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sabato, Maggio 25, 2024

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Rudy Bacchini e Famija Arciunesa in goal: donati 1500 euro a Cuore 21

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Consegna ufficiale dell'assegno da 1500 euro: Rudy Bacchini e Francesco Cesarini insieme ai ragazzi di Cuore 21

 

ATTRAVERSO LA VENDITA DEL LIBRO “CALCIO IMMENSA PASSIONE” DONATI 1500 EURO A CUORE 21

Rudy Bacchini e Famija Arciunesa donano 1500 euro a Cuore 21 per dare gambe alle molteplici attività della preziosa realtà riccionese. Una donazione resa possibile grazie a “Calcio immensa passione” il libro scritto da Rudy Bacchini, edito da Famija Arciunesa e con il patrocinio del Comune di Riccione, capace di trovare grande riscontro in città.

Una sorta di autobiografia calcistica che ha sullo sfondo sempre Riccione, dai cortili alle strade, ai primi campetti, gli oratori fino ai campi sportivi. Gli inizi con la società parrocchiale Riccione Mare poi la Robur, l’Asar, la Riccione Calcio, la Vis Riccione, la Polisportiva Fontanelle e poi la Riccione Calcio 1926. 

“Ringrazio Famija Arciunesa per avermi accompagnato in questo progetto e anche i tanti che hanno acquistato ed apprezzato il libro” ha dichiarato soddisfatto e felice l’autore del libro Rudy Bacchini “Come avevamo promesso il ricavato della vendita è andato in beneficenza a Cuore 21 ed incontrare i ragazzi per la consegna dell’assegno è stato molto bello, i loro sorrisi mi hanno reso felice e li ringrazio di cuore. Per questo ho anche deciso di donare ad ognuno di loro una copia del libro”.

“Rudy meritava assolutamente di raccontare la sua storia” ha commentato Francesco Cesarini Presidente di Famija Arciunesa “La sua grande passione ha dato l’opportunità a tantissimi riccionesi di poter vivere un’esperienza calcistica importante nella propria crescita personale. Vedere Rudy con i ragazzi di Cuore 21 è stato veramente emozionante, un pò come quando ci allenava”.

“Abbiamo fatto squadra, proprio come ci ha insegnato Rudy: ci eravamo dati un obiettivo e tutti insieme siamo riusciti a raggiungerlo in dieci mesi, vendendo un libro alla volta per poi raccogliere una cifra significativa. E’ stato molto impegnativo per Famija Arciunesa ma anche una grande soddisfazione da condividere con i ragazzi di Cuore 21 e Rudy. Grazie a tutti coloro che hanno acquistato il libro, ancora in vendita nei nostri punti tesseramento (10 euro). 

Riccione terra di suoni e di motori in Piazzale Ceccarini

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Piazzale Ceccarini in occasione dell'evento Riccione terra di suoni e di motori.

Riccione attraverso la storia della Mototemporada  romagnola e dell’automobilismo da corsa.

Riccione in occasione della settimana della Moto GP ha dedicato una serata  alla nostra terra, ai suoi suoni ed all’ amore per i motori “ per i mutor” come si dice dalle nostre parti; un termine dialettale che ben trasmette la passionalità della nostra gente.
In “Terra di Suoni e Motori”, evento che ha avuto luogo in Piazzale Ceccarini il 9 settembre si sono incontrati  due “popoli” differenti: quello del motociclismo e quello dell’ automobilismo. Comune l’amore per il rombo del motore e per la velocità, entrambi esteti della performance su strada e circuito.
Davide Bagnarsi, ricercatore universitario, nonché esperto conoscitore del settore motociclistico, ha ripercorso insieme ai suoi ospiti il motociclista Massimo Rivola ed il produttore di mini moto Maurizio Pasini, la storia di una vecchia e conclamata passione: quella della nostra terra per le gare In moto, passando dagli anni 20 con le gare motociclistiche con i primi rudimentali veicoli all’Ingar, alla Mototemporada, terminata tragicamente con l’incidente di Angelo Bergamotti nell’aprile del 1971.
Carla Aghito, giornalista e scrittrice ci ha introdotti al mondo dell’ automobilismo con  l’ intervista a Gabriele Fabbri, autore del libro “La quinta piena”. Ospite della serata Tazio Taraschi che da Teremo ha pregiato il pubblico  della propria presenza e di quella di un’auto prototipo, una favolosa  monoposto Taraschi realizzata dal padre nei primi decenni del ventesimo secolo.
Alessandra Prioli Vice Presidente Famija Arciunesa

Famija Arciunesa con la sua Vice Presidente Alessandra Prioli ha avuto il piacere di partecipare alla serata occupandosi dell’organizzazione e della realizzazione del testo inedito con cui questo evento realizzato alla velocità di mezzo da circuito,  ha avuto inizio.

