Riccardo Mantani

lunedì, giugno 3, 2013
da famijarciunesa

Riccardo Mantani: grande uomo, grande attore

Un giornalista ha scritto pochissimi giorni fa un ricordo di Riccardo così rappresentandolo:  “Avulso dalla città. Affascinante, figura ferrea, antica”. Non vi sono aggettivi più appropriati per descriverlo, lui che, come me, assieme a molti altri della nostra età eravamo migrati da Riccione, divenuta, negli anni del dopo guerra, troppo “piccola” per noi. Roma, Milano, Ferrara, Germania, Belgio, Ras Tanura, l’Italia del nord, l’Europa, financo  l’Arabia Saudita sono state le nostre mete. In quegli anni, abbiamo cambiato amici, interessi, ci siamo lasciati, e i nostri ricordi del periodo riccionese si concentravano, quando riandavamo a quei tempi, sulle lunghe passeggiate notturne parlando del nostro futuro, sulle affinità, sulle gelosie e sulle invidie (Riccardo era il più attraente e colmo quindi di attenzioni femminili). Poi, per anni più nulla! Avevamo notizie indirette della vita di ciascuno di noi, io, dei suoi primi esordi  con la zia Pina, poi via via delle sue interpretazioni, ma nessuna frequentazione. Dopo tanti, tantissimi anni venni avvertito del suoi debutti al Piccolo di Milano e lo scoprii un vero attore nel Faust, poi in Ipazia, nell’Avaro, nell’Anima buona di Sezuan. Andai a trovarlo in camerino al termine di una prima, ma ci lasciammo presto perchè io avevo già cenato prima dello spettacolo mentre lui invece lo faceva, come tutti gli attori, dopo e poi doveva tornare con un taxi notturno nella pensione che lo alloggiava alla periferia della città. Ci ritrovammo circa dieci anni fa a Riccione e iniziammo a frequentarci, a capirci, a scambiarci  informazioni sui libri da leggere, a cenare, anche se raramente, assieme (il vino però lo poteva bere solo a sera inoltrata, al termine del nostro ipotetico “spettacolo”). Certamente avulso dalla città, conosciuto da pochissimi, concentrato sulle sue grandi passioni, la lettura dei grandi autori teatrali e letterari e lo sport. Ogni tanto una telefonata, un incontro. Sempre riservato, quasi schivo, mai maldicente, veramente una figura “antica”.La medesima impressione ha fatto anche al giornalista già citato che ha così intitolato dopo due giorni un altro suo pezzo: “Mantani. Non l’ho conosciuto; mi è caro più di molti conoscenti”. E’ quell’aggettivo, quel  “caro” che mi ha molto colpito, perchè mi ha richiamato subito le carezze che ci siamo fatti, io con la mia mano sulla sua guancia ruvida, lui solo con gli occhi rivolti verso di me, durante una mia brevissima visita in ospedale. Caro, carissimo Riccardo, che ti discioglierai come un fiocco di neve al sole!

Rodolfo Francesconi

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