Primo sindaco

venerdì, ottobre 14, 2011
da famijarciunesa

Silvio Lombardini è il primo sindaco

La prima riunione del consiglio comunale di Riccione si tiene nella «sala delle adunanze dell’edificio scolastico municipale» ii 4 novembre 1923 alle ore 15. Qui, tra gli applausi scroscianti dei consiglieri e del pubblico, Silvio Lombardini è eletto sindaco; nella stessa seduta è conferita la cittadinanza onoraria al Capo dello Stato, sua eccellenza il cavaliere Benito Mussolini, «animatore della rivolta ideale del popolo italiano», e a Aldo Oviglio, per il contributo dato alla realizzazione del municipio. I particolari della “storica” seduta li troviamo incisi su “La Riviera Romagnola” di giovedì 8 novembre 1923 e da quelle colonne estrapoliamo la cronaca che segue. I lavori del consiglio vengono introdotti dal commissario prefettizio Augusto Marani attraverso una «elaborata relazione» illustrativa del lavoro svolto dal 12 giugno al 4 novembre 1923. Dopo di lui l’onorevole Sitta, in qualità di consigliere anziano, assume la presidenza e in tale veste pronuncia «un elevato discorso improntato al più nobile patriottismo, incitando all’amore e alla concordia per l’avvenire di Riccione». A Sitta succede Basigli. Il farmacista «rende omaggio all’opera diligente e solerte» del commissario Marani. Questi, tra le tante cose buone fatte per Riccione, ha anche la “paternità” dell’istituto Tecnico Inferiore, una scuola privata, ma «sorvegliata» dell’amministrazione comunale e con «le norme ed i programmi delle Scuole Regie e Pareggiate». L’istituto, nato sotto gli “auspici” di Marani nel settembre del 1923, annovera nel «comitato ordinativo» il prof. Camillo Manfroni della regia università di Padova, il parroco di San Lorenzino don Giovanni Montali, il capo stazione aggiunto Cassio Crescentini e il direttore della succursale del Credito romagnolo Lazzaro Sorci”. Basigli propone di dare alle stampe la relazione del commissario prefettizio e il consiglio approva. A questo punto si procede alla elezione del sindaco per scrutinio segreto. All’unanimità è eletto il com. rag. Silvio Lombardini, pubblicista e imprenditore tipografico di Forli, cittadino emerito di Riccione e onorario per acclamazione. Questi fa una rapida sintesi delle vicende turistiche che si legano alla storia della «sua” città, valorizzando soprattutto «le virtù del risparmio e del lavoro di tutti i suoi figli»; accenna «alla necessità di formare una nuova coscienza dell’industria balnearia e marinara, ed esaltando il nuovo spirito nazionale e i grandi conterranei che lo animano, Benito Mussolini ed Aldo Oviglio, li propone, ed il Consiglio li acclama, cittadini onorari di Riccione». Scelto il sindaco, si procede alla nomina della giunta comunale. Sono eletti «membri effettivi» Donini, Sirocchi, Tontini e Basigli; supplenti: Sitta e Papini. Quando si attribuiranno gli incarichi, il sindaco avrà le deleghe per affari generali, piano regolatore, acquedotto, separazione patrimoniale e personale; Donini per viali, porto, ponti e strade, stato civile ed edilizia; Sirocchi per opere pie, beneficenza, espropri, polizia urbana e tasse; Tontini per reclami, costituzione pro Riccione, pensioni, esercizi pubblici; Basigli per igiene, sanità e istruzione pubblica. Papini, pur essendo «supplente», si occuperà di agricoltura, provvista di alberi per viali, pesa pubblica, mercati e fiere, forniture, prezzi generi alimentari, indirizzo agricolo del comune, tasse bestiame”. Prima di chiudere l’adunanza di consiglio Donini, nella sua qualità di assessore comunale, ma anche di membro del direttorio del fascio, «traccia il compito del fascismo locale», affinché anche Riccione «porti il suo contributo all’opera della restaurazione nazionale». Da quest’ultimo intervento si capisce che la giunta, d’ora in avanti, dovrà sempre rapportarsi con il fascio. Fascio a parte, spetta a Silvio Lombardini il compito di mettere in moto la macchina amministrativa del comune; ma prima ancora di avviarla, egli deve inventare uffici, servizi, impiegati, statuti, regolamenti… tutto. Per il momento il municipio ha solo una casa. Una casa provvisoria, rimediata, modesta… ma pur sempre una “sede comunale”. Ed è questo che conta e che inorgoglisce la popolazione. A margine della prima memorabile seduta consiliare riferiamo alcuni particolari di cronaca. Lombardini è eletto sindaco con 16 voti e una scheda bianca: i presenti, infatti, sono 17. All‘appello mancano, perché dimissionari, Pio Della Rosa, Roberto Mancini e Camillo Corazza. I primi due, nonostante gli inviti del sindaco a recedere dai loro propositi, confermeranno la loro decisione: Della Rosa «per il modo oltremodo spiacevole in cui si svolsero le elezioni»; Mancini per come «venne impostata e diretta la lotta elettorale amministrativa». Corazza, ritirerà le dimissioni e parteciperà attivamente in qualità di consigliere alla vita pubblica di Riccione.Domenica 2 dicembre all’Hotel Lido si svolge un banchetto in onore di Lombardini e Marani. Presenti al pranzo 60 invitati. Parlano per primi l’assessore Basigli, che illustra l’opera del commissario «fatta di coscienza, di diligenza e di rettitùdine» e il sindaco Lombardini, che invita tutti a valorizzare le bellezze di Riccione e ad avere consapevolezza delle grandi potenzialità dell’industria balneare. Il primo cittadino dice anche «di essere ben lieto di lavorare per l’avvenire di Riccione e di avere a collaboratori persone di senno e che ardentemente amano il loro Paese». Intervengono poi, l’assessore Donini, che «porta una vibrante ed applaudita nota fascista», e il segretario comunale Trebbi, che «ricorda l’opera di appassionata assistenza data da Lombardini ai combattenti ed ai mutilati durante la guerra e assicura che tutti gli impiegati collaboreranno per l’avvenire di Riccione». In ultimo parla il dottor Serafini che dopo aver rinnovato «il saluto della cittadinanza al Sindaco e all’ex Commissario, ricorda il grande cittadino onorario di Riccione, Benito Mussolini, il cui nome viene salutato da un lungo applauso». La cronaca redatta da “La Riviera Romagnola” non va oltre le parole dei “relatori”: non ci fornisce notizie, per esempio, sul menù offerto ai commensali. Eppure un tempo, quando l’Hotel Lido era poco più che una baracca e i “clienti» erano socialisti e anarchici, la sua cucina era rinomata per le tagliatelle, gli “strozzapreti” e il coniglio in porchetta; lì, in quell’osteria, si brindava alla lotta di classe e si cantava l’Internazionale. Erano altri tempi! Erano i tempi di Domenico Galavotti.

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