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domenica, Giugno 16, 2024

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Giornale n. 4 2022 – Nuovo direttivo di FA. Francesco Cesarini: “una conferma che ci inorgoglisce”

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Famija Arciunesa rinnova il proprio cda sul solco della continuità

Dopo le elezioni del 20 luglio il nuovo cda si è riunito per la nomina delle cariche sociali. Dopo il primo mandato sono stato confermato Presidente e questo mi riempie di orgoglio perchè è un attestato di stima per quanto fatto con tutta la squadra di Famija Arciunesa che è ancora quasi tutta al mio fianco.

Ci aspetta un’altra bella ed entusiasmante sfida da vivere tutti insieme: al mio fianco confermata Vice Presidente Alessandra Prioli e rinnovato l’incarico di tesoriere ad Antonio Batarra. L’unica novità del Direttivo insediatosi ed in carica per i prossimi 4 anni è Davide Schinaia che sostituisce Federico Galli, impossibilitato a garantire il consueto supporto. Tutti confermati i rimanenti consiglieri Antonio Cianciosi, Paolo Santovito, Valerio Tullio, Andrea Urbinati e Roberto Terenziani.

Il primo mandato ci ha visti impegnati in piena pandemia nella storica raccolta fondi “Riccione contro il Coronavirus” per il nostro Ospedale Ceccarini donando oltre 108 mila euro in attrezzature e macchinari sanitari e 15 mila euro in buoni spesa per le famiglie bisognose. Tutto questo grazie ai riccionesi. Fantastico!

Il nuovo Direttivo di FA 2022/2025. Da sin.a: Paolo Santovito, Roberto Terenziani, Antonio Batarra, Andrea Urbinati, Francesco Cesarini, Alessandra Prioli, Antonio Cianciosi, Davide Schinaia, Valerio Tullio.

In tantissimi ci hanno sostenuto per la grande storia che Famija Arciunesa rappresenta per la nostra città, per noi è un motivo di grande soddisfazione ed anche una grande responsabilità da portare avanti.
Durante questi tre anni abbiamo organizzato eventi di beneficenza come la cena che ci ha permesso di donare 4 mila euro all’Aism.

Siamo tornati nelle vie di Riccione con le “Castagne della Solidarietà” insieme alla Croce Rossa per l’acquisto di una nuova ambulanza. A proposito, vi aspettiamo in Viale Ceccarini! Negli ultimi due fine settimana di ottobre e i primi due di novembre torneremo ancora per raccogliere fondi con le caldarroste.
Vorremmo poi ampliare il gruppo dei volontari per continuare le nostre attività e se possibile mettendoci alle spalle le restrizioni per il Covid rivivendo la socialità della nostra sede che tra l’altro dovremo ristrutturare e sistemare. Abbiamo intenzione di proseguire con il nostro progetto editoriale che ci ha visti pubblicare sei nuovi libri legati al territorio, in cantiere una nuova pubblicazione per il compleanno del centenario e a Natale una sorpresa sulla storia di Riccione da realizzare con gli studenti riccionesi.
Lavoreremo anche per arricchire il nostro sito famijarciunesa.org con già centinaia di articoli sulla storia e i personaggi di Riccione.

Tra i tanti progetti c’è la voglia di tornare a ridere facendo beneficenza con le commedie dialettali del mitico Giuseppe Lo Magro. Noi come sempre ci siamo per valorizzare le radici e la storia della nostra città, lo abbiamo fatto in questi mesi anche nelle scuole, iniziativa che puntiamo a ripetere in modo ancora più continuo e strutturato.

Francesco Cesarini
Presidente Famija Arciunesa

Selene Cuccurullo, per tutti Sally: sogni, progetti e malattia in un programma su Radio Ganzer

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Selene Cuccurullo spirito artistico, a 18 anni le viene diagnosticata la sclerosi multipla ma risponde sorridendo alla vita.

