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I “terribili” ragazzi dell’Alba-Riccione

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I “terribili” ragazzi dell’Alba-Riccione del Presidente Faragona.

1959/60 – Alba Riccione. Da sin. in alto: Bombardieri (allenatore), Ottavio Fedeli, Giorgio Faccani, Bruno Piccioni, Ezio Villa, Franco Urbinati, Gimmy Monaco. Accosciati: Righetti, Celio Piccioni, Antonio Piccioni, Paolo Secchiaroli, Franco Giminiani. La Società dopo 3 campionati cessa l’attività nel 1962 per fondersi con la Calcio Riccione poi diventata A.C. Riccione.

26 Settembre 1962 l’Inter inaugura lo stadio Comunale di Riccione

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Bolchi e Patrignani, i due capitani si scambiano i gagliardetti.

26 Settembre 1962 l’Inter inaugura lo stadio Comunale di Riccione. Le magie di Herrera e una cinquina di Jair per il taglio del nastro. Ma a segno andò anche Paolo Secchiaroli che siglò la rete della bandiera davanti a vip e migliaia di sportivi.

L’internazionale arrivò nella Perla Verde grazie al grande Bepi Savioli che strappò ad Angelo Moratti una data per l’inaugurazione del nuovo stadio Comunale di Riccione. E così mercoledì 26 settembre, alla vigilia dell’impegno in trasferta a Catania (poi perso per 1 a 0) la corazzata milanese giocò a Riccione contro una rappresentativa romagnola-marchigiana con diversi ragazzi di Riccione o del Riccione in squadra. Manco a dirlo soggiornò al Savioli e riempì all’inverosimile lo stadio Comunale seppur in una giornata infrasettimanale e per l’occasione venne coniata una medaglia commemorativa dell’incontro. 

La tribuna centrale gremita in occasione dell’incontro vinto dall’Inter.

Non ci fu partita perché Herrera caricò i suoi ragazzi in vista dell’impegno di Catania, i campioni presero veramente sul serio l’impegno, anche troppo. Svolsero il riscaldamento, cosa molto insolita per l’epoca, all’interno dell’atrio dello spogliatoio con le scarpe da ginnastica e pronti e via spinsero a più non posso. Alcuni passaggi dell’articolo del giornalista sportivo Giuseppe Angelini, riportata sotto, ci racconta i fatti salienti di quella storica giornata. Noi abbiamo ripercorso con Paolo Secchiaroli l’eroe di quel suo memorabile “mercoledì da leoni” l’evento nell’evento: il goal della bandiera segnato nel finale. Finì 16 a 1 ma quel goal, dopo 60 anni, ancora a Riccione molti lo ricordano.

26 settembre 1962: lo Stadio Comunale di Riccione nel giorno della sua inaugurazione.

Il racconto Giuseppe Angelini, inviato di “Stadio”

Il centro sportivo costò oltre 300 milioni di lire, 100 milioni solo per la realizzazione del campo. I lavori sul progetto dell’Arch. Mario Gambassi iniziarono nel giugno del 1960 e comportarono 22 mila giornate lavorative.

La medaglia commemorativa dell’evento a ricordo dell’arrivo a Riccione dell’Inter di Herrera e Moratti.

Mercoledì 26 Settembre 1962: Riccione sportiva vive la sua più bella giornata. Viene infatti inaugurato ufficialmente il nuovo Centro Sportivo, un‘opera imponente e funzionale che onora la Città e l’Amministrazione Comunale che l’ha realizzata. Dopo tanti anni di precarietà, la “Perla verde” si mette finalmente in linea anche nell’appassionante campo dello sport. Ore 15: si approssima l’inizio della cerimonia inaugurale ed il colpo d’occhio offerto dall’impianto è stupendo e suggestivo. Malgrado il giorno feriale, cinque-seimila persone sono sugli spalti in entusiastica attesa. Gremita e bene rappresentata la tribuna delle autorità e degli invitati: ci sono il dott. Pasquale, Presidente della Federcalcio, il comm. Moratti, Presidente dell’Inter, il Vescovo della Diocesi Monsignor Emilio Biancieri, il Sindaco di Riccione, sig. Giovanni Petrucciani, e il Presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, dott. Giancarlo D’Orazio. Il Vescovo di Rimini, mons. Biancheri, con nobili parole invita gli sportivi a gareggiare nel nuovo Centro con impegno, lealtà e correttezza. Benedice quindi gli impianti, mentre un frusciante volo di colombi si alza festosamente verso il cielo, azzurro e splendido quasi fosse in festa anche lui. Poi l’entrata in campo delle due squadre tra gli entusiastici applausi del pubblico, mentre dal cielo con una “cabrata” perfetta un aereo lanciava sul campo il primo augurale pallone del nuovo Stadio.

