Rusein

mercoledì, marzo 31, 2010
da famijarciunesa

Lo chiamavano Rusein

Diceva che “Rusein” era il suo nome, cognome, paternità. Ha passato l’ultima dogana poco più di un anno fa stroncato, lui che era un uomo forte, dall’accanimento vigliacco del diabete. Quando qualche lettera gli ricordava di chiamarsi Bruno Polverelli, sapeva, già prima di aprirla, che portava grandine anche a ciel sereno. Era carica di tasse e bollette. Ricordava quella volta all’orizzonte del tempo, nel bel mezzo della giovinezza, quando gli portò la cartolina precetto, che lo spedì a far la guerra nei Balcani strappandolo dalla Gina e da Riccione.
Era nato un passo prima della marcia su Roma, nel ‘21. Da ragazzo, dopo le ore della scuola, fece svariati mestieri: cameriere, imbianchino, verniciatore, decoratore, rappresentante di commercio. Nel contempo riusciva a frequentare le lezioni di musica e di disegno. Poi venne il tempo del militare, durante il quale ha avuto la fortuna di continuare a coltivare la sua passione, la pittura Però non aveva niente e doveva arrangiarsi. Così le pezze da piedi furono tele, un po’ di setole e peli tagliati ai muli furono pennelli. Ma la fortuna più grossa, alla fine, fu quella di tornare a casa sua che non c’era più. Bruno non si perse d’animo, anzi si fece animo, per cui, con il lavoro e l’ingegno riuscì a raggiungere una certa sicurezza economica. Il suo laboratorio d’arte, che era anche officina, fabbrica di collanti, falegnameria, in mezzo alla campagna, veniva frequentato da molti amici. Rusein, come pittore, ha ottenuto soddisfazioni, premi e consensi. Era personaggio noto a Riccione e oltre. Ondate di gente visitavano le sue mostre personali. Si ricordino, al proposito, quelle allestite al Palazzo del Turismo, al Centro Arti Figurative, quelle dell’8 marzo con le mimose per le signore. E’ stato il cantore della campagna, della nostalgia, degli stupori che balenano improvvisi nella fanciullezza, indelebili nella memoria. Le opere parlano con il linguaggio della natura, ma in armonia con essa si affermano i contributi dell’immaginazione, trame cromatiche e tracciati che sorpassano il figurativo per andare verso l’astrazione. La creatività fervida gli ha regalato la compagnia di quei bambolotti, che compaiono quasi fanciulli e hanno negli occhi la sorpresa di sembrare vivi. Nello stesso quadro, talvolta, come in una giornata di primavera, si vedono i celesti teneri perdersi nell’aria e i rimbalzi della luce come dopo un acquazzone. La giovinezza ha accompagnato l’artista fino alla tarda età. Essa sorride anche nei dipinti di fiori e pannocchie, raccolti nei capi e lungo i fossi. Non sono quelli grassi delle serre. I colori delle foglie e dei petali s’accendono come note della tavolozza. Raccontano le emozioni di Rusein.

Franco Ruinetti

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