Selene Cuccurullo. per tutti Sally, è un puro concentrato di travolgente energia positiva, 30 anni e sempre con il sorriso negli occhi.
“Sono sempre stata una bambina allegra e con una vena artistica, a 4 anni vestita da Puffo, imitavo Ambra e mi ha sempre affascinato il palcoscenico tanto che ho iniziato a danzare a 5 anni”. Poi crescendo sei rimasta nel mondo nella danza?
“A 16 anni facevo parte di una compagnia seguita da Gino Landi, per il musical “Aggiungi un posto a tavola” e vivevo tra Riccione e Roma dove ho studiato canto, recitazione e dizione per tanti anni. Poi è arrivata l’esperienza come cheerleader nel basket di serie A per la Fortitudo Bologna ed Armani Jeans”

Un fiume in piena capace di assecondare le passioni, poi cos’è successo? “A 18 anni ho avuto un grosso cedimento, era solo l’inizio di una lotta che poi durerà tutta la vita. Mi dicono corri in neurologia, c’è chi derubrica il tutto a crisi d’ansia. Ma poi arriva la diagnosi: sclerosi multipla” Come reagisci? “Allergica alla terapia al cortisone ed interferone inizia un calvario fatto di prove e test. Non mi abbatto e con 1200 euro in tasca mi trasferisco in Inghilterra dove mi testano in laboratorio per capire come mai così giovane avessi già i sintomi di una patologia che si manifesta solitamente dopo i 30 anni”.

Chissà che rabbia. “Reagisco e prendo la mia vita in mano. Approfitto del periodo di clausura negli appartamenti della clinica e studio.
Mi laureo col massimo dei voti in alta finanza in Inghilterra e trovo lavoro nella Borsa Inglese, dove in poco tempo raggiungo il ruolo di Head of Corporate and Strategy. Ma dopo qualche anno la malattia alza un muro, costringendomi al licenziamento. Con il terrore di non camminare più mi reco in Canada per coronare il sogno americano, quando sembra tutto in piano arriva il Covid e torno in Italia”.

Cosa hai capito da tutto questo? “Ho sfruttato il Covid per far comprendere alle persone in quel momento tutte sofferenti come ci si sente a stare in quarantena” In che senso? “Noi cosiddetti diversi siamo messi in quarantena dal mondo tutti i giorni, per una scelta sessuale, per il colore della pelle, per una disabilità. Siamo categorizzati e a volte emarginati. Per questo decido di creare un podcast su Spotify “Più Unici Che Rari”. E cosa succede con l’esperienza al microfono? “Incomincio a dare voce alle persone diverse, autentiche che hanno talento e che nella vita hanno dei sogni e combattono con dignità. Lo faccio per far capire al mondo che se il mio sogno è il cinema, il teatro, la radio, non devo essere sminuita per la mia diversità, al contrario apprezzata perché ho qualcosa di gioioso da raccontare”.

In effetti sei una persona molto solare. “Parlo solo di gioia, la vita è già abbastanza difficile per poter parlare di cose tristi. E così arriva un raggio di sole. Dopo mille no da parte di tutte le radio a cui ho sottoposto il mio progetto, un giorno incontro il mio angelo: Sabrina Ganzer. Durante la serata scambiamo due chiacchiere e quando sto per lasciarla, mi dice guardandomi amorevolmente “tu cammini con la stampella ma non sei infortunata, sei malata di sclerosi multipla”. Anche suo padre soffriva della stessa malattia.

Si apre una nuova strada? “Ci rivediamo e le racconto le mie aspirazioni “la mia radio sarà la tua” mi dice commossa. Inizia così Radio Ganzer, frutto di anni di sacrifici di Sabrina. il suo rischio più grande ma anche la sua più grande soddisfazione è darmi carta bianca per il mio programma che si tiene ogni sabato e domenica dalle 11 alle 12. Radio Ganzer è una realtà inclusiva con al centro nel week end anche argomenti importanti come disabilità, depressione, malattie terminali, omosessualità”.

Un rapporto importante quello con Sabrina Ganzer e la radio. “E’ nato un legame forte come tra mamma e figlia. Radio Ganzer è una famiglia, è verità, onestà, genuinità. Ora ho anche addirittura l’accesso alla parte tecnica della radio ed è tutto molto gratificante ed entusiasmante”.

Francesco Cesarini

Zlatin Penev il campione di poker riccionese che arriva dal freddo 

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Zlatin Penev 24 anni

 

Zlatin Penev, bulgaro di origine ma riccionese di adozione, vince 144 mila euro al PokerStars Summer Festival di Malta. In totale bottino da 280 mila euro. 

 

ZLATIN E RICCIONE
Di nome fa Zlatin ma è riccionese dentro e ci tiene sempre a sottolinearlo. Zlatin Penev, 24 anni pensa e sogna in italiano, d’altronde vive nella Perla Verde da quando ne aveva 6: elementari e medie alle Fontanelle, lo sport, tante amicizie e un’infanzia vissuta a fianco della mamma Diana, unico contatto con la Bulgaria, suo paese natale, una volta all’anno per trovare i parenti. Ma crescere tra culture e lingue diverse è sempre una ricchezza e Zlatin sintetizza bene al tavolo e nella vita l’esuberanza e la giovialità romagnola con la determinazione di chi arriva dall’Est.

