Roberto De Vito

venerdì, settembre 24, 2010
da famijarciunesa

Intitolazione della frazione “Fontanelle” al sottosegretario  Roberto De Vito

(delibera del consiglio comunale di Rimini  del giugno 1917)

In un’Italia già gravemente colpita dalle conseguenze della partecipazione al primo conflitto mondiale, la Romagna e le vicine Marche, nel periodo che va dal maggio all’agosto del 1916, vennero colpite da un terrificante sisma, che ebbe indescrivibili ripercussioni  sulla popolazione civile, come le cronache drammaticamente riportarono. Pur non causando vittime nella nostra città, ma solo una ventina di feriti (Rimini contò quattro morti e sessanta feriti), la scossa del 16 agosto di quel nefasto anno, in particolare, si rivelò disastrosa dappertutto, salvo che nelle aree immediatamente prossime al litorale. Poche immagini di edifici distrutti, ma ancor più i raccapriccianti ricordi  tramandatici dagli anziani,  descrivono  le misere condizioni in cui si trovarono a vivere, o meglio a sopravvivere,  quei nostri progenitori, già prostrati  da lutti,  razionamenti, e  malattie  conseguenti la Grande  Guerra. Il movimento tellurico provocò danni ingenti: crollarono l’asilo Ceccarini, l’Hotel des Bains e gli ospizi marini, Bresciano e Martinelli, mentre  andò in gran parte distrutta  la chiesa di San Lorenzo, che sarà in pochi anni ricostruita. Irrimediabilmente perdute furono le due torri costiere  delle Fontanelle e della Trinità, antica testimonianza del pericolo delle  scorrerie e degli  sbarchi pirateschi, con cui,  nei secoli passati, i nostri avi dovettero coesistere.  Alle operazioni di soccorso non presero parte le unità dell’esercito, adoperate  tradizionalmente con compiti di protezione civile in occasione di calamità naturali, essendo contestualmente  impegnate sui campi di battaglia. Pertanto,  nel territorio riccionese, al pari di altre zone colpite dal terremoto, intervennero strutture del Genio Civile che, per far fronte ai bisogni della popolazione, ed in particolare provvedere ai moltissimi senzatetto, installarono tendopoli e baracche, utilizzando come ricovero temporaneo anche i casotti degli stabilimenti balneari. Alcune lapidi murate sulle palazzine costruite con criteri antisismici, dopo il terremoto sull’attuale viale Armando Diaz, testimoniano tuttora  il benemerito intervento del Genio Civile. In verità, quest’ultimo viale, prima di assumere il nome del generale dell’esercito italiano, venne intestato al sottosegretario ai lavori pubblici Roberto De Vito (Firenze 1867 – Roma 1959) che in quegli anni, s’era adoperato con lodevole impegno, per alleviare le sofferenze della popolazione,  e dare inizio all’opera di ricostruzione. Altri interventi furono effettuati in diverse zone cittadine, compresa la frazione Fontanelle, dove vennero edificate altre  abitazioni antisismiche. In quest’ultimo caso, il ricordo è  supportato da una deliberazione  del Consiglio Comunale di Rimini, risalente al 12 giugno 1917: cinque anni, pertanto, prima del raggiungimento  dell’autonomia amministrativa  da parte di Riccione. Da questo documento, redatto in forma manoscritta, si desume che il Consiglio Comunale riminese approvò “all’unanimità e per acclamazione” la proposta della Giunta Municipale di  “intitolare a Sua Eccellenza  De Vito la frazione ‘Fontanelle’“. Tra le motivazioni di quella dedica, si legge che il suddetto sottosegretario: “non frappose indugi di sorta nell’attuare le più urgenti provvidenze intese a riparare ai danni del terremoto… e procedette in ciò col premuroso interesse che meritano le sorte delle nostre tribolate popolazioni e col proposito di curare la più diligente, rapida ed efficace applicazione delle provvidenze più adeguate al bisogno, affinché si risolvessero in effettivo beneficio alle popolazioni medesime e valessero a lenire le conseguenze del disastro..” Autorevole  promotore di quel significativo riconoscimento in favore di Roberto De Vito fu, in primis, il riccionese Sebastiano Amati, assessore comunale a Rimini, del quale si trascrivono alcune affermazioni: “ per merito principale di S.E. De Vito, validamente coadiuvato dal Regio Corpo del Genio Civile, non pochi edifici rurali, disagevoli e malsani, furono completamente demoliti, e, in loro vece, rifatti diversi gruppi di case asismiche, in condizioni statiche ed igieniche veramente ammirevoli….. e sempre per l’opera vigile ed alacre spiegata dall’Avv. De Vito si stanno ora costruendo a Riccione sei grandi stabili asismici, vastissimi, per un importo complessivo di circa mezzo milione, comprendenti ciascuno otto appartamenti”.Sebastiano Amati, che aveva avuto il mandato di rapportarsi direttamente con il Genio Civile, da parte del sindaco di Rimini, riguardo alle esigenze impellenti della popolazione riccionese, si riferiva  certamente  alle palazzine poste su entrambi i lati del viale Diaz, tuttora abitate, che non hanno avuto nel tempo, almeno nelle parti esterne, vistose modifiche a  quasi  un secolo dalla loro costruzione. Stando alle cronache dell’epoca, ed altresì ad una tradizione orale giunta sino a tempi non lontani, l’intervento dello Stato italiano, cui spettava, quasi esclusivamente, di far fronte alle emergenze ed alle calamità naturali in ogni angolo della Penisola, si manifestò sufficientemente celere ed efficiente, se si pensa alla tragica  situazione in cui versava il Paese, già stremato dalle conseguenze della partecipazione alla prima guerra mondiale. Il sottosegretario fiorentino, ricordato come “amicissimo” di Giovanni Giolitti, sarà destinato ad una brillante carriera politica, divenendo ministro dei trasporti e della marina in diversi governi. Successivamente, l’avvento del fascismo, al quale De Vito aveva aderito, pose fine alla sua carriera, in quanto, nel corso del ventennio  riceverà unicamente cariche onorifiche.  Per ragioni che non è stato possibile accertare, la decisione del Consiglio Comunale di Rimini di intitolare la zona all’illustre uomo politico, non fu di fatto attuata, e ciò, tutto considerato, è stato positivo: infatti,  il nome del sottosegretario Roberto De Vito, per i suoi indiscutibili  meriti, avrebbe potuto accompagnare, non di certo sostituire  il toponimo Fontanelle, la cui origine  risale alla fine del XIII secolo.

Fosco Rocchetta

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