Un po’ di storia

mercoledì, marzo 31, 2010
da famijarciunesa

Il toponimo di Riccione

La storia del toponimo di Riccione è, in fondo, istruttiva perché la sua interpretazione ha dato luogo (e lo dà ancora) a diverse ipotesi, alcune del tutto fantasiose, altre invece volte alla ricerca quasi esasperata di una “nobilitazione”, come se l’origine botanica fatta propria dai più accreditati specialisti non fosse ritenuta accettabile rispetto all’importanza assunta oggi dalla città. Giulia Maestrelli Anzilotti fa risalire il nome all’epoca romana, mentre Adamo Vaselli nella sua tesi di laurea lo inserisce fra quelli originati da “luoghi incolti e selvaggi”. Lo studio più completo del toponimo si deve a Otello Pasolini, il quale fra l’altro racconta che: “la prima ipotesi sul nome di Riccione risale a Domenico Paolucci, un raccoglitore di memorie romagnole vissuto nella prima metà del secolo scorso, il quale riporta l’opinione di alcuni che facevano riferire il nome del luogo ad una grande rocca (Arcion come accrescitivo del latino arx, arcis) che Nicolò Piccinino, Gonfaloniere di S. Chiesa, avrebbe fatto costruire ivi ‘per porvi soldatesche’ nel 1443. Il Paolucci continua riproponendo una sua ipotesi e cioè che il nome di Arcione sia stato dato al luogo dalla natura del terreno, il quale, essendo depresso tra il rio Melo e la frazione Fontanelle, presenta proprio la figura dell’arcione della sella del cavaliere. Il nome compare in due documenti del ‘Codice Bavaro’, nel n. 9 (territorio Ariminensi in loco qui vocatur Arcionis) e nel n. 67 (in loco qui dicitur Arcioni). Il primo sospetto che si tratti di una denominazione di carattere botanico viene spontaneo se si considera che numerosi sono i toponimi di questo genere. Basterà ricordare i vari Albereto, Meleto, Laureto, Cerreto, Cerasolo, ecc., così diffusi in Romagna (…). Questa ipotesi era già stata suggerita nel 1831 da Basilio Amati che, oltre al toponimo Arcione, faceva derivare da voce greca di erba foglie larghe (da Plinio, I, 2, 9, detta persolata perché similis personae), anche i nomi del Castello Arcion nell’antico Lazio. Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” ricorda un’erba molto comune anche nelle nostre terre  “Graeci arcion vocant”. Altri scrittori latini parlano poi di questa erba come di pianta largamente usata in medicina. Si tratta quasi sicuramente di quella pianta spontanea che P. A. Mattioli classifica col nome di Lappa Major e Linneo invece chiama, con nome più vicino al greco, Arctium Lappa. Essa ha foglie larghe e ruvide. Produce frutti di forma ovale, grossi come olive, e ricoperti di piccoli aculei coi quali si attaccano facilmente alle vesti e al vello degli animali. L’importanza della lappa è dovuta alle sue proprietà che la rendono una delle piante più usate in medicina contro la tosse, il male degli arti, l’ulcera, anche oggi [l’autore scrive nel 1949], in certe campagne qualcuno ne usa il decotto come sedativo contro la tosse. Questa pianta, che cresce spontanea ed abbondante sulle nostre spiagge e dovunque trovi un poco di umidità, certo dovette un tempo ricoprire gran parte dell’agro riccionese al quale diede senza dubbio il nome, durante l’occupazione bizantina del secolo VI d.C.
L’origine del nome di Riccione, veduta in questo modo, corrisponde bene a ciò che sappiamo della storia del centro, che in età più antica si trovava sul luogo dell’odierna frazione Fontanelle, lungo la depressione scavata dal rio omonimo (ambiente assai idoneo alla formazione di campi di lappa); solo dopo il terremoto del 1706, che rovinò la chiesa di San Martino in Arcione, si spostò in posizione alquanto più elevata, cioè sull’emergenza che forma una lieve dorsale tra i rii Melo e Fontanelle. Qui, accanto a un antico fortilizio, si era già formato un piccolo centro chiamato, nel secolo XVII, Le Casette, che poi con la chiesa ricevette il nome di Riccione”. Le varie modalità con le quali il nome di Riccione ci è stato tramandato sono esaurientemente riportate nelle schede in calce al contributo di Oreste Delucca, “Il territorio delle Fontanelle nel Medioevo”, riferentesi ad atti notarili. Vale la pena di elecarle: dal 1177 al 1708 Arzonis, Arzune, Arzono, Arzunis,  Arzuni, Arcione, Arcioni, Arcionis, Arzone, Orzane, Aretiono, Arzon, Arzoni Arezzoni. Il toponimo Casette (che appare per la prima volta nel 1654) afferma correttamente Fosco Rocchetta in “Tragedie del mare nei secoli XVIII‑XX”, “si riferisce ad un primo raggruppamento di abitazioni sorte lungo la strada consolare Flaminia, che diede vita verso la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 alla borgata di Riccione.
Antecedentemente la gente viveva sulle alture. Al fine di trovare scampo in occasione degli sbarchi pirateschi”. Un altro toponimo Casette è tuttora esistente in territorio di Misano Adriatico. Abbiamo quindi per il nome una derivazione romana, una derivazione bizantina, mentre Augusto Vasina lo classifica come “toponimo latino medioevale”.
