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Papillon, la prima disco di tanti riccionesi

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Il Papillon da metà anni ‘70 per più di vent’anni riferimento a Riccione di tante compagnie. Qui incominciò la sua carriera TBC

Tra i locali da ballo che dagli anni Settanta ai Novanta hanno contri- buito a imbastire la storia del divertimento c’è pure il Papillon, aperto nel 1975 in viale Gramsci dall’imprenditore riccionese Giorgio Fabbri (classe 1939 nella foto a fianco), che l’ha gestito fino al 1992.

Com’è cominciata quest’avventura? “Per aprire quel locale ho dovuto superare molti ostacoli per via delle regole e della burocrazia, dei permessi e delle tutele, ma ero talmente convinto di farcela, che alla fine l’ho spuntata. Ora posso dire che ben tre generazioni di riccionesi e turisti sono venuti a ballare nel mio locale e si sono divertiti. Ho lavorato tantissimo con gli stranieri e anche con le scuole in gita scolastica, accoglievo 6000/7000 studenti prima di ogni stagione balneare. Con alcune scolaresche del nord e del sud ho fatto anche dei gemellaggi”. Non mancano a proposito gli aneddoti! “Ricordo un gruppo di ragazzini in gita scolastica coi loro docenti, in quel caso suore e frati! Un’altra sera avevo dato il locale in esclusiva a una scolaresca, in contemporanea mi capitò una richiesta da un’altra scuola media, feci accordare i docenti tra loro nella speranza che tutto filasse liscio. Così fu, all’uscita un professore mi disse, abbiamo rischiato, tra i miei alunni c’era la figlia del Prefetto di Roma, ma per fortuna è andata bene”.

Ci sono stati momenti critici? “La mia clientela era molto seria, selezio- nata. L’unico momento difficile si presentò alla chiusura della Baia degli Angeli di Gabicce Monte, i suoi clienti si riversarono in buona parte da noi, ho dovuto lottare tanto sul fronte dei controlli, poi chiuso il locale per ristrutturazione, sono riuscito a farli deviare al Chellophane di Miramare. Ho così proseguito con la mia clientela, in gran parte dell’entroter- ra, di tanti conoscevo pure i genitori. Anno triste è poi stato quello delle mucillagini, con ripercussioni negative su tutto il settore economico”. Al Papillon si sono avvicendati disc jockey e artisti rinomati? “Come dj. credo di aver proposto i migliori sulla piazza, in particolare Daniele Baldelli e Claudio Tosi Brandi, poi Mirko Galli e Giorgio Fagnocchi. Erano bravissimi, ambiti perché proponevano le primizie di- scografiche”.

Non è mancata la musica live? “Negli ultimi anni abbiamo proposto musica dal vivo con tantissime giovani band, che suonavano molto bene, tra queste i Tiburzi, con loro, veri professionisti, il locale si riempiva subito. Ricordo una serata dedicata ai The Blues Brothers con ben otto fiati. Tra i grandi artisti Pupo. Per un reportage era venuto anche Osvaldo Bevilacqua conduttore della trasmissione Rai Sereno Variabile”. Sono stati gli anni del boom? “Anni d’oro. Sono andato avanti fino al 1992, poi mi sono dato all’hôtellerie. Ho fatto solo la terza media, perché a 12 anni sono andato a lavorare, ma da autodidatta ho curato la lettura e la scrittura, imparando anche alcune lingue, come il francese, il tedesco e l’inglese. Mi sono prestato anche alla politica. Ho fatto il consigliere comunale, il presidente di circoscrizione a San Lorenzo e il segretario di sezione”.

Per tanti il Papillon è stata la prima disco della domenica pomeriggio, il primo bacio ma anche le prime notti vissute ballando. Il Papillon ti inghiottiva nella sua pancia con la sua musica e le sue luci ipnotizzanti, come Indiana Jones con la sua Arca Perduta ti ritrovavi al centro di un mondo che avevi sempre immaginato e cercato, con quelle sonorità funky già assaporate in stereo 8 con i tuoi genitori che ti conquistava facendoti battere il ritmo, qualcosa che poi ti sei portato dietro negli anni. Ecco alcuni ricordi raccolti sulla pagina Facebook di FA.

Loretta Veterani ricorda come “per i ragazzini era aperta tutte le dome- niche pomeriggio, per cena eravamo a casa, ci si andava in motorino con il Ciao”. E così per molti è stata, soprattutto a metà anni ’70 la prima disco Lucio Ghinelli ricorda “E’ stata la mia prima discoteca” e gli fanno eco Augusto ed EmanuelaNoi siamo cresciuti al Papillon e ci siamo pure fi- danzati il 31 Dicembre 1977! Ci conoscevamo quasi tutti e Giorgio girava e sorvegliava”. Ma sono tanti gli amori sbocciati tra i divanetti del Papillon come sottolinea Patrizio Galanti regalandoci anche una foto dell’epoca “Tra minorenni degli anni settanta che frequentavano il Papillon, ce n’è una “ancora” sposata con me”.

Più dettagliato il ricordo di Paolo Santovito “La prima “disco” che frequentai nel lontano 1977 è stata, qualcuno mi corregga se ricordo male, il “Ciukeba Club” in viale Ceccarini. L’estate successiva un caro amico conosceva il gentilissimo Giorgio, proprietario del mitico “Papillon”, che ci permetteva di entrare la sera nonostante ancora minorenni: fu una folgorazione. Non solo per l’accogliente locale, ma per la musica proposta carica di funk e soul e alla consolle suonava un giovanissimo TBC (Tosi Brandi Claudio), dj che poi fece una luminosa carriera. Ricordo che ad ogni brano che mi faceva sussultare dal divanetto correvo a chiedergli il titolo, una sera mi propose di andare a mangiare una pizza insieme: per me fu come uscire con dio, indimenticabile. Un titolo di un brano che mi consigliò: “Victim” di Candy Staton”.

Anche Gabriele Maestri fa riemergere qualche bel ricordo “Alessandro Morri della nostra compagnia ci abitava sopra e poi io ero quello che ci abitava più vicino. Con la tipografia di famiglia abbiamo stampato il materiale pubblicitario del Papi, il titolare Giorgio Fabbri un signore!” .

Negli anni ’80 per i liceali c’era il “Savio” ma il “Papi” era più intimo e passava la musica giusta e allora Silvia Siccardi puntualizza: “Il Papi e i suoi soffitti troppo bassi per certi balli” abbottonato Luca Lari “Mi devo autocensurare, purtroppo”, un clima fatto di grande musica e divertimento e poi Gianni Mantini “Ricordo bene Kibak con i suoi Gin Tonic e Loao al guardaroba”.

Addirittura c’è chi come Marco Tonti giura di aver visto big della canzone “Ci ha suonato anche Papa Winnie”, sì quello di “Your are my sunshine” e tra i principali protagonisti dell’universo reggae pop. Valerio Tullio “A fine anni ’80 con un biglietto del Papillon entrai in uno dei più esclusivi club di Amsterdam spacciandomi per uno dei gestori del locale”. Dite la verità, vi sembra di avere ancora vent’anni…

I barman Chicco e Kibak, che spettacolo!


Se pensi al Papillon ti viene immediatamente in mente Federico Tullio, per tutti semplicemente “Chicco”, autentico barman animatore che ha contribuito al successo di tante discoteche in Riviera, anche del Papillon dove ha mosso i suoi primi passi. 

Ricordi gli inizi al Papillon? “Non potrei mai dimenticare la proposta del mitico Kibak (in foto a sin. insieme a Chicco), era l’autunno del 1989 e mi disse: “Ciao Chicco sono il tuo maestro, vuoi venire a lavorare al Papillon con me?” Una chiamata a cui non potevo dire di no per amicizia e stima professionale. Kibak, il deejay Marco Tordi ed il proprietario Giorgio avevano in mente una idea fantastica, un locale capace di incrociare tanti interessi e pieno di offerte”Di cosa ti occupavi? “Ero come sempre al bar e nello specifico facevo il barman show, perché non era solo un semplice locale da ballo, potevi assistere a show anche al bar. Tutto nacque nell’estate del 1988 all’Aquafan dove conobbi il mio maestro Kibak, qui scattò un’alchimia professionale che ci ha accompagnato per tanto tempo”.

Che tipo di locale era il Papillon? “Amavamo definirlo “Enovideodiscopub: un luogo dove trovare enoteca, discoteca, pub e proiezione di video. La musica che veniva suonata era soprattutto legata al mondo funky selezionata dal mitico Marco Tordi”
Che tipo di clientela si poteva trovare al Papillon? “Essendo un locale con tante offerte aveva una clientela molto vasta e trasversale ed ogni serata era un successo: musica di qualità, animazione al bar, drink di qualità, confesso che forse la bellezza del locale era proprio determinata dalla diversità e bellezza della sua clientela”.

Qualche aneddoto particolare che ricordi? “Potrei scrivere un libro ma uno in particolare non potrei mai dimenticarlo. Prima di iniziare la serata avevamo un rito, quasi una preghiera laica, ci riunivamo tutti davanti al bar e ci raccontavamo le esperienze del nostro vissuto quotidiano e questo ci faceva legare sempre di più, accrescendo l’intesa. Durante la serata non c’era bisogno neanche di parlare, era come se fossimo tutti legati in modo telepatico con un unico scopo: lavorare divertendoci per creare quell’armonia che solo uno staff di professionisti sa fare. Se ci divertivamo noi si divertivano i clienti”.
di Claudio, in arte TBC

Era il 1978 e Claudio dopo gli studi di chitarra al conservatorio fonda una paio gruppi musicali, decidendo di intrapren- dere la professione di dj. In quel periodo era un lavoro che non esisteva, nelle sale da ballo quando il gruppo che suonava dal vivo faceva la pausa erano quasi sempre i camerieri a mettere i dischi ma senza mixare. Claudio muove i primi passi tra i vinili in Via Milano a Radio Sabbia (qui lavorerà anche la sorella Enrica) poi arriva l’occasione che aspettava da tempo: la prima esperienza in discoteca la Papillon di Riccione. In quel periodo era in voga la Baia degli Angeli con i due dj americani Bob e Tom (i primi a mixare in Italia). Le discoteche si dividevano in due generi musicali la disco-music e il funky, TBC amava profondamente il funky avventurandosi periodicamente nell’ affannosa ricerca di materiale nuovo e sperimentale.

Purtroppo non esistevano negozi con produzioni straniere importate e quindi da pioniere dei “piatti” era costretto a viaggia- re moltissimo per trovare brani e successi, escogitando anche trucchi come suonare un disco 45 giri a 33 e viceversa, una genialata poi copiata praticamente da tutti. Poi un pomeriggio alla Dimar di Rimini arrivò una telefonata, l’occasione che ti cambia la vita: “Ciao mi chiamo Enzo sei libero giovedì prossimo per una serata?” Era il proprietario del Cosmic uno dei locali più conosciuti in Italia, a Lazise sul lago di Garda. La serata fu un successo e TBC nel 1980 divenne dj resident del local, il primo passo di una lunga carriera che lo ha visto protagonista in tutta Italia, anche alla Baia degli Angeli.

Nives Concolino – Francesco Cesarini

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