Ex fornace

martedì, aprile 10, 2012
da famijarciunesa

Il muro del pianto!

Su richiesta di ARPA, AUSL e Sovraintendenza
E’ peggio il muro o quello che sta dall’altra parte? Se lo stanno chiedendo da alcuni mesi i riccionesi di fronte alla barriera – esteticamente discutibile, ad essere buoni – sorta nell’area dell’ex Fornace. Non è la prima volta che Famija Arciunesa ne parla. Alle domande girate ai tecnici comunali le risposte sono state fumose. <Il muro che recinta l’area dove sorgerà la scuola media è stato richiesto dall’Arpa per proteggere l’edificio dal traffico>. Anche la Sovrintendenza di Ravenna ci ha messo lo zampino, imponendo la <muraglia cinese> per alleggerire l’impatto visivo e acustico prodotto dalla strada adiacente. <Una cosa di questo genere non l’avrei mai immaginata>, ha tuonato il consigliere comunale del Pdl, Luciano Tirincanti. In Rete e nei bar la faccenda del muro non è passata inosservata. Si sprecano i commenti, sul genere <Mancano solo le torrette e il filo spinato>. Insomma, un lager dove verranno accolti gli studenti. A ben vedere il muro è davvero brutto. Serve, assicurano gli enti, ma sorprende che a pronunciarsi per la barriera siano proprio quelli che dovrebbero avere a cuore la cura del paesaggio e l’estetica. Una bestemmia, di questi tempi, basta dare un’occhiata agli interventi realizzati da un capo all’altro della città. Il cemento, amatissimo, offende la vista e il buon gusto. Il verde, invece, sembra dare fastidio, progettisti e amministratori pubblici da intere generazioni sembrano essere allergici ad alberi e giardini. Sarà perché valgono molto meno al metro qudrato? Chissà. Certo il muro di Berlino che corre lungo via Massaua è lì, eretto velocemente a differenza di tante opere che da anni languono, arrancano, si spengono. Si vede che tirar su una parete di mattoni è una tentazione troppo forte. Sembra già di vederli, gli ignari scolaretti, affacciarsi alla finestra della classe e lanciare lo sguardo lontano…. si fa per dire, visto che a pochi metri troveranno il muro. Se la strada era così invadente perché non progettare la scuola e tutto il resto in modo da nasconderla in più possibile alla vista? Perché non prevedere una barriera visiva e sonora più decente, meno invasiva, più ecocompatibile? Non siamo né geometri né ingegneri, ma abbiamo gli occhi. Per piangere.

La redazione

Perché la fornace di viale Massaua, che ora potrà essere demolita e ricostruita, è stata nascosta da due muri  alti tre metri e mezzo? Da dove sono spuntati fuori e perché, visto che nei rendering esposti all’esterno del fabbricato, in occasione dell’apertura ufficiale del cantiere, non c’erano? A darne spiegazioni, fornendo dati tecnici e motivazioni ambientali, è il dirigente dei Lavori Pubblici del Comune di Riccione Ivo Castellani. I muri rivestiti in laterizio (mattoncini che richiamano la vecchia fornace) sono stati eretti  per una duplice esigenza, su richiesta sia della Sovrintendenza di Ravenna, sia dell’Ausl e dell’Arpa. La Sovrintendenza lo ha imposto per evitare che chi circola sulla pista ciclabile del rio Melo eviti di vedere la strada e il traffico (inquinamento visivo). L’Ausl e l’Arpa oltre a confermare questo aspetto hanno voluto il muro per evitare l’inquinamento  acustico, ossia per proteggere la scuola, soprattutto nel momento in cui si attiverà la nuova strada parallela a viale Massaua”. Quella che allaccerà viale Castrocaro a viale Berlinguer. I due muri, uno lungo 30 metri e l’altro 20, sul versate sud sono stati muniti di pensilina per i parcheggi, mentre sul lato opposto verranno riempiti con la terra per creare un pendio, coperto di verde. Su quello più a nord sarà realizzata l’arena, progettata al posto del teatro, bloccato dal patto di stabilità. Dalla Regione, però, non è stata data ancora conferma del finanziamento di 1.800.000 euro che dovevano servire al teatro. Sembra intanto rientrata la querelle tra Comune e impresa costruttrice per i ritardi accumulati nei lavori. Le motivazioni addotte sono di ordine geologico. Per il momento la ditta resta in forze e non viene mandata a casa.

Nives Concolino

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