Ingredienti che sicuramente lo hanno aiutato nel costruire il suo percorso nel mondo del poker professionistico. L’interesse per il poker si manifesta a 16 anni con i primi piccolissimi tornei tra amici a Natale, a Zlatin viene tutto naturalmente facile: legge le giocate degli amici, calcola le probabilità e rimane sempre concentrato. 

GLI INIZI DELLA CARRIERA
“E’ stato un percorso fatto di studio, disciplina, voglia di imparare: ho seguito tantissime partite per cercare di crescere e capire il gioco”. Quando hai capito che potevi trasformare un gioco in una professione? “Era Halloween ed avevo da poco 18 anni. Partecipai ad un torneo live a San Marino aggiudicandomi il primo premio di 2500 euro, per me una grande emozione. Facevo il barista al bar Centrale a Riccione, terminai la partita alle 6 del mattino ed arrivai tardi al lavoro con il premio in denaro in tasca, era circa il doppio di quanto guadagnavo in un mese. Misi in fila le cose e pensai di avere le carte in regola per provarci”.

E a casa tutto ok? “Mia mamma all’inizio è sempre stata molto diffidente e non approvava, le raccontavo che ero portato per il poker ma nulla. Poi quando i risultati mi hanno dato ragione ha capito come per me questo mondo sia importante”. Con le prime vincite per il giovane player non è semplice rimanere  ancorati alla vita di tutti i giorni, tra l’altro aumentano per Zlatin anche le responsabilità “Da un anno ho perso il padre, i miei erano separati, e così sono diventato l’uomo di casa. Per me è un grande orgoglio poter aiutare in casa, da tempo pago anche la rata del mutuo e questo mi fa stare bene”.

ZLATIN E LA SUA RICCIONE
Ora però da qualche mese vivi a Malta “Sì, insieme ad un paio di amici-giocatori perché lì ho la possibilità di partecipare a grandi tornei internazionali come quello vinto in estate”. Eppure appena puoi torni a nella Perla Verde. “Sono molto legato a Riccione, a scuola in matematica non ero un genio mi piaceva invece l’informatica anche se la matematica applicata al tavolo è diversa”. Altre passioni? “Sicuramente il calcio che mi ha permesso di coltivare tante amicizie, ero un bomber. Ho giocato nell’ASAR, nella Perla Verde e nella Fya Riccione con la quale sono diventato campione regionale con in panchina Mister Lorenzi e tanti ragazzi che ancora frequento”.

In foto Zlatin Penev, il primo in alto a sinistra con la maglia verde, insieme ai suoi compagni di squadra del 1999 della Fya Riccione campioni regionali.

PROSSIMI OBIETTIVI
E per il futuro? “Lo vedo all’estero, dove organizzano continuamente tornei importanti, il mio sogno è giocare un giorno a Las Vegas”. Che comunità è quella del Poker? “Ci conosciamo tutti e c’è grande rispetto tra giocatori, ho tanti amici con cui ci si confronta continuamente ”. Essere un Pro significa giocare anche e soprattutto online, è dura? “Sì, gioco 4-5 volte a settimana con sedute da 8-10 ore arrivando a giocare in contemporanea anche su 18 tavoli: è impegnativo, l’adrenalina aiuta ma serve essere lucidi, concentrati e sempre molto attenti”.

Che tipo di giocatore sei? “Dicono che al tavolo sia aggressivo ma dipende sempre da chi ho davanti, una qualità è anche saper cambiare pelle”. Il tuo bilancio economico? “Al momento positivo e posso tranquillamente dire che il poker mi ha cambiato la vita, ho fatto qualche investimento diversificato in vari settori”. Zlatin mentre ci parla con gli occhi sembra voler prendere a morsi il futuro, dietro gli occhiali con una montatura tonda da universitario, prova a leggerlo come se fosse una mano di poker
ma prevedere il domani nella vita non è semplice: i grandi numeri possono dare le vertigini e serve giocare bene le proprie mani, la mamma e la rata del mutuo sicuramente serviranno in questo senso. Facciamo il tifo per te Zlatin. 