Felici di essere stati presenti insieme ad Adriatic Veteran Cars, l’Associazione per la Difesa del Mare, il Moto Club Celeste Berardi di Riccione e naturalmente il Comune di Riccione.
Alessandra Prioli
Foto Daniele Casalboni

 

Un inverno trascorso con Marino Capicchioni (1895-1977) lo “Stradivari” di San Marino

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L’idea venne all’amico Mario Botticelli come me socio del Cine Foto club Riccione e come me appassionato di ogni forma di arte.

Avevamo saputo che a Rimini viveva un personaggio noto e apprezzato in tutto il mondo mentre dalle nostre parti era praticamente sconosciuto. Era un liutaio, un costruttore di violini che veniva chiamato dagli intenditori nientemeno che lo “Stradivari di San Marino” dove era nato il 28 giugno 1895 nella frazione di Santa Mustiola.

Marino Capicchioni nella creazione di uno dei suoi meravigliosi strumenti musicali.

Il suo nome era Marino Capicchioni ed era cresciuto nella bottega del padre falegname. Venne presto attratto dalla passione di quello strumento così armonioso nei suoi colori, nelle sue forme e nelle sue eccezionali sonorità.

Nel 1929 si trasferisce a Rimini dove apre un laboratorio per produrre con passione e qualità artistiche non comuni, questi strumenti che caratterizzeranno tutta la sua vita. Gli chiedemmo d’incontrarlo proponendo di registrare un documentario sulla costruzione di violini dalla nascita al risultato finale.

Era una persona gentile e dall’affabilità straordinaria. Accettò subito la nostra intrusione in quel luogo odoroso di legno e vernici speciali. Si era a metà degli anni ‘70 del secolo scorso, io e Mario dedicammo a quella che era la nostra passione documentaria un intero inverno passando in media due o tre intere serate alla settimana a seguire il prezioso lavoro del geniale Marino.

Abbiamo iniziato il nostro racconto filmato seguendo il liutaio fino alla soffitta dove era salito a scegliere i ciocchi di legno che più si adattavano a quell’opera artistica. Quattro semplici pezzi di legno destinati a girare il mondo. Sera per sera abbiamo filmato il vecchio liutaio mentre realizzava pezzo per pezzo gli strumenti.

Abbiamo visto così i quattro tronchetti di legno trasformarsi in due strumenti di incomparabile bellezza con le striature apparse una sera all’improvviso grazie ad un serie di pennellature di una vernice trasparente che metteva in risalto le naturali venature del legno così artisticamente modellato.

La statua dedicata a Marino Capicchioni L’opera si trova nella Repubblica di San Marino, al museo all’aperto nei giardini del Teatro Turismo.

Marino ci insegnò a nominare le varie componenti di uno strumento: tavola armonica, catena, fondo, tastiera, filetto, manico, riccio, piroli, ponticello, cordiera, effe, anima. A proposito dell’anima si trattava di una specie di legnetto, tipo sigaretta che Marino inserì con uno speciale strumento attraverso una effe all’interno del violino spiegando quello essere uno degli elementi più importanti dell’intera costruzione.

Decidemmo così di intitolare il nostro documentario “L’anima e la catena” nel nome dei due pezzi interni che non si vedono ma sostengono l’intera tavola armonica . (Da non confondersi con il titolo di un film vintage interpretato da Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson!). Marino Capicchioni mantenne sino alla fine il segreto a chi erano destinati i due violini che erano stati l’oggetto della nostra curiosità documentaria.

Lo apprendemmo solo quando Marino pose delicatamente all’interno di due cassette di legno, due custodie foderate di velluto con i due stupendi strumenti modellati in nostra presenza. Sulla prima c’era un etichetta con la scritta: David Ojstrakh (Mosca) e sulla seconda: Yehudi Menuhin (London) che erano allora insieme a Isaak Stern i più famosi e celebrati violinisti a livello mondiale.

