Valeriano Fantini

lunedì, giugno 3, 2013
da famijarciunesa

Fantini, l’uomo che fabbricava sindaci

Ha segnato gli ultimi trent’anni della vita politica, Valeriano Fantini. Lo ha fatto  da dietro le quinte, con l’acume dei grandi tattici e la passione civile dei predestinati. Anche per l’uscita di scena ha scelto il passo  felpato, la discrezione, la stessa che ha praticato nei giorni di gloria e in quelli della malattia. Una sofferenza terribile che ha addomesticato, fino a spegnersi in silenzio  ma vivendo fino all’ultimo  soffio. E’ scomparso   a 55 anni, confortato dall’abbraccio della moglie Monica e di Linda, la figlia amatissima, mentre a pochi metri gli amici piangevano il compagno che «saltava sulla bici per sfrecciare sulla statale diretto alla Casa del popolo». Un ragazzo diverso da tutti gli altri, animato da uno sguardo vivissimo e dalla smorfia ironica della bocca, un cavallo di razza che diventa prima consigliere comunale del Pci, poi assessore, commissario politico del partito, infine manager pubblico alla guida di Geat e in seguito della riminese Anthea. Un curriculum pesante ma che non racconta il reale ruolo svolto negli anni da Fantini. L’uomo che fabbricava   i sindaci, potremmo dire parafrasando un noto film. O li affossava, come accadde agli esordi con Terzo Pierani, incoraggiato a lasciare la poltrona di primo cittadino dai ‘giovani turchi’  del Pci che chiedevano strada e per farlo pretendevano la fine del regno di Pierani, che finì così dopo 17 anni. Fantini fu quello che più di altri si espose nel  progetto, cosa che ‘re Terzo’ non gli avrebbe mai perdonato. Fantini scelse per sè il ruolo di consigliere, e per Massimo Masini   quello di sindaco. E fu sempre Fantini ha decretare la fine di quel ciclo con la decisione di appoggiare  la candidatura di Daniele Imola, e di farsi interprete  della continuità nella discontinuità, garante degli equilibri precari che hanno attraversato da sempre la storia della sinistra riccionese. Dieci anni e ancora un’altra svolta, sofferta e cruenta. Con il tentativo dei ‘rivoluzionari’ capeggiati da Fabio Galli  di sacrificare Valeriano Fantini, individuato come totem della vecchia guardia per farsi largo. Sbagliando clamorosamente tattica e bersaglio. Ottenendo solo una pesantissima sconfitta. Fantini avrebbe preferito restare neutrale invece  fu costretto a schierarsi  con Massimo Pironi e lo trascinò verso l’affermazione alle primarie. Tre uomini e un grande cervello. Non a caso, alla sua morte, i tre sindaci hanno voluto tributare a Fantini quello che lui aveva sempre tenuto nascosto: il ruolo di numero uno. Nulla di sorprendente, per chi lo conosceva a fondo. Ma il lato che Fantini è riuscito a celare fino in fondo è quello più tenero, emerso nella generosità pianificata, e confermato dai parroci. Il cuore che batte dentro la corazza del guerriero. L’ultima e più intima rivelazione di un piccolo grande uomo.

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