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Comune di Riccione
venerdì, Settembre 11, 2026

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Riccione terra di suoni e di motori in Piazzale Ceccarini

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Riccione attraverso la storia della Mototemporada  romagnola e dell’automobilismo da corsa.

Riccione in occasione della settimana della Moto GP ha dedicato una serata  alla nostra terra, ai suoi suoni ed all’ amore per i motori “ per i mutor” come si dice dalle nostre parti; un termine dialettale che ben trasmette la passionalità della nostra gente.
In “Terra di Suoni e Motori”, evento che ha avuto luogo in Piazzale Ceccarini il 9 settembre si sono incontrati  due “popoli” differenti: quello del motociclismo e quello dell’ automobilismo. Comune l’amore per il rombo del motore e per la velocità, entrambi esteti della performance su strada e circuito.
Davide Bagnarsi, ricercatore universitario, nonché esperto conoscitore del settore motociclistico, ha ripercorso insieme ai suoi ospiti il motociclista Massimo Rivola ed il produttore di mini moto Maurizio Pasini, la storia di una vecchia e conclamata passione: quella della nostra terra per le gare In moto, passando dagli anni 20 con le gare motociclistiche con i primi rudimentali veicoli all’Ingar, alla Mototemporada, terminata tragicamente con l’incidente di Angelo Bergamotti nell’aprile del 1971.
Carla Aghito, giornalista e scrittrice ci ha introdotti al mondo dell’ automobilismo con  l’ intervista a Gabriele Fabbri, autore del libro “La quinta piena”. Ospite della serata Tazio Taraschi che da Teremo ha pregiato il pubblico  della propria presenza e di quella di un’auto prototipo, una favolosa  monoposto Taraschi realizzata dal padre nei primi decenni del ventesimo secolo.
Alessandra Prioli Vice Presidente Famija Arciunesa

Famija Arciunesa con la sua Vice Presidente Alessandra Prioli ha avuto il piacere di partecipare alla serata occupandosi dell’organizzazione e della realizzazione del testo inedito con cui questo evento realizzato alla velocità di mezzo da circuito,  ha avuto inizio.

Felici di essere stati presenti insieme ad Adriatic Veteran Cars, l’Associazione per la Difesa del Mare, il Moto Club Celeste Berardi di Riccione e naturalmente il Comune di Riccione.
Alessandra Prioli
Foto Daniele Casalboni

 

Un inverno trascorso con Marino Capicchioni (1895-1977) lo “Stradivari” di San Marino

L’idea venne all’amico Mario Botticelli come me socio del Cine Foto club Riccione e come me appassionato di ogni forma di arte.

Avevamo saputo che a Rimini viveva un personaggio noto e apprezzato in tutto il mondo mentre dalle nostre parti era praticamente sconosciuto. Era un liutaio, un costruttore di violini che veniva chiamato dagli intenditori nientemeno che lo “Stradivari di San Marino” dove era nato il 28 giugno 1895 nella frazione di Santa Mustiola.

Marino Capicchioni nella creazione di uno dei suoi meravigliosi strumenti musicali.

Il suo nome era Marino Capicchioni ed era cresciuto nella bottega del padre falegname. Venne presto attratto dalla passione di quello strumento così armonioso nei suoi colori, nelle sue forme e nelle sue eccezionali sonorità.

Nel 1929 si trasferisce a Rimini dove apre un laboratorio per produrre con passione e qualità artistiche non comuni, questi strumenti che caratterizzeranno tutta la sua vita. Gli chiedemmo d’incontrarlo proponendo di registrare un documentario sulla costruzione di violini dalla nascita al risultato finale.

Era una persona gentile e dall’affabilità straordinaria. Accettò subito la nostra intrusione in quel luogo odoroso di legno e vernici speciali. Si era a metà degli anni ‘70 del secolo scorso, io e Mario dedicammo a quella che era la nostra passione documentaria un intero inverno passando in media due o tre intere serate alla settimana a seguire il prezioso lavoro del geniale Marino.

Abbiamo iniziato il nostro racconto filmato seguendo il liutaio fino alla soffitta dove era salito a scegliere i ciocchi di legno che più si adattavano a quell’opera artistica. Quattro semplici pezzi di legno destinati a girare il mondo. Sera per sera abbiamo filmato il vecchio liutaio mentre realizzava pezzo per pezzo gli strumenti.

Abbiamo visto così i quattro tronchetti di legno trasformarsi in due strumenti di incomparabile bellezza con le striature apparse una sera all’improvviso grazie ad un serie di pennellature di una vernice trasparente che metteva in risalto le naturali venature del legno così artisticamente modellato.

La statua dedicata a Marino Capicchioni L’opera si trova nella Repubblica di San Marino, al museo all’aperto nei giardini del Teatro Turismo.