Da notare che anche l’italiano Salvatore Accardo già nel 1942 possedeva un violino firmato Marino Capicchioni, uno dei 150 che, a quanto è dato sapere, già in quegli anni il liutaio sammarinese aveva realizzato. Marino Capicchioni è venuto meno il 19 ottobre 1977 a 85 anni.

Mario Capicchioni, figlio di Marino Capicchioni, nella sua bottega (foto Pruccoli)

Il figlio Mario, deceduto a 95 anni, ha seguito le orme del padre lavorando per decenni nella stessa bottega da liutaio dove il compianto Mario Botticelli ed io avevamo realizzato il nostro documentario.

Nel 1983, esattamente 40 anni fa, la Repubblica di San Marino ha inaugurato il monumento che la scultrice Marina Busignani Reffi ha dedicato a Marino Capicchioni per celebrarne la grandezza e che si intitola: “A M. Capicchioni liutaio”, è un omaggio all’arte del Maestro.

Edmo Vandi

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=cYnbJ4lmrwg


https://www.sanmarinortv.sm/news/cultura-c6/genio-capicchioni-questa-sera-rtv-documentario-liutaio-sammarinese-a99869

https://fb.watch/n89Kt14dQn/

Il torneo dei bar riccionesi, dal 1966 al 1971 agonismo alle stelle

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Squadra del Bar “Piada d’Oro” di fine anni ’60. Da sinistra: Ottavio Fedeli, Pino Santini, Raul Poletto, Alfonso Giannini, Pasquinelli, Enrico Pasini, Remo Bartolucci, Agostino Zaghini (cap.). In basso “Papero” Morolli, Gianni Milani, Benedetti, Germano Meletti, X, X, (due rinforzi milanesi) e Jader Galli.

IL TORNEO DEI BAR RICCIONESI
Nel periodo dal 1966 al 1971 si disputò nel campo sportivo di viale Lazio l’agguerritissimo torneo dei bar riccionesi. Nel periodo primaverile ogni sabato pomeriggio e domenica mattina, gli spalti erano gremiti di accaniti tifosi.

Nel corso degli anni tanti i bar partecipanti, diversi col nome attual- mente cambiato o non più esistenti: Alba, Roby, dei Cigni, Latina, Grottino, Roma, Harry’s, Trento, 3 Moschettieri, City, Piada d’Oro, Italia, Portofino, Pino, Centrale.

Un torneo amatoriale dove il tifo era molto forte, tutte le squadre erano sostenute a gran voce e la rivalità era notevole.

Ogni volta che potevo seguivo con grande interesse questo torneo, al quale partecipavano anche giocatori da un passato glorioso o talenti “sprecati” che per svariati motivi non avevano fatto strada nel calcio professionistico.

Le partite erano spesso molto combattute e per gli arbitri non era per niente facile arrivare al triplice fischio finale.

Non mancavano episodi curiosi, come quella volta che a un portiere “nato stanco”, in pieno svolgimento di gioco portarono una sedia per potersi riposare ogni qualvolta l’azione si svolgeva lontano dalla propria porta.

Una formazione del Bar Trento: da sinistra, in piedi: Ricci G., Tomassini A., Tomassini T., Piccioni P.G., Righetti E., Fabbri D.; accosciati: Rastelli C., Bossoli S., Cardellini S., Pecci L., Stefanini S.

Oppure quando un tifoso di una squadra in largo vantaggio, passò davanti ad un gruppo di sostenitori avversari con un mangiadischi che a tutto volume suonava la famosa canzone di quei tempi “Bisogna saper perdere”.

Le finali solitamente si disputavano in notturna allo stadio comunale di via Forlimpopoli, inaugurato nel 1962. A quei tempi per alcuni anni era stata montata una tribuna coperta “Innocenti” con una capienza di un migliaio di posti e nelle finali del torneo dei bar era piena di tifosi.

Il regolamento prevedeva che in caso di parità la finale per il 1° e il 2° posto dovesse essere rigiocata, maliziosamente si diceva per motivi d’incasso.

In una di queste finali fu penalizzata dalle decisioni arbitrali la formazione giallo-nera del bar Trento che in netto vantaggio fu raggiunta sul pari dagli avversari.

Per protesta la squadra del quartiere Abissinia non si presentò alla ripetizione della finale e ai propri dirigenti, lungamente squalificati dall’UISP organizzatrice del torneo, venne un’idea geniale: costruire addirittura un campo sportivo per poi far nascere la lunga storia dell’ASAR.