Bolchi e Patrignani, i due capitani si scambiano i gagliardetti.

Ore 15:30: le due squadre si schierano ai due lati del campo, mentre al centro i due “capitani” Bolchi dell’Inter e Patrignani del Riccione, si scambiano doni e cortesie. Poi l’arbitro, sig. Soravia di Ancona, emetteva il primo trillo della prima di mille battaglie sportive che ci auguriamo siano sempre cavalleresche e vibranti. Giocando con un impegno straordinario per una occasione come questa, l’Inter ha naturalmente travolto il volenteroso ma modesto ostacolo che le stava innanzi: sedici volte è andata a bersaglio, un autentica grandinata. Il funambolico Jair è stato il mattatore della giornata segnando cinque gol; tre erano opera di Morbello, due di Bicicli e Mazzola, uno ciascuno di Hitchens, Corso e Bertini e un’autorete di Ridolfi. Secchiaroli salvava a due soli minuti dal termine l’onore della bandiera locale. Sedici a uno quindi. Un punteggio inconsueto anche in occasioni del genere, e che ha lasciato addirittura a bocca amara qualcuno che si aspettava una maggiore… clemenza dai nerazzurri in questa particolare circostanza.  Ma Herrera e i suoi avevano i loro piani da svolgere ed hanno cercato inoltre di divertire la platea. E d’altra parte, una cosi radiosa giornata di sport valeva ben sedici gol…  (G. Angelini)

IL TABELLINO DELLA PARTITA

Riccione-Internazionale 1-16

Inter 1° tempo: Buffon; Della Giovanna, Masiero; Zaglio, Guarnieri, Bolchi; Jair, Bertini, Hitchens, Corso, Morbello. Riccione 1° tempo: Pecci; Pancini, Villa; Colombo, Ridolfi, Amati; Ceci, Ceccarelli, Brighi, Patrignani, Dionigi. Inter 2° tempo: Bugatti (Ferretti); Facchetti, Masiero; Zaglio (Bugatti), Della Giovanna, Bolchi; Bicicli, Jair, Hitchens, Mazzola, Morbello. Rappresentativa romagnolo-marchigiana 2° tempo:: Vitali (Ravenna); Del Bianco (Riccione), Pelos (Rimini); Rossi (Pesaro), Villa I (Ravenna), Amati (Riccione); Villa II (Cervia), Secchiaroli (Riccione), Giovanotti (Pesaro), Selvagno (Riccione), Sabatini (Pesaro).

1962 Paolo Secchiaroli ed il suo goal all’Inter in un mercoledì da leoni

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Paolo Secchiaroli ex calciatore dell'ALba, poi del Riccione. Appese le scarpe al chiodo divenne arbitro e poi dirigente fino a ricoprire la carica di Presidente della Fya Riccione in Eccellenza.

Lo stadio Comunale di Riccione compie 60 anni e per l’occasione riavvolgiamo il nastro dei ricordi  arrivando all’inaugurazione: 26 Settembre 1962 l’Inter di Herrera inaugura lo stadio Comunale di Riccione. Per il Riccione segna il goal della bandiera Paolo Secchiaroli.

Va per gli ottanta Paolo Secchiaroli, riccionese purosangue ed ex attaccante sgusciante dell’Alba ma ogni volta che gli parli di calcio gli si illuminano gli occhi come un ragazzino. Se poi la conversazione cade sul suo goal all’Inter… “Ricordo un pomeriggio di festa sugli spalti, ci saranno state oltre 5 mila persone ma in campo l’Inter scherzava poco“ ci racconta impeccabile nella sua tuta senza una piega, con la polo di ordinanza e la felpa sulle spalle “Partirono ai mille, non si risparmiavano, il Mago Herrera gli aveva caricati a mille e azione dopo azione ci mettevano in difficoltà, Jair e Suarez ci facevano diventare matti e segnavano in continuazione. Il divario era tecnico e fisico, l’unico alla loro altezza era il mitico mediano Walter Patrignani. Che giocatore!” Chi faceva parte di quel Riccione? “Eravamo giovanissimi e molti di noi arrivavano dall’Alba Riccione del Dott. Faragona. Ricordo Selvagno, Ceci, Del Bianco, Ezio Villa il terzino e super tifoso dell’Inter, Brighi, Amati, il Mister era Matassoni”. 