Zlatin, cronostoria di un successo: bottino da 280.000  

Come funziona? Semplice, ci si iscrive versando la quota di partecipazione e poi tutti i partecipanti si siedono al tavolo con l’identico numero di fiches (stack) con l’obiettivo di eliminare gli avversari: non si giocano quindi soldi in contanti durante le mani ma solo la posta iniziale di iscrizione e quindi non siamo nel mondo dell’azzardo ma in quello definito poker sportivo.

VITTORIE E RISULTATI
Zlatin continua nel suo percorso di crescita nella variante del Poker Texas Holdem e nel dicembre 2021 mette a segno un bel 4° posto da 44.800 euro alla World Series of Poker Europe al King’s Resort di Rozvadov in Repubblica Ceca che vedeva al tavolo iniziale 535 partecipanti.

Poi a Malta quest’estate arriva la consacrazione del riccionese. A giugno vince il “The Poker One”, ormai un classico appuntamento firmato StanleyBet: 1° classificato su 210 iscritti, al tavolo finale batte anche il giornalista sportivo Riccardo Trevisani aggiudicandosi i 90 mila euro della prima piazza. Per finire arriva l’ultimo successo, il più importante di tutti, il PokerStars Summer Festival di Malta: iscrizione 1100 euro, Zlatin sbaraglia la concorrenza e porta a casa il primo posto da ben 144.630 euro.

Francesco Cesarini

Sergio Semprini promessa riccionese del ciclismo italiano

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Sergio Semprini, classe 1930, è stato uno dei più grandi ciclisti che la Perla Verde abbia visto nascere.

GLI INZI CON IL FEDELE SCUDIERO MARA
Sergio Semprini iniziò a correre a Riccione da giovanissimo seguito dal suo fedele scudiero, il cugino Mara massaggiatore e super tifoso, vincendo parecchie gare nella categoria Allievi. Andava forte Sergio e passato Dilettante arrivò puntuale la prestigiosa convocazione in azzurro per partecipare con la nazionale all’impegnativa Varsavia-Berlino-Praga.

Sergio Semprini

LA NAZIONALE
Semprini passista e velocista in continua crescita catalizzò l’attenzione dell’allora C.T. della nazionale maggiore Giovanni Proietti. Si ritrovò così a gareggiare insieme ai big del ciclismo italiano come Fabbri, Zucconelli, Ciancola, Bruni, Ranucci e Baldini. Volava Semprini, lasciando presagire una carriera fatta di tante soddisfazioni.

IL TRIONFO NELL’ANCONA-PESCARA
Tra le vittorie memorabili da dilettante a Riccione ancora ricordano quella dell’Ancona-Pescara del 12 aprile 1953 alla spaventosa media oraria, ancora imbattuta, di 45.9, insomma la “La freccia dell’ Adriatico è diventata razzo” titolavano i giornali sportivi di allora.

132 i partenti con Semprini protagonista in volata sul Lungomare di Pescara capace di regolare il gruppo con un imperioso allungo in grado di battere anche Villa e Bruni, entrambi sul podio.

IL DESTINO VOLTA LE SPALLE A SERGIO
Ma il destino ad un certo punto voltò le spalle a Sergio che già con il contratto in tasca da professionista per la Legnano durante l’ultima gara della stagione da dilettante fu travolto da un’automobile. Semprini uscì dall’incidente malconcio e con diverse fratture. Cercò di ritornare ai livelli precedenti con una volontà ferrea, ma la “gamba” che faceva la differenza non torno mai più e così, quello che sembrava un profilo destinato a diventare un campione del ciclismo, incominciò la carriera d’mprenditore edile.

Sergio Semprini ci ha lasciati qualche mese fa all’età di 92 anni ma il suo ricordo grande corridore è sempre vivo tra i riccionesi.

Francesco Cesarini

La stazione, don Carlo Tonini e i primi bambini scrofolosi: nasce il turismo

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1862 La prima stazione di Riccione sorgeva proprio in corrispondenza del passaggio a livello. La stazione (l’immagine risale a fine ‘900) si trovava lato mare della ferrovia e non sul lato monte com’é ora.

Don Carlo Tonini è stato decisivo nello sviluppo del turismo a Riccione.

La volontà di dare un’economia alternativa alla pesca e all’agricoltura lo spinse a coinvolgere la borgata nell’ospitalità dei bambini affetti da scrofolosi.

Serviva la fermata del treno, la stazione e poi i primi ospizi marini.