Rudy Bacchini

“Baci da Riccione”: ma che bella serata!

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Non c’è esclamazione migliore per descrivere un evento che quest’anno ha davvero fatto il botto

Giovedì 1° giugno Piazzale San Martino ha rivissuto lo splendore, la leggerezza e la vitalità che negli anni ’60, anni non facili, ma che vivevano l’entusiasmo e l’ebbrezza della giovinezza e questa i ragazzi del Liceo Volta Fellini hanno saputo interpretare e ricreare nell’evento di fine anno scolastico dal titolo “Baci da Riccione”.

Le sezioni, moda, grafica e filmica del Liceo Fellini hanno potuto dare il meglio di sé e farsi conoscere per impegno e risultati. I ragazzi hanno poi pubblicizzato ed organizzato quanto necessario per raccogliere fondi per “Abbraccio senza confini” un progetto benefico, grazie al quale 22 bambini che vivono in contesti di povertà e guerra in diverse parti del mondo vengono da anni sostenuti negli studi scolastici.

Alle 19.00 parte una performance che narra lo shopping delle turiste (le ragazze del liceo) in vacanza a Riccione, passeggiata tra i negozi più di tendenza di Viale Ceccarini (complice il Consorzio del Viale), mentre i ragazzi si improvvisano registi e ne filmano volteggi e capricci mondani; poi la corsa in auto d’epoca (prestate per l’occasione da Veteran Car Club Lions) fino in Abissinia.

Nel bel piazzale San Martino arredato ed attrezzato dai ragazzi stessi improvvisatisi tecnici fonici ed audio, una folla di invitati, residenti e turisti dalle ore 21.00 ha seguito con piacevole sorpresa e curiosità tutte le fasi della manifestazione, allietata dalle musiche, dalle canzoni dell’epoca interpretate dalla appena nata band Trendy Threads. Qualche ora di prova e via sul palco con timore ma carichi di energia.

Baci da Riccione, con la sua sfilata di abiti ispirati alle mode ed al mood di quel periodo magico, abiti disegnati ed indossati dalle ragazze delle classi 5B e 5E, si è rivelta una manifestazione che ha saputo ammaliare tutti ed ha colto di sorpresa anche chi l’aveva concepita.

Complice la musica, l’incipit di “Una rotonda sul mare” di Fred Bongusto e l’atmosfera del dancing riprodotto sulla piazza illuminata da catene luminose e vestita anch’essa a festa, dove tra i tavoli, le sedie prese in prestito in un hotel dismesso dell’Abissinia e i ragazzi con cesti di rose, hanno sfilato le belle ragazze del liceo con i loro abiti estrosi e colorati, echeggianti un mondo che per una sera, per quella sera, le aveva viste protagoniste di scena indossare le vesti di modelle: quando la collaborazione è creazione.

La folla di persone ha seguito l’evento fino alla fase culminante della sfilata di moda, non avrebbe potuto godere di uno spettacolo tanto piacevole e ben riuscito se il prodotto non fosse stato risultato della partecipazione di tanti Consorzi e Comitati cittadini, privati cittadini, piccole ditte ed enti pubblici.

Un ringraziamento speciale a Roberto Corbelli, che dal primo momento a seguito tutte le fasi dell’evento, immaginandole ed organizzandone i dettagli. Un puzzle di impegni e responsabilità che avevano come obiettivo l’esaltazione della creatività giovanile in una cornice vintage, filtrata da ogni malinconia ed atta a recuperare la freschezza, la gioia di vivere, la bellezza di quegli irripetibili anni ’60.
Missione compiuta ragazzi! (Alessandra Prioli)

 

Maurizio Vanucci: la mia seconda vita grazie a mia moglie Giovanna

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Maurizio Vanucci e Giovanna Cursi

Ora con l’iniziativa “Due cuori un tandem”
si pedala per sostenere l’Aido

In loro la classica formula matrimoniale con la quale si promette di “essere sempre fedeli nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, amarsi e onorarsi tutti i giorni della vita” ha trovato pieno compimento. Maurizio Vanucci, 54 anni, noto albergatore riccionese alla guida dell’Hotel Rex, grazie al rene donatogli dalla moglie Giovanna Cursi, 49 anni, sta rivivendo una nuova vita, che ora con iniziative solidali cerca di far rivivere ad altre persone che si trovano nelle stesse condizioni. Spinti dall’amore reciproco e per il prossimo hanno lanciato l’iniziativa “Due cuori un tandem per Aido (Associazione Italiana Donatori Organi)”, che da inizio settembre, pedalando, li porterà a girare l’Italia, percorrendo ad anello 1.500 chilometri in circa 25 giorni.