26 settembre 1962: lo Stadio Comunale di Riccione nel giorno della sua inaugurazione.
I due capitani Bolchi e Patrignani si scambiano i gagliardetti prima del fischio d’inizio.

Fu dura, non solo per il risultato. “Questi correvano e picchiavano. Ricordo una marcatura asfissiante di Burgnich e la palla davanti era veramente dura da vedere o meglio si vedeva e basta. Allora decisi di rientrare a centrocampo e per riconquistare qualche pallone, feci un fallo a Suarez che poi mi fece un’entrata tremenda” Addirittura? “Sì ma ricordo anche che Facchetti e Picchi furono in campo dei signori”. A cinque dal termine stava 16-0, poi cosa successe? “Attaccavamo la porta lato statale e guadagnammo un corner. Amati mi disse di stare pronto e io mi appostai al limite dell’area, anche perché dentro l’area non era proprio il caso starci piccolo com’ero. Amati crossò e io ci provai al volo di destro ma il terzo portiere Ferretti fece un miracolo deviando in corner”. Ma il destino ti diede una seconda occasione. “Sul successivo angolo, questa volta sotto la tribuna, facemmo uguale: Amati scodellò direttamente sul mio sinistro e al volo la infilai nel sette. Fu una gioia pazzesca, il goal della bandiera”. Un goal all’Inter che dopo 60 anni siamo ancora qui a ricordare. 

“In verità al bar dei Cigni oltre ai complimenti di due-tre amici non la presero molto bene perché erano tutti interisti mentre io sono da sempre di fede bianconera ma è un ricordo che porto con me da sempre e che mi fa sempre piacere fa riemergere, una bellissima soddisfazione”. L’inter poi tornò anche l’anno dopo.Sì, allestimmo una selezione del circondario e perdemmo 6-0 con lo stadio sempre pieno di tifosi”. Si narra che gli accordi presi da Italo Nicoletti  prevedevano la divisione dell’incasso a metà fra Inter e Riccione. Il Presidente Angelo Moratti, soddisfatto del gioco della sua squadra e dell’accoglienza del pubblico riccionese, lasciò tutta la somma incassata alla Riccione Calcio. Per questo Italo, di fede granata, divenne da quel giorno simpatizzante anche dell’Inter.

Francesco Cesarini

L’Abissinia e lo storico legame con il Luna Park voluto da Alfiero Cinti

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Alfiero Cinti e Gualtiero Masi davanti alla ruota panoramica della famiglia Bravi presa d'assalto durante i matinèe gratuiti organizzati per i bambini delle colonie.

Il quartiere Abissinia di Riccione dal 1968 è legato alla presenza del luna park fortemente voluto da Alfiero Cinti personaggio chiave nei rapporti con le famiglie di giostrai presenti a Riccione.

 

Riccione è da sempre la città dei parchi tematici, la città dei sogni e dell’illusorio. La sua storia l’hanno scritta uomini colti e curiosi ma anche uomini semplici e laboriosi mossi dall’amore per l’attività che svolgevano, qualsiasi essa fosse. Sono le coincidenze, le amicizie il libero dialogare e la curiosità oltre che il desiderio di realizzare un’idea a dare il via a tanti percorsi di vita; storie di anonimi personaggi, mossi da sentimento e passione, esistenze nascoste nel calderone degli eventi mondani, che hanno inciso sulla vita dell’intera comunità.

Fu così che negli anni ‘70 Alfiero Cinti, originario di Rimini, parlando con Lodi, giostraio di professione,  raccontava di una città bellissima, una perla nel verde della costa adriatica, un luogo accogliente, che d’incanto in primavera si accendeva offrendo a migliaia di turisti il meglio di una vacanza al mare. Incuriosito Lodi, a capo dello “spettacolo viaggiante” o “Luna Park” presente solo nelle piazze del nord Italia non si lasciò cadere l’invito e decise di portare il suo “mestiere” a Riccione per una stagione.  Da allora non si spostò più.  Ma vediamo la storia delle giostre come si snoda a Riccione. 

