Sebastiano Amati

mercoledì, ottobre 7, 2009
da famijarciunesa

AUTONOMIA COMUNALE DI RICCIONE
Impegno del consigliere riccionese Sebastiano Amati.
Lungimirante risposta del Prof. Alessandro Ghigi assessore riminese

Da più di vent’anni, nella seconda metà di ottobre, Famija Arciunesa, con una festa popolare, “celebra” il “compleanno di Riccione”: precisamente, quel 19 ottobre 1922 (pochi giorni prima della marcia su Roma del 28 ottobre), in cui la nostra città giunse alla tanto agognata autonomia comunale. Da alcune edizioni, la manifestazione ha luogo presso la laguna di Oltremare, e migliaia di persone, tra cui un gran numero di bambini, assistono al suggestivo spettacolo delle esibizioni dei delfini. Questa gioiosa ricorrenza annuale, certamente sentita da una parte cospicua di cittadini, stimola un percorso a ritroso nel tempo, e soprattutto induce a rammentare alcune vicende di quell’autentica battaglia civile e di giustizia, che i nostri antenati dovettero sostenere, perché Riccione assurgesse alla dignità di comune autonomo. In quell’epoca, numerosi erano quelli che, nella municipalità riminese, ma anche nella frazione di Riccione, preferivano la conservazione dello status quo, che nulla mutasse, sulla base di differenti motivazioni. Molti affermavano che bisognava restare uniti, e che la separazione non avrebbe giovato soprattutto all’entità più piccola, altri che vi sarebbe stato un aggravio delle spese per entrambe le località. Ed un giornale riminese, con biasimevole supponenza, arrivava perfino a sentenziare che “il comunello di Riccione-estivo”, difficilmente avrebbe potuto far fronte agli onerosi impegni. Si finiva, talvolta, anche mal celatamente, di adombrare una condizione di minorità dei riccionesi, ritenuti incapaci di autogestirsi e di decidere del proprio avvenire. Ottenuta l’autonomia nel 1922, dopo un’intensa lotta avviata dall’ultimo quarto dell’Ottocento, e solo temporaneamente sospesa negli anni del primo conflitto mondiale (1915-1918), meriterebbero una approfondita ricerca storica le varie fasi di quel lungo processo di autodeterminazione. Ad ogni buon conto, nel volgere di pochi anni, anche coloro che avevano espresso dubbi od erano contrari alle tesi dei “secessionisti”, dovettero ricredersi e riconoscere la giustezza di quella battaglia per il comune autonomo, che rappresenterà lo strumento fondamentale dello sviluppo economico e del decollo turistico riccionese. Questo breve scritto non ha sicuramente la pretesa di illustrare una questione complessa, che si manifestò a partire dagli ultimi lustri dell’Ottocento e che vide, a fianco della popolazione locale, la partecipazione attiva di numerosi proprietari di villini, per lo più forestieri che, soprattutto d’estate, frequentavano la stazione balneare romagnola. Alle proteste ed alle lamentele dei locali, si aggiungevano quelle degli ospiti, molto critici di come il comune capoluogo gestiva servizi essenziali, quali la fornitura dell’acqua potabile, la manutenzione delle strade e via dicendo, nella sua principale frazione. In questa sede, ci si limita a proporre ai lettori una esemplare disputa che vide protagonisti il consigliere Sebastiano Amati, ed il Prof. Alessandro Ghigi, assessore al bilancio del comune di Rimini. Nel gennaio del 1910, l’Amati aveva dato alle stampe una lettera aperta indirizzata al Prof. Ghigi, relatore sul bilancio preventivo, stimandone la relazione “cervellotica”, “scortese”, “inopportuna”, e rivendicando il “diritto e la convenienza di Riccione alla piena autonomia da Rimini”. Ghigi gli rispose sottolineando di aver stralciato, dal bilancio del comune di Rimini, la quota delle entrate e delle spese spettanti a Riccione, ma di non aver “inteso minimamente indagare quale potrà essere in futuro il bilancio di un Comune di Riccione, libero di governarsi a suo piacimento”. Alessandro Ghigi (1875-1970), che fu, tra l’altro, zoologo e scienziato di fama internazionale, convintosi delle giuste rivendicazioni dei riccionesi, con grande onestà intellettuale terminava il suo scritto, auspicando che Riccione: “guardasse all’avvenire con serena fiducia; quell’attiva ed industre borgata può stare certa che l’attuale amministrazione comunale non modificherà la linea di condotta fino ad ora prescelta, e non solo non ostacolerà ma, nei limiti del giusto e dell’onesto, faciliterà il raggiungimento delle sue aspirazioni”. Questa posizione, di chiara apertura nei confronti della causa riccionese, rimarrà al momento una opinione isolata, tanto che non si ebbero concreti passi in avanti. Infatti, saranno necessarie numerose altre manifestazioni, ed occorrerà attendere il 19 ottobre 1922, perché l’autonomia amministrativa andasse definitivamente in porto.

Fosco Rocchetta

SEBASTIANO AMATI, nato il 29 gennaio 1860 da Emilio e Filomena Monticelli. Primogenito di una grossa famiglia di operatori economici e turistici riccionese, di cui il padre Emilio né fu l’esempio, associandosi, nel 1877, col Conte Giacinto S. Martinelli, nella realizzazione del primo Ospizio marino, sulla nostra spiaggia. Sebastiano Amati fu tanto importante per lo sviluppo turistico di Riccione che le sue “gesta” riempiono una buona porzione di questa ricerca.Egli, non fu solo il proprietario del primo esercizio alberghiero di prestigio che sorse sulla marina di Riccione; non fu solo un Amministratore Pubblico di vaglia, ricoprendo, via via, le cariche di: Consigliere e Assessore al Comune di Rimini, Consigliere della Camera di Commercio, Dirigente di Comitati e di Sodalizi, responsabile di Gestioni delicate ed importanti nei periodi delle terribili congiunture della Grande Guerra e del Terremoto. Egli arricchì e completò queste attività pubbliche, e permeo gli atti della sua vita attiva, con intuizioni felici, con idee moderne, con progetti brillanti per lo sviluppo del turismo di cura e soggiorno locale. Questo bagaglio culturale che probabilmente gli perveniva anche dagli studi che lo diplomarono Capitano di Lungo Corso (senza peraltro mai praticare tale professione) che lo arricchirono di nozioni e di conoscenze per meglio comprendere i valori e le potenzialità dell’ambiente marino in una prospettiva di utilizzo a fini di attività balneari , Sebastiano Amati, lo espresse e lo sostenne con gli scritti e la parola, si batté perché divenissero patrimonio comune e per trasformarsi, poi, in linee programmatiche ed operative dello sviluppo della economia riccionese. Se per molti altri si potrebbe dire che erano Pionieri in “crisi di sviluppo”, ben determinati di farsi le ossa e il nerbo di protagonisti, di Lui (“Cavaliere” venerabile), si può affermare che fu un Pioniere con una personalità ed una intelligenza per essere di guida e maestro per gli altri.

Da “I Pionieri” di Dante Tosi

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