Jolanda “Budrièl”

martedì, aprile 10, 2012
da famijarciunesa

Jolanda “Budrièl” pesca nella memoria

Su suggerimento dei miei nipoti Sandro e Maurizio, sono andata a ripescare nel cassetto della memoria ed ecco che ho risvegliato sensazioni e ricordi assopiti da tempo. Ricordi degli anni ’30 o ’40. Ho vissuto fino a venti anni nell’Albergo Tonini; mio padre era Budriél. All’epoca ogni famiglia aveva un soprannome. Inizialmente l’albergo non era molto grande ma ogni autunno, con il guadagno della stagione estiva, ed aiutato da due o tre muratori, mio padre ne costruiva un pezzo. Magari a costruzione ultimata i corridoi interni non risultavano sullo stesso piano, ma si poteva sempre rimediare aggiungendo due o tre scalini per equilibrare il pezzo nuovo… All’epoca i migliori clienti erano i tedeschi. Loro amavano venire in maggio e giugno e questo allungava la stagione estiva. Spesso si aveva la necessità di andare a Rimini per fare acquisti e ci si serviva del filobus che si muoveva su due binari elettrici e quando s’incrociava con quello proveniente dalla direzione opposta, l’uno si fermava, staccava i fili per far passare l’altro. A venti anni mi sono sposata con Mario Amati ed i primi tempi abbiamo abitato a Fogliano. Ho un ricordo preciso della spiaggia deserta che ci permetteva di guardare dalla colonia Amati all’Albergo Tonini, entrambi costruiti in prima linea sul mare, senza incontrare costruzioni od ostacoli. Si potevano vedere solo i cosiddetti “muntaloun”, collinette di sabbia portate dalla furia del vento, nelle giornate più crude. A quei tempi i compaesani vi piantavano le patate. Ora tutto è levigato, curato, grazie al lavoro di tanti e ci sentiamo di affermare che la nostra spiaggia è la più bella e curata dell’Adriatico! Andando ancora indietro nel tempo, ricordo come le donne di allora fossero piene di iniziativa e volontà di fare!   Ne è stata un esempio mia madre, la signora Ernesta,  “l’Ernesta”  per  gli amici: donna molto stimata e dotata di un grande cuore. Ma quante fatiche!! E noi figlie di quelle fatiche ne abbiamo goduto il frutto.   Alcune di noi ne hanno seguito l’esempio e sono diventate albergatrici. Ricordo il lavaggio della biancheria dell’albergo che era complesso e suddiviso in varie fasi. Le lavandaie passavano la biancheria una prima volta con acqua e sapone, poi la deponevano nel mastello coperta con un telo sul quale veniva versata della cenere. Successivamente si versava dell’acqua calda che attraverso un tappo aperto nel fondo del mastello, raccoglieva il cosiddetto “Ranno” che serviva per lavare i panni di colore. Questa acqua calda poi si otteneva da un fuoco acceso all’aperto. …E come pesavano quei recipienti! Ad ogni inizio di primavera poi si rifacevano i materassi: ricordo mia madre in testa sul gruppo di donne intente al da farsi: prima si scucivano i materassi, si lavavano le fodere e manualmente si rimuovevano i ciuffi di lana per renderli più soffici possibile. Lo stesso lavoro avveniva anche per i materassi di crine. A fodere asciutte, si trattava di mettere dentro ad ognuno la lana o il crine e si ricucivano i bordi con grandi aghi adatti allo scopo. Ricordo i capelli di mia madre pieni di polvere, ma lei non faceva caso a tutto ciò! Il lavoro andava seguito  a dovere e quello era il suo impegno. All’età di 80 anni una brutta influenza si è portata via mia madre. L’ ultimo giorno, alzandosi per andare in bagno, accompagnata dalla figlia Luisa, si rivolse a lei dicendo: ”An gni la fac…”.  Lei che aveva vinto tante battaglie, quell’ultima volta aveva dovuto riconoscere che qualcosa di più grande e più in alto aveva deciso per lei!

Jolanda Tonini

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