Autunno caldo di Pironi

mercoledì, ottobre 7, 2009
da famijarciunesa

Per Massimo Pironi il peggio deve ancora venire. Il neo sindaco si trova infatti ad affrontare l’ordinaria amministrazione, che è ben più pesante della sofferta lotta per la candidatura e la facile vittoria alle elezioni di giugno. Mettere a regime la macchina comunale, ridisegnare le priorità, eliminare le scorie accumulate nell’era Imola: compiti che impegneranno Pironi nei prossimi mesi. Solo dopo, fatto tutto questo, si potrà interpretare la cifra vera del suo mandato. Nel frattempo ci si può limitare a leggere i primi segnali, non tutti graditi. La formazione della giunta, la creazione di uno staff-monstre, una certa accondiscendenza verso il sistema dei partiti, hanno in parte deluso le aspettative di chi vedeva nel nuovo sindaco _ il primo a vincere senza la benedizione dei custodi dell’ortossia ex comunista _ il politico in grado di rompere i vecchi schemi. Ma anche Pironi è un uomo… di partito. Ha creato una squadra <inquadrata>, per alcuni versi scontata, tolta forse la presenza di Bruno Piccioni, il commercialista senza tessere indirizzato all’Urbanistica. Le maggiori critiche sono arrivate quando ha messo mano all’apparato. Scelte caute, a differenza del repulisti avviato in Provincia dal neo presidente Stefano Vitali, che a poche ore dalla sua elezioni ha azzerato nomine e organici, promettendo la fine del consociativismo. Una scelta confermata da Vitali anche quando è stato il momento di comporre la giunta: un taglio netto alle poltrone, solo una donna in squadra; non un rigurgito di maschilismo ma la dimostrazione che _ tolte le inevitabili pressioni dei partiti _ il profilo della persona conta più dell’appartenza di genere o di confraternita. Detto questo Massimo Pironi ha qualche mese di tempo per registare la rotta, facendo però attenzione a non compiere scelte vincolanti per il futuro. Sarà un autunno caldo per il primo cittadino, vero banco di prova della sua reale volontà di rinnovare. Negli ambienti non solo politici serpeggia una sorta di rassegnazione, cavalacata da chi lo accusa – da tempi non sospetti _ di essere solo un fuoco di paglia. Spetterà a lui smentirli, mettendo in campo idee e persone nuove,prima di riporre definitivamente nell’armadio il bagaglio ideologico. Il tempo non è ancora scaduto, ma corre. E’ questa la nuova, e forse più temeraria sfida del primo sindaco del Pd.

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