Fosco Rocchetta con il saggio “Sul nome di Riccione” in “Tracce di Storia” riprende le due ipotesi del Paolucci e aggiunge, “a testimonianza della varietà e la molteplicità delle fonti”, l’esistenza a Roma di vari toponimi riferibili ad Arcione, come il vicolo in Arcione, la chiesa di San Nicola in Arcione e quella di San Lorenzo degli Arcioni, e che “il toponimo si fa risalire alternativamente all’antica famiglia degli Arcioni oppure agli archones dell’acquedotto romano, oppure all’archemonio, mercato greco che si trovava nelle vicinanze”. Per la derivazione di Riccione da arx, si può notare che mentre la prima menzione di Riccione risale, come abbiamo più volte visto, all’ 810, il Castello degli Agolanti (l’unico costruito nella nostra zona) risale, secondo Currado Curradi al 1324; anche se Rosita Copioli ne documenta l’esistenza fin dal 1256. Nevio Matteini riporta ancora l’ipotesi dell’arcione, questa volta però non legata alla natura del luogo, ma al fatto che i pellegrini provenienti a cavallo dal nord e diretti a Roma, una volta ristorati (a Riccione), rimontavano “in arcione” per affrontare la salita dei colli marchigiani. Del resto Giuseppe Borghi : “Non lontano dal luogo ove sorge la borgata di Riccione era in antico una località chiamata Terzo (ad Tertium), probabilmente una stazione di cavalli fra Rimini e Pesaro collocata al terzo miglio romano da Rimini sulla Via Flaminia. Nella località il Terzo vi era un fondo che si chiamava Arcione (in loco qui dicitur Arcioni) donde per trapasso filologicamente assai spiegabile, si ebbe in dialetto Arzon, A’rzon e poi Rzon”. Il gruppo ‘ar’ è diventato in italiano ‘ri’; quindi Arciòun uguale a Riciòun. Veniamo ora al suono ‘ou’; in italiano diviene ‘o’; quindi Riciòun uguale a Ricion. Da Riciòn a Ricione e quindi Riccione il passo è facile. Ora il problema si pone per l’etimo: da Arciòn o da parola latina più antica? Si propende per una parola latina: Hericiones o Ericiones, accrescitivi popolari di Hericius o Ericius, riccio e si danno due significati:
1) riccio, animale marino o terrestre irto di aculei;
2) macchina militare;
Non v’è dubbio che l’etimo di Riccione è Hericius. Il gruppo aspirato he è caduto subito; la parte restante, Ricius, ha subito la celtizzazione in Arcius, ricevendo poi la forma dell’accrescitivo popolare: Arcion, Riccione, quindi, significa ‘Tronco armato di aculei di ferro lunghi e per estensione, ‘Grande accampamento militare trincerato’. Quando la nascita del nome? Qual è l’origine storica? Si può avanzare un’ipotesi. La colonia latina di Ariminum viene fondata nel 268 a.C. con confine al fiume Rubicone, La pianura fino a Rimini doveva essere in parte paludosa: la città o l’area di Rimini erano poco idonee alla difesa: vi poteva forse essere una postazione avanzata, un centro di osservazione, una piccola avanguardia. Il grosso dell’esercito (la colonia costituiva il confine settentrionale d’Italia) doveva trovarsi in un luogo sicuro e strategico: Riccione. A Riccione la Pianura Padana termina ed inizia la collina, passaggio obbligato nord‑sud. A Riccione c’era la base delle truppe romane a difesa dell’Italia, baluardo contro i Celti e contro i Cartaginesi. Rimini verrà fortificata solo in età augustea e l’Arco d’Augusto ne è una porta. E se Riccione dovesse il suo nome all’accrescitivo della parola latina arx, rocca o cittadella o altura fortificata? Non sarebbe altro che la conferma di quanto detto sopra”. Un’ulteriore diffidenza verso l’ipotesi botanica viene avanzata da Loris Bagli nel saggio “Tra mare e collina: ambiente e natura di un’area urbana”: “Negli stessi ambienti (sabbiosi) troviamo la Nappola italiana (Xanthium italicum), conosciuta per gli abbondanti frutti spinosi. Questa pianta comune anche presso i torrenti e gli incolti aridi, ha dato luogo in passato ad alcune disquisizioni circa l’origine del nome di Riccione. Secondo due autori (Dante Tosi e Otello Pasolini) il nome di Riccione trova la sua origine nel fitonimo Arctium, divenuto poi Arcione e Riccione.
Abbiamo quindi: la derivazione da un castello (che ancora non esisteva), quella dall’arcione come forma topografica del terreno, quella dell’arcione del destriero sul quale risalivano i pellegrini, un ulteriore arcione attribuito a San Martino quando (si dice) scese da cavallo per donare metà del suo mantello al pellegrino, quella di una fabbrica di orci (non essendovi in luogo gli archones dell’acquedotto), quella originata da una (nobile, senz’altro) famiglia Arcioni e quella molto più gratificante di essere stato un grande accampamento militare trincerato ed infine la sottile distinzione fra l’Arctium tappa e lo Xantium italicum.

Sintesi da: L’intelligenza del luogo di Rodolfo Fracesconi

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