Marino ci insegnò a nominare le varie componenti di uno strumento: tavola armonica, catena, fondo, tastiera, filetto, manico, riccio, piroli, ponticello, cordiera, effe, anima. A proposito dell’anima si trattava di una specie di legnetto, tipo sigaretta che Marino inserì con uno speciale strumento attraverso una effe all’interno del violino spiegando quello essere uno degli elementi più importanti dell’intera costruzione.

Decidemmo così di intitolare il nostro documentario “L’anima e la catena” nel nome dei due pezzi interni che non si vedono ma sostengono l’intera tavola armonica . (Da non confondersi con il titolo di un film vintage interpretato da Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson!). Marino Capicchioni mantenne sino alla fine il segreto a chi erano destinati i due violini che erano stati l’oggetto della nostra curiosità documentaria.

Lo apprendemmo solo quando Marino pose delicatamente all’interno di due cassette di legno, due custodie foderate di velluto con i due stupendi strumenti modellati in nostra presenza. Sulla prima c’era un etichetta con la scritta: David Ojstrakh (Mosca) e sulla seconda: Yehudi Menuhin (London) che erano allora insieme a Isaak Stern i più famosi e celebrati violinisti a livello mondiale.

Da notare che anche l’italiano Salvatore Accardo già nel 1942 possedeva un violino firmato Marino Capicchioni, uno dei 150 che, a quanto è dato sapere, già in quegli anni il liutaio sammarinese aveva realizzato. Marino Capicchioni è venuto meno il 19 ottobre 1977 a 85 anni.

Mario Capicchioni, figlio di Marino Capicchioni, nella sua bottega (foto Pruccoli)

Il figlio Mario, deceduto a 95 anni, ha seguito le orme del padre lavorando per decenni nella stessa bottega da liutaio dove il compianto Mario Botticelli ed io avevamo realizzato il nostro documentario.

Nel 1983, esattamente 40 anni fa, la Repubblica di San Marino ha inaugurato il monumento che la scultrice Marina Busignani Reffi ha dedicato a Marino Capicchioni per celebrarne la grandezza e che si intitola: “A M. Capicchioni liutaio”, è un omaggio all’arte del Maestro.

Edmo Vandi

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=cYnbJ4lmrwg


https://www.sanmarinortv.sm/news/cultura-c6/genio-capicchioni-questa-sera-rtv-documentario-liutaio-sammarinese-a99869

https://fb.watch/n89Kt14dQn/

Il torneo dei bar riccionesi, dal 1966 al 1971 agonismo alle stelle

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IL TORNEO DEI BAR RICCIONESI
Nel periodo dal 1966 al 1971 si disputò nel campo sportivo di viale Lazio l’agguerritissimo torneo dei bar riccionesi. Nel periodo primaverile ogni sabato pomeriggio e domenica mattina, gli spalti erano gremiti di accaniti tifosi.

Nel corso degli anni tanti i bar partecipanti, diversi col nome attual- mente cambiato o non più esistenti: Alba, Roby, dei Cigni, Latina, Grottino, Roma, Harry’s, Trento, 3 Moschettieri, City, Piada d’Oro, Italia, Portofino, Pino, Centrale.

Un torneo amatoriale dove il tifo era molto forte, tutte le squadre erano sostenute a gran voce e la rivalità era notevole.

Ogni volta che potevo seguivo con grande interesse questo torneo, al quale partecipavano anche giocatori da un passato glorioso o talenti “sprecati” che per svariati motivi non avevano fatto strada nel calcio professionistico.

Le partite erano spesso molto combattute e per gli arbitri non era per niente facile arrivare al triplice fischio finale.

Non mancavano episodi curiosi, come quella volta che a un portiere “nato stanco”, in pieno svolgimento di gioco portarono una sedia per potersi riposare ogni qualvolta l’azione si svolgeva lontano dalla propria porta.

Una formazione del Bar Trento: da sinistra, in piedi: Ricci G., Tomassini A., Tomassini T., Piccioni P.G., Righetti E., Fabbri D.; accosciati: Rastelli C., Bossoli S., Cardellini S., Pecci L., Stefanini S.

Oppure quando un tifoso di una squadra in largo vantaggio, passò davanti ad un gruppo di sostenitori avversari con un mangiadischi che a tutto volume suonava la famosa canzone di quei tempi “Bisogna saper perdere”.

Le finali solitamente si disputavano in notturna allo stadio comunale di via Forlimpopoli, inaugurato nel 1962. A quei tempi per alcuni anni era stata montata una tribuna coperta “Innocenti” con una capienza di un migliaio di posti e nelle finali del torneo dei bar era piena di tifosi.

