La trebbiatura

venerdì, gennaio 28, 2011
da famijarciunesa

La trebbiatura, ricordi  lontani…

Anche nell’estate del 2010, “Quei de vilag”, guidati da Enzo Romagna, ci hanno offerto un avvenimento speciale : la Festa della trebbiatura. Un preparazione attenta, impegnativa, laboriosa, l’arrivo di trattori e macchine agricole e la presenza di una vera, autentica trebbiatrice, sono stati il prologo alla cena, al ballo e, soprattutto, alla trebbiatura del grano fatta in diretta e sconosciuta a molti. Se da ferma la trebbiatrice aveva saputo ripresentarmi ricordi passati, una volta in funzione, ecco suscitare un’emozione come quella che solo i bambini (e i nonni) possono provare. Negli anni cinquanta, per le vacanze estive, partivo con mia mamma alla volta della Romagna, la nostra terra d’origine. Da Cernobbio sul lago di Como (mio padre era violinista a Villa D’Este),  raggiungevamo Milano e da qui partivamo su una enorme locomotiva nera sbuffante di fumo e vapore. Giunti a Riccione, con mezzi di fortuna, arrivavamo finalmente a Ca’ Rastelli, frazione di Misano Monte, dove abitavano mia nonna Bianca e mia bisnonna Nazarena: un’intera giornata di viaggio. Attraversato il borgo e percorsa una stradina sterrata, si passava davanti alla falegnameria di Berto e, superato un cancelletto di canna d’India, si varcava la soglia di casa Villa-Ceccolini. Ricordo una grande cucina con un enorme camino sempre acceso e una ripida scala che dall’ingresso portava al piano superiore dove c’era una bella camera con vista …sull’aia.  Ricordo anche i nastri di carta moschicida che scendevano dal soffitto e il loro crepitio quando li buttavo, ormai “neri”per le tante mosche attaccate, nel fuoco “purificatore”. C’erano un gattone trovato dalla mia bisnonna in tempo di guerra, una pecora, alcune galline e un gallo che, per la precisione della sveglia, doveva essere senz’altro di origine svizzera. L’acqua andavamo a prenderla al pozzo e il latte alla fattoria di Budriel (oggi Villa delle Rose) e così pure la farina che veniva acquistata un poco per volta, perché essendo integrale, non si sarebbe mantenuta a lungo. La sera si usciva avventurosamente alla luce di una pila e la mattina mi svegliavano i rumori della campagna con il gallo prima di tutti. Nei campi vedevo enormi buoi bianchi dalle lunghe corna e poi, col passare delle settimane, ecco crescere le spighe, il loro imbiondire, la raccolta e la spigolatura finale. A volte scendevo da Cà Rastelli con mia nonna Bianca ed arrivavo a Riccione con una corriera blu imbiancata dalla polvere della strada “bianca”. Mia nonna era attesa nei vari locali da ballo come il Vallechiara, il Florida e il Savioli, per riparare le poltroncine di vimini che avevano sofferto gli stravizi della nottata ed io le tenevo compagnia. Il Centro era ben diverso: c’erano un teatro, dove vidi per la prima volta uno spettacolo di marionette, negozietti e trattorie, in una delle quali scoprì gli spaghetti alle vongole, e attorno al viale principale, vialetti e tante ville con grandi giardini, poi trasformate in pensioni. Tornavamo a casa di pomeriggio, sempre con quella corriera blu (o bianca?): l’avventura in città era finita ma non quella a Ca’ Rastelli dove ritrovavo gli amici con i quali giocare fino a sera. Ma quella volta, una incredibile sorpresa mi attendeva al ritorno. In uno spazio vicino a casa c’era un’enorme macchina a me sconosciuta: una trebbiatrice. Un fragore metallico e ritmato, cinghie e pulegge, polvere di paglia e decine di uomini al lavoro. Alcuni sollevavano le spighe sulla parte alta, altri, lassù, le spingevano sulla bocca d’entrata ed altri ancora controllavano che la paglia finisse nel raccoglitore dell’altra macchina che confezionava le “balle” e il grano, quei meravigliosi chicchi che la natura ha regalato all’umanità, veniva raccolto in sacchi opportunamente posizionati. Ora lassù c’erano Enzo, il Sindaco Pironi ed altri che si divertivano a riproporre un momento così importante della storia del mondo contadino. Sono rimasto a guardarli a lungo, emozionato per aver rivissuto un momento lontano, rivisto persone care che non c’erano più, sentito rumori e odori che ritenevo scomparsi.

Fabio Severi

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