1862 IL TRENO FINALMENTE FERMA A RICCIONE
La prima fermata sperimentale alla stazione della Perla verde risale al 1° gennaio 1862, ma occorsero tre anni e l’impegno e l’ostinazione dell’umile e instancabile parroco don Carlo Tonini perché la città avesse un collegamento regolare e costante con i centri limitrofi. Fu una vera e propria battaglia per la stazione ferroviaria che poteva cambiare le sorti della borgata. La fermata era in corrispondenza del passaggio a livello e del piccolo casello realizzato proprio dove la strada ferrata si incrociava con l’unica arteria che collegava la zona marina col vecchio borgo, cioè, appunto, viale Viola.

1891 PRIME CONSEGUENZE DELLA STAZIONE DI RICCIONE
Nel 1891 avvenne l’inaugurazione della nuova stazione che si trovava dov’è tuttora. L’arrivo del treno rappresenta l’elemento di svolta nella vita della città. Dapprima l’entrata in funzione della linea ferroviaria ebbe effetti negativi sull’economia cittadina: i viaggiatori che prima percorrevano la via Flaminia a cavallo o in carrozza ovviamente preferirono usare il nuovo mezzo, più comodo, rapido e sicuro, col risultato che il movimento dei “forestieri” su cui i riccionesi avevano costruito una, per quanto piccola redditizia attività, ebbe un crollo.

Sembrava la morte per quell’embrione di industria dell’ospitalità che fino ad allora aveva caratterizzato la vita del borgo. Il collegamento ferroviario invece fu la prima pietra su cui si sviluppò il turismo riccionese. In verità la decisione di far fermare il treno alla stazione della Perla verde ebbe soprattutto una motivazione economica di tipo agricolo.

RICCIONE E L’AGRICOLTURA
Riccione era lo sbocco naturale dei paesi dell’entroterra. Era il centro di smistamento dei prodotti coltivati nelle ubertose campagne di Morciano, Coriano, San Clemente e dintorni. A sfruttarne le potenzialità per lo sviluppo dell’industria del forestiero furono alcuni pionieri del turismo della Perla verde, primo fra tutti don Tonini, il pioniere della fortuna balneare della città.

I BAMBINI SCROFOLOSI E DON CARLO TONINI
Il fatto è che nella seconda metà del secolo scorso la medicina aveva scoperto i benéfici effetti del clima marino sulla scrofolosi, una malattia di tipo tubercolare che colpiva i bambini che vivevano in ambienti insalubri e con regimi nutrizionali poveri. Il parroco tanto disse e tanto fece che riuscì a lanciare la Perla verde come luogo ideale per la cura della malattia, fino al punto da organizzare soggiorni estivi per i bambini bisognosi.

DAL VECCHIO PAESE CON I CARRETTI TUTTI IN SPIAGGIA
Inizialmente erano ospitati dalle famiglie che abitavano nel vecchio Paese (secondo il censimento realizzato nella notte tra il 31 dicembre 1871 e il I gennaio 1872, a Riccione c’erano 76 costruzioni agglomerate in cui vivevano 111 famiglie, e 174 case sparse nella campagna che ospitavano 213 famiglie. La popolazione complessiva era di 1.940 anime). Bene, ogni giorno il buon don Tonini partiva dalla sua abitazione, all’estremità orientale della borgata, e passando di casa in casa raccoglieva i “suoi” bambini. Poi li radunava all’imbocco di viale Viola dove erano in attesa i contadini della zona coi loro carri trainati da buoi e coperti da una tenda. Per affetto verso il loro parroco, si prestavano gratuitamente a fare il servizio di trasporto. Da lì partiva il corteo che lentamente, percorrendo il fondo sconnesso e polveroso della Viola, portava i bambini fino alla spiaggia.

Bambini affetti da scrofolosi in spiaggia.

1877 DAI BAMBINI SCROFOLOSI AI PRIMI OSPIZI MARINI
Poi l’ospitalità ai bambini scrofolosi si perfezionò e nacquero gli ospizi marini, il primo dei quali fu, nel 1877, il Martinelli Amati. La fama di Riccione si estese. In molte città dell’Emilia Romagna erano sorti comitati pro “bambini scrofolosi” i cui esponenti raggiungevano in treno la Perla verde per rendersi conto personalmente delle condizioni ambientali e di vita dei bimbi ammalati.

LA PRIMA PUBBLICITA’ PER RICCCIONE
Tornavano nei luoghi di provenienza decantando non solo la salubrità ma anche le bellezze di Riccione. Piano piano, grazie alla facilità dei collegamenti con l’Emilia e le città del Nord Italia, la Perla verde divenne meta di “veri” turisti (nobili e benestanti, non più solo di poveri bambini bisognosi di cure) che vi trascorrevano lunghi periodi di quiete e riposo alla benefica aria di mare. La vacanza terapeutica per adulti e la moda dei bagni di mare, già consolidate a Rimini, cominciarono a interessare anche Riccione. Era nata l’industria turistica.

