Villaggio Michelangelo
Villaggio Michelangelo: bar in vendita, salta il progetto
Svanisce, almeno per ora, il sogno di costruire il Villaggio Michelangelo. Per realizzare una serie di opere pubbliche, infatti, il Comune ha confermato la vendita di una parte del patrimonio pubblico, compreso il bar Oberdan con annesso negozio e chiosco. Tre locali che nel progetto erano stati inglobati nell’opera privata, da realizzare su area pubblica, tramite convenzione con l’amministrazione comunale. Si trattava di edificare un fabbricato su tre livelli, con una grande cucina e salone centralizzato per la ristorazione che agli hotel del Consorzio Michelangelo, formato da tredici operatori della zona sud, avrebbe consentito di abbattere del 40 per cento i costi di gestione degli hotel. Non si da pace il presidente Antonio Manduchi che, dopo quindici anni di richieste e progetti, fatti e rifatti, per ottenere il via libera, ripete a iosa: “Noi piccoli albergatori siamo trattati come gli indiani d’America. Se dobbiamo chiudere, ce lo dicano apertamente e ci concedano la marginalità. Non possiamo essere ostaggi delle nostre attività che rischiano di rimanere fuori mercato”. E aggiunge: “A Riccione si procede a due velocità, privilegiando chi, come i Ceschina (pronti a costruire un grande country hotel ndr), finora ha impedito lo sviluppo della città”. Il nervosismo è comprensibile, se si pensa che il primo bozzetto è stato presentato in Comune nel 1986 e che la scorsa primavera erano state date buone probabilità sulla realizzazione. “La vendita dell’Oberdan e dei chioschi è una scelta che conferma quella dell’amministrazione precedente – osserva il sindaco Massimo Pironi -. Gli interessati dovranno trovare accordi con altre proprietà, perché no, anche con i Ceschina”. Il presidente dell’Aia Bruno Bianchini, che caldeggia il progetto, chiede al Comune di farsi interlocutore per trovare in zona un’area alternativa.Il progetto, da quattro milioni di euro, che il consorzio Michelangelo aveva commissionato allo Studio Ams di architettura e ingegneria di Fabio Berni e Roberto Tonini, doveva essere realizzato su tre piani tra i viali Colombo, Vespucci e Michelangelo. L’accesso era previsto su quest’ultima strada, attraverso una piazza sferica di circa 300 metri quadri, in parte coperta. Nell’interrato di circa 800 metri quadri, erano state predisposte alcune decine di posti auto e i servizi. Al piano superiore, oltre al ristorante (quello che il Comune ha annoverato tra i beni disponibili da vendere), esteso su 320 metri quadri, erano stati previsti sei negozi (350 mq), una piccola reception e la piazza. A primo piano il salone per la ristorazione centralizzata su 400 metri quadri, pronta a ospitare almeno 350 persone contemporaneamente. Accanto, su 180 metri quadri, le cucine, capaci di sfornare 18.000 pasti per stagione. Sul terzo livello, infine, la terrazza per gli apertivi.
Nives Concolino