L’hanno annunciato a una novantina di commensali nel corso di una cena benefica che gli ha permesso di devolvere all’Aido Emilia-Romagna il ricavato della serata: 3.580 euro al netto, senza trattenere alcuna spesa. A indurre Vanucci a fare il trapianto di un rene è stata una rara patologia, ereditata dalla madre, ma scoperta solo a 18 anni con una semplice ecografia. Si tratta del rene policistico autosomico dominante, che si presenta con la formazione di più cisti nei reni, soggetti a ingrossarsi e quindi a portare nel tempo l’insufficienza renale.

Per anni – racconta Vanucci – ho vissuto con lo spettro della dialisi, che mia mamma era stata costretta a fare per tredici anni. Per evitarla in tutto questo tempo sono stato attento alle diete, principalmente povere di proteine. Ho pure sperato costantemente nel farmaco mai arrivato, finché sono giunto a un livello tale di funzionalità renale al limite, da non poter più tramandare il trapianto.

Mia moglie, alla quale nel 2002 appena conosciuta ho parlato della mia malattia, ha dato subito disponibilità, dicendo che in caso di necessità mi avrebbe donato un rene. Così lo scorso 27 settembre a Padova mi sono sottoposto al trapianto, programmato, in quanto organo donato da vivente e anche compatibile, anche se, e questo è utile a sapersi, in alcuni casi dal 2018 il trapianto si può eseguire anche tra incompatibili, cosa che ancora tanti non sanno.

Con questo intervento è iniziata questa nostra seconda vita, io da trapiantato e mia moglie da donatrice. Devo dire che sono stato davvero fortunato. Ora lo sguardo si rivolge agli altri con “Due cuori un tandem”. “Con questa iniziativa – riprende Vanucci – intendiamo sensibilizzare più persone possibili alla donazione degli organi e raccogliere fondi pro Aido.
A proposito sulla piattaforma Rete del dono www.retedeldono.it abbiamo avviato una raccolta. Il viaggio, che ha ottenuto il patrocinio del Coni, partirà da Riccione per poi passare a Pescara, Termoli, Napoli, Roma e Grosseto e ritornare in riviera”.

“Previste cinque tappe in altrettante località dove, con i responsabili dell’associazione, incontreremo i sindaci, la stampa e alcuni campioni olimpici per diffondere il nostro messaggio e arrivare al cuore della gente. Dovremmo anche avere un collegamento giornaliero con una radio nazionale e dei testimonial”. Il pedalare per un così lungo tragitto dall’Adriatico al Tirreno non intimorisce affatto: “siamo da sempre viaggiatori, ciclisti e ultimamente anche ciclo viaggiatori” – ricorda Vanucci – .

“Il tandem che useremo ci è stato concesso a uso gratuito dal negozio Tecnobike di Riccione, che ha sposato in pieno questa causa. Il nostro viaggio autofinanziato va inteso come mezzo meccanico, ma anche come metafora di vita: ogni difficoltà insieme si affronta meglio. Non solo. Con questa avventura vorremmo far capire a tutti che si può fare dello sport anche dopo un trapianto di organi e pure con un solo rene”.

Da qui l’invito a seguire i social, Instagram e Facebook (pagina duecuoriuntandem), dove Vanucci e la Cursi interagiranno prima e durante il viaggio con foto, video e aneddoti. L’intera somma raccolta sarà devoluta ad Aido Emilia-Romagna per un progetto riguardante il trapianto di organi. Per sostenere l’associazione, Maurizio e Giovanna, invitano a fare una donazione e a condividere il link con parenti e amici.

Erminia “Mimma” Bologna, dagli zoccoli su misura al negozio di classe

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Mimma e Renato Cenci

Una storia lunga quasi ottant’anni.
Tra i clienti del negozio “Poker” anche Valter Chiari,
la Venier e Gloria Gaynor

Le calzature, da sempre eccellenza del “made in Romagna”, a Riccione hanno avuto un’antesignana in Erminia Bologna, “Mimma” per gli amici.