Il regolamento prevedeva che in caso di parità la finale per il 1° e il 2° posto dovesse essere rigiocata, maliziosamente si diceva per motivi d’incasso.

In una di queste finali fu penalizzata dalle decisioni arbitrali la formazione giallo-nera del bar Trento che in netto vantaggio fu raggiunta sul pari dagli avversari.

Per protesta la squadra del quartiere Abissinia non si presentò alla ripetizione della finale e ai propri dirigenti, lungamente squalificati dall’UISP organizzatrice del torneo, venne un’idea geniale: costruire addirittura un campo sportivo per poi far nascere la lunga storia dell’ASAR.

Rudy Bacchini

“Baci da Riccione”: ma che bella serata!

Non c’è esclamazione migliore per descrivere un evento che quest’anno ha davvero fatto il botto

Giovedì 1° giugno Piazzale San Martino ha rivissuto lo splendore, la leggerezza e la vitalità che negli anni ’60, anni non facili, ma che vivevano l’entusiasmo e l’ebbrezza della giovinezza e questa i ragazzi del Liceo Volta Fellini hanno saputo interpretare e ricreare nell’evento di fine anno scolastico dal titolo “Baci da Riccione”.

Le sezioni, moda, grafica e filmica del Liceo Fellini hanno potuto dare il meglio di sé e farsi conoscere per impegno e risultati. I ragazzi hanno poi pubblicizzato ed organizzato quanto necessario per raccogliere fondi per “Abbraccio senza confini” un progetto benefico, grazie al quale 22 bambini che vivono in contesti di povertà e guerra in diverse parti del mondo vengono da anni sostenuti negli studi scolastici.

Alle 19.00 parte una performance che narra lo shopping delle turiste (le ragazze del liceo) in vacanza a Riccione, passeggiata tra i negozi più di tendenza di Viale Ceccarini (complice il Consorzio del Viale), mentre i ragazzi si improvvisano registi e ne filmano volteggi e capricci mondani; poi la corsa in auto d’epoca (prestate per l’occasione da Veteran Car Club Lions) fino in Abissinia.

Nel bel piazzale San Martino arredato ed attrezzato dai ragazzi stessi improvvisatisi tecnici fonici ed audio, una folla di invitati, residenti e turisti dalle ore 21.00 ha seguito con piacevole sorpresa e curiosità tutte le fasi della manifestazione, allietata dalle musiche, dalle canzoni dell’epoca interpretate dalla appena nata band Trendy Threads. Qualche ora di prova e via sul palco con timore ma carichi di energia.

Baci da Riccione, con la sua sfilata di abiti ispirati alle mode ed al mood di quel periodo magico, abiti disegnati ed indossati dalle ragazze delle classi 5B e 5E, si è rivelta una manifestazione che ha saputo ammaliare tutti ed ha colto di sorpresa anche chi l’aveva concepita.

Complice la musica, l’incipit di “Una rotonda sul mare” di Fred Bongusto e l’atmosfera del dancing riprodotto sulla piazza illuminata da catene luminose e vestita anch’essa a festa, dove tra i tavoli, le sedie prese in prestito in un hotel dismesso dell’Abissinia e i ragazzi con cesti di rose, hanno sfilato le belle ragazze del liceo con i loro abiti estrosi e colorati, echeggianti un mondo che per una sera, per quella sera, le aveva viste protagoniste di scena indossare le vesti di modelle: quando la collaborazione è creazione.

La folla di persone ha seguito l’evento fino alla fase culminante della sfilata di moda, non avrebbe potuto godere di uno spettacolo tanto piacevole e ben riuscito se il prodotto non fosse stato risultato della partecipazione di tanti Consorzi e Comitati cittadini, privati cittadini, piccole ditte ed enti pubblici.

Un ringraziamento speciale a Roberto Corbelli, che dal primo momento a seguito tutte le fasi dell’evento, immaginandole ed organizzandone i dettagli. Un puzzle di impegni e responsabilità che avevano come obiettivo l’esaltazione della creatività giovanile in una cornice vintage, filtrata da ogni malinconia ed atta a recuperare la freschezza, la gioia di vivere, la bellezza di quegli irripetibili anni ’60.
Missione compiuta ragazzi! (Alessandra Prioli)

 

Maurizio Vanucci: la mia seconda vita grazie a mia moglie Giovanna

Ora con l’iniziativa “Due cuori un tandem”
si pedala per sostenere l’Aido

In loro la classica formula matrimoniale con la quale si promette di “essere sempre fedeli nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, amarsi e onorarsi tutti i giorni della vita” ha trovato pieno compimento. Maurizio Vanucci, 54 anni, noto albergatore riccionese alla guida dell’Hotel Rex, grazie al rene donatogli dalla moglie Giovanna Cursi, 49 anni, sta rivivendo una nuova vita, che ora con iniziative solidali cerca di far rivivere ad altre persone che si trovano nelle stesse condizioni. Spinti dall’amore reciproco e per il prossimo hanno lanciato l’iniziativa “Due cuori un tandem per Aido (Associazione Italiana Donatori Organi)”, che da inizio settembre, pedalando, li porterà a girare l’Italia, percorrendo ad anello 1.500 chilometri in circa 25 giorni.

