Nino Arcangeli

mercoledì, ottobre 7, 2009
da famijarciunesa

Nino Arcangeli, una vita come un romanzo

Quella di Augusto Arcangeli, per tutti Nino, è stata una vita ricca. Ricca di affetti, e non solo quelli condivisi con la propria famiglia ma anche con il prossimo che ha sempre rispettato e dal quale è stato benvoluto; ricca di grande onestà e profonda fede; ricca d’intraprendenza, laboriosità e una buona dose di spirito pionieristico. Quasi un romanzo, che prese il via da Urbino il 17 luglio del 1921 per proseguire di capitolo in capitolo con episodi sempre più avvincenti. Primogenito di sei fratelli, verso i diciotto anni Nino si arruolò in Aereonautica col compito di scattare foto dai ricognitori aerei, e nel frattempo conseguì anche un diploma da elettricista. Durante l’ultima guerra venne mandato in Grecia e in Albania dove restò ferito da un proiettile alla spalla; venne poi catturato dai tedeschi e deportato in diversi campi di prigionia sopravvivendo a denutrizione e stenti. Verso la fine della guerra riuscì a fuggire per nascondersi ai confini col Belgio, e nel frattempo si fidanzò per corrispondenza con Ersilia Veterani di Castel Cavallino, che venne giù a sposare e portò via con sé… ma dietro la promessa di ritornare presto nel loro amato Paese. Era il 1946 quando i neo sposi emigrarono verso il piovoso e freddo distretto siderurgico di Charleroi, dove già dopo un anno riuscirono a comprare parte di un caseggiato a fianco ad una vecchia miniera di carbone in disuso; il diploma di Nino gli evitò la mansione di minatore come invece tanti altri italiani, per impiegarlo in un’acciaieria alla manutenzione degli impianti. Ritornare in Italia era sempre il primo dei suoi pensieri, e lo induceva a grandi sacrifici nell’incrementare le proprie risorse economiche: a chiusura dell’orario di lavoro ricominciava come muratore sino a notte fonda. Passarono una decina d’anni, e con i risparmi messi da parte comprò assieme alla moglie un terreno a Riccione nella lottizzazione Mattioli sul quale, grazie all’aiuto del padre e del fratello, fu edificata una struttura da adibire a locanda. Nel’58 fece rientrare Ersilia che nel frattempo era diventata madre di Paolo e Anna, e che si rimboccò le maniche per avviare la nuova attività, la “Locanda Bruxelles”; lui restò ancora un anno in Belgio per continuare a guadagnare e mandare soldi a casa, e nello stesso tempo a promuovere sul posto Riccione come attraente località balneare. Infatti la sua clientela fu per molti anni a seguire sostanzialmente belga, e il suo contributo nell’aprire la porta di Riccione ad un nuovo turista fu per questo significativo. Nel pieno boom economico, quando nella nostra città le strutture balneari si moltiplicavano ed ampliavano, la locanda si trasformò in pensione; furono anni molto operosi per l’intera famiglia Arcangeli, che nel frattempo vedeva la nascita del figlio Gianni e che si era completamente integrata con la comunità riccionese. Alla fine degli anni ’60 inaugurarono lungo la litoranea in zona Marano l’hotel Belgique, ora ristrutturato Noha Suite Hotel, che Nino, sapendo fare qualsiasi lavoro, contribuì a costruire con le proprie mani, e che gestì per 30 anni. Una vita lunga e articolata la sua, che l’ha portato anche lontano ad affrontare esperienze disagevoli ed impegnative, ma dove la fede, vissuta in modo concettuale e propositivo, e che l’ha visto seguire il pensiero di Don Giussani e partecipare sino all’ultimo al servizio della Parrocchia Gesù Redentore, ne ha rappresentato il faro illuminante.

Maria Grazia Tosi

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