Lino Ghinelli

giovedì, giugno 10, 2010
da famijarciunesa

Un bassorilievo in memoria del dottor Lino Ghinelli

Un gruppo di riccionesi ha voluto onorare la memoria dello stimatissimo dottor Lino Ghinelli, Aiuto della Divisione di Medicina dell’Ospedale Ceccarini, donando al nosocomio cittadino un artistico bassorilievo in marmo che ritrae il viso del medico in una della sue dolci espressioni. La cerimonia ufficiale si è svolta il 6 marzo 2010, in una sala dell’ospedale affollatissima, alla presenza del direttore sanitario dr. Giannei, di numerosi colleghi medici fra i quali l’ex primario medico del Ceccarini, dr. prof. P. Pasini, e il direttore sanitario della AUSL Rimini dr. Saverio Lo Vecchio, nonché dei familiari del medico scomparso. I colleghi hanno avuto parole di affettuosa stima per il dr. Ghinelli, che ha lasciato all’Ospedale di Riccione una eredità rappresentata non solo dalla conoscenza dell’arte medica, ma, in misura maggiore, dalla esigenza di avere col malato, ed anche con i suoi familiari, quello stretto rapporto di vicinanza e di affetto necessario per arrivare alla sconfitta della malattia, laddove questo fine – naturalmente – poteva essere raggiunto. L’attività del dottor Ghinelli è stata sempre improntata a questi principi ed è per questa ragione che Egli sarà sempre ricordato con affetto dai riccionesi.

Giovanni Olivieri

Il dottor Lino Ghinelli (Rimini 1924-1990) è stato uno di quei rarissimi medici che segnano per sempre in modo benefico, e con un rimpianto costante, la vita dei propri pazienti e di una intera comunità. Era eccellente come medico, un diagnosta assoluto, ed era eccellente come uomo. Entrava nelle famiglie portando sempre, se non la guarigione, la speranza e la forza di continuare: portava la terapia. Scriveva Galeno, trasmettendo il pensiero di Ippocrate, padre della medicina greca, che se uno è ottimo medico, deve essere anche “filosofo”. Ossia deve conoscere l’anima delle persone, avere principi di etica, “essere un sapiente”. Quando giunse all’Ospedale di Riccione, nei primi anni sessanta, divenendovi Aiuto-primario, veniva da una buonissima scuola. Quella bolognese dove si era laureato a pieni voti, quella del prof. Luigi Silvestrini all’Ospedale di Rimini. La carriera non gli interessava. Non volle mai diventare “professore”. Era un umanista. Gli interessava la cura reale, a disposizione di tutti. Ti accoglieva sempre nel suo studio, veniva sempre, se ne avevi bisogno, con la sua valigetta, perché sapeva che il medico deve entrare nelle case, visitare le persone nel loro ambiente, non solo in ambulatorio. La sua finissima intelligenza del cuore lo rendeva quasi infallibile nel percorso clinico e terapeutico. La sua cultura ben radicata, mai esibita, era amica della semplicità più virtuosa. In ricordo di un medico che dispensava con estrema grazia le doti di una santità naturale, un gruppo di amici ha voluto ricordarlo con una lapide nell’Ospedale Ceccarini.

Rosita Copioli

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