Condoni edilizi

martedì, febbraio 12, 2013
da famijarciunesa

Condoni: una storia infinita

I tre condoni edilizi che si sono succeduti dal 1985 al 2004 continuano a impegnare gli uffici comunale. Sul tavolo ci sono ancora 1.039  pratiche, equivalenti al 9,73 per cento delle 10.675 domande presentate nel tentativo di cancellare altrettanti abusi. In particolare 808 risalgono al 1985  e 231 al 1994. Si tratta di faldoni che devono essere ancora integrati con altri documenti o con pagamenti. Non solo, altre 210 pratiche (1,97%) delle quali 86 del primo condono, 54 del secondo e 70 del terzo, attendono il completamento della valutazione tecnica. Quanti lavori abusivi saranno condonati è da capire. Una cosa è certa: finora sono state cassate solo  217  richieste (il 2,3%) delle quali 55 relative al primo condono Craxi del 1985, 104  del condono Berlusconi del 1994 e 58 sempre del Governo Berlusconi, ma del 2003. Il caso più clamoroso è stato quello dell’ex colonia San Giuseppe. Per il resto, nella maggior parte dei casi, si tratta di ampliamenti, vetrate, coperture e pensiline. Una selva d’irregolarità che si trascina nel tempo anche per il numero risicato di dipendenti a disposizione, già impegnati al massimo nelle pratiche quotidiane. Al di là di tutto, questi dati ci confermano che il vizio dell’abusivismo edilizio è ben diffuso anche a Riccione. Se si considera che le domande di condono sono state 10.675 (7.998 nel 1985, 2.001 nel 1994 e 676 nel 2004), vuol dire che per ogni famiglia e mezzo si registra un abuso. Ma i trasgressori solitamente rispettano le ordinanze di demolizione? Al di là del casi in cui si ricorre ai legali, come spiega Ivo Castellani, dirigente dello Sportello unico dell’Edilizia-Controllo del Territorio, c’è il malcostume di ignorare i provvedimenti di demolizione, per il ripristino, anche se a spese del privato, va effettuato dal Comune. Iter che richiede ulteriori controlli e, quindi, perdite di tempo.

ni.co.

Ex colonia San Giuseppe: condono negato

A quattordici anni dall’abuso, denunciato più volte in consiglio comunale, si riapre il caso dell’ex colonia San Giuseppe, trasformata in condominio con 48 appartamenti, anziché in casa per anziani, come previsto dagli uffici comunali. Il dirigente del Comune Ivo Castellani ha firmato il diniego di condono, richiesto dai proprietari nel 2004, attraverso la società Michelangelo srl. che, a sua volta, contro questo “niet” ha fatto ricorso al Tar. Sul caso si annuncia così un’infuocata battaglia legale. Sulla vecchia colonia delle Suore Dorotee avevano lottato a denti stretti lo scomparso capogruppo di An, Giancarlo Barnabè, il suo successore Filippo Airaudo e Lele Montanari, allora nei Ds. I tre consiglieri avevano denunciato l’abuso alla Procura, ma un’inspiegabile lentezza ha poi insabbiato il caso. Eppure il fatto che non ci fosse traccia di anziani e che l’uso del fabbricato non fosse stato rispettato era più che palese, sotto gli occhi di tutti. La storia. La riconversione della San Giuseppe risale al 1998. Le difformità erano emerse subito dopo l’apertura del cantiere. Per verificarle “de visu” alcuni consiglieri comunali entrarono nell’ex colonia, spacciandosi per acquirenti. Tra loro lo stesso Montanari che racconta: “All’interno dell’edificio non c’erano camere per nonni con parti comuni, ma solo piccoli appartamenti, abitati d’estate da facoltose famiglie bolognesi. Altro che casa per anziani! “Così dagli uffici del Comune, tra il 1999 e il 2000, era partita la prima ordinanza di ripristino dell’uso originario. Ma l’abuso non è poi stato cancellato, perché, nel 2004 la Michelangelo ha richiesto il condono, bloccando così la procedura del ripristino. La pratica è così finita nel mucchio con altre 600 domande di condono. Il diniego firmato da Castellani, si diceva, è stato impugnato al Tar (Tribunale amministrativo regionale), ma questo, secondo gli Uffici comunali non comporterà un’interruzione dell’iter amministrativo, per cui ai destinatari arriverà, comunque la nuova ordinanza di ripristino. Come finirà la vicenda è da capire. Al di là di questo resta l’interrogativo sul perché questa pratica, sotto altre dirigenze, sia rimasta in “freezer” per tanti anni.   Con la demolizione dell’ultimo piano, nel frattempo, si è concluso il braccio di ferro, tra Comune e proprietà, sull’Hotel Des Nations. Caso che si trascinava da una decina di anni. Nel frattempo, nello stesso quattro stelle sono emerse altre irregolarità che riguardano la veranda al piano terra e il vano di un ascensore.

Nives Concolino

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