GLM

Quando a Riccione si ballava alla Casa del Popolo

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Casa del Popolo Riccione 1984
Casa del Popolo Veglione di Carnevale 1984 (Archivio Zangheri)

Dopo la guerra è tanta la voglia di spensieratezza ma i quattrini pochi. Così per ballare anche a Riccione in tantissimi andavano alla Casa del Popolo dove erano tantissime le feste ed i veglioni in programma per rendere sostenibile economicamente la sua apertura.

Riccione 1951 – La nuova Casa del Popolo appena inaugurata

Si ballava alla Casa del Fascio di Riccione prima della guerra, si ballava al Fronte della Gioventu, l’organizzazione giovanile del PCI. E’ quanto emerge fogliando le pagine di “Dalla Maison du Peuple alle Cooperative Case del Popolo” di Rodolfo Francesconi dove sono tante le testimonianze raccolte. “Era l’unico posto dove si poteva ballare” ricorda Zenobio Troni nel periodo in cui lui e Chiaffredo Troni ne erano amministratori. La tradizione del ballo a ballare poi è proseguita nella nuova Casa del Popolo inaugurata nel 1975. C’era “Il veglione del Garofano Rosso” organizzato dal PSI, il Veglione Rosso del PCI, il “Veglione degli Sposi” o della “Famiglia” organizzato dalla Casa del Popolo, il “Veglione dei Fans”, il “Veglione della Gioventù” con l’elezione di Miss Gioventù, organizzato dalla FGCI e poi il “Veglione di Carnevale” e il “Veglione di Fine Anno”.

Ma non è finita, si ballava anche l’8 marzo con la Festa della Donna, il 25 Aprile e il 1 Maggio e poi c’erano le feste per il tesseramento. E’ chiaro la Casa del Popolo si manteneva con gli eventi dedicati al ballo. “Eravamo pieni di debiti per i lavori di ammodernamento” precisa Romano Battistini nel volume pubblicato nel 2003 “e se il ballo non fosse andato bene avremmo rischiato parecchio. Erano feste popolari con un bar all’interno ma c’era chi portava vino e ciambella da casa. Spesso i pesaresi venivano a fare casino e noi eravamo impreparati e molte volte dovemmo chiamare la forza pubblica. Alle feste c’era sempre tantissima gente, venivano anche i fotografi mi ricordo anche di Pico.

Casa del Popolo Riccione 1956

Anche i riccionesi erano piuttosto agitati” precisa Marzio Lotti “soprattutto quelli di palazoun” e la “Banda del Wampiro” che alimentavano le tensioni e le rivalità  tra riccionesi e pesaresi sempre innescate per le ragazze”.

Tagliava corto nel libro anche Gualtiero Masi “Abbiamo fatto molte feste perché dovevamo incassare per pagare i debiti. Ai partiti facevamo pagare un affitto quasi simbolico e alle nostre feste venivano praticamente tutti, si diceva “Andiamo al popolo!”.

Per qualche anno Raffaele Casadei ha gestito il bar all’interno della Casa del Popolo “Veniva gente con pochi soldi da spendere. L’ingresso costava nel 1965 120 Lire e le donne la sera non pagavano e vi era compresa la consumazione. L’anno successivo il biglietto fu portato a 150 lire e dopo tre anni a 230 lire. Era un prezzo politico, molto al di sotto della media degli altri locali”.

Il bar della casa del Popolo
“Miss Gioventù” alla Casa del Popolo di Riccione

Edmo Vandi per diciassette inverni è stato direttore di sala e precisa “Accompagnavo la gente ai tavoli e presentavo le serate. Organizzavo anche il concorso di bellezza Miss Gioventù Casa del Popolo poi mi capitava di intervenire per sedare le risse, in estate facevo lo stesso lavoro nei dancing dove non c’erano i buttafuori quindi era piuttosto pericoloso”.

Nella sala da ballo della Casa del Popolo si sono esibiti personaggi famosi come Al Bano, Don Backi, Giorgio Gaber, Sergio Vianello, Jonny Dorelli, Caterina Caselli, Patty Pravo, Gianni Morandi, Maria Sannia, e i complessi Rossi e i Boys, I Ribelli, Hengel Gualdi, Vincenti, Crazy Boys, O Malatestiani, I Poeti, I Fans, I Paladini, Casadei, Oleandri, l’Orchestra Rossi, Baiardi e tanti altri.

