Riccione… 150 anni fa

venerdì, aprile 15, 2011
da famijarciunesa

Dal 17 marzo 2011 si festeggia il 150esimo dell’Unità d’Italia,  con l’obiettivo di far scaturire una riflessione sul senso di appartenenza del popolo italiano,  attraverso momenti collettivi di valutazione e di retrospezione storica. E qui a Riccione… che storia si scriveva centocinquant’anni fa?

Alcune piccole e curiose perle:

Un mezzo di comunicazione ‘fu-turista’
Nell’autunno del 1861 si congiunse il tratto ferroviario Bologna-Ancona,  inglobando nel percorso anche la nostra città,  che non aveva però una stazione.  Ma già dal 1° gennaio del 1862 i freni del treno stridettero anche qui,  grazie soprattutto all’interessamento di Don Carlo Tonini,  intraprendente e motivato parroco riccionese. Questo fu esattamente (maiuscole comprese) il testo dell’avviso pubblico: “I Riccionesi hanno ottenuta una Fermata del Treno della Ferrovia presso il loro abitato col giorno primo Gennaio 1862. Essi si fanno un pregio di portarlo a cognizione delle popolazioni dei vicini Paesi,  perché possano giovarsi della graziosa concessione. Dal canto loro offrono le migliori premure,  e si ripromettono che non mancheranno quelle opportune comodità che sono richieste dalla esigenza dei Viaggiatori” . Non tutti divennero da subito consapevoli che era proprio da quel fischio di locomotiva che prendeva il via quello che sarebbe stato poi l’insospettabile fiorire  della nostra economia balneare… o meglio,  ‘vocazione’ balneare.

Garibaldi fu… colpito
Era il 1859,  e il generale Giuseppe Garibaldi restò per alcuni giorni presso il quartier generale di Rimini,  ad approntare la strategia di un movimento insurrezionale che aveva preso il via in Umbria e Marche. Nell’andare ad ispezionale le truppe stanziate sulla linea di Cattolica,  si racconta che si fermò a Riccione dove pure  erano dislocati molti volontari infervorati dalle sue gesta (”Non sono stati i pochi i riccionesi che presero parte ai fatti che hanno permesso l’Unità d’Italia,  tra questi Giovanni Bezzi che,  nel settembre 1870,  a Roma,  fu tra i militari che parteciparono all’impresa di Porta Pia” – dal libro “Storia di Riccione” di F.Lombardi). E Garibaldi,  probabilmente colpito dalla gente e dalla località,  dispensò queste benevole parole: “Se la fortuna corrisponde alla mia volontà di servire la causa nazionale,  io onorerò la cara mia città di Rimini (Riccione compresa…) che sì generosamente mi accolse cittadino suo.” – dal libro “Riccione” di G.Borghi

Ospizi propizi
Nel 1867 i primi turisti: cinquanta bambini da curare dalla Scrofolosi,  malattia derivante da malsane condizioni di vita ed alimentazione: nella zona Paese le famiglie fornirono loro vitto e alloggio,  in cambio di 2, 30 lire al giorno pro capite. Ogni mattina i piccoli venivano accompagnati in riva al mare su carri coperti da tendoni e trainati da buoi. Ma tra le abitazioni e la riva si snodava un impervio percorso ad ostacoli: tutt’attorno le case c’era la campagna coltivata sino alla linea della ferrovia e ancor più giù si ritrovano fitti orti. Il corteo traballante e chiassoso si dirigeva ancora oltre,  attraversando un varco nell’enorme duna  alta oltre quindici metri innalzata parallelamente alla ferrovia,  per proteggerla dalle mareggiate. Il successo dell’iniziativa sanitario-turistica  porterà  nel 1877 alla costruzione della prima vera struttura ricettiva: quella dell’Ospizio Martinelli-Amati (area Grand Hotel),  che accoglieva gruppi anche numerosi di bambini provenienti da Modena,  Bologna,  Ferrara,  bisognosi di tanto sole,  mare,  e aria buona.

“Presente!”… e presenze

Nel 1861 in Romagna 84 persone su 100 erano analfabete e la lingua principale era il dialetto. E così anche per Riccione,  al tempo località dall’economia prevalentemente agricola. Le braccia dei figli servivano in campagna,  e l’obbligo di frequentazione le scuole elementari si scontrava con una priorità imprescindibile. Mancò per molto tempo una sede costruita appositamente come scuola,   e così il Comune affittò spazi dai privati che non erano però del tutto idonei,   e i corsi e gli orari venivano continuamente ridotti anche per la carenza di maestri. Per molti anni la diserzione scolastica restò alta: quasi due bambini su tre non andavano a scuola e le assenze duravano anche mesi. La situazione migliorò col passare degli anni,  e più si avvicinava l’era dello sviluppo turistico più risultava essenziale il saper leggere e scrivere. Se tra i riccionesi nel 1910 gli analfabeti erano il 38%,  nel 1920 diventarono il 20% e dopo la fine della seconda guerra il 7%.

Litorale morale
Dopo svariate traversie,  una legge del Codice Civile Albertino del 1861 affermò l’accesso libero alla spiaggia,  delineando una  fascia di sessantacinque  metri dalla riva  del mare in direzione monte che diverrà proprietà demaniale. E dopo tre anni,  essendo iniziato timidamente un turismo facilitato dalla realizzazione della ferrovia,  il sindaco di Rimini  stabilì una figura che rappresentasse l’Amministrazione nella gestione e controllo del litorale: l’addetto al Servizio di Marina,  che aveva il compito di applicarne le ordinanze sulle modalità di utilizzo. A Riccione sarà il maestro comunale Leardini che dirigerà il servizio,  che poi  si trasformerà in “Direzione di spiaggia”. Incredibili i manifesti che rappresentano uno delle modalità operative necessarie ad un buon andamento del tutto. Queste le parole: “… Le persone che si bagnano sulla spiaggia marittima lungo la borgata di Riccione,  zona di questo Municipio,  dovranno conservare la separazione dei due sessi,  contenendosi entro le linee che per ogni sesso si sono demarcate con appositi segnali… I contravventori incorreranno nelle conseguenze previste dal vigente Codice Penale… gli Agenti della Pubblica Forza veglieranno con ogni accuratezza a che tutto sia scrupolosamente osservato.”

Maria Grazia Tosi

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