino racconta: “lungo la Viola nella stagione primaverile si poteva sentire l’intenso profumo dei fiori dei tigli, abbattuti durante la guerra e sostituiti dai pini”. Noi bambini giocavamo all’incrocio tra l’attuale viale Ceccarini e C.so F.lli Cervi davanti l’ingresso dell’Ospedale, dove oggi è stata realizzata una rotonda”. Fino ha frequentato, come tutti i suoi coetanei del Paese, la scuola elementare costruita nel 1910. Le sue insegnanti sono state le maestre Scaramucci e Sirocchi. Va ricordato che con l’autonomia comunale la scuola di Riccione si affrancava dalla penalizzante condizione delle “Scuole Rurali” che per diversi motivi contribuivano a frenare la scolarizzazione. L’analfabetismo a Riccione nel 1931 risultava essere del 16,82%. Durante l’estate come altri bambini faceva il raccattapalle nei campi da tennis, prima presso la “Villa Santi” che confinava con la via Lamarmora (oggi parco Giovanni Paolo II), successivamente presso i campi del Grand Hotel, frequentati da facoltosi turisti, dall’élite riccionese oltre che dai figli di Mussolini. Aiutava mamma Adele e nonna Emilia a raccogliere l’erba per i cavalli dei vetturali davanti alla stazione in attesa dei treni con il loro carico di turisti. Ogni balla veniva pagata due lire. Finita la scuola elementare andò a bottega dal fabbro Conti vicino alla Cassa di Risparmio di Rimini, nel vicolo pedonale che collega oggi il c.so F.lli Cervi con viale Lazio. Successivamente cominciò ad apprendere il mestiere di muratore con la ditta Benini nella costruzione della casa colonica della colonia Dalmine, lavorò anche alla realizzazione dei due palazzi dei ferrovieri (oggi via Santarosa) oltre che con le ditte edili Cupioli e Mingucci. L’8 gennaio del 1941 partì per il servizio militare; destinazione i confini con la Jugoslavia. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, e l’esercito italiano in rotta anche Fino insieme ai suoi commilitoni tornò a casa. La fame, la stanchezza di quel viaggio sono rimaste incise nella memoria di Fino assieme al ricordo dei contadini incontrati sulla strada del ritorno che offrivano la loro ospitalità: qualche uovo da mangiare e il fienile come giaciglio per riposare. Povera gente con i figli al fronte desiderosa di avere loro notizie. Nei pressi di Ravenna riuscì insieme ad alcuni altri, a salire su un treno che lo porterà a Rimini, da dove proseguì a piedi, sulla litoranea, fino a Riccione. “Durante i bombardamenti ci rifugiavamo nei locali del Magazzino Comunale, (oggi Biblioteca) che confinavano con la nostra casa“. “L’esercito tedesco faceva i rastrellamenti per reperire gli uomini da impegnare nei lavori della Linea Gotica”. “La nostra famiglia è stata poi sfollata presso la casa colonica del contadino Caldari alle Fontanelle, vicino all’attuale campeggio Gobbi”. L’8 dicembre del 1947 ha sposato Maria Moroncelli di Misano Monte e lasciata la casa paterna di viale Formia è andato a vivere nel seminterrato della villa “De Barbon” -la chiamavano così quella bella abitazione situata in viale Ceccarini davanti all’attuale residence “la Viola”- con le mansioni di custode. La grande casa era abitata dai signori Ragazzoni, Michele, Carla, i figli Giulio e Giovanna, originari di Brescia. Nello stesso anno ha acquistato un lotto di terreno nella nuova lottizzazione dell’ex podere Fabbri, sotto la vecchia Chiesa di San Martino. Lì, nei ritagli di tempo, ha costruito una parte della casa dove andrà abitare nel 1951. E’ una delle prime abitazioni del nuovo viale Nullo, senza asfalto, sterrato e con il fosso di scolo a cielo aperto del vecchio insediamento agricolo. Nello stesso anno nasce Daniele e nel 1953 Ivana. In quel periodo fa il muratore e durante l’estate lavora come vigile urbano. La moglie Maria fa la sarta e durante la bella stagione esercita la professione nel negozio di Lea Montemaggi in viale Gramsci. Nel 1960 diventa dipendente dell’E.C.A. come assistente nella costruzione della nuova Casa di Riposo. Svolgerà poi mansioni di custode a “Casa Serena”. In pensione dal 1978. Tra le sue passioni la politica, la caccia, il mare… Rimane vedovo nel 1994, ora è nonno di tre nipoti Laura, Michele, Roberto e dal 2009 diventa il bisnonno di Emanuele. Tanti auguri Fino!

Daniele Montebelli

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