L’hanno annunciato a una novantina di commensali nel corso di una cena benefica che gli ha permesso di devolvere all’Aido Emilia-Romagna il ricavato della serata: 3.580 euro al netto, senza trattenere alcuna spesa. A indurre Vanucci a fare il trapianto di un rene è stata una rara patologia, ereditata dalla madre, ma scoperta solo a 18 anni con una semplice ecografia. Si tratta del rene policistico autosomico dominante, che si presenta con la formazione di più cisti nei reni, soggetti a ingrossarsi e quindi a portare nel tempo l’insufficienza renale.

Per anni – racconta Vanucci – ho vissuto con lo spettro della dialisi, che mia mamma era stata costretta a fare per tredici anni. Per evitarla in tutto questo tempo sono stato attento alle diete, principalmente povere di proteine. Ho pure sperato costantemente nel farmaco mai arrivato, finché sono giunto a un livello tale di funzionalità renale al limite, da non poter più tramandare il trapianto.

Mia moglie, alla quale nel 2002 appena conosciuta ho parlato della mia malattia, ha dato subito disponibilità, dicendo che in caso di necessità mi avrebbe donato un rene. Così lo scorso 27 settembre a Padova mi sono sottoposto al trapianto, programmato, in quanto organo donato da vivente e anche compatibile, anche se, e questo è utile a sapersi, in alcuni casi dal 2018 il trapianto si può eseguire anche tra incompatibili, cosa che ancora tanti non sanno.

Con questo intervento è iniziata questa nostra seconda vita, io da trapiantato e mia moglie da donatrice. Devo dire che sono stato davvero fortunato. Ora lo sguardo si rivolge agli altri con “Due cuori un tandem”. “Con questa iniziativa – riprende Vanucci – intendiamo sensibilizzare più persone possibili alla donazione degli organi e raccogliere fondi pro Aido.
A proposito sulla piattaforma Rete del dono www.retedeldono.it abbiamo avviato una raccolta. Il viaggio, che ha ottenuto il patrocinio del Coni, partirà da Riccione per poi passare a Pescara, Termoli, Napoli, Roma e Grosseto e ritornare in riviera”.

“Previste cinque tappe in altrettante località dove, con i responsabili dell’associazione, incontreremo i sindaci, la stampa e alcuni campioni olimpici per diffondere il nostro messaggio e arrivare al cuore della gente. Dovremmo anche avere un collegamento giornaliero con una radio nazionale e dei testimonial”. Il pedalare per un così lungo tragitto dall’Adriatico al Tirreno non intimorisce affatto: “siamo da sempre viaggiatori, ciclisti e ultimamente anche ciclo viaggiatori” – ricorda Vanucci – .

“Il tandem che useremo ci è stato concesso a uso gratuito dal negozio Tecnobike di Riccione, che ha sposato in pieno questa causa. Il nostro viaggio autofinanziato va inteso come mezzo meccanico, ma anche come metafora di vita: ogni difficoltà insieme si affronta meglio. Non solo. Con questa avventura vorremmo far capire a tutti che si può fare dello sport anche dopo un trapianto di organi e pure con un solo rene”.

Da qui l’invito a seguire i social, Instagram e Facebook (pagina duecuoriuntandem), dove Vanucci e la Cursi interagiranno prima e durante il viaggio con foto, video e aneddoti. L’intera somma raccolta sarà devoluta ad Aido Emilia-Romagna per un progetto riguardante il trapianto di organi. Per sostenere l’associazione, Maurizio e Giovanna, invitano a fare una donazione e a condividere il link con parenti e amici.

Erminia “Mimma” Bologna, dagli zoccoli su misura al negozio di classe

Una storia lunga quasi ottant’anni.
Tra i clienti del negozio “Poker” anche Valter Chiari,
la Venier e Gloria Gaynor

Le calzature, da sempre eccellenza del “made in Romagna”, a Riccione hanno avuto un’antesignana in Erminia Bologna, “Mimma” per gli amici.

Fu lei, classe 1924, assieme al marito nell’immediato dopoguerra ad aprire il negozio di calzature in viale Dante, dove venivano prodotti gli zoccoli più blasonati dell’estate. Un’attività che, nata in un piccolo locale, nel tempo si è sviluppata fino a dare vita a uno dei più raffinati negozi del centro turistico, il Poker.

