Beniamino Gigli

lunedì, dicembre 7, 2009
da famijarciunesa

Beniamino Gigli al Teatro degli Ottomila
Stagione lirica 27 luglio-10 agosto 1939

Nell’ambito di quella che fu definita, la “Stagione d’oro” del 1939, per l’ideazione e realizzazione di una serie di manifestazioni culturali, artistiche e sportive, che portarono il nome di Riccione alla ribalta internazionale, una eccezionale importanza assunse la stagione lirica estiva di quell’anno. Detta iniziativa, promossa dall’Azienda Autonoma di Soggiorno, è rimasta nella memoria degli anziani, oltrechè fissata nelle cronache dell’epoca, per la grandiosità degli allestimenti scenici, delle strutture necessarie per ospitare un immenso pubblico e, non da ultimo, per la presenza dei più celebrati nomi della lirica italiana e mondiale. Non è fuori luogo ricordare che il “Teatro degli ottomila”, sorse in tempi assai ristretti, ai lati di viale Ceccarini, a monte della ferrovia, nell’area posta di fronte all’attuale sede della Polizia stradale, allora Casa del Fascio. Trecento operai, lavorarono, giorno e notte, per dar corpo ad un progetto di arena all’aperto, ideato da Guglielmo Antinori, ingegnere capo dell’ufficio tecnico del Comune. Il Corriere Padano, con queste parole, descriveva quella struttura, all’uopo edificata: “ All’ingresso sorgono quattro gigantesche fontane luminose, che preparano subito lo spettatore alla meraviglia ed al sogno. Una bella gradinata rotonda porta al piano del teatro, che è limitato esternamente da un assai indovinato motivo di tendaggi rossi, sormontati da aquile dorate; e davanti ad essi ardono cinque grandi tripodi bronzei. Tutto intorno è ricco di piante e fiori, fra belle aiuole; e dà appunto la sensazione di un giardino. E tale sensazione si mantiene anche all’interno, dove i tre settori dei posti per gli spettatori e lo stesso palcoscenico sono circondati ai lati da piante verdi o fiorite; mentre la platea e palcoscenico hanno per sfondo ombrella di pini e cime saettanti di abeti. Il palcoscenico è semplicemente grandioso. Fiancheggiato da due massicce torri quadrate, sulle quali spiccano due aquile imperiali, ha la vastità di ben mille metri quadrati, e si presta dunque a qualsiasi movimento di grandi masse. Il teatro è diviso in tre settori: due in piano leggermente inclinati con poltroncine numerate formano la platea; l’altro in una vasta gradinata d’acciaio ad esedra, sta a coronamento dei primi due e chiude gli spazi ed aumenta l’acusticità. I posti a sedere sono circa ottomila”. Confortati da una indubbia tradizione, che la nostra città aveva, sin dalla fine dell’Ottocento, nella promozione di concerti lirici, sia pur di ridotte dimensioni, ed organizzati per intrattenere i primi bagnanti, l’Amministrazione civica, presieduta dal podestà Frangiotto Pullè, riuscì a concretizzare un evento di rilevante significato propagandistico per Riccione, che conseguì straordinari risultati, in termini di partecipazione di pubblico e di consenso da parte della critica. Naturalmente, in tale occasione, Riccione, che era divenuta oramai “capitale” delle stazioni balneari italiane, per la presenza della famiglia Mussolini e del suo entourage, potè beneficiare di un consistente contributo (Lire 150.000), da parte del Ministero della Cultura Popolare e dell’Ente Teatro Italiano. Con una certa enfasi proseguiva il medesimo quotidiano: “ Riccione non è una delle tante città italiane in cui tutte le soluzioni possono essere passabili; Riccione è centro di vita internazionale, dove non ci si può accontentare di ripieghi e di mezzi mediocri, ma dove bisogna dare alla moltitudine di stranieri la prova indubbia ed indiscutibile del nostro primato nell’arte lirica e specie negli spettacoli all’aperto”. Il cartellone prevedeva alcuni capolavori del melodramma italiano: Mefistofele, Turandot ed Andrea Chenier, con un cast stellare di artisti, fra cui: Licia Albanese, Mafalda Favero, Giulietta Simionato, Rosetta Pampanini, Tancredi Pasero, Galliano Masero, Giovanni Malipiero e, non da ultimo, Beniamino Gigli (1890-1957), uno dei più celebrati cantanti d’opera del Novecento.  Il livello della manifestazione, era inoltre garantito dalla presenza di due fra i migliori direttori d’orchestra del tempo, Giuseppe Del Campo ed Angelo Questa, e dalla direzione artistica, affidata al famoso regista teatrale e cinematografico, Giovacchino Forzano. Il Corriere Padano, sottolineò ampiamente i grandi successi, “che si rinnovarono di sera in sera”, e che giunsero al culmine con la prima rappresentazione dell’ “Andrea Chenier” di Umberto Giordano: infatti, l’attenzione del pubblico si calamitò tutta attorno al nome dell’eminente cantante recanatese che, “aveva animato con la sua voce aggraziata e insuperabile la popolare figura di Andrea Chenier”. Per questo particolare avvenimento artistico, si era mobilitata la colonia dei villeggianti, che erano in quei giorni ospiti della nostra città, ma tantissime persone arrivarono dalla vicina Rimini, e parimenti da diverse località dell’Emilia, della Romagna e delle Marche. La partecipazione popolare fu, inoltre, incentivata dal fatto che, in occasione di tale evento, le Ferrovie dello Stato avevano stabilito riduzioni del costo del biglietto per raggiungere in treno Riccione. Sempre lo stesso organo di stampa riportava testualmente: “ E’ stato un continuo affluire di macchine… tutti gli ottomila posti erano esauriti, e molti ritardatari, che speravano di riuscire ad entrare, rimasero delusi… da segnalarsi la presenza di S.E. Donna Rachele Mussolini con le nuore, e Vittorio, Bruno, Romano e Annamaria Mussolini. Il successo della serata fu straordinario, ed il pubblico entusiasta ha consacrato Gigli con applausi ripetuti a scena aperta ed interminabili alla fine di ogni atto. Impossibile numerare le chiamate alla fine dello spettacolo: dieci, dodici, forse di più. Sembrava proprio che il pubblico non potesse staccarsi dal suo idolo”. Il tenore marchigiano, grazie alle sue eccezionali doti artistiche, nel secondo dopoguerra, raggiunse una fama planetaria, che lo portò a trionfare nei principali teatri del mondo. Prima ancora dell’avvento della televisione, la voce melodiosa di Gigli, attraverso la radio, entrò nelle case degli italiani, non solo con i suoi più rinomati brani operistici, ma anche mediante l’interpretazione di canzoni popolari, tra le quali, “Mamma son tanto felice”, in grado di suscitare una intensa commozione. L’eccelso cantante lirico, fu inoltre molto apprezzato ed amato dalla gente, anche per le sue qualità umane, che lo indussero tante volte a cantare per beneficenza, in favore dei più diversi enti di assistenza, in Italia ed all’estero. A distanza di meno di un mese da quella singolare, quanto fortunata stagione lirica, l’invasione della Polonia, da parte della Germania nazista, avvenuta il 1° di settembre, darà inizio al secondo conflitto mondiale, destinato successivamente, con la sciagurata entrata in guerra dell’Italia, ad avere conseguenze tragiche anche per la nostra città.

Fosco Rocchetta

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