Mengoli e Tina Cinti nella casetta delle ochette

Dagli anni ‘50 fino al 1968 le giostre sono posizionate nel terreno al lato del porto canale sopra la ferrovia, un’area ancora libera da qualsiasi edificio.  Presto l’esigenza di equilibrare traffico ed opportunità d’intrattenimento un po’ ovunque in città, determina il trasferimento delle attività nella zona sud in un terreno libero ed abbandonato conosciuto come INGAR; campo di aviazione nella Prima guerra mondiale ed in seguito ippodromo, stadio del calcio, zona ricreativa per mercati e circensi, parcheggio di salvataggio ed infine da circa 50 anni Luna Park. Si trattava di un’area dimenticata, buia persino acquitrinosa e priva di fognature. 

Le luminarie colorate, la musica ed il clamore delle folle, vennero accolti con gioia ed entusiasmo dagli abitanti dell’Abissinia. 

Da quel momento in poi” -racconta Monica, figlia di Alfiero Cinti- “mio padre si occuperà dello stazionamento stagionale delle attività nell’area Ceschina, per il quale gli occupanti dovevano pagare un affitto. In casa vivevamo un legame speciale con le famiglie dello spettacolo viaggiante. La sorella di mio padre aveva sposato uno dei giostrai e per questo motivo eravamo particolarmente legati a questa realtà. Capitava che mia madre si lamentasse del fatto che mio padre lavorasse con poco profitto ma ciò che a lui più interessava era mantenere i rapporti tra le persone e dare a tutti la possibilità di lavorare con soddisfazione”. 

Cinti si occupava di quel luogo sia in estate che in inverno, si faceva carico di ogni incombenza,  curava anche i rapporti con le attività limitrofe e con l’amministrazione comunale e grazie al lavoro di tutti, l’area sud crebbe e si sviluppò.  “Erano tempi in cui esisteva collaborazione fra le persone”  ricorda Monica– “non vi erano bagni pubblici ed i proprietari di alcuni dei bar della zona mettevano a disposizione il loro servizio. Dal canto loro i giostrai svolgevano un servizio di vigilanza, attività che svolgono anche oggi, e si prestavano a fare matinée gratuiti per i tantissimi bambini delle colonie”. 

Il luna park era amato da tutti, le sue luci, la musica ad alto volume, il delirante brulichio di gente e rumori, il profumo dello zucchero filato e le belle signorine attraenti come sirene, che invitavano al consumo erano parte della sognante atmosfera di villeggiatura che Riccione già da tempo vantava. 

Siamo negli anni ‘60 ed Alfiero Cinti si organizzava ogni inverno per rendere le attrazioni sempre più varie ed innovative e le stagioni sempre più lunghe. Le famiglie dei giostrai, una Comunità coesa e collaborativa viveva e cresceva all’interno della grande famiglia riccionese fino a sentirsi parte integrante. Ricordiamo le famiglie Bravi, Lodi, Savina, Piccalunga, Paglia, Riboldi, Zavatti, Ulpiani e naturalmente Alfiero Cinti, che fece in modo che arrivassero da noi e contribuì umilmente alla gioia di tante famiglie e bambini.

 

Alessandra Prioli

“Da Arcionis a Riccione Perla verde” di Giuseppe Lo Magro

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Giuseppe Lo Magro presenta da ‘Da Arcionis a Riccione Perla verde’ come un gruppo di “casette” diventa stazione balneare di successo.

Oltre cento persone per la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Giuseppe Lo Magro   ‘Da Arcionis a Riccione Perla verde’. La pubblicazione edita da Famija Arciunesa, con il Patrocinio del Comune di Riccione, arriva per il centenario della città ripercorrendo la storia di Riccione dal’ 810 fino al 1928. Si parte dal momento in cui prende la forma il primo gruppo di “casette” fino ad assumere l’identità di cittadina con l’ambizione di separarsi da Rimini.