Mimma se n’è andata per sempre il 14 luglio 2022, a 98 anni, ma il suo senso d’imprenditorialità, che le fu riconosciuto dalla Confcommercio con l’assegnazione di una targa nella sala dell’Arengo di Rimini quale pioniera degli operatori di Riccione, continua a vivere nei suoi rampolli.

I miei genitori Mimma e Renato Cenci, fratello di Geo, aprirono il negozio subito dopo il passaggio del fronte, nel 1945, nel piccolissimo negozio qui di fronte al Poker, per l’esattezza sotto l’hotel Mazzoni, che ha poi lasciato spazio al condominio Alexander (dove c’era il supermercato Angelini) – racconta la figlia Maria Grazia Cenci -. Cominciavano a ritornare i primi turisti, a Riccione non c’era quasi niente, in viale Ceccarini solo poche attività tra le quali il grande emporio La Minerva e il calzolaio Berarducci. I miei genitori ebbero l’idea di produrre zoccoli su misura.

Le clienti passavano di mattina, mia mamma misurava lunghezza e fascia del piede e al ritorno dal mare le signore trovavano le loro calzature pronte. In particolare mamma cuciva le tomaie dello zoccolo, mentre mio padre le inchiodava”.
All’inizio gli articoli, in particolare le scarpe, venivano acquistate a Rimini, perché dopo la guerra non si trovava niente. “Mio padre – continua Maria Grazia – andava a fare gli acquisti in bicicletta, riusciva a portare fino a sedici scatole di calzature legate di qua e di là al manubrio.

Per non faticare pedalando, si attaccava ai camion, d’altra parte allora non c’era il traffico che c’è adesso. Con i soldi messi da parte a fine stagione comprò una Lambretta sulla quale riusciva a caricare fino a trenta paia di scarpe”. L’attività prendeva quota, tant’è che, come testimonia la Cenci “già allora gli imprenditori del settore come Pollini, Casadei e Rossi, venivano a trovarla. Soprattutto Pollini arrivava quando doveva fare i campionari, chiedeva come andava, quali prospettive c’erano”.

Quando l’albergo dove lavorava Mimma venne demolito, per lasciare spazio al condominio, l’attività fu trasferita dall’altra parte della strada, dai Mantani, dove si trova tuttora. Nel 1957 davanti al Savioli, allora frequentato da tantissimi personaggi, la Bologna col marito aprì anche il Poker, un elegante negozio in mezzo a tanti bazar, rimase attivo fino al 1969, poi chiuse e se ne conservò solo il marchio e la memoria di numerosi clienti di fama, come Walter Chiari e Paola Quattrini ai quali nel tempo, nell’altro negozio, si sono aggiunti Gloria Gaynor, Marina Ripa di Meana, Simona Izzo, Mara Venier e Roby Facchinetti dei Pooh, che per mostrare le scarpe che voleva, era entrato in vetrina.

Ma la Mimma rimase sempre in prima fila, così all’incirca fino a quando prese le redini Maria Grazia, ma fino a 91 anni, fatta la spesa, ogni mattina continuava a fare il suo giro in bicicletta, fermandosi poi in negozio. Nonostante l’attività, la nota operatrice amava stare in cucina e radunare le figlie, Maria Grazia e Paola e le loro famiglie a tavola, dove non mancavano mai le sue prelibate tagliatelle.

Nives Concolino

Sicurezza: il “Grande Fratello” si espande, telecamere in arrivo

A Riccione nuove telecamere in chiave sicurezza e  divise in arrivo. In 49 al concorso per entrare in graduatoria come agenti di Polizia locale.

A Riccione la sicurezza si rinforza con l’arrivo di nuove telecamere e con l’assunzione di altri agenti della Polizia locale. In primo piano gli “occhi” del grande fratello. Sono
un centinaio quelli in dotazione da un capo all’altro della città, l’incremento previsto si aggira intorno al 20 per cento.

In programma l’ampliamento del sistema di sorveglianza in piazzale Curiel, punto di concentrazione per i ragazzi diretti nei locali notturni, altre telecamere sono in arrivo in altre zone, in particolare a sud. Saranno in funzione prima dell’estate.

I nuovi siti verranno identificati in tandem con i Carabinieri di Riccione. Nel frattempo, come conferma l’assessorato alla sicurezza, guidato da Oreste Capocasa (foto sopra): “Saranno attivati definitivamente tutti gli “occhi” che da una decina di siti sorvegliano la zona tra piazzale Azzarita e Marano”. Videosorveglianza annunciata anche nella rotatoria dell’ulivo, a San Lorenzo, all’incrocio tra l’omonima via e viale Veneto. Questo è il primo step.

