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giovedì, Aprile 22, 2021

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8 giugno 1964 Il fortunale che mise in ginocchio Riccione. Ma poi…

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8 giugno 1964 una data bene impressa nella memoria dei riccionesi, il giorno in cui un devastante fortunale spazzò via tutti gli stabilimenti balneari. Mare in burrasca e raffiche di vento mai viste misero in ginocchio la spiaggia ma non lo spirito dei riccionesi e dei turisti.

18.30 DELL’8 GIUGNO 1964 UNA TEMPESTA MAI VISTA SI ABBATTE SU RICCIONE
Sono le 18,30. Dal cielo di tramontana, a velocità imprevedibile, arriva un nembo che gonfia il mare spingendo ondate e ventate di tale violenza che, dove si rovesciano, abbattono, spezzano, infrangono. Arriva di sorpresa, stronca, sconvolge e passa via men- tre la massa di un’onda gigante, tale da far pensare a un maremoto, solleva auto in sosta sul piazzale del porto e le schiaccia contro la palizzata o le scaraventa nel porto. Sradica alberi secolari e li trascina contro i muri.

Foto Riccione – Pico

Foto Riccione – Pico

LA SPIAGGIA E’ DISTRUTTA
La spiaggia è disintegrata, cancellata nelle sue strutture: tutto si verifica nel tempo di una mezz’ora. Per via della nube nera, la notte cala in anticipo, quella sera; ed è una lunga notte. Una notte di passione durante la quale i bagnini incominciano a tirar fuori dal groviglio di quelle macerie qualche pezzo utilizzabile. Il turbine aveva trascinato via alcuni mosconi e qualche juke-box sparpagliandoli fino a tre, quattro chilometri di distanza.

(Foto Riccione – Pico)

Foto Riccione – Pico

Foto Riccione – Pico

Il mattino, come se nulla fosse accaduto, il sole risplendeva più luminoso e più allegro del solito. L’aria, lavata dalla grande pioggia, era limpida e trasparente come il cristallo di una vetrina di lusso. Solo l’ordine della spiaggia non esisteva più. Al posto delle cabine e delle tende disposte su varie file c’erano legni spezzati e lunghe briciole, sottili come «almadira» spinta dalla risacca. All’inizio della stagione il cataclisma aveva cancellato la «Marina» di Riccione, lasciando solo rovine.

RICCIONESI E TURISTI INSIEME PER SISTEMARE LA SPIAGGIA
Fu allora che uomini di ogni censo e nazione, donne, vecchi e bambini in vacanza, diedero un commovente senso di solidarietà che noi abbiamo archiviato nel capitolo dell’AMICIZIA. Infatti, di fronte alla realtà di quel «finimondo» le colonie straniere e italiane affiancandosi alla affannosa opera ricostruttrice dei «bagnini», incominciarono dapprima uno, poi a gruppi, poi tutti insieme, ad aiutare il responsabile della propria zona a rimettere in piedi una unica rappezzata fila di cabine e di tende, al posto del triplice ordine preesistente. Tutti ancora ricordano il sostegno dei turisti: gli uomini aiutavano a ricostruire le file dei pali, le donne ricucivano le tende strappate.

Fu una gara di solidarietà che, ingaggiata nel momento in cui ci si rendeva conto del disastro, cambiò la disperazione in commozione, permettendo in sole 48 ore di ripresentare la spiaggia in proporzioni ridotte, ma razionalmente funzionale. Di fronte allo slancio di tanta generosità, come in una telepatica intesa, i bagnini corsero a procurare damigiane di vino da mettere a disposizione di quegli eccezionali «lavoratori senza frontiere».

Foto Riccione – Pico

Non mancarono nemmeno le «rustide» e le piade. E ciò piacque, moltissimo! In quello scambio di aiuti e di riconoscenza, acquistava l’antica dimensione di una quasi dimenticata realtà, il senso della fraternità e dell’amicizia. Ci furono persino dei discorsi. Qualcuno disse che i cataclismi sono la pietra di paragone del buon cuore degli uomini…

Ancora oggi racconti, memorie e fotografie tramandano quello spirito di intraprendenza tutto romagnolo e la sincera e concreta solidarietà degli ospiti della Perla verde. Un’alchimia forse unica e forse possibile solo da queste parti.

IL GEMELLAGGIO CON COURMAYEUR
Un tedesco aggiunse che nel mondo esi- stono due sole città: Monaco e Riccione… Austriaci, Svedesi, Francesi, Inglesi, Germanici, Italiani, tutti vollero dire la loro. Laggiù all’«Alba», nella zona del compianto Rodolfo Corazza, erano ospiti quell’anno, un gruppo di maestri di sci, provenienti da Courmayeur. Festeggiando la rinascita della spiaggia si ebbero manifestazioni di questo genere: sciatori con due remi, e bagnini con un remo solo si affrontarono in una «corsa col moscone».

Nel marzo successivo una rappresentanza di bagnini si recò a Courmayeur per affrontare gli amici sciatori in una originale gara di discesa libera.
Gli sciatori su uno sci, i bagnini con due mosconi, gui- dati da entrambi i remi. La manifestazione, trasmessa coi programmi televisivi della sera, portò al gemellaggio fra le due città. Conclusione delle gare: nè vinti nè vin- citori, ma una gigantesca «rustida» alla piada e al sangiovese, con qualche quintale di saraghina, cotta sulla pubblica piazza.

LA FESTA DELL’AMICIZIA
Mentre dall’8 giugno successivo, per tutti gli anni «La Festa dell’Amicizia» ripete il fraterno incontro del ‘64 in una continuità di affetti grazie ai quali ci si comprende anche parlando lingue diverse, purché si conosca quel- la universale del cuore.

 

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