A svelarci alcuni dei protagonisti del libro è lo stesso Lo Magro «Si va da don Carlo Tonini a Maria Boorman Ceccarini, dal conte Giacinto Martinelli a Felice Carlo Pullè, fino agli albergatori Sebastiano Amati e Domenico Galavotti. Poi Pina Renzi e altri ancora, compreso i bagnini, come Cicca, che d’estate faceva le previsioni meteo e in vista delle bufere faceva correre i bagnanti a casa in fretta e furia, dicendo: ‘andate via, la tempesta è così forte che vi toglierà le unghie dalle mani’».

Nella ricerca Lo Magro ha trovato più definizioni di Riccione la prima ad apparire nel 810 è Arcionis. Solo nel 1654 si ha certezza di un piccolo agglomerato, definito le Casette, al quale si aggiunse la Marina. Trovati 48 nomi di Riccione, tra questi Rezzor, in mappe venete, e Harchionis. Forse frutto di errori di trascrizione.

Da sinistra lo storico Davide Bagnaresi, autore Giuseppe Lo Magro, Daniela Angelini Sindaca di Riccione, Sandra Villa Ass. Cultura, Francesco Cesarini Presidente Famija Arciunesa.

Molte informazioni e storie riguardano il Medioevo, il castello degli Agolanti con la sua biblioteca apprezzata anche dalla regina Cristina di Svezia e le foto prima e dopo il restauro, lo sbarco dei turchi con la donna che uccise un pirata, l’arrivo di austriaci e spagnoli. Si raccontano alcuni naufragi, come quello del Caval marino nel Settecento, l’arenamento dello Zaffiro e poi la nascita dell’Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno.

Al termine della presentazione Famija Arciunesa ha poi lanciato l’idea di dedicare una statua a Don Carlo Tonino colui che per primo capì il potenziale turistico della sua Riccione.

Il libro è acquistabile nelle seguenti librerie al costo di 15 euro ed il ricavato andrà in beneficenza.

• Mondadori Books Store Viale Dante 46 – 0541 697164
• Edicolè Via Romagna 52 – 0541 644462
• Idee regalo – Tabaccheria n. 24
– Via Circonvallazione 108 – 0541 607935
• Tabaccheria Edicola “La Coccinella”
– Centro Comm.le Perlaverde – 0541 692082
• Edicola-Cartoleria Baiocchi Corso F.lli Cervi 125  – 0541 697621
• Edicola Cervino Via Cervino 11 – 0541 646722

Attilia Villa, 100 anni attraversando la guerra e sconfiggendo il Covid

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Attilia Villa, l’amore per il violinista Agostino Severi: insieme da Milano poi in Germania passando
per la Svizzera.

Da piccola aveva vissuto soprattutto con la nonna Nazarena Ceccolini per la lontananza della mamma Bianca Villa, a Rastelli, una frazione di Misano Monte. Quando la Da piccola aveva vissuto soprattutto con la nonna Nazarena Ceccolini per la lontananza della mamma Bianca Villa, a Cà Rastelli, una frazione di Misano Monte. Quando la nonna riusciva ad andare al mare e tornava con un po’ di vongole raccolte sulla spiaggia, allora riuscivano anche a mangiare con un po’ di soddisfazione. Uscita dal collegio aveva frequentato la sesta elementare e nel periodo fascista, aveva ricamato l’immagine dell’Italia, davvero mirabile.

Nell’estate del 1937 venne assunta come telefonista al Grand Hotel di Rimini e  ricordava bene le telefonate che il Duce Benito Mussolini faceva a Claretta Petacci, ospite del Grand Hotel, e della sua curiosità di ascoltarle furtivamente. Fu mentre lavorava alla SIAE (Società Italiana Autori Editori) di Rimini che un giorno entrò nell’ufficio un tipo alto, magro, con capelli biondi, di nome Agostino Severi (Gino) di professione violinista e lei vide… il sole.

