Lucio Savorgnan

martedì, dicembre 18, 2012
da famijarciunesa

Lucio Savorgnan, l’architetto che giocò col Duce e Re Gustavo

In tanti lo ricordano come ragazzo prodigio, che il Duce amava sfidare nel suo campo da tennis, sul retro di Villa Mussolini. Di fatto Lucio Savorgnan è diventato noto per aver disegnato diversi hotel, nonché il primo Piano regolatore di Riccione. Ma la sua popolarità va oltre. Lo scorso agosto, infatti, il noto architetto ha soffiato su 102 candeline, entrando così nella hit parade dei supernonni più longevi della città. A far festa nel suo hotel, il Picnic in viale Damiano Chiesa, oltre ai figli Enrico e Giulio con le rispettive consorti e l’unico nipotino, Michele (sei anni), c’era la moglie Anna Maria Agostini (83 anni di origine romagnola). Ancora in salute (fino a 95 anni andava in bici e fino ai 90 giocava a tennis), Savorgnan è pure una buona forchetta. Per farlo felice a tavola basta servirgli riso, pasta, poca carne, molta frutta e dolci. Intensa e produttiva la sua vita, passata attraverso due conflitti bellici e trasferimenti in diverse città d’Italia. Nato il 10 agosto 1910,  a Trieste, all’inizio della prima Guerra mondiale, Savorgnan con la sua famiglia si trasferì a Cagliari, dove il padre insegnava all’università. Finita la battaglia altro spostamento a Roma, dove intanto il padre aveva avuto la cattedra di Statistica. Alla fine degli anni Venti, la famiglia cominciò a venire in vacanza in Romagna. Un primo approccio con Rimini, poi, dopo il primo giro col tram, trainato dai cavalli, ecco l’infatuazione per Riccione, dove, nel 1955 i Savorgnan acquistarono la villa, poi trasformata in pensione. Per Lucio seguirono gli intensi studi universitari a Roma, dove si laureò in Architettura, finché diventato riccionese a tutti gli effetti, cominciò a elaborare importanti progetti. A ricordarceli  è lui stesso con grande lucidità: “Ho disegnato quelli originari di diversi hotel come il Corallo, l’Arizona, il Mon Hotel e il Des Nations e anche quello del condominio Perla Verde – racconta -. Assieme a un tecnico romano ho pure redatto il primo Piano regolatore della città, mentre negli anni Cinquanta ho disegnato un paio di ville, costruite sull’Appia Antica per una nota attrice”. Merito anche dell’esperienza acquisita durante i due anni di tirocinio a Vienna, nello studio del noto architetto Clemens Holz Meister, che gli aveva fatto progettare anche le finestre del Parlamento turco. Lavoro a parte, Savorgnan era pure un campione di tennis, uno dei migliori di seconda categoria, ma aveva avuto l’onore di battere anche gli atleti di prima. La passione per questo sport lo portava a giocare anche in Costa Azzurra e a Saint Moritz, dove negli anni Trenta giocò con il Re Gustavo di Svezia, conosciuto a Roma. Arrivò, quindi, la prima partita con Mussolini, che vide il giovane Savorgnan uscire vincitore. Com’è noto, il Duce non amava perdere, ma per Lucio nutriva stima, lo riteneva “un tennista molto forte” al punto che lo volle con se a Villa Torlonia per una partita di doppio. Ma un altro filo rosso legava le due famiglie. Era stato proprio Mussolini a nominare il padre di Lucio, Franco Rodolfo Savorgnan, presidente dell’Istituito nazionale di statistica. Sicché quando per caso, durante il primo incontro, scoprì che il giovane talentuoso tennista era suo figlio, gioì davvero. Un particolare: il noto architetto nutriva pure una grande passione per le barche a vela. Lui stesso ne disegnò un paio, tra le quali l’ “Amore mio”, goletta di 12 metri e mezzo, ora custodita dal Club nautico di Genova. Al granitico nonno gli auguri di Famija Arciunesa!

Nives Concolino

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