Il secondo, come anticipato lo scorso novembre dall’amministrazione comunale nell’ambito del “Progetto di rigenerazione e sicurezza urbana”, finanziato in gran parte dalla Regione, prevede l’estensione del sistema di controllo con tre telecamere nella restante zona centrale di San Lorenzo, in particolare della piazza. Il corpo di Polizia locale di Riccione si rafforza con l’assunzione di dieci agenti. Attesi per maggio, avranno un contratto a tempo determinato, previste poi le procedure per le assunzioni definitive. Tante le richieste avan- zate dai cittadini sul fronte della sicurezza durante gli incontri della giunta nei quartieri. Le richieste raccolte, fanno sapere dal Comune: “Sono state trasmesse agli uffici competenti dell’assessorato e della Polizia locale. Di volta in volta saranno oggetto di attenzione”.

Ni.Co.

Katia Ricciarelli incorona il soprano riccionese Chiara Guerra

Chiara Guerra, soprano riccionese, si impone a Spoleto davanti a Katia Ricciarelli.

Il soprano riccionese Chiara Guerra dopo una lunga e impegnativa finale si è aggiudicato il prestigioso 77° Concorso Comunità Europea per Giovani Cantanti Lirici del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.

Erano 19 i cantanti ammessi alla finalissima e la riccionese ha sbaraglia- to la concorrenza davanti alla giuria presieduta dal celebre soprano Katia Ricciarelli.

Chiara, soprano lirico di 26 anni, ha iniziato lo studio del canto con Fiamma Lauri al Liceo Musicale di Pesaro, proseguendo la sua formazione con Francesca Ziveri presso il Conservatorio “A. Boito” di Parma e perfezionandosi con i pianisti Stefano Giannini e Raffaele Cortesi.

Nel 2018 consegue il Diploma Accademico di I Livello con 110 e lode e nel 2021 il Diploma Accademico di II Livello con 110 e lode e Menzione d’onore.

A questo punto aspettiamo di vederla in scena a Riccione per poi continuare a seguirla e sostenerla. Forza Chiara!

Vincenzo Giuliani è il nuovo vicecomandante della Polizia locale

Vincenzo Giuliani è il nuovo vice comandante per il Corpo intercomunale di Polizia locale di Riccione.

Nuovo vice comandante per il Corpo intercomunale di Polizia locale di Riccione.
Si tratta di Vincenzo Giuliani, in carica dal primo marzo con conferimento di posizione organizzativa per un anno. Nutrito il suo curriculum.

Assunto come agente stagionale nel 1993 e conseguita la Laurea magistrale in Criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza all’Università di Bologna, è entrato di ruolo nel feb- braio 1999. Ha prestato servizio nel Nucleo motorizzato e nell’Infortunistica stradale e nel 2019 con concorso pubblico è diventato Ufficiale del corpo, assumendo l’incarico di responsabile dell’ufficio Comando e servizi.

Nel 2017, durante l’emergenza terremoto, per conto della Polizia locale è andato in missione nelle Marche. Intensa anche l’attività svolta nella vita privata: è sempre stato attivo collaboratore del centro Kiai come cintu- ra nera terzo Dan e allenatore federale di judo. Ha pure ottenuto l’abilitazione militare di paracadutista.

“Sono certa che Giuliani darà un importante contributo professionale a tutto il corpo – commenta la comandante Isotta MaciniLa sua esperienza professionale è maturata in tanti anni di attività operativa su strada. Oltretutto coordina l’impiego delle attrezzature tecnologiche in dotazione al corpo, portando avanti lo sviluppo della digitalizzazione delle nostre procedure, più che mai necessario per una Polizia locale efficiente e moderna”.

“Le donne che hanno fatto Riccione”

8 MARZO 2023 – GRANTURISMO: PALAZZO DEL TURISMO RICCIONE

“Difendere ed educare la collettività al principio di uguaglianza o come preferisco dire io, al diritto della diversità nella speranza di poter così assottigliare sempre più le disparità che rappresentano un limite alla sviluppo personale, ma anche sociale”.

 

Si è aperta con queste parole di Eleonora Ruggeri presidente della Commissione Pari Opportunità la serata di musica e parole organizzata dal Comune di Riccione per omaggiare 10 donne che rendono grande Riccione, solo tassello del grande mosaico femminile che ha contribuito alla crescita di Riccione.

L’amministrazione comunale di Riccione e la Commissione pari opportunità, in collaborazione con Famija Arciunesa, hanno animato la serata con al centro alcune protagoniste storiche del turismo riccionese insieme alle nuove imprenditrici e lavoratrici della città, una sorta di passaggio di testimone.