Il colpo di fulmine fu reciproco e la vita ebbe la svolta che il destino aveva deciso: il matrimonio. Nel periodo di guerra seguirono il soggiorno a Milano, la scrittura di Gino in Germania, la lontananza e alla fine la decisione di raggiungerlo. Per poterle rilasciare il visto necessario ad entrare in Germania, il funzionario molto compiacente scrisse che lei era “batterista cantante” ed andava a lavorare a Colonia nell’orchestra del marito. Dalla finestra della loro casetta a Neuss vicino a Colonia, vissero il bombardamento notturno della città. La maternità imminente e le sorti della guerra  consigliarono il ritorno in Romagna.  Seguirono vicende alterne, il fronte, l’armistizio, l’ottava armata, la linea Gotica, ancora  bombardamenti, morti e tanto dolore poi finalmente la pace. Nel 1946 il referendum tra Monarchia o Repubblica.Le donne Italiane che avevano mandato avanti l’Italia quando i loro uomini erano al fronte, andarono per la prima volta a votare e Lia fu tra queste. La svolta storica fu la Repubblica.

Nel 1948 il violino portò la piccola famiglia a Cernobbio, sul lago di Como, a Villa D’Este giudicato il più bell’hotel del mondo e quello fu un periodo splendido.

Il giovane Fabio frequentava le elementari, giocava nel parco dell’albergo e la sera, con mamma Lia, stava seduto sulla panchina in riva al lago a qualche decina di metri dalla terrazza dove il babbo suonava e i clienti ballavano elegantissimi. Ecco Clark Gable, Rita Hayworth, Fleming, ecc.. Nel periodo invernale l’orchestra si trasferiva in Svizzera, a Saint Moritz, al  Suvretta House Hotel:  neve, sci, slitta, pattinaggio… inverni fantastici!

Nel 1953 la famiglia si trasferì a Milano. Fabio continuò gli studi e Gino entrò a far parte del Teatro Alla Scala. Nella loro casa, accolti come i romagnoli sanno fare, erano spesso presenti big dell musica classica e sinfonica tra cui Benedetti Michelangeli, Gulli e Gaspare Tirincanti, diventati presto amici di famiglia.

I periodi estivi erano trascorsi generalmente a Riccione dove Gino suonava col maestro Polverelli al Promenade, al Des Bains, al Grand Hotel. Lia, tanto per non smentire la sua passione per i numeri, curava l’amministrazione del condominio nel quale abitava, mentre Fabio, che aveva iniziato l’insegnamento in un Istituto Tecnico Industriale per arti grafiche, già pensava al futuro con Lella, una bella ragazza trentina. Lia diventò nonna con le due nipoti Cristina e Roberta e poi bisnonna con Mathias e Alice; Gino la lasciò al suo novantesimo anno di età, dopo sessantuno anni di matrimonio e dopo che da alcuni anni erano tornati a vivere a Riccione.Il 13 dicembre 2020 nonna Lia viene portata via da misteriosi personaggi simili ad extraterrestri e ricoverata perché positiva asintomatica al Covid 19 in una struttura poco distante dall’ospedale di Rimini per la prevista quarantena. Il 4 gennaio 2021, dal Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna giunge ufficialmente il provvedimento: “Conclusione del periodo di isolamento”.

La centenaria Nonna Lia ha vinto a ancora!  

Fabio Severi

Famija Arciunesa lancia il “Premio Volontariato Massimo Pironi”

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Il ritratto di Massimo Pironi realizzato dall'artista Antonio Spanedda all'interno del progetto Riccione Preview del 2010 poi recuperato da CNA e donato a Cuore 21.

“Premio Volontariato Massimo Pironi” ogni 7 ottobre Famija Arciunesa premierà i progetti vincitori presentati dalle associazioni di volontariato di Riccione per ricordare Massino, Romina, Maria, Francesca, Alfredo, Rossella e Valentina.

Famija Arciunesa in campo per istituire il “Premio Volontariato Massimo Pironi”, un riconoscimento che vuole dare valore e sostegno alle attività e ai progetti delle associazioni di volontariato di Riccione per seguire la traccia lasciata da Massimo. Un’iniziativa che naturalmente ha come obiettivo quello di tenere vivo il ricordo anche dell’educatrice Romina Bannini e dei ragazzi di Cuore 21 Maria, Francesca, Alfredo, Rossella e Valentina.