Dal 1968 al 1971 le Case del Popolo divennero scenario spesso per spettacoli teatrali, Dario Fò andò in scena l’11 novembre del 1968 con il prezzo d’ingresso di 1500 Lire!Poi La Casa del Popolo si trasformò in Maxi Club e successivamente Il Punto Club fino al 1988 anno in cui la società  privata lasciò il locale in quanto l’attività da ballo necessitava della piena disponibilità  del locale, cosa non fattibile per l’attività  sindacale, politica e le tante iniziative dell’Amministrazione comunale al suo interno.

Da qui le altre esperienze teatrali-musicali con il locale Casbah su iniziativa dell’Ass. alla Cultura Daniele Fabbri e poi nel 1996 con Massimo Masini Sindaco si arriva al Teatro del Mare, fino ai nostri giorni con lo Spazio Tondelli.

 

 

“Calcio immensa passione” di Rudy Bacchini è pienone alla presentazione

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In tanti alla presentazione del libro “Calcio immensa passione” di Rudy Bacchini

Grande partecipazione alla presentazione del libro “Calcio immensa passione” di Rudy Bacchini edito da Famija Arciunesa con il patrocinio del Comune di Riccione. “Si tratta di una sorta di autobiografia calcistica che ha sullo sfondo sempre Riccione, dai cortili alle strade, ai primi campetti, gli oratori fino ai campi sportivi” – racconta Bacchini – “Gli inizi con la società parrocchiale Riccione Mare poi la Robur, poi l’Asar, il Riccione Calcio, la Vis Riccione, la Polisportiva Fontanelle e poi il Riccione 1926”. Una storia lunghissima vissuta da giocatore, poi come allenatore e dirigente che ha visto Bacchini incrociare tantissimi sportivi.

“Rudy meritava assolutamente di raccontare la sua storia” ha commentato Francesco Cesarini Presidente di Famija Arciunesa “perché la sua passione ed il suo impegno nel mondo del calcio hanno dato l’opportunità a tantissimi riccionesi di poter vivere un’esperienza calcistica importante nella propria crescita personale”. Una crescita che è coincisa anche con le varie realtà in cui si è misurato Bacchini e quindi con una ricaduta concreta sulla città.

Da destra: Francesco Cesarini Pres. Famija Arciunesa, Sandra Villa Ass. Cultura, Rudy Bacchini autore, Simone Imola Ass. allo Sport.

“Riccione è riconoscente a Rudy Bacchini per quanto ha fatto per lo sport ed in particolare per il calcio durante la sua lunga carriera” ha sottolineato Simone Imola Assessore allo Sport “il libro racconta un pezzo di storia sportiva di Riccione ed è il miglio r modo per rendere omaggio a chi si è speso con tanta passione e competenza”.

Un’attività quella di Bacchini negli anni anche dal valore umano ha rimarcato Sandra Villa Assessore alla Cultura “I centri sportivi come la scuola sono agenzie educative fondamentali e la grande partecipazione alla presentazione di questo libro è la testimonianza di come l’autore abbia seminato tanto e bene in tutti questi anni”.

“Vota il Presepe”. Torna l’iniziativa di FA dedicata ai vostri presepi

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Famija Arciunesa anche quest’anno ripropone l’iniziativa “Vota il Presepe per valorizzare l’impegno di bambini e ragazzi che allestiscono a casa il presepe. Si tratta della riedizione del concorso dei presepi a cui tanti riccionesi sono ancora legati e che per anni è stato portato avanti dall’associazione.
Anche quest’anno si vota on-line sul nostro sito
famijarciunesa.org.

L’iniziativa è aperta a tutti gli abitanti di Riccione che potranno inviare la foto del proprio presepe a redazione@famijarciunesa.org poi pubblicata nella gallery di “Vota il Presepe” e votata dal pubblico.

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Vota il Presepe” nasce con la collaborazione di tutte le parrocchie di Riccione: Gesu’ Redentore, Mater Admirabilis,San Lorenzo, San Martino, Angeli Custodi e Stella Maris. Fondamentale l’apporto dei parroci e delle catechiste alle prese con le difficoltà dovute al Covid che pregiudica la possibilità d’incontrarsi e che grazie a questa iniziativa potranno trovare occasione di condivisione con i bambini ed i ragazzi.