“Il successo di Riccione parte dalle donne – ha detto la sindaca Daniela Angelini – dalla loro capacità  di essere ospitali  e per l’amore verso il prossimo già a fine ‘800 con l’accoglienza dei bambini scrofolosi. La città è quella che è  grazie all’impegno e alla passione di queste donne che hanno dato e stanno dando ancora alla città”.

Selene Cuccurullo, vice presidente della C.P.O., ha letto alcuni Articoli della Costituzione dedicati ai diritti delle donne mentre Marina Zoffoli, Ass. Pari Opportunità, ha salutato con soddisfazione l’esordio della neo eletta commissione.
Una serata di racconti, aneddoti e testimonianze delle protagoniste della storia della Perla verde dell’Adriatico.

Anna Maria Assirelli Ricci (Gruppo Atlantic)
“Ho acquistato l’Atlantic ad Aprile 1969 con l’aiuto di mio marito il notaio Alberto Ricci. Nella crescita è stato inizialmente determinante il supporto del direttore Osvaldo Barbieri, il personale è sempre stato importantissimo nella nostra offerta e sentire continuamente i miei clienti felici e soddisfatti è sempre stata una grande gratificazione.
Ricordo con nostalgia gli anni ’80, le feste al “Rouge & Noir” (il locale da ballo interno all’Atlantic), scorrevano fiumi di champagne ed aragoste vive che in aereo arrivavano dalla Sardegna. Erano bei tempi ma dobbiamo darci da fare tutti per farli tornare! Personalmente ce la sto mettendo tutta per elevare gli standard dei miei Hotel e servizi per poter attrarre quel tipo di turismo di qualità”

Maria Teresa Angelini (Zona 73)
“La mia famiglia gestisce da sempre la zona 73, oggi assieme a mia figlia Cristina Martinucci e la nipote. Un mestiere tramandato da mio padre che assieme a due fratelli hanno rilevato la spiaggia a loro volta dal loro padre che aveva acquisito la concessione della spiaggia dal re Vittorio Emanuele II perché la si utilizzasse per la elioterapia. La nostra gestione familiare parte dal 1895.
La spiaggia è finita col diventare per la famiglia una seconda casa. La soddisfazione è quella di avere clienti storici che hanno visto nascere mia figlia e mia nipote, si è instaurato un rapporto affettivo. Il lavoro è cambiato, prima era più fisico ma un tempo sembrava più semplice perché la clientela era meno pretenziosa rispetto a quella di oggi”.

Laura La Rota (Leneredi)
“Ho cominciato a lavorare nel turismo all’età di 14 anni. Nel 1963 mi sono sposata per poi maturare una preziosa esperienza in un campeggio a Riccione ma volevo crescere così con un pizzico di audacia e tanta passione, mi sono messa in gioco ed ho gestito un albergo per 13 anni.
Nel 1981 è nata l’esperienza in spiaggia con il bar “Lenederedi”, nome nato da un villaggio turistico sul mare di San Salvo (Chieti) che si chiama Le Nereidi, le ninfe del mare.
Due dei miei figli si chiamano Lene e Redi, abbiamo giocato unendo i nomi. E’ stato per me importante inserire i miei tre figli nell’attività, insegnando loro un mestiere avendoli costantemente sott’occhio. Ora, dopo tanti anni, abbiamo affittato il locale”.

Adelaide Mantellato (Boutique Adelaide Junior)
“Da una vita sono impegnata nella mia attività, che ha rappresentato e rappresenta il mio mondo. Amavo ballare e cantare, lo studio non mi appassionava, ho incominciato grazie a una decisione presa in poche ore su sollecitazione di mio babbo, decisi di proseguire nella sua attività e mai scelta fu piu’ azzeccata.
Amo il mio lavoro, ci metto passione, mi sono specializzata nell’abbigliamento per bambini, ci si trova immersi nelle dinamiche particolari delle famiglie ma è tutto molto appassionante. Ho capito che nell’attività sono fondamentali i collaboratori, coloro che condividono un percorso aziendale, avere commesse con me da tantissimi anni è una grande soddisfazione oltre che un valore aggiunto”.