L’obiettivo è quello di raccogliere il testimone di Massimo” sottolinea Francesco Cesarini Presidente di Famija Arciunesa “e di farlo tutti insieme per dare sostegno e visibilità a quei progetti del mondo del volontariato che spesso in silenzio vanno avanti tra mille difficoltà. Ma le iniziative e i progetti camminano grazie all’impegno, la dedizione, l’attenzione e la passione di volontari, educatori, figure specializzate e famiglie che ogni giorno si misurano con piccoli e grandi problemi per garantire risposte, servizi e soprattutto attenzione. A volte manca una consapevolezza diffusa di tutto questo e di come si possa facilmente dare una mano concreta per sostenere, ognuno per il suo ruolo e per le sue possibilità, qualcosa di così importante”.

L’dea del premio intitolato a Massimo Pironi è quella di raccogliere le candidature dei progetti del territorio e poi di sostenerli sia in termini di visibilità e quindi informando la comunità ma per i vincitori anche attraverso un sostegno economico con una raccolta fondi che servirà per andare costituire i premi per i progetti prescelti.

Tra qualche settimana daremo tutti i dettagli dell’iniziativa che vorremmo vivesse il suo momento formale di premiazione e di ricordo dei nostri 7 angeli ogni 7 ottobre. Ci attiveremo per raccogliere il denaro da donare attraverso i premi per i progetti selezionati, sarà una bella sfida per Famija Arciunesa ma penso per tutta la città. Aziende, Istituzioni, associazioni, semplici cittadini, andremo a bussare a tante porte come ci ha insegnato Max. Abbiamo un anno di tempo per strutturare questo ambizioso premio e sono sicuro che ancora una volta i riccionesi non si tireranno indietro. Massimo, come spesso gli capitava davanti alle sfide probanti, avrebbe detto: bisogna farlo“.

Le “Castagne della Solidarietà” tornano in viale Ceccarini per Cuore 21

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Famija Arciunesa e Croce Rossa Comitato di Riccione insieme da sabato 22 ottobre per 4 settimane in Viale Ceccarini con le “Castagne della Solidarietà”. L’utile della vendita sara destinato ai ragazzi dell’Associazione Cuore 21 a sostegno delle loro attività.

Da sabato 22 ottobre per 4 week end di seguito nel salotto di Viale Ceccarini (angolo Viale Dante) tornano le “Castagne della solidarietà.

Ogni sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.45 Famija Arciunesa e Croce Rossa Italiana Comitato di Riccione, con il patrocinio del Comune di Riccione, preparano le caldarroste per rinnovare la storica iniziativa che per l’occasione dopo anni torna nel salotto della città. Acquistando un cono di castagne da 4 euro si potrà sostenere concretamente l’attività di Cuore 21 al quale andrà tutto il ricavato dell’iniziativa.

“Siamo molto soddisfatti perché torniamo in Viale Ceccarini, questo ci renderà più visibili ed avremo l’opportunità di incrociare tante persone” commenta Francesco Cesarini Presidente di Famija Arciunesa, “insieme agli amici della Croce Rossa Italiana Comitato di Riccione, rilanciamo questa storica tradizione di Famija Arciunesa ed abbiamo deciso insieme di destinare l’intero ricavato della vendita a Cuore 21 per sostenere le loro molteplici attività. Tra l’altro i ragazzi di Cuore 21 e le loro famiglie ci hanno anche dato la disponibilità di essere con noi allo stand per qualche ora per dare una mano.

Penso sia molto bello, dopo tanto dolore, poter ritrovarsi anche “nel fare” e nel mettersi insieme per sostenere l’attività di una realtà così segnata dal recente dramma. Sarà l’occasione per ripartire tutti insieme perché l’attività di Cuore 21 è troppo importante per la nostra comunità. Sono sicuro che saranno tanti i riccionesi e gli amici di Famija Arciunesa che verranno a trovarci per dare il loro supporto ed aiuto”. 

Calendario “Castagne della solidarietà 2022”

dalle 11.00 alle 19.45 in viale Ceccarini-incrocio con viale Dante

sabato 22 ottobre  – domenica 23 ottobre

sabato 29 ottobre – domenica 30 ottobre

sabato 5 novembre – domenica 6 novembre

sabato 12 novembre – domenica 13 novembre

Ecco il nuovo direttivo di Famija Arciunesa

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Paolo Santovito, Roberto Terenziani, Antonio Batarra, Andrea Urbinati, Francesco Cesarini, Alessandra Prioli, Antonio Cianciosi, Davide Schinaia, Valerio Tullio.

