Il Preside Ortalli

mercoledì, marzo 31, 2010
da famijarciunesa

Un uomo di qualità

In un’epoca in cui sono esaltati protagonisti televisivi di piccoli e grandi “fratelli”, in cui non sempre sono apprezzati lo spirito di abnegazione, il senso del dovere e la dedizione alla propria professione, generazioni di studenti, ora rinomati artigiani, imprenditori, professionisti, ricordano con nostalgia la figura del Professor Giuseppe Ortalli, Preside, per trentadue anni, dal 1938 al 1970, della Scuola Media “Camillo Manfroni” di Riccione. Nato a Cagliari nel 1900, da una famiglia di origine parmense, trasferitasi in Sardegna per motivi di lavoro, il padre era impiegato al Genio Civile, compie gli studi e si laurea in Scienze Matematiche nella città di nascita. Appena laureato, insegna negli Istituti Tecnici, così si chiamava allora la Scuola Media, di Atri, in provincia di Teramo, di Cagliari e di Macomer, in provincia di Nuoro. Vinto il Concorso da Preside, viene assegnato all’Istituto Tecnico di Riccione per due anni di prova, previsti dal regolamento. Al termine è sua intenzione tornare a Cagliari per ricongiungersi alla Famiglia paterna, ma l’inizio, nel giugno del 1940, della guerra lo blocca a Riccione, dove continua a far funzionare la Scuola anche nel periodo bellico. Sposato alla signora Giovanna Zedda (Nina), insegnante elementare, di origine sarda, ha sette figli, di cui due morti per malattia in età infantile. Padre affettuoso, dedito alla famiglia, con il suo esempio e il suo insegnamento trasmette agli studenti gli ideali di libertà, giustizia, onestà, a cui ha educato i figli Piero, Maria, Gabriella, Luisella ed Enrico. Dietro alle decisioni, intuizioni, atti e comportamenti del Dirigente scolastico, ci sono quelle qualità morali, intellettuali, quei tratti di umanità che delineano lo spessore dell’uomo. Era molto attaccato alla Scuola, alla quale dedicava l’intera giornata, ritenendola il suo dovere primario.La sentiva una grande famiglia, dove faceva valere l’autorevolezza del “pater familias”, capace di mettere a proprio agio, di ascoltare, di incoraggiare e di dare consigli. Conosceva tutti i ragazzi che, al mattino, al suono della campanella, accoglieva all’entrata e aspettava, salutandoli, all’uscita; sempre impeccabilmente vestito con “giacca e cravatta” e scarpe perfettamente lucide. Era severo, ma di quella severità che viene esercitata per il bene del ragazzo, al quale è necessario saper dire di “no”, quando viene meno ai propri doveri. Al termine di ogni trimestre consegnava personalmente le pagelle agli studenti, lodando quelli che avevano conseguito buoni risultati, incoraggiando e dando consigli a quelli che avevano avuto valutazioni insufficienti. Teneva contatti continui con le Famiglie, seguiva tutti gli studenti, i loro progressi, con grande serietà ed impegno, sempre disposto ad aiutare quelli in difficoltà e a schierarsi dalla loro parte in sede di scrutinio finale. Si spendeva affinchè diventassero uomini adulti e cittadini capaci di assumersi le loro responsabilità, come ricorda la figlia Gabriella. Era un interlocutore prezioso e cordiale per il Corpo Insegnante non solo sul piano didattico, ma anche su quello personale. Cercava sempre il dialogo, il punto d’incontro e di mediazione alla ricerca del bene della comunità scolastica, organizzata con ordine, disciplina e con mezzi, come gli altoparlanti nelle classi, per quei tempi, all’avanguardia. Conduceva una vita sobria, senza presunzione per le responsabilità ricoperte. Alla fine dell’anno scolastico faceva preparare ai Docenti saggi ginnici, supportati da sottofondo musicale, tenuti nel giardino della Scuola, e mostre di lavori scolastici, eventi cittadini per la Riccione degli anni Cinquanta. Provato dalla perdita improvvisa dell’amata moglie, colpita da un male incurabile, andato in pensione nel ’70, dopo quarant’anni di servizio, curò la sua passione per la fotografia e realizzò documentari curandone  personalmente il montaggio e la sonorizzazione. Trascorse gli ultimi anni della sua vita assistito amorevolmente dalla figlia Gabriella, spegnendosi nel 1984 con la serenità di essere stato un importante punto di riferimento per i Riccionesi, un vero servitore dello Stato, consapevole che la società, per avere futuro, ha bisogno di giovani preparati.

Emanuela Cicchetti

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