Fu lei, classe 1924, assieme al marito nell’immediato dopoguerra ad aprire il negozio di calzature in viale Dante, dove venivano prodotti gli zoccoli più blasonati dell’estate. Un’attività che, nata in un piccolo locale, nel tempo si è sviluppata fino a dare vita a uno dei più raffinati negozi del centro turistico, il Poker.

Mimma se n’è andata per sempre il 14 luglio 2022, a 98 anni, ma il suo senso d’imprenditorialità, che le fu riconosciuto dalla Confcommercio con l’assegnazione di una targa nella sala dell’Arengo di Rimini quale pioniera degli operatori di Riccione, continua a vivere nei suoi rampolli.

I miei genitori Mimma e Renato Cenci, fratello di Geo, aprirono il negozio subito dopo il passaggio del fronte, nel 1945, nel piccolissimo negozio qui di fronte al Poker, per l’esattezza sotto l’hotel Mazzoni, che ha poi lasciato spazio al condominio Alexander (dove c’era il supermercato Angelini) – racconta la figlia Maria Grazia Cenci -. Cominciavano a ritornare i primi turisti, a Riccione non c’era quasi niente, in viale Ceccarini solo poche attività tra le quali il grande emporio La Minerva e il calzolaio Berarducci. I miei genitori ebbero l’idea di produrre zoccoli su misura.

Le clienti passavano di mattina, mia mamma misurava lunghezza e fascia del piede e al ritorno dal mare le signore trovavano le loro calzature pronte. In particolare mamma cuciva le tomaie dello zoccolo, mentre mio padre le inchiodava”.
All’inizio gli articoli, in particolare le scarpe, venivano acquistate a Rimini, perché dopo la guerra non si trovava niente. “Mio padre – continua Maria Grazia – andava a fare gli acquisti in bicicletta, riusciva a portare fino a sedici scatole di calzature legate di qua e di là al manubrio.

Per non faticare pedalando, si attaccava ai camion, d’altra parte allora non c’era il traffico che c’è adesso. Con i soldi messi da parte a fine stagione comprò una Lambretta sulla quale riusciva a caricare fino a trenta paia di scarpe”. L’attività prendeva quota, tant’è che, come testimonia la Cenci “già allora gli imprenditori del settore come Pollini, Casadei e Rossi, venivano a trovarla. Soprattutto Pollini arrivava quando doveva fare i campionari, chiedeva come andava, quali prospettive c’erano”.

Quando l’albergo dove lavorava Mimma venne demolito, per lasciare spazio al condominio, l’attività fu trasferita dall’altra parte della strada, dai Mantani, dove si trova tuttora. Nel 1957 davanti al Savioli, allora frequentato da tantissimi personaggi, la Bologna col marito aprì anche il Poker, un elegante negozio in mezzo a tanti bazar, rimase attivo fino al 1969, poi chiuse e se ne conservò solo il marchio e la memoria di numerosi clienti di fama, come Walter Chiari e Paola Quattrini ai quali nel tempo, nell’altro negozio, si sono aggiunti Gloria Gaynor, Marina Ripa di Meana, Simona Izzo, Mara Venier e Roby Facchinetti dei Pooh, che per mostrare le scarpe che voleva, era entrato in vetrina.

Ma la Mimma rimase sempre in prima fila, così all’incirca fino a quando prese le redini Maria Grazia, ma fino a 91 anni, fatta la spesa, ogni mattina continuava a fare il suo giro in bicicletta, fermandosi poi in negozio. Nonostante l’attività, la nota operatrice amava stare in cucina e radunare le figlie, Maria Grazia e Paola e le loro famiglie a tavola, dove non mancavano mai le sue prelibate tagliatelle.

Nives Concolino

Sicurezza: il “Grande Fratello” si espande, telecamere in arrivo

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A Riccione nuove telecamere in chiave sicurezza e  divise in arrivo. In 49 al concorso per entrare in graduatoria come agenti di Polizia locale.

A Riccione la sicurezza si rinforza con l’arrivo di nuove telecamere e con l’assunzione di altri agenti della Polizia locale. In primo piano gli “occhi” del grande fratello. Sono
un centinaio quelli in dotazione da un capo all’altro della città, l’incremento previsto si aggira intorno al 20 per cento.