Si è insediato il nuovo direttivo in carica per quattro anni: Francesco Cesarini confermato Presidente. 

Famija Arciunesa rinnova il proprio cda sul solco della continuità. Dopo le elezioni del 20 luglio il nuovo cda si è riunito per la nomina delle cariche sociali. Confermato Presidente Francesco Cesarini, Alessandra Prioli la vice e rinnovato l’incarico di tesoriere ad Antonio Batarra. L’unica novità del Direttivo, appena eletto ed in carica per i prossimi 4 anni, è Davide Schinaia che sostituisce Federico Galli, impossibilitato a garantire il consueto supporto. Tutti confermati i rimanenti consiglieri Antonio Cianciosi, Paolo Santovito, Valerio Tullio, Andrea Urbinati e Roberto Terenziani.

“Il primo mandato ci ha visti impegnati in piena pandemia nella storica raccolta fondi “Riccione contro il Coronavirus” per il nostro Ospedale Ceccarini” commenta il Presidente Francesco Cesarini “abbiamo donato oltre 108 mila euro in attrezzature e macchinari sanitarie e 15 mila euro in buoni spesa per le famiglie bisognose. In tantissimi ci hanno sostenuto per la grande storia che Famija Arciunesa rappresenta per la nostra città, per noi è un motivo di grande orgoglio ed anche una grande responsabilità da portare avanti. Durante questi tre anni siamo tornati nelle vie di Riccione con le “Castagne della Solidarietà” per l’acquisto di una nuova ambulanza per la Croce Rossa di Riccione ed organizzato eventi di beneficenza come la cena per l’Aism che ci ha permesso di donare 4 mila euro.

Ora vorremmo ampliare il gruppo dei volontari per ripeterci mettendo alle spalle le restrizioni per il Covid per far rivivere la socialità della nostra sede che tra l’altro dovremo ristrutturare e sistemare. Abbiamo poi intenzione di proseguire con il nostro progetto editoriale che ci ha visti pubblicare sei nuovi libri legati al territorio, dare un nuovo formato e grafica alla nostra rivista ed arricchire il nostro innovativo sito famijarciunesa.org con centinaia di articoli sulla storia e i personaggi di Riccione.

Tra i tanti progetti” conclude Cesarini “c’è la voglia di tornare a ridere facendo beneficenza con le commedie dialettali del nostro mitico Giuseppe Lo Magro e dare anche il nostro contributo per il compleanno del centenario di Riccione. Noi come sempre ci siamo per valorizzare le radici e la storia della nostra città, lo abbiamo fatto in questi mesi anche nelle scuole, iniziativa che puntiamo a ripetere in modo ancora più continuo e strutturato”.

Amici dei Musei: eventi 2022

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Associazione Amici dei Musei di Riccione e Valconca

Anche quest’anno 2022, l’Associazione organizza serate che si svolgeranno nel periodo
dal 6 Luglio al 31 Agosto, a Riccione nel giardino di Villa Lodi Fè, ove ha la propria sede.

L’Associazione, nata nel 2013, tra i suoi scopi ha “la promozione della cultura” e, grazie all’impegno di moltivolontari, organizza pure viaggi in tutta l’Italia per visitare mostre, musei e quant’altro offre il nostro riccopatrimonio artistico-culturale.
La rassegna estiva ha il titolo “VIENI AL MERCOLEDI ALLA LODI FE’?”, ed è un’attività che l’associazioneporta avanti da alcuni anni, sia in estate all’aperto, nel giardino di Villa Lodi Fè, sia in inverno al chiuso, nellaSala Conferenze della Biblioteca di Riccione.

L’attività dell’Associazione però, non è limitata alla sola cultura, ma cura anche la conoscenza delle Arti, comela poesia, la musica, il cabaret, ecc..
Insomma serate piene di colore e di calore, al fine di collegare alla cultura istruttiva, anche occasioni di vitasociale e conviviale, il tutto condito dalla simpatia dei molti associati, che hanno messo a disposizione dellacomunità, il meglio della loro conoscenza.
Nell’organizzazione delle serate si è avvalsa della presenza di personaggi conosciuti, sia a livello locale che nazionale. E…. non dimenticate. l’ingresso è libero!

FACEBOOK: AMICI DEI MUSEI RICCIONE E VALCONCA