Ines Ronci (Ultracentenaria)
“Considerata i miei 108 anni, fisicamente sto bene, merito del mio medico, che mi ha aiutato a sconfiggere anche il Covid. A sei anni, da Santa Maria in Cerreto, sono venuta ad abitare qua. Ronci a Riccione lo colleghi subito al mulino che proprio mio babbo gestiva insieme ai miei fratelli. Quella volta c’erano quattro locali e il Paese, poi è stato costruito il Palazzo del Turismo, la chiesa di Gesù Redentore alla quale hanno lavorato anche mio marito e altri familiari. Ho vissuto i duri anni della guerra, ricordo don Giovanni Montali. I fascisti erano andati a prenderlo con i manganelli per ucciderlo.
Lui gli disse: lasciatemi celebrare la messa poi verrò con voi, quella volta a fine celebrazione andarono via. Mio marito è morto nel 1952 a 39 anni, era la persona più cara che avevo al mondo. Sono rimasta sola con mio figlio Aldo (titolare dell’hotel Poker), finchè la famiglia si è allargata con mia nuora, nipoti e pronipoti. Ho lavorato in albergo per anni in cucina facendo la sfoglia per i clienti che apprezzavano ma mi adoperavo facendo quello di cui c’era bisogno ed è sempre stata una grande soddisfazione ricevere i loro complimenti. A tutte le donne faccio un grande abbraccio e suggerisco di vivere sempre nell’onestà”.

Licia Vichi (Libreria Bianca e Volta)
“Erano già diversi anni che coltivavo il sogno di aprire una libreria, fin da piccola ho amato i libri e l’esperienza lavorativa in una libreria di catena mi ha fatto capire quale fosse la mia strada.
Desideravo aprire un luogo in cui sentirsi come a casa, dove le persone potessero essere accolte e incoraggiate alla lettura. Quando ho saputo che la libreria Bianca e Volta avrebbe chiuso, ho deciso di rilevare l’attività e da marzo 2022 sono partita. Per me era impensabile una Riccione senza librerie indipendenti. Ci sono tantissime soddisfazioni, quando i clienti ritornano contenti perché il libro consigliato è piaciuto, sento sempre un gran calore nel cuore, il mio lavoro in fondo è quello di creare e sostenere una comunità di lettori”.

Milena Neri (Sac à Poche)
“Sono sempre stata una persona volitiva e vogliosa di mettermi in gioco. A Riccione molti mi conoscono per l’avventura della Brasserie, nata su intuizione di Bruno Greppi del Bombo, dove prima ho lavorato come dipendente e dal 1992 come gerente. Ci ho messo cuore e passione.
Agli inizi non è stato per nulla semplice, ero separata con un bimbo piccolo ma con determinazione sono andata avanti facendo anche due lavori al giorno. Fiere, matrimoni, catering, nulla veniva lasciato al caso, l’accoglienza e la coccola del cliente sono il mio marchio di fabbrica. Con la mia nuova attività “Sac à Poche” durante il Covid sono andata fino a Rimini per consegnare una brioche! I dettagli fanno la differenza e amo circondarmi di un personale giovane perché credo in loro”.

Donatella Gelestreti (Natural Durante)
“Essere vegana e dover preparare il ragoût non poteva andare avanti. Così con la mia socia nel 2017 siamo partite con l’idea iniziale di un truck food ma il nostro commercialista ci ha in qualche modo aiutato a prendere uno spazio ed aprire una rosticceria. Il Covid ci ha messo alla prova e ci siamo reiventate con il delivery.
La grande soddisfazione è di far provare una cucina vegetale che piace a tutti (la maggior parte dei clienti non è vegana) e in questo modo posso dare un piccolo contributo alla sostenibilità ambientale.
Abbiamo pure assunto un ragazzo immigrato che grazie all’impiego ha trovato stabilità e soprattutto è diventato un punto fondamentale della nostra realtà, il suo arrivo è stato una benedizione. Ora vorremmo anche diventare un negozio plastic free e meno impattante”.

Cinzia Battarra (Indaco)
“Indaco perché da piccola dissero ai miei genitori che ero una bambina indaco. Nella new age sono i bambini un po’ particolari, in sintonia con la natura. Da qui il nome del locale, un luogo per me speciale: prima ero una grafica e così ho coronato il mio sogno, farlo con dei soci con cui ho grande affinità è molto stimolante.
Il posto scelto a fianco del Grand Hotel ha fatto il resto, è perfetto. Con il Covid l’inizio è stato complicato ma ogni volta che riaprivamo i clienti tornavano e aumentavano. L’obiettivo è migliorarsi, il margine di crescita è infinito.
Abbiamo fatto tutto da soli, siamo in tre e questa la nostra forza.

Carla Santorini (storica parrucchiera)
“Quando sono arrivata a Riccione da Santarcangelo non conoscevo nessuno. Gli inizi sono stati piuttosto complicati ed il salone era spesso deserto, addirittura in negozio non c’era neppure l’acqua calda e quindi dovevamo arrangiarci scaldando l’acqua per poi utilizzarla con le clienti. Con il passare del tempo con tanta pazienza e passione ho incominciato ad avere la mia clientela che si riconosceva nel mio lavoro e nel mio modo di fare”.

di Francesco Cesarini
ph: Daniele Casalboni