L’intento di “Vota il Presepe” è di contribuire a riscoprire il vero senso del Natale, mantenere viva la tradizione e nell’allestimento del presepe unire la famiglia in questo particolare momento.

Si potrà votare fino al 6 gennaio 2023 ed ai tre presepi con più preferenze di ogni parrocchia Famija Arciunesa donerà dei dispositivi per la riproduzione musicale (casse acustiche portatili e cuffie) oltre alla pubblicazione, per i primi di ogni parrocchia, del proprio presepe sul giornale di Famija Arciunesa.

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Cena beneficenza Cavalluccio Marino: Famija Arciunesa 9 mila euro per Aism, Cuore 21 ed Emporio Solidale

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La consegna del assegni durante la serata al Cavalluccio Marino a Stefania Monanari Presidente di Aism Riccione e Cristina Codicè Presidente di Cuore 21

Famija Arciunesa: 9 mila euro in beneficenza per AISM, CUORE 21 ed EMPORIO SOLIDALE.

E’ un successo la cena di beneficenza del 25 novembre al Cavalluccio Marino.

Grande partecipazione, a tavola oltre 200 persone, alla serata di beneficenza tenutasi venerdì 25 novembre 2022 ed organizzata da Famija Arciunesa al ristorante Cavalluccio Marino di Riccione.
“L’iniziativa grazie alla generosità di chi ha sostenuto l’evento ha permesso di fare un gran bel regalo a tanti amici dei quali apprezziamo e sosteniamo l’attività sul territorio”  ha sottolineato Francesco Cesarini Presidente di Famija Arciunesa “un immenso grazie a Stefano Tosi e a tutta la famiglia allargata del Cavalluccio Marino per la grande generosità che ha permesso di donare l’intero incasso della serata in beneficenza. Grazie anche alle oltre 50 aziende che ci hanno dato una mano sostenendoci in questa bella sfida per vivere insieme una bellissima serata in Famija”
Nel dettaglio la serata ha raggiunto una complessiva raccolta di ben 9 mila euro: 4 mila euro per Cuore 21, 4 mila euro per AISM sede di Riccione e mille euro per una spesa in prodotti alimentari per l’Emporio Solidale di Riccione.

5 mila euro per Cuore 21 con le “Castagne della Solidarietà”

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Il momento della donazione in Comune. Da sinistra Giuseppe Lo Magro Nonno di Famija Arciunesa, Daniela Angelini Sindaca di Riccione, Cristina Codicè Pres. Cooperativa Cuore 21, Francesco Cesarini Presidente Famija Arciunesa, Roberto Silvestri Pres. CRI Riccione e Paolo Santovito consigliere Famija Arciunesa. (Foto Daniele Casalboni).

Famija Arciunesa e CRI Comitato Riccione 5 mila euro per Cuore 21 grazie alle “Castagne della Solidarietà”. 

In Comune Famija Arciunesa insieme Croce Rossa Italiana Comitato Riccione ha consegnato l’assegno simbolico di 5 mila euro a Cuore 21, l’intero ricavato delle undici giornate in viale Ceccarini con “Le Castagne della Solidarietà”. Incassati 6700 euro (tolte le spese: 1600 euro di castagne ed l resto carbone, manifesti…) siamo riusciti a devolvere alla Cooperativa Cuore 21 ben 5 mila euro.
Un lavoro di squadra pensato e portato avanti con gli amici della Croce Rossa Italiana Comitato Riccione e la preziosa partecipazione degli stessi ragazzi di Cuore 21 e di decine di volontari.
Un grande grazie ai tantissimi riccionesi che sono passati a trovarci confermando la loro grande generosità ma grazie anche ai possessori di seconda casa a Riccione che evidentemente amano quanto noi la Perla Verde e non si sono tirati indietro. Grazie a tutti gli oltre trenta volontari che hanno donato il loro tempo con grande spirito di generosità, un team affiatato e sempre con il sorriso. Grazie anche all’Amministrazione che ci ha accolto in viale Ceccarini mettendoci nelle migliori condizioni per raggiungere questo bel risultato.
Ora manca la ciliegina sulla torta.
Ultimi posti disponibili per la cena di pesce ( e che cena!!) di beneficenza per AISM-CUORE21 in programma venerdì 25 novembre alle 20.30 al Cavalluccio Marino: costo 40 euro che saranno interamente donati, per capirci quanto incassiamo riusciamo a girarlo tutto senza dover affrontare spese.
Per prenotare basta uno squillo: Francesco 3497773390 – Stefano 0541 693128
Foto Daniele Casalboni