Nives Concolino

martedì, aprile 10, 2012
da famijarciunesa

Nives: una riccionese da prima pagina

Sono passati  trent’anni da quando Anna Maria Nives Concolino (ni.co.) inizia a firmare articoli su varie testate giornalistiche anche molto prestigiose. Il lavoro con la carta stampata si affianca a quello radiofonico nella conduzione di trasmissioni musicali e giornalistiche, ma non solo: l’arte pittorica, scultorea e musiva, come pure la musica, la fotografia, il collezionismo filatelico-numismatico e di dischi in vinile sono altre passioni che la entusiasmano. Perché Nives è un’entusiasta, una donna solare e molto curiosa di tutto ciò le ruota attorno, peculiarità imprescindibili per una giornalista. E’ praticamente impossibile non ritrovarla sul posto a raccogliere la notizia: lei è lì, sia che si tratti dell’inaugurazione di una rotatoria che dell’evento cittadino più spettacolare, sia che intervisti una scienziata da Nobel che un ragazzino vincitore di una campestre. Costantemente cortese ma incalzante nel chiedere o provocare commenti e rivelazioni, schietta e semplice ma anche scaltra e puntigliosa, comunica simpatia per quel certo non so che di ‘intraprendenza  serafica’ che ne contraddistingue il temperamento. Dopo la miriade di domande poste agli altri… toccherà ora a Nives rispondere.
La tua prima occupazione, il giornalismo, come si è sviluppata nel tempo?
“Ho sempre amato scrivere e sono sempre stata molto curiosa. La passione per il  giornalismo credo me l’abbia trasmessa il mio maestro Vincenzo Migliaccio, che in quinta elementare pubblicò alcuni miei articoletti sul giornalino scolastico. Così, dopo il Liceo Classico, ho cominciato a collaborare con il settimanale Il Ponte. Nel 1985 sono stata chiamata dalla redazione di Famija Arciunesa, finché nel 1887 è cominciata l’avventura con i quotidiani. Prima con le Gazzette di Longarini, poi con Avvenire e Il Messaggero, finché diciotto anni fa sono approdata a Il Resto del Carlino.”
E’ risultato un percorso facile e coniugabile con gli altri tuoi  interessi?
“Non è stato tutto semplice, perché al giornalismo per anni ho intrecciato altri impegni: gli studi di Lettere classiche e poi quelli del quinquennio di Teologia, nonché l’insegnamento per undici anni nelle scuole superiori  Iti , Fellini e Volta. Nel frattempo ho continuato a lavorare nelle radio: avevo solo 15 anni quando mi chiamarono ad aprire le trasmissioni di Radio Tiriolo Due mari, esperienza ripetuta nel 1981, assieme agli amici di San Lorenzo, con Radio Icaro che ho seguito fino al 1994. Nel frattempo ho lavorato per Radio city one, Radio Riviera, Radio Sabbia e Radio Miramare.”
Ti rigiro una domanda che regolarmente tu poni agli altri: da chi hai ereditato questi interessi?
“Forse dai miei avi. Il mio bisnonno materno, Salvatore Grossi, fu sindaco di San Clemente, e quello paterno Achille Concolino un attivissimo garibaldino, partecipò anche alla presa di Gaeta e alla breccia di Porta Pia.”
Se non fossi riuscita a perseguire con successo la strada del giornalismo, cosa avresti preferito fare?
“Il successo, emergere… sono aspetti relativi. Quello che conta è svolgere la propria professione con serietà, passione, rispetto, deontologia e spirito di verità,  per cui avrei comunque lavorato nel campo della comunicazione.  Basta raggiungere degli obiettivi, poi dove si arriva, si arriva…”
Quanta storia di Riccione ti sei annotata sul taccuino e quali riccionesi rammenti con nostalgia?
“Ho sempre seguito tutti gli eventi e l’evoluzione della città, dall’era del sindaco Pierani a quella di Pironi, passando attraverso le giunte Masini e Imola. Ricordo tante querelle su arredi urbani, lottizzazioni, polemiche che oggi si ripetono con il Trc, piazza Unità e piscina. D’altra parte la storia è ciclica. A imbastire quella di Riccione sono stati anche grandi eventi televisivi e d’intrattenimento, battaglie politiche, episodi di cronaca, nonché illustri personaggi come Bepi Savioli, il conte Enrico Pullé, i cavalieri Emilio Amati e Augusto Cicchett, ma anche persone semplici, che hanno dato tanto alla città, lavorando nel silenzio.”
La scrittura di un libro, come quello che hai dedicato a Villa Mussolini, sarà un’esperienza da ripetere?
“Non lo escludo…”
Ti ricordi le interviste più emozionanti  o divertenti che ti sia capitato di scrivere? “Ho provato emozione nell’intervistare Rita Levi Montalcini e Dario Fo, ma anche la Lollobrigida, Vecchioni e Morandi. Ma non dimenticherò  mai le interviste a Fabrizio De Andrè, Ivan Graziani, Augusto Da Olio dei Nomadi e ai campioni Pantani e Simoncelli. Le più divertenti, invece, sono state quelle di Fiorello, Bonolis, Cevoli e Chiambretti.”
E gli articoli che più ti hanno gratificato come professionista?
“L’intervista al presidente della Repubblica Francesco Cossiga: con le mie domande andai fuori dai soliti schemi, e il Premier compiaciuto si congratulò con me. Divertente è stato  poi lo scoop che riguardava la questione della spiaggia riservata alle donne arabe, rimbalzata su tutte le testate nazionali e finita in un concitato Consiglio comunale; infine, la conquista della prima pagina nazionale del Carlino, affiancata dalle firme di Romano Prodi e Bruno Vespa.”
Credi che nel tuo lavoro l’essere donna ti possa avere in qualche modo penalizzata?
“Nel lavoro di routine non più di tanto. Ma se si parla di responsabilità è palese che i ruoli di direzione, salvo rarissimi casi, non portano la gonnella. Collaboro con più testate, ma l’unica diretta dal gentil sesso é Rimini Donna.”
L’esperienza con lo straletto Famija Arciunesa ha segnato la tua carriera di giornalista e come?
“Di certo  ha contribuito ad allargare la mia rete di relazioni con i riccionesi e di conseguenza a penetrare meglio nelle radici della storia, della cultura e dei costumi della città.”
Maria Grazia Tosi

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