In programma l’ampliamento del sistema di sorveglianza in piazzale Curiel, punto di concentrazione per i ragazzi diretti nei locali notturni, altre telecamere sono in arrivo in altre zone, in particolare a sud. Saranno in funzione prima dell’estate.

I nuovi siti verranno identificati in tandem con i Carabinieri di Riccione. Nel frattempo, come conferma l’assessorato alla sicurezza, guidato da Oreste Capocasa (foto sopra): “Saranno attivati definitivamente tutti gli “occhi” che da una decina di siti sorvegliano la zona tra piazzale Azzarita e Marano”. Videosorveglianza annunciata anche nella rotatoria dell’ulivo, a San Lorenzo, all’incrocio tra l’omonima via e viale Veneto. Questo è il primo step.

Il secondo, come anticipato lo scorso novembre dall’amministrazione comunale nell’ambito del “Progetto di rigenerazione e sicurezza urbana”, finanziato in gran parte dalla Regione, prevede l’estensione del sistema di controllo con tre telecamere nella restante zona centrale di San Lorenzo, in particolare della piazza. Il corpo di Polizia locale di Riccione si rafforza con l’assunzione di dieci agenti. Attesi per maggio, avranno un contratto a tempo determinato, previste poi le procedure per le assunzioni definitive. Tante le richieste avan- zate dai cittadini sul fronte della sicurezza durante gli incontri della giunta nei quartieri. Le richieste raccolte, fanno sapere dal Comune: “Sono state trasmesse agli uffici competenti dell’assessorato e della Polizia locale. Di volta in volta saranno oggetto di attenzione”.

Ni.Co.

Katia Ricciarelli incorona il soprano riccionese Chiara Guerra

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Chiara Guerra, soprano riccionese, si impone a Spoleto davanti a Katia Ricciarelli.

Il soprano riccionese Chiara Guerra dopo una lunga e impegnativa finale si è aggiudicato il prestigioso 77° Concorso Comunità Europea per Giovani Cantanti Lirici del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.

Erano 19 i cantanti ammessi alla finalissima e la riccionese ha sbaraglia- to la concorrenza davanti alla giuria presieduta dal celebre soprano Katia Ricciarelli.

Chiara, soprano lirico di 26 anni, ha iniziato lo studio del canto con Fiamma Lauri al Liceo Musicale di Pesaro, proseguendo la sua formazione con Francesca Ziveri presso il Conservatorio “A. Boito” di Parma e perfezionandosi con i pianisti Stefano Giannini e Raffaele Cortesi.

Nel 2018 consegue il Diploma Accademico di I Livello con 110 e lode e nel 2021 il Diploma Accademico di II Livello con 110 e lode e Menzione d’onore.

A questo punto aspettiamo di vederla in scena a Riccione per poi continuare a seguirla e sostenerla. Forza Chiara!

Vincenzo Giuliani è il nuovo vicecomandante della Polizia locale

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Vincenzo Giuliani è il nuovo vice comandante per il Corpo intercomunale di Polizia locale di Riccione.

Nuovo vice comandante per il Corpo intercomunale di Polizia locale di Riccione.
Si tratta di Vincenzo Giuliani, in carica dal primo marzo con conferimento di posizione organizzativa per un anno. Nutrito il suo curriculum.

Assunto come agente stagionale nel 1993 e conseguita la Laurea magistrale in Criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza all’Università di Bologna, è entrato di ruolo nel feb- braio 1999. Ha prestato servizio nel Nucleo motorizzato e nell’Infortunistica stradale e nel 2019 con concorso pubblico è diventato Ufficiale del corpo, assumendo l’incarico di responsabile dell’ufficio Comando e servizi.

Nel 2017, durante l’emergenza terremoto, per conto della Polizia locale è andato in missione nelle Marche. Intensa anche l’attività svolta nella vita privata: è sempre stato attivo collaboratore del centro Kiai come cintu- ra nera terzo Dan e allenatore federale di judo. Ha pure ottenuto l’abilitazione militare di paracadutista.

“Sono certa che Giuliani darà un importante contributo professionale a tutto il corpo – commenta la comandante Isotta MaciniLa sua esperienza professionale è maturata in tanti anni di attività operativa su strada. Oltretutto coordina l’impiego delle attrezzature tecnologiche in dotazione al corpo, portando avanti lo sviluppo della digitalizzazione delle nostre procedure, più che mai necessario per una Polizia locale efficiente e moderna”.