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“Bango” lascia il Casale, una storia lunga 43 anni

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Una storia lunga 43 anni: tanti Vip e riccionesi hano animato il ristorante “Il Casale” di Maurizio Gambuti detto “Bango” e della sorella Mariella che hanno ceduto il locale a Claudio Rastelli dell’Allotria.

Nuovo capitolo per il mitico ristorante Il Casale, da 43 anni punto di riferimento per riccionesi, turisti e vip amanti delle buona cucina. Mariella e Maurizio (Bango) Gambuti, al timone del locale, che hanno creato e diretto con estrema passione e professionalità, il 19 settembre hanno servito l’ultima cena ai loro clienti. Il panoramico ristorante, location prediletta anche per tante cerimonie e momenti di lavoro conviviali, è stato venduto a Claudio Rastelli dell’Allotria che lo riaprirà nel 2022, dopo aver eseguito una serie di importanti lavori di ristrutturazione. Da sempre meta per chi ama piatti a base di carne, nella sua nuova veste Il Casale punterà soprattutto sull’eccellenza del pesce.

GLI AMARCORD DEI GAMBUTI QUANDO “BANGO” ARRIVO’ DA MORCIANO
Non è indolore per Gambuti il cambio di guardia di quell’attività, che ha creato dal nulla, fino a farla crescere e renderla appannaggio anche per artisti di primo piano come Dario Fo, Rosario Fiorello e Anna Falchi, solo per citarne alcuni. “A malincuore, ma è giunta l’ora del meritato riposo – commenta Gambuti – avremmo voluto continuare ancora, ma non è possibile. Io e mia sorella abbiamo avviato quest’attività nel 1978, però in effetti abbiamo lavorato insieme per 58 anni. Partiti da Morciano, dove gestivamo la trattoria di nostra mamma, Dalla Nella, e poi l’albergo Risorgimento, io ho pure gestito due discoteche: l’Astra Club e il Garden Club, rispettivamente a Casinina e a Tavoleto”.

L’ARRIVO A RICCIONE DEI GAMBUTI
Poi lo “sbarco” a Riccione, complice il dottor Gennari dell’omonima clinica di Morciano, loro parente. Il Casale è così nato da struttura in abbandono tra i roveti, fino a diventare popolare ben oltre i confini regionali, grazie al lavoro dei Gambuti, ininterrotto, nonostante le traversie. Con un pizzico di nostalgia, Maurizio rispolvera il tovagliolo sul quale Dario Fo gli ha lasciato dei disegni con dedica. Poi gli amarcord di quell’ottobre quando Fiorello si è presentato con una biondona, la spumeggiante Anna Falchi, in prima battuta scambiata per una svedese. Sono tanti i ricordi che si accavallano anche nella mente di Mariella che, per un passaggio di presidenza, ha avuto l’onore di lavorare perfino per la Casa Bianca, negli Stati Uniti.

LE PROSPETTIVE DEI RASTELLI PER IL NUOVO LOCALE
A fine autunno la consegna a Claudio Rastelli col fratello Antonio alla conduzione di un altro storico locale, l’Allotria, aperto 64 anni fa sulla spiaggia di Fontanelle. Il giovane imprenditore non azzarda ancora la data di riapertura del locale sulla collina, ma assicura che manterrà l’aspetto del classico casale, mentre la cucina, subirà una sterzata.

Perché rilevare un altro locale di punta?Da tempo sognavo fare ristorazione in un ambiente diverso dal mare – premette -. Mi si è presentata la stupenda occasione e l’ho colta al volo, grazie a Maurizio e Mariella che mi affiancheranno con mio fratello Antonio. Spero di riaccendere le luci al più presto, nel 2022, dipenderà dai lavori da effettuare. In quanto alla cucina punteremo sul pesce, secondo la tradizione della nonna paterna, che era cuoca, e della nonna materna, sfoglina emiliana, arte poi ripresa dalle nostre cuoche Piera, Gianna, Silvia e Patrizia. Quindi tradizione con il tutto fatto in casa, partendo dal pescato e dal prodotto naturale, ma anche piatti particolari. La parte dedicata alla carne sarà emiliana”.

Una passione impressa nel Dna. Lo conferma Rastelli nel raccontare le origini dell’Allotria, aperto nel 1955 dal nonno Tonino Rastelli e nonna Augusta. “Scelsero questo insolito nome – racconta Claudio -, perché all’epoca i campeggi con le tende zeppe di tedeschi si estendevano fino al parcheggio e trascorrevano qui l’intera giornata. Ai nonni sono succeduti mio padre Cesare e mio zio Gian Carlo, finché anni fa siamo subentrati io e mio fratello, insieme abbia- mo rilevato il Bagno 23, a suo tempo ceduto da nostro